Progetto Tell Me Alfabetizzazione dei migranti attraverso il teatro
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Dal primo gennaio 2013 in Mauritania, Africa, entra in vigore il divieto di vendere, produrre e distribuire sacchetti in plastica per la spesa. Nei paesi dell'Africa subsahariana se ne usano e se ne buttato via milioni. Solo nella capitale mauritana Nouakchott si producono ogni anno 56mila tonnellate di rifiuti, il 25% sono sacchetti di plastica. Multe salate e addirittura un anno di carcere per i trasgressori.
A Capannori invece, provincia di Lucca, comune virtuosissimo, entra in vigore la 'Tia Puntuale', un nuovo sistema di calcolo della bolletta dei rifiuti che si basa sulla reale produzione di spazzatura e che promette di essere più preciso ed equo. Chi produrrà meno rifiuti indifferenziati, che andranno posti in speciali sacchetti grigi dotati di microchip, pagherà di meno. La Tia Puntuale riguarderà 18.610 utenze domestiche e 2.650 utenze non domestiche.
(Fonte: Misna.org e Comunivirtuosi.org)

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Carissimi,
questa settimana vi propongo un meraviglioso monologo di Franca Rame, poco conosciuto ma bellissimo, rappresentato per la prima volta in una grande piazza di Pavia il 25 aprile del 1971.
Il racconto è stato ricavato da una registrazione su nastro, eseguita dalla protagonista della storia, e la protagonista è una donna, Mamma Togni.
Oggi chissà che polemiche scatenerebbe Mamma Togni, tutti parlerebbero di scorrettezza, di mancanza di dialogo, di democrazia… ma leggete il brano e ditemi, in tutta sincerità, se questo racconto non vi suscita commozione e una voglia di uscire urlando: non siamo tutti morti!!!

Mamma Togni
“Mamma Togni…. Mamma Togni, i fascisti sono in piazza su a Monte Beccarla, vogliono parlare in piazza!” Due ragazzi da in fondo alle scale i sont vegnüd  a ciamàmm…”
“Chi l’è che parla? Chi è sto fascista?”
“Servello”.
“’Sto bastardo! Andùma… andiamo! ‘Spetta che prendo il bastone… che ci ho la caviglia gonfia e mi devo appoggiare”.
Adesso ho capito perché i sont vegnüd quei due compagni del partito, volevano essere sicuri che nessuno era venuto ad avvisarmi… Dicono: “Sei vecchia, non metterti in mezzo… ti può far male… e poi soprattutto, non farti strumentalizzare. Stai a casa… non ti mettere in mezzo!. Andùma, andùma, per i fascisti non sono mai vecchia! E cos’è che mi vengono a dire che mi faccio strumentalizzare? Contro i fascisti? ‘Sti neri bastardi che hanno il coraggio di venire a sputare discorsi di merda in una piazza dove hanno ammazzato quattordici ragazzi davanti alle loro madri, Andùma, Andùma!!
Quando sono arrivata su alla piazza, intorno al palco c’erano quattro gatti e tutt’intorno i baschi neri, carabinieri. Io ho detto ai ragazzi che mi accompagnavano: “Voi fermi qui, guai chi si muove”.
“Ma no, manma Togni, veniamo con te”.
“No, zitti, e fermi lì, sennò torno indietro. Vado da sola che a me non mi toccano”.
Vado zupìn zupètta col mio bastone… arrivo sotto il palco… “Permesso, permesso…” Sopra, ‘taccato al microfono che pareva che se lo mangiava, c’era il Servello-bastardo che vociava e sbracciava come un vigile all’incrocio nell’ora di traffico.
Io col bastone gli do un colpo sulla canna del microfono che la testa del microfono gli sbarlòcca in bocca da fargli crodare tutti i denti, e poi mi metto a cantare:

Fascisti bastardi e neri
ci avete scannati ieri
di nuovo siete qua!

Quello si ferma di sbragare al microfono, el me guarda e un po’ riattacca. Io canto ancora, lui si impappina. Dal fondo della piazza sotto i portici cantano anche i ragazzi! Poi col bastone gli mollo una stangata proprio sul ginocchio che lui, il Servello, s’è messo a sbragare come un gatto quando lo castrano!
Il capitano dei carabinieri mi viene vicino, mi prende per il braccio e mi dice: “Ma signora, è impazzita? Che fa, ma non lo sa che è proibito cantare? Disturba il comizio!”
“No, caro il mio tenente, - l’ho degradato subito, - è il comizio che disturba me, perché questi qua sono gli assassini di appena l’altroieri, quelli che qui in questa piazza hanno accoppato come cani dei ragazzi che non gli avevano fatto niente… per rappresaglia”.
“Va bene, va bene, ma adesso… questi hanno l’autorizzazione…”
“L’autorizzazione da chi, dalle mamme dei fucilati? Ehi, gente, mamme di Monte Beccarla, vi hanno chiesto l’autorizzazione per venire qui a fare ‘sta porcata? Dico a voi! Venite fuori da sotto il portico… su.. stremì, fœra! Parlì!”
“La prego signora, la smetta altrimenti sarò costretto a portarla via di peso”.
“Ah, sì? Provi a mettermi una mano addosso e io casco giù per terra… faccio la svenuta e lüe l deve far venir qui a sollevarmi almeno dieci uomini che io sono novanta chili… all’ombra! L’avverto”
“Se è per quello, posso disporre, - mi fa il capitano, - posso disporre anche di settanta uomini”.
“Settanta uomini? Bravo, e lei per far parlare ‘sto bastardo schifoso assassino viene qui con la difesa di settanta uomini! Ma guardi che qui le persone oneste mica hanno bisogno di esser protette se i voeren parlà… Noi comunisti qui parliamo a tutte le ore e senza gendarmi! Il fatto è che voi ce lo imponete con la forza ‘sta faccia di merda del Servello”.
“Non dica così, è un senatore”.
“Senatore? Senatore della Repubblica nata dalla Resistenza? Donne, ehi gente, avete sentito a che cosa son serviti i nostri figli, i nostri uomini accoppati morti ammazzati per la liberazione? A fare una Repubblica con il Senato dove ci vadano a sbragarsi ancora ‘sti figli di puttana…”
“Adesso basta signora, sono costretto ad allontanarla”.
“No, se lei è un uomo onesto, lei allontana quel bastardo, sennò lo allontano io a bastonate. Perché se voi avete il fegato e il cuore di semolino bollito… parlo a voi donne e uomini di Monte Beccarla, io vi dico che non ci sto a farmi insultare e a fa insultà el me fiò che l’hanno ammazzato proprio come se fosse l’altroieri e mio marito che nel ’23 a bastonate gli stessi fascisti gli hanno fatto vomitare i polmoni!” E gridavo, e non so più che cosa ho detto. Fatto sta che dal fondo sono venuti avanti due o tre uomini e poi qualche donna… e i ragazzi… che io gli avevo detto di non muoversi…. E allora ‘sti baschi neri non gli è sembrato vero… Sono partiti a fare la carica contro i ragazzi e giù a pestare con una rabbia, senza che ci fosse ragione. E il capitano e due guardie che mi spingevano via a spintoni che ormai nella confusione nessuno ci faceva più caso, e mi  hanno fatto dei lividi alle spalle e alla schiena che ce li ho ancora adesso… ma in quel momento manco li sentivo… Ero preoccupata per quei ragazzi… Gridavo: “basta!! Carogne!! Maledetti!!! Cosa c’entrano loro, cosa vi hanno fatto? Perché ve la prendete con loro? Nazisti! Pi esse esse, pi esse esse!”
Ce n’erano tre o quattro che erano finiti per terra, di ragazzi, con la testa che sanguinava e li prendevano lo stesso a calci. Poi, come sacchi li hanno sbattuti dentro una camionetta, tutti e undici.
“Dove li portano? Cari i miei fieu… Giù alla caserma… Andùma… Una macchina… portém giò in caserma… presto… E viàlter andate a chiamare qualche avvocato dei nostri…”
Arrivo giù, davanti alla caserma, e lì, con uno del partito, un assessore, cerchiamo di convincere il maresciallo a lasciarci parlare con il questore, con qualcuno, per dirgli come erano andate le cose. Di botto il maresciallo fa finta come se qualcuno gli ha dato un pugno e cade per terra facendo lo svenuto! Io ero lì a un metro, nessuno lo aveva toccato. Ma come una valanga arrivano una cinquantina di baschi neri e giù botte da orbi sulla testa dell’assessore che crodava sangue dappertutto… Io mi metto a gridare: “Porci, l’avete combinata, e tu figlio di una cagna d’un maresciallo, che hai fatto la commedia…. Assassini… fascisti!” Mi prendono di peso, m’impacchettano e mi portano dentro.
Processo per direttissima.
Intanto che mi facevano le generalità sento la gente giù in piazza, i compagni che gridavano: “Fuori! Fuori mamma Togni… fuori mamma Togni! E io a sentire come mi volevano bene… ero così contenta… che ci avrei fatto la firma a farmi arrestare tutti i giorni! E il commissario che era appena entrato, che non s’era accorto che io ero lì coperta dalla porta, ha detto: “Chi è quello stronzo che sbattuto dentro la Togni? Ma cosa gli è venuto in mente? Ci combinava meno casino se arrestava il presidente della Repubblica in persona!!” E io come se niente fosse ho cominciato a cantare come fra me medesima:

Bastardi fascisti neri
Ci avete scannati ieri
Di nuovo siete qua!

Tutti zitti sono usciti quasi in punta di piedi, che non ce la facevano a stare lì. L’unico che è rimasto era un maresciallo piuttosto giovane che mi guardava con un mezzo sorriso come intimorito.
“Io, - mi fa, - a lei la conosco signora, perché il mio papà era comandante partigiano sulle montagne della Liguria”.
“Era nella terza formazione garibaldina ligure?”
“Sì”
“Ah, quella dove c’era il Lazagna? E come si chiamava tuo padre?”
“Mirko… Mirko era il suo nome di battaglia”.
“Ma è morto il Mirko, lo hanno fucilato!...”
“Sì, è così… io avevo solo tre anni quando l’hanno ammazzato”.
“Era bravo tuo padre, bravo partigiano il Mirko… E tu sei entrato nei carabinieri? Bravo! Ti sei messo il vestito della festa per i padroni!”
Ha abbassato gli occhi, è diventato bianco… o forse m’è sembrato… che in quel mestiere lì ci vien la pelle col color fisso. Be’, poi il processo è stato tutto da ridere. Il giudice era preoccupato di sbolognarmi via, di tirare dentro i ragazzi, di incastrarli da soli, soltanto loro, faceva fin pena.
“Lei signora, si è certamente trovata lì nella piazza per caso…. Vero? Passava… ad ogni modo, - cercava d’aiutarmi, mi dava l’imbeccata, - quel colpo di bastone sul microfono e sul ginocchio del senatore del Msi è stato del tutto fortuito….”
“No, no, che fortuito! Glielo ho dato proprio giusto, di volontà, che ce l’avrei dato volentieri anche in testa, che la prossima volta gliela spacco la testa, se viene ancora, ‘sto maiale d’un fascista”.
“Ma la prego non si esprima così… Capisco che lei è sconvolta….”
“No, no, io sono calma!”
“No, lei è sconvolta, come era certamente sconvolta quando ha gridato porci e fascisti ai poliziotti e ha così eccitato quegli scalmanati di ragazzi!”
“No, prima di tutto scalmanati erano i poliziotti e non i ragazzi, e poi ci hanno una strana maniera di fermare la gente quei poliziotti lì… a calci e a botte in testa, come se giocassero alla lippa!”
“Va bene, d’accordo, ma il fatto di gridare fascisti porci lo sa che è reato?”
“Certo che lo so… Al tempo che eravamo in montagna, quelli che li sbattevano contro il muro, crepavano convinti che dopo la liberazione, quelli che li stavano ammazzando non ci sarebbero stati più… e invece sono lì tutti a comandare i corpi speciali della polizia. Io li chiamavo porci fascisti allora e adesso li chiamo ancora porci e fascisti!”
El giudice sbianchiva... S’impappinava, ma io avevo capito che l’unico mezzo per tirar fuori gli undici ragazzi era quello di pestare forte io. A me non ce la facevano a condannarmi, si sputtanavano troppo. E così hanno dovuto sbattere all’aria il processo e lasciarli liberi tutti… almeno per adesso.
Che festa quando siamo venuti fuori, tutta la gente, i compagni che ci baciavano... e canzoni. Mamma Togni di qua, Mamma Togni di là… e chi mi tirava per la manica e chi mi salutava col pugno chiuso. Che bello, pareva come la liberazione… una festa! Peccato che non ci sia qui il mio ragazzo, mio figlio a vedere ‘sta festa.
“Mamma, mamma, se io non torno, tu resti coi compagni finché finisce, tu resti con loro”
“Sì, caro, io resto”
E come facevo a lasciarli! Io facevo l’infermiera, ero diplomata… senza vantarmi ero brava. Avevo da curare fino a cinquanta feriti nella mia infermeria. Mi ricordo quando c’è stato il rastrellamento dei mongoli… volevano che io me la squagliavo in ospedale… che m’avevano trovato un posto, ma io, piuttosto crepare… mi son presa i miei trentadue ragazzi feriti e pasin pasin… Quello zoppo s’aiutava con quello con l’occhio tappato, quello con la ferita nella pancia lo portavano in barella due che erano feriti di striscio alla testa…. Sembravamo la carovana dei disperati, ma andavamo avanti e con me si sono salvati, li ho salvati tutti. Il guaio era trovare da mangiare, mangiare per trentadue e ogni giorno… Io li sistemavo in una cascina o sotto un ponte e poi andavo alla cerca. Casa per casa. E dappertutto, ‘sti contadini, ‘sti montanari, con tutto che non avevano quasi più niente, si tiravano via la roba dalla bocca per aiutarci… stracciavano le lenzuola per darmi delle bende per i feriti… lenzuola belle, di corredo. Invece capitava che magari andavo a chiedere in qualche famiglia di sfollati, gente benestante, dentro le villette, e quelli dicevano: “No, non possiamo dare niente”. E allora io tiravo fuori di botto la mia P38 quindici colpi e gliela picchiavo sotto il naso e gridavo: “Visto che sei così taccagno, allora sputa fuori tutto quello che ti chiedo, sennò ti ammazzo, pidocchio! E vergognati, che ‘sti ragazzi muoiono anche per te!”
Sì, ho fatto anche delle rapine per salvare quei ragazzi… i miei ragazzi. C’è qualcosa da dire? E lo farei ancora oggi. I miei ragazzi… ero la loro mamma… mamma Togni, guai a chi toccava mamma Togni. L’Americano, il comandante diceva: “A mamma Togni non si dice mai di no!”
E tutti mi ubbidivano!
Quando quel giorno di primavera del ’44 mio figlio era andato giù che dovevamo prendere la caserma dei briganti neri, dopo un’ora vedo tornare il Ciro, bianco, che mi dice:
“L’hanno ferito, tuo figlio è ferito…”
“Fermo lì, guardami Ciro, io non piango, non grido, guardami in faccia, io non piango… E’ morto vero? Lo so che è morto”.
“Sì”.
Me l’hanno portato su in braccio, in due.
Mi sono messa seduta e me l’hanno messo sulle ginocchia, aveva un buco piccolo qui, sul collo. Poi i compagni me l’hanno portato via… l’hanno portato sotto il portico.
Io sono andata dentro nello stanzone dove c’erano tutti i miei ragazzi feriti e gli ho detto: “Fieui, ragazzi, mio figlio è morto, adesso non ho più nessuno che mi chiama mamma.. e io.. ho bisogno…”
Gh’è sta un gran silenzio e po’: “Mamma, mamma, - si son messi a gridare tutti, - mamma” e urlavano con le lacrime :
“Mamma, mamma!”
E per tutti son rimasta la Mamma Togni.
E non mi fanno su di me: “Sei vecchia, non metterti in mezzo, il tuo dovere l’hai già fatto”.
No, finché gh’è ‘sti assassini d’intorno, ‘sti fascisti, bisogna andare in piazza, insegàgh a ‘sti giovani, ‘sti fieu, Star con loro, dirgli cosa è successo allora sulle montagne perché così imparano. No, non mi vengano a dire sta’ a casa che sei vecchia.
E’ vecchio solo chi se ne sta a casa coi piedi al caldo e magari con la berretta in testa, una berretta che gli ha imprestato la Dc di Fanfani e Andreotti.
Quelli sì son vecchi, anzi son già morti!!!

Questo pezzo è contenuto nel volumone di Dario Fo Teatro

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Torna questa settimana l'apprezzata rubrica “Mamma Chimica” di Sara Alberghini, che non vediamo l'ora di avere come abitante dell'Ecovillaggio Solare di Alcatraz. Questa settimana si parla di Ecolabel. Buona lettura!

La certificazione Ecolabel è un marchio di qualità ecologica concepita e garantita dalla UE.
Si riconosce dal simbolo del “fiorellino europeo” riportato direttamente in etichetta.
Secondo me è un ottimo compromesso di performance-prezzo-impatto ambientale tra i prodotti ecologici di nicchia e quelli commerciali famosi, più economici ma inquinanti.
Inoltre i prodotti Ecolabel si possono anche trovare nei supermercati e nei discount...

Un prodotto o un servizio ottiene il marchio Ecolabel solo se:

1) è efficace (es. detersivi che lavino!)
2) non contiene sostanze pericolose per la salute
3) abbia un impatto ambientale minimo anche usando sostanze (o parti di molecola) di origine petrolifera. Infatti CALCOLA esattamente l'inquinamento che il prodotto avrà durante “l‘intero ciclo di vita”, dalle materie prime fino all'arrivo nelle acque reflue. Quindi c'è attenzione anche al tipo di confezione o flacone. Non gli interessa invece l'origine della materia prima. In pratica l'obiettivo è che Ecolabel arrivi a coprire il 30% dei prodotti esposti in un negozio. (Ovviamente se fosse imposto di usare "solo" sostanze di origine vegetale, sarebbe un vero e proprio disastro ecologico, perché le piantagioni di cocco e di palma verrebbero devastate!)

L’Ecolabel è uno strumento che consente al consumatore di riconoscere facilmente, al momento dell'acquisto, i prodotti formulati secondo i 3 obiettivi posti dalla UE. Non solo sarà un acquisto ambientalmente consapevole, ma incoraggerà i produttori a progettare sempre più prodotti ecologici.
E' stato introdotto con il Regolamento comunitario n° 880/92, che attesta specifici requisiti ambientali, definiti "criteri", redatti dal Comitato dell’Unione Europea per il Marchio Ecologico (CUEME), su mandato della Commissione Europea. Questi criteri ambientali sono il risultato di validi studi scientifici e sono concordati tra tutti i paesi membri dell‘Unione Europea.
Questo standard è valido e riconosciuto in tutti i Paesi che fanno parte della Comunità Europea.
La richiesta del marchio Ecolabel è "volontaria" da parte dell'azienda che vuole certificare i propri prodotti.
NON È UN‘AUTO-DICHIARAZIONE DEL PRODUTTORE O DEL FORNITORE DI SERVIZI, perché l‘ottemperanza ai criteri ambientali è verificata, certificata e controllata da una "terza parte indipendente", che procederà a rilasciare l’etichetta. Questa è una garanzia per il consumatore, ma è anche indice della serietà dello standard. Una volta aderito all’Ecolabel, l’azienda è tenuta al rispetto dei parametri tecnici fissati dalla UE.
Per verificare quali siano i prodotti che hanno avuto l'autorizzazione del marchio c'è il catalogo on line: http://ec.europa.eu/ecat/

Altre certificazioni (serie) come Ecocert, Natrue, Cosmos, ICEA, badano moltissimo all'origine della materia prima ma poco al “destino” nell'ambiente e comunque non lo calcolano scientificamente. Speriamo che in futuro i due sistemi si integrino e si completino (il Biodizionario, in pratica già lo fa).
Per es. le performance di lavaggio di un detersivo sono uno dei capisaldi della certificazione europea Ecolabel ed anche di ICEA, se “non lava” non otterrà nessuno dei due marchi.
Se un prodotto ecologico non lava, diventerà peggiore di quello sintetico, magari non ecologico, ma efficace! Infatti, nel primo caso dovrò usare molto più detersivo o ripetere i lavaggi...
Le certificazioni come ICEA, ECOCERT ed ECOLABEL certificano solo il prodotto e non la ditta che li produce. EMAS, invece, certifica l'azienda e non i prodotti.
Insomma, non vi resta che cercare e provare i fiorellini!

Per approfondire ecco le fonti:
- Fabrizio Zago: chimico industriale, consulente Ecolabel e per molte catene di distribuzione e fabbricanti di detergenti e cosmetici sensibili all'ecologia. www.biodizionario.it e http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2
- Marchio Ecolabel: www.ecolabel.eu

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Nuova puntata della rubrica Mamma Chimica di Sara Alberghini. Sapete cos'è l'INCI? Eppure, probabilmente, ve lo spalmate addosso ogni giorno...
Buona lettura!

INCI

Quando acquistiamo un prodotto cosmetico o un detersivo, credo che non sia importante soffermarsi sulle indicazioni scritte sul fronte del flacone, ma sulla sua composizione chimica, scritta piccola piccola nel retro, l'INCI appunto, che spesso nasconde delle sorprese...

INCI significa “International Nomenclature of Cosmetic Ingredients” ed è la lista di tutti gli ingredienti contenuti nel prodotto, scritti in ordine decrescente fino all'1%, poi si possono mettere a piacimento.
I nomi delle sostanze vengono scritti in latino (es. nomi botanici delle piante) oppure in inglese, se le molecole hanno subito processi chimici o sono prodotte in laboratorio.
Per i cosmetici l'INCI completo sul flacone è obbligatorio, secondo la Direttiva CEE 76/768.
Per i detersivi non è obbligatoria la lista sul contenitore, ma esiste il Regolamento Europeo sui detergenti (n. 648/2004), che impone al fabbricante di avere un sito web (indicato in etichetta) dove si devono trovare tutti i componenti del prodotto in ordine decrescente.
E' importante precisare che i prodotti cosmetici presenti sul mercato NON SONO TOSSICI o FUORILEGGE, perché le sostanze che contengono devono essere in percentuali i cui limiti sono stabiliti per legge.
Il problema è l'accumulo, ovvero la somma delle quantità di una certa sostanze problematica che mi metto addosso in una giornata. Infatti potrebbe essere nel sapone per le mani, nel bagnoschiuma, nel dentifricio, nella crema viso, crema corpo, ecc. e quindi potrei superare di gran lunga la dose consentita e ritenuta non dannosa per l'uomo.
E' chiaro che le sostanze discutibili con cui potremmo venire a contatto si aggiungono anche a quello che respiriamo e a ciò che ingeriamo con il cibo.

Come facciamo a sapere se stiamo acquistando una schifezza?
Ci sono circa 6000 molecole diverse utilizzate per produrre cosmetici, con nomi spesso impronunciabili e, come se non bastasse, spesso i prodotti hanno inci lunghissimi! (quando mi soffermo a lungo a leggere dietro i flaconi, le commesse dei negozi mi guardano con sospetto... mi crederanno un ispettore dei NAS...).

Per questo può essere di aiuto il BIODIZIONARIO, uno strumento utilissimo per valutare l'INCI, creato da Fabrizio Zago, chimico industriale.
E' frutto di un lavoro enorme e disponibile gratuitamente sul web, unico in Italia, a cui si rifanno molte aziende serie sensibili all'eco-bio e alla dermocompatibilità. State tranquilli, non vuole “vendere” nulla!
E' “solo” un elenco pressoché infinito di sostanze valutate in base alle loro caratteristiche chimiche, se sono sintetiche o naturali, se di derivazione petrolifera, vegetale o animale; la loro biodegradabilità; l'impatto sull'ambiente, sull'uomo e sugli organismi acquatici.(*)
La classificazione segue i colori del semaforo: verde è ok, giallo indica attenzione e rosso… lascia perdere!
Il Biodizionario tiene conto sia dell'origine che del destino delle materie prime. Bisogna considerare molti aspetti per valutare una sostanza, non sempre il giudizio può essere netto!
Per es. alcuni estratti totalmente vegetali potrebbero dare allergie e quindi sono considerati “rossi”.
Oppure, molte molecole sono valutate negativamente perché poco sostenibili, necessitano di molta energia per la loro creazione, sono inquinanti e invece potrebbero essere facilmente sostituite dal formulatore con sostanze migliori.
Viceversa, potrebbero avere un pallino “verde” sostanze che sono sintetiche, ma magari molto biodegradabili o attualmente di difficile sostituzione.
Quindi la valutazione subisce dei cambiamenti nel tempo, di pari passo con la ricerca scientifica.
Leggendo l'inci potremo essere CONSAPEVOLI di “cosa” ci spalmeremo addosso, se questa sostanza potrà essere problematica per noi e/o per l'ambiente, e regolarci di conseguenza. Poi ognuno di noi potrà fare la sua personalissima scelta di accettare o meno 1 o 20 o zero pallini rossi!

Per verificare velocemente cosa sto comprando, ecco una breve lista di sostanze che, se trovo in etichetta, mi fanno scartare il prodotto:

imidazolidinyl urea, diazolidinyl urea, DMDM hydantoin, sodium hydroxymethylglycinate, 2-Br-2 nitropropene-1,3 diol: sono dei conservanti, cessori di formaldeide. La formaldeide è un cancerogeno accertato come l'amianto (CMR categoria 1)(**). Questi prodotti rilasciano sempre un po' di formaldeide che uccide i batteri e si consuma. Dopodiché si decompongono per ripristinare l'equilibrio cedendo altra formaldeide (quindi attenzione ai prodotti aperti da molto tempo!)

petrolati (paraffinum liquidum, paraffin, petrolatum, ceresin, vaselina): sono occlusivi (bloccano la traspirazione cutanea), non sono dermocompatibili e sono facilmente sostituibili da sostanze vegetali. Ma sono molto utilizzati perché non irrancidiscono, non danno allergie e sono tra le sostanze meno costose e più stabili in cosmetica. Sono classificati cancerogeni CMR 2 dalla UE (***).

DEA (dietilendiammina), MEA (metiletilendiammina), TEA (trietilendiammina), MIPA: sono emulsionanti, ripristinano il grasso tolto dal tensioattivo SLES, sono aggressivi sulla pelle, potrebbero formare nitrosoammine cancerogene in alcune condizioni.

PEG (emulsionanti, umettanti) PPG (emollienti): aumentano la permeabilità della pelle (ma così passano anche tutte le altre schifezze presenti nel prodotto!) e sono derivati petroliferi “etossilati”. La molecola derivante dal petrolio è l'ossido di etilene gassoso, il numero scritto vicino alla sigla PEG o PPG indica le molecole presenti. Durante la sintesi chimica della fabbricazione di queste sostanze, due molecole di ossido possono legarsi insieme e creare del diossano cancerogeno.

BHT e BHA: antiossidanti e disturbatori endocrini (una buona vitamina E risolverebbe il problema senza effetti secondari!).

Triclosan: è un antibatterico molto penetrante, è stato trovato anche nel latte materno!

Parabeni: è una famiglia di conservanti ancora sotto studio, quasi certamente propyl e buthylparaben sono cancerogeni.

In generale, tutte le parole che contengono iso- e -eth sono sintetiche. Il -th nasconde un certo numero (normalmente scritto) di molecole di ossido di etilene ovvero di un derivato petrolifero al 100% (ossido di etilene gassoso) e che può formare, durante la sintesi chimica, del diossano cancerogeno.

La cosa che mi irrita di più è che spesso i peggiori inci si trovano (ahimè) proprio nei prodotti per bambini e neonati, anche quelli reperibili solo in farmacia...
Molte volte prodotti famosi e super pubblicizzati, non sono assolutamente diversi da quelli anonimi dei discount (se non peggio...). Ma solitamente i loro costi sono anche più elevati e non hanno nulla al loro interno di quello che magari promettono...quindi scartandoli, RISPARMIEREMO!
Viceversa, proprio “spulciando” nei discount o comunque tra prodotti non di marca, ho notato formulazioni molto buone e “green”. Infatti, può capitare che alcune piccole aziende italiane sensibili all'eco bio producano per terzi, oppure sono prodotti “stranieri” meglio formulati.
Ultimamente va di “moda” l'ecologia (fortunatamente), ma ci sono anche molti eco-furbi. Infatti, può accadere che la stessa marca abbia prodotti ottimi e altri pessimi, in termini di inci.
Insomma, non ci si deve fidare delle parole scritte sul flacone come: bio, eco, naturale, dermatologicamente testato, ecc., bisogna CONTROLLARE l'INCI!!!!

N.B.: se scoprirete di avere in casa prodotti con inci non accettabile, non buttateli, perché inquinerete e basta. Potreste “riciclarli” per altri scopi. Es. il bagnoschiuma come detersivo per capi delicati, il balsamo come ammorbidente, la crema come lucido da scarpe...

(*)BIODEGRADABILITA' E IMPATTO AMBIENTALE
Considerare solo la biodegradabilità di una sostanza non è sufficiente per definire la sua “pericolosità”. Occorre conoscere anche la sua tossicità per gli organismi acquatici.
Non è sempre vero che se è “molto biodegradabile” questo corrisponde a un minor impatto ambientale ossia danneggia meno l'ambiente. Ci sono tensioattivi molto tossici ma anche molto biodegradabili ed anche il contrario cioè poco biodegradabili ma anche poco tossici per gli organismi acquatici.
Inoltre dire “completamente” biodegradabile non è corretto. Si può dire "rapidamente", "velocemente" ma non completamente, non c'è nessun metodo OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) che dia questo risultato.
Infatti, i test che vengono eseguiti per stabilire appunto la biodegradabilità di una sostanza, non sono metodi statici o strumentali ma si basano invece sull'azione di batteri che si “mangiano” la sostanza.
Quindi è molto più appropriato parlare di "tendenza" di biodegradabilità.
I testi ufficiali secondo le linee guida OECD (o OCSE Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) definiscono le varie classi di biodegradabilità come:
BIODEGRADABILITÀ AEROBICA
R = Rapidamente biodegradabile
I = Intrinsecamente biodegradabile
P = Persistente. L’ingrediente non ha superato il testo di biodegradabilità intrinseca
O = L’ingrediente non è stato testato
NA = Non applicabile.
Il termine "Completamente” non viene mai usato. Si potrebbe sostenere la definizione completamente se ci si riferisse, ma deve essere chiaro ed espresso, a una sostanza biodegradabile sia in comparto aerobiotico che anaerobiotico.

Attenzione al naturale: non è detto che tutto ciò che deriva dalla natura è innocuo per l'uomo e non darà problemi: la cicuta è una pianta, ma è un veleno mortale per l'uomo. Il petrolio, l'arsenico, il botulino sono naturali...

Attenzione alle sostanze “solo” dannose per l'ambiente: secondo me, ambiente e uomo sono strettamente collegati, se una cosa “fa male” all'ambiente, prima o poi ci si ritorcerà contro... Es. l'EDTA è una sostanza utilizzata nei bagnoschiuma come sequestrante (significa che elimina i sali di calcio e di magnesio che impedirebbero ai tensioattivi di fare il loro lavoro). Non è particolarmente problematica per la pelle ma è un chelante, cioè si lega ai metalli e li porta in soluzione. Quando viene risciacquato e introdotto nell'ambiente, se in eccesso (cioè se diventa un inquinante) rimuoverà i metalli pesanti dai fondali marini, li porterà nelle acque rendendoli disponibile per i pesci, che poi potremo ritrovare nel nostro piatto, con un contenuti di mercurio, piombo, ecc. elevatissimi.

Non mi maltrattate la chimica!: TUTTO E' CHIMICA, possiamo associare una formula chimica a tutte le sostanze conosciute, i processi all'interno del nostro corpo avvengono tramite reazioni chimiche... ma dobbiamo usarla nel modo giusto e, nel caso dei cosmetici o detergenti, scegliere molecole “amiche”!

(**) I CMR sono divisi in 3 categorie:
categoria 1: sostanze i cui effetti cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione nell'uomo sono accertati
categoria 2: sostanze che si presume essere cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione nell'uomo.
categoria 3: sostanze che possono causare problemi per l'uomo, a causa dei possibili effetti cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione.
C = cancerogeno
M = mutagenico
R = pericoloso per la riproduzione

(***) I petrolati sono CMR 2, significa che non hanno una diretta causalità nella formazione del cancro, come può essere ad esempio la formaldeide o l'amianto, ma sono fortemente sospettati, se non si conosce l'intero ciclo di fabbricazione. Infatti, potrebbe non riuscire ad eliminare del tutto le impurezze contenute e quindi non è possibile escludere la presenza di inquinanti. I petrolati sono nella lista degli ingredienti della maggior parte dei rossetti e dei burro cacao, salviette mani bimbi che mettono in bocca... Questi composti attraversano intatti l'apparato digerente e poi vengono espulsi (il nostro fisico non li assimila, per fortuna) ma siccome non so se sono esenti da impurezze cancerogene non mi sembra una furbata ingerirli! Sicuramente le grandi case produttrici faranno seri controlli, ma siccome esistono oli altrettanto emollienti ma biodegradabili, perché usare e spalmarsi il petrolio?  I motivi sono molti: è idratante, crea un film occlusivo, ripara la pelle lesa molto più di qualsiasi altro grasso naturale, non dà allergie, non irrancidisce, è piacevole da spalmare sulla pelle e costa poco...

Per approfondire ecco tutte le fonti:
- Fabrizio Zago: chimico industriale, consulente Ecolabel e per molte catene di distribuzione e fabbricanti di detergenti e cosmetici sensibili all'ecologia http://www.biodizionario.it/ e http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2
- L'angolo di Lola, cosmetici naturali e fai da te
- Saicosatispalmi forum, i cosmetici l'ambiente e tutto il resto
- Riccarda Serri, dermatologa, presidente di Skineco, professoressa all'Università Tor Vergata di Roma

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Continua la rubrica “Mamma Chimica” di Sara Alberghini, ricercatrice, mamma e futura abitante dell'Ecovillaggio Solare. Buona lettura!  

Se una cosa, anche naturale o a basso impatto ambientale, viene utilizzata ma non funziona, allora inquina e basta... figuriamoci se è anche poco biodegradabile! E comunque i rimedi “casalinghi” che non funzionano allontanano dall'ecobio, perché poi non verranno considerati nemmeno quelli efficaci...

1) CON IL BICARBONATO.....
Il bicarbonato di sodio è spesso usato a sproposito o viene consigliato erroneamente attribuendogli proprietà che chimicamente non ha. Il problema è che molti rimedi fasulli sono scritti anche nelle confezioni di bicarbonato dagli stessi produttori!
La cosa certa è che aggiungendo bicarbonato di sodio all'acqua si ha un'idrolisi basica e la soluzione che si ottiene è debolmente alcalina.
Quindi:

Il bicarbonato NON IGIENIZZA: preserva dai batteri solo se in soluzione SATURA, per effetto della sua salinità (infatti la salamoia è un noto metodo di conservazione). Ma non ha questa proprietà se viene usato nel bucato o in lavatrice. Per igienizzare può essere utilizzata l'ACQUA OSSIGENATA o il PERCARBONATO.

Il bicarbonato NON SGRASSA: per sgrassare ci vogliono i tensioattivi e sicuramente l'ambiente alcalino li “potenzierà”. L'alcalinità del bicarbonato è però blanda, se volete un rimedio efficace per pulire lo sporco grasso eccovi una ricettina facile facile:

SPRUZZINO SGRASSANTE:
- 100 g di Carbonato di Sodio (acquistabile nei supermercati come Soda Solvay , NON bicarbonato di sodio.)
- 80/100 g  di detersivo per i piatti concentrato (il tensioattivo appunto)
- portare a 500 g con acqua (sarebbe meglio aggiungere soda all'acqua e non viceversa per non farla diventare un sasso!)
E' molto efficace è mi ha “liberato” dai soliti sgrassatori la cui puzza mi prendeva alla gola e mi dava il voltastomaco!
La dose del detersivo per i piatti potrebbe essere modificata a seconda dell'utilizzo del tipo di prodotto concentrato o non, potrebbe fare troppa schiuma, potreste volere uno sgrassatore più o meno forte, insomma bisogna sperimentare...

Il bicarbonato NON ELIMINA IL CALCARE: questa cosa gira in continuazione e non la capirò mai! Il calcare (carbonato di calcio) viene sciolto in ambiente acido, mentre il bicarbonato è una base debole! E infatti serve proprio per neutralizzare l'acidità dello stomaco!(a)
Per togliere il calcare ci vuole l'ACIDO CITRICO.
Si sostiene che aggiungendo il bicarbonato all'acqua si formi meno calcare, questo è vero ma non è una pratica utile per il lavaggio in lavatrice. Infatti, quando l'acqua nella lavatrice viene riscaldata si forma carbonato di calcio (calcare) che, essendo insolubile, si deposita all'interno della lavatrice stessa formando incrostazioni di calcare.
Aggiungendo bicarbonato è vero che una parte del calcio e del magnesio si "sposta" verso quest'ultimo, si forma bicarbonato di calcio, più solubile del carbonato di calcio, ma il carbonato rimane, quindi il problema non si risolve.
Le alte temperature sono il metodo per eliminare la durezza temporanea dell'acqua, dovuta ai bicarbonati di calcio e magnesio:  Ca(HCO3)2  ? CaCO3 + CO2 + H2O, quindi se laviamo con acqua calda sempre calcare precipita appunto nella lavatrice (e se la temperatura aumenta la reazione si sposta a dx)!
Inoltre, lavando con acqua calda, la temperatura degrada il bicarbonato trasformandolo in carbonato di sodio (soda solvay) e quindi il problema viene accentuato invece che risolto: (2 NaHCO3 ? Na2CO3 + H2O + CO2). La soda solvay non ha una azione anticalcare diretta ma indiretta e fa ancora peggio: scambia il sodio con il calcio e diventa calcare vero e proprio che precipita sulla lavatrice e sugli indumenti!

Il bicarbonato NON HA NESSUNA CAPACITA' AMMORBIDENTE: gli ammorbidenti contengono delle sostanze “antistatiche”, che riducono cioè le cariche elettrostatiche tra le fibre e conferiscono piacevolezza al tatto (un effetto “cosmetico” al bucato). L'altra funzione è dovuta alla sua acidità che neutralizza l'alcalinità del bucato, dovuta al detersivo, ed elimina eventuali tracce di enzimi (potenzialmente allergizzanti)
Il bicarbonato non contiene queste sostanze ed è una base debole...

(a)  Gli antiacidi sono basi deboli che neutralizzano l'acidità dello stomaco e alleviano i dolori e bruciori provocati dalla presenza di acido cloridrico. Sono preparati contenenti bicarbonato e altri sali di Mg, Ca, Al. Sono eliminati dallo stomaco in meno di un'ora. La loro efficacia è maggiore se presi dopo il pasto: il cibo rallenta lo svuotamento dello stomaco e quindi restano efficaci più a lungo.

NaHCO3 + HCl ? NaCl + H2CO3  
H2CO3 ? H2O + CO2
Il bicarbonato trasforma l'acido cloridrico (acido forte) nello stomaco in acido carbonico (più debole) che a sua volta in soluzione si scinde in anidride carbonica (che è un gas, quindi si allontana con la tipica sensazione di digestione). In pratica rimane acqua e sale.

2) CON IL SAPONE.....
Mi riferisco alla saponetta classica o quella di marsiglia. Spesso viene consigliata per alcuni usi assolutamente non idonei o addirittura controproducenti.
A prescindere dai gusti di ognuno su come e con cosa lavarsi o lavare, ci sono delle proprietà oggettive del sapone da considerare.
Qualsiasi sapone, anche quello fatto in casa, bio o esotico, ha un pH basico intorno a 9, anche 10 a volte. Inoltre, sciolto in acqua, il sapone si lega al calcio e magnesio e forma dei sali insolubili (la riga molliccia e grigia che si ritrova sul lavello o sulla vasca). Più l'acqua è dura e maggiore sarà questo fenomeno.
Per questi motivi:

Il sapone non va bene per lavare i capelli! si rovinano, diventano stopposi e fragili! Bisognerebbe vederli al microscopio....
Se ci pensate il sapone si usa spesso per radersi, per far scivolare meglio la lama, ma questa  funzione si otterrebbe anche con un lavapiatti che di schiuma ne fa moltissima! In realtà è l'alcalinità peculiare del sapone o della schiuma da barba che apre il pelo (gonfiandolo) e ne riduce la consistenza, così viene tagliato meglio e più facilmente. La stessa cosa succederà ai capelli!

Il sapone (o saponata liquida o lisciva) da solo lava poco e ingrigisce la biancheria: il sapone di marsiglia è certamente ottimo per pretrattare le macchie sui tessuti da mettere in lavatrice. Però poi il detersivo, oltre al tensioattivo, contiene anche dei “sequestranti”, sostanze che appunto “sequestrano” (tolgono) gli ioni calcio e magnesio riducendo la durezza dell'acqua e facendo si che non precipitino sali insolubili sui vestiti.
Quindi lavare i panni con detersivi autoprodotti a base solo di sapone di marsiglia, o scaglie sciolte in acqua oltre a lavare pochino, con il tempo li ingrigisce e li rende appesantiti ed incrostati (perché appunto pieni di depositi insolubili che si fissano alle fibre).
Sicuramente tutti penseranno alla nonna che aveva “splendide lenzuola bianche stese al sole”, allora dobbiamo tenere presente un po' di cosette:

Le nonne usavano sapone puro direttamente sui tessuti ed esercitavano un'azione meccanica vigorosa chiamata ”olio di gomito”. Non si possono avere risultati soddisfacenti unendo rimedi antichi con le lavatrici moderne. il solo sapone diluito in tutta l'acqua della lavatrice, circa 15 litri, non può fare miracoli...
Il bucato si lavava molto più di rado, quindi era davvero sporco e così si notava molto la differenza dopo il lavaggio, non come noi che cambiamo i vestiti giornalmente e sono pressoché puliti quando vanno in lavatrice, magari puzzolenti e sudati ma non impataccati e infatti per le macchie pretrattiamo.
Il lavaggio con lisciva consisteva nel far bollire la biancheria per ore con cenere e sapone. Quindi già la sola acqua bollente dava una bella botta allo sporco. E poi l'alcalinità della cenere aiutava il sapone. (Non saremo mica pazzi a fare lavatrici a temperature cosi!?!?)
Le nonne stendevano al sole che igienizza e sbianca. Per esempio. le macchie di pupù o di pomodoro che dopo lavaggio sono rimaste sui vestiti, stendendoli al sole vanno via o si attenuano notevolmente perché le sostanze responsabili del colore sono fotolabili (invece spesso in città non abbiamo posti per far asciugare i panni all'aperto oppure lo smog sporca e puzza tutto il bucato...)
In ogni caso il bucato lavato con sapone si ingrigiva a causa dei sali che si depositavano sui tessuti, magari ci voleva più tempo per accorgersene perché non lavavano così spesso e non avevano paragoni con altro detersivo! Adesso i formulatori di detergenti inseriscono i tensioattivi, i sequestranti e gli sbiancanti....

3) CON L'ACETO...
L'aceto contiene acido acetico e quindi potrebbe essere utile in tutti quei casi in cui serve acidità per ottenere dei risultati. Esempi: sciogliere il calcare, decalcificare la lavatrice, rendere i capelli più lucenti e morbidi, togliere l'alcalinità al bucato.
L'aceto lo abbiamo tutti a casa, è naturale e commestibile...
Comunque, se il nostro interesse è diminuire l'impatto ambientale delle nostre pratiche quotidiane, eliminando prodotti tradizionali di sintesi, allora dobbiamo essere “precisini” e dire come stanno le cose rigorosamente.
Gli studi di biodegradabilità(*) fanno emergere che è molto meglio usare l'acido citrico piuttosto che l'aceto: infatti l'acido acetico a parità di concentrazione è 53 volte più inquinante del citrico.
Inoltre in un litro aceto c'è solo il 6% di acido acetico, quindi per avere la stessa efficacia anticalcare del citrico c'è bisogno di una quantità superiore di aceto e di conseguenza ci sarà un maggiore smaltimento di bottiglie di vetro (il cui trasporto e riciclaggio è costoso).
L' aceto è anche più aggressivo verso le superfici metalliche, può portare in soluzione il nikel contenuto per esempio nell'acciaio del lavello e quindi potrebbe causare delle irritazioni o dermatiti.
E' stato fatto il paragone tra i metalli ritrovati analizzando l'acqua di scarico di 2 lavatrici identiche ma trattate una con aceto e l'altra con citrico. Nel caso del citrico i valori dei metalli sono al disotto della soglia rilevabile, mentre con l'aceto si trovano decine di milligrammi!
Infine l'aceto puzza... insomma meglio lasciarlo per le insalate...

(*) IMPATTO AMBIENTALE TRA ACIDO CITRICO E ACIDO ACETICO
E' stato realizzato conformemente ai criteri Ecolabel (marchio ecologico di qualità).
Sul sito della UE si trovano i vari parametri della DID List (detergent ingriedients database) usata per ottenere questi numeri.
C'è una DID list parte A con i valori e la parte B con la formula da applicare.

160   Acetic acid             1666,66
115   Citrate and citric acid 31,25

Sono entrambi considerati acidi anidri (puri).
In pratica: per "neutralizzare" un 1% di acido acetico mi servono 1667 litri di acqua, dopo questa diluizione gli organismi acquatici non avranno nessun problema né di natura acuta né cronica. Con l'acido citrico, la quantità di acqua necessaria è pari a 31,3 litri cioè 53 volte meno impattante.
Inoltre il potere corrosivo nei confronti dei metalli dell'acido acetico è superiore rispetto al citrico. Infatti, i test ufficiali per stabilire la qualità o meno di un acciaio inox prevedono proprio l'utilizzo di acido acetico. Pensa a quanto corrosivo è!

4) CON IL PERBORATO....

Questo si che lo usavano le nonne, ma sta fortunatamente scomparendo dal mercato a causa della sua pericolosità.
Il borace ed in generale i sali di boro sono assolutamente da evitare, ma siccome ancora circolano ricette su internet e, ancora più inquietante, qualcuno ancora lo vende, mi sembra il caso di parlarne.
Recentemente sono stati ampiamente studiati e oltre a essere classificati come “tossici” sono anche “pericolosi per la riproduzione degli organismi acquatici”, cioè provocano malformazioni in alcune specie.
Ora, magari non ci importa del pescetto, ma dato che viviamo sullo stesso pianeta, non vorrei che tra poco esca qualche studio pure sugli umani...
Quindi, è per esempio illegale vendere il perborato con la sola croce di Sant'Andrea (simbolo di irritante).
Il perborato era utilizzato come sbiancante/igienizzante nei detersivi perché sviluppa ossigeno durante il lavaggio, ma è stato sostituito dal PERCARBONATO e dall'ACQUA OSSIGENATA, che svolgono efficacemente la stessa funzione ma sono di gran lunga meno impattanti per l'ambiente (l'acqua ossigenata è completamente eco-compatibile, non lascia alcun residuo, infatti si decompone in acqua e ossigeno...)

Per approfondire ecco la fonte:
- Fabrizio Zago: chimico industriale, consulente Ecolabel e per molte catene di distribuzione e fabbricanti di detergenti e cosmetici sensibili all'ecologia http://www.biodizionario.it/ e http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2

 

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L'idrogeno carbonato di sodio (NaHCO3), detto comunemente bicarbonato, è un sale estremamente solubile in acqua (96 g/l). E' un additivo alimentare (E500) utilizzato come antiacido dello stomaco(a), per preparare lieviti “chimici”(b), per rendere meno igroscopico il sale da cucina(c) e  l'acqua che si beve lo contiene.
Ha il grande vantaggio di essere economico (1 €/kg circa) e facilmente reperibile (nei reparti alimentari di tutti i supermercati).
Inoltre è ottimo come DEODORANTE, DENTIFRICIO E COLLUTORIO, DETERGENTE INTIMO, COLLIRIO.
Ecco come usarlo, basandosi su alcuni preziosi suggerimenti di Fabrizio Zago, chimico industriale,  consulente Ecolabel e ideatore del Biodizionario, (uno strumento indispensabile e completamente gratuito per determinare la pericolosità/biodegradabilità di una sostanza).

DEODORANTE
La “puzza” del sudore è causata dalle molecole organiche maleodoranti che, pur non essendo contenute direttamente nel sudore, possono essere prodotte in seguito al metabolismo dei batteri che vivono naturalmente sulla nostra pelle.
Il bicarbonato sciolto in acqua (o nel sudore) dà una soluzione debolmente alcalina, pochissimo superiore al valore di neutralità (pH 7). L'azione batteriostatica e quindi da “deodorante” NON è dovuta alla sua estrema acidità o alcalinità ma semplicemente alla sua salinità.

Si può usare in più modi:
1) PURO: passare la polvere direttamente sull'ascella lavata! e ancora un po' umidina, la polvere si attaccherà meglio...Può essere utile un vecchio piumino della cipria. E' la soluzione più semplice e quella che personalmente preferisco.
2) SOLUZIONE SATURA: aggiungere il bicarbonato all'acqua distillata fino a che non si scioglie più e rimane sul fondo. Travasare in uno spruzzino di deodorante liquido esaurito. Una soluzione satura di bicarbonato dura molto tempo senza inquinarsi di microrganismi. Ottima anche per i cattivi odori delle scarpe della ginnastica...
3) IN GLICERINA: aggiungere bicarbonato alla glicerina vegetale (acquistabile in farmacia) fino alla consistenza desiderata.
4) CON AMIDO DI MAIS:  bicarbonato mischiato a dell'amido di mais (maizena). Si possono anche frullare in modo da ottenere la consistenza dello zucchero a velo. (Non aggiungere acqua altrimenti la funzione assorbente viene a mancare e l'amido fermenta).
5) CREMINO: aggiungere al bicarbonato l'amido di mais, in parti uguali, e il  burro di karitè (si trova facilmente anche nei supermercati) sciolto a bagnomaria con un goccino di olio di mandorle dolci.

I deodoranti in commercio per “funzionare” si basano sulle proprietà di alcune sostanze e alcune sono piuttosto discutibili. Spesso vengono aggiunti profumi che servono solo a coprire l'odore...
Per esempio ci sono:
ANTITRASPIRANTI (alluminio cloroidrato, allume di potassio o allume di rocca): sono quelli solitamente più efficaci perché astringenti, esercitano cioè un' interazione con i muscoli involontari dei canalicoli sudoripari e questo impedisce al sudore di uscire naturalmente.
Quindi hanno un'azione non fisiologica e tutto rimane dentro al corpo... (a me questa cosa mette un po' di agitazione...anche il naturalissimo cristallo allume di rocca funziona in questo modo, forse sarebbe meglio lasciarlo per le ferite da rasatura più che come deodorante).
MICROBICIDI (alcool, triclosan): distruggono la flora batterica, responsabile della degradazione di alcune componenti del sudore con conseguente formazione di composti odorosi/puzzosi volatili caratteristici.
Ma il triclosan è stato ritrovato nel latte materno...
Buoni deodoranti commerciali potrebbero essere per esempio a base di trietile citrato. Questa sostanza viene attaccata per prima dai batteri, che la trasformano in acido citrico. In pratica, c'è un abbassamento del pH che inibisce la crescita batterica e quindi la produzione di odori sgradevoli.
(Fonte: http://lola.mondoweb.net/viewtopic.php?f=22&t=2734)

Secondo me l'efficacia di un deodorante è assolutamente soggettiva.
Comunque il bicarbonato come deodorante FUNZIONA e provarlo non costa nulla, in tutti i sensi....

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Carissimi,
iniziamo questa settimana la collaborazione con Sara Alberghini, una mamma-chimica, che fa parte del primo gruppo di futuri abitanti dell’Ecovillaggio Solare.
Sara ha lavorato a lungo come ricercatrice e la chimica è proprio la sua passione. La stessa passione con cui te ne parla a pranzo intanto che il piccolo Emiliano le tira la gonna e Claudia dorme placidamente come solo i neonati sanno fare.
E questa passione Sara la applica alla vita di tutti i giorni. Ecco che durante le nostre chiacchierate è nata l’idea di iniziare una piccola rubrica per Cacao così da condividere un po’ di informazioni sui prodotti che generalmente usiamo per l’igiene personale o la pulizia. Impariamo a risparmiare e a inquinare meno.
Insomma, diventiamo tutti piccoli chimici! La prima puntata parla delle meraviglie dell’acido citrico.
Buona lettura e che la scienza sia con noi!

Acido Citrico Anidro Puro in vendita su Commercioetico.itACIDO CITRICO
L'acido citrico è un acido debole contenuto negli agrumi.
E' anche un additivo alimentare, normalmente indicato come E330, che potete trovare in moltissimi prodotti (anche bio) come correttore di acidità, per esempio nelle passate di pomodoro, marmellate, succhi di frutta.
E' sotto forma di sale, inodore e solubile in acqua.
Si può acquistare nei negozi di prodotti biologici e su Commercioetico.it.
Può sostituire egregiamente ed efficacemente alcuni prodotti tradizionali, che spesso contengono sostanze inquinanti per l'ambiente e anche pericolose per gli esseri umani come: ANTICALCARE, BRILLANTANTE, AMMORBIDENTE, BALSAMO CAPELLI, TONICO VISO, DEODORANTE, DISGORGATORE.
Ecco come usarlo, basandosi su alcuni preziosi suggerimenti di Fabrizio Zago, chimico industriale,  consulente Ecolabel e ideatore del Biodizionario, (uno strumento indispensabile e completamente gratuito per determinare la pericolosità/biodegradabilità di una sostanza).

ANTICALCARE
L'acido citrico è ottimo per togliere il calcare da lavandini, pentole, superfici di acciaio, bicchieri e brocche per l'acqua. Questo anticalcare naturale non ha odore, non lascia residui e non brucia sulle mani (ho sperimentato! ma è comunque buona norma utilizzare i guanti).
Le differenze sostanziali con i prodotti tradizionali sono la sua ecocompatibilità e il tempo di contatto, che deve essere un po' più lungo.
Ma ha l'enorme vantaggio che se anche ci dimenticassimo di pulire il lavello su cui ho spruzzato acido citrico e un bimbo lo toccasse è come se toccasse succo di limone!
Basterà preparare una soluzione di acido citrico e acqua distillata, spruzzarla sulla superficie o oggetto da  trattare e aspettare che reagisca con il calcare, sciogliendolo.
Dove l'acqua è molto “dura”, servirà una soluzione al 20% (200 gr di acido citrico anidro in 800 g di acqua, per avere un totale di 1 litri=1 kg di soluzione). Ma con acque meno dure si possono preparare anche soluzioni al 10 – 15%. Ovviamente non usare sul marmo, che essendo calcare si rovinerebbe (come con gli altri anticalcare commerciali...).
Molti diranno che la stessa cosa si otterrebbe con l'aceto (che contiene acido acetico).
E' vero! Perché entrambe sono degli acidi e quindi possono sciogliere il carbonato di calcio (il calcare appunto). Però, da studi di biodegradabilità(*), risulta che è molto meglio usare il citrico piuttosto che l'aceto: infatti l'acido acetico a parità di concentrazione è 53 volte più inquinante del citrico.
Inoltre, in un litro di aceto c'è solo il 6% di acido acetico, quindi avere la stessa efficacia anticalcare comporterebbe anche un uso superiore di aceto e conseguente eccessivo smaltimento di bottiglie di vetro!
L' aceto è anche più aggressivo verso le superfici metalliche, può portare in soluzione il nikel contenuto per esempio nell'acciaio del lavello e quindi potrebbe causare delle irritazioni o dermatiti.
Infine l'aceto puzza... insomma sarebbe meglio lasciarlo per le insalate...

BRILLANTANTE
Il brillantante che acquistiamo per la lavastoviglie non è un detergente ma un additivo. Ha lo scopo di rendere più brillanti le stoviglie, che altrimenti rimarrebbero più opache durante l'asciugatura. Per assolvere a questa funzione “estetica” ha lo svantaggio di resistere al risciacquo e rimanere attaccato agli oggetti: ad ogni pasto quindi ne viene ingerita una piccola quantità insieme al cibo. Per non correre rischi si può tranquillamente evitare l'uso di questo prodotto oppure sostituirlo con la soluzione “commestibile” di acido citrico al 20% (200 g di acido citrico anidro in 800 g di acqua, per avere un totale di 1 litri=1 kg di soluzione).
Basta riempire la vaschetta del brillantante con la soluzione di acido citrico e girare la manopolina del dosaggio al massimo.
L'utilizzo del brillantante non è obbligatorio come ci vorrebbero far credere la pubblicità e i produttori di lavastoviglie, perché l'azione anticalcare non viene effettuata dal brillantante ma dall'addolcitore della lavastoviglie che necessita  periodicamente il reintegro del sale (questo si che è OBBLIGATORIO soprattutto con acque dure!).
Nella lavastoviglie c'è un filtro a scambio ionico che serve a ridurre la durezza dell'acqua e favorire così il lavaggio delle stoviglie. Con il passaggio dell'acqua, le resine saranno piene zeppe di calcio e di magnesio. Occorre utilizzare il sale (cloruro di sodio), proprio per fare lo scambio ionico tra calcio/magnesio e sodio e rigenerare l'addolcitore.
A questo proposito è consigliato utilizzare sale iperpuro (come il salgemma, o quello ottenuto per bollitura o quello apposito per lavastoviglie) per garantire una maggior vita all'elettrodomestico, soprattutto in zone di acqua dura. Il sale marino (quello da cucina) può contenere, oltre che cloruro di sodio anche piccole impurezze di conchiglie, sabbia, terra ecc. Se il filtro riceve sabbia e frammenti di conchiglie finisce per intasarsi e non svolgere più la sua funzione. Le stoviglie potrebbero uscire opache ed i bicchieri color latte.

AMMORBIDENTE
Si può sostituire l'ammorbidente tradizionale profumato con una la soluzione di acido citrico al 20% inodore (200 g di acido citrico anidro in 800 g di acqua, per avere un totale di 1 litri=1 kg di soluzione).
In realtà l'acido citrico non ammorbidisce le fibre dei panni, ma neutralizza l'alcalinità del lavaggio causata dal detersivo.
Il detersivo lascia i panni a pH alcalino, non il massimo per la nostra pelle...
Il detersivo in polvere lascia un pH 9 circa, quello liquido è pressoché a pH neutro. Quindi, l'aggiunta di acido citrico avvicina il pH a quello della pelle (pH 5,5 circa).
Un'altra funzione da non sottovalutare di questa pratica è che allunga la vita della lavatrice grazie alla funzione anticalcare dell'acido citrico.
Infine l'acidità fissa i colori, quindi è ok anche per i lavaggio dei colorati.
Potrebbe essere anche di aiuto a chi ha problemi di dermatite, pelle sensibile o nel lavaggio dei vestitini dei neonati. In questi casi si sconsiglia l'uso dell'ammorbidente tradizionale poiché, usandolo all'ultimo risciacquo, oltre al profumo lascerà sugli indumenti anche le altre sostanze chimiche che contiene....

Ecco altri usi della soluzione di acido citrico al 20% (200 g di acido citrico anidro in 800 g di acqua, per avere un totale di 1 litri=1 kg di soluzione).

BALSAMO CAPELLI
Sembra incredibile vero? Non volevo crederci nemmeno io prima di provare! districa anche i miei capelli lunghi....non lo uso sempre solo perché, a differenza del balsamo tradizionale non lascia profumo.
Basterà diluire 25 o 30 ml di soluzione di acido citrico al 20% un litro di acqua normale che userete come ultimo risciacquo, dopo lo shampoo.
Funziona perché l'acidità "chiude" le scaglie di cheratina, il capello risulta liscio e anche lucente perché riflette meglio la luce.

TONICO VISO
Diluire 50ml di soluzione di acido citrico al 20% in 50 ml di acqua e passarla sul viso (in pratica portare la soluzione al 10% anziché 20%).
Il tonico è consigliato nel caso ci si lavi con la saponetta classica (per sua natura a pH 9-10) e serve a ripristinare il pH acido della pelle (circa 5.5).

DEODORANTE
Diluire 25 ml di soluzione di acido citrico al 20% in 75 ml di acqua distillata e metterla in uno spruzzino (es. di un deodorante liquido esaurito).
Funziona come  deodorante perché abbassando il pH della ascella si inibisce la crescita batterica e quindi la produzione di odori sgradevoli.
Ovviamente lo farebbe anche l'aceto ma è piuttosto inutile evitare di puzzare di sudore se poi si puzza di aceto... Quindi la soluzione è di usare acido citrico che funziona allo stesso modo ma non ha nessun odore!
N.B. La diluizione della soluzione di citrico può essere modificata a seconda delle esigenze personali...
Infatti, come accade anche con i deodoranti commerciali, la loro efficacia è molto soggettiva: alcuni si trovano bene con gli antitraspiranti, altri con quelli a base di alcool, altri ancora con l'economico ed ecologico bicarbonato puro.

DISGORGATORE LAVANDINI
Tutti conoscono la famosa “bottiglia rossa” per liberare gli scarichi, piuttosto pericolosetta dato che contiene acido solforico...
Si può usare un metodo molto più ecologico e innocuo, anche se certamente meno “potente”.
Fare entrare nel buco del lavandino un po' di bicarbonato di sodio (mezzo bicchiere) e poi aggiungerci la soluzione di acido citrico al 20% (1 bicchiere).
Le due sostanze reagiscono tra loro perché una è acida e l'altra debolmente alcalina, l'effervescenza che si ottiene (si vede e si sente fino nei tubi) comporta un'azione meccanica che mobilizza lo sporco e libera lo scarico.

MANUTENZIONE SALTUARIA DELLA LAVATRICE E DELLA LAVASTOVIGLIE
Con l'acido citrico in POLVERE è possibile anche fare un trattamento utilissimo a questi 2 elettrodomestici una volta al mese: riempire la vaschetta del detersivo con acido citrico e fare un lavaggio a vuoto (senza stoviglie e senza detersivo).
In questo modo si disincrosterà perfettamente la resistenza, la macchina laverà meglio e si consumerà meno energia elettrica.

Insomma, l'acido citrico è quasi indispensabile! Mi ha permesso di abbandonare un sacco di prodotti che proprio non mi piaceva usare e tenere in casa! Tentare non nuoce...

Per approfondire ecco le fonti.
Fabrizio Zago: chimico industriale, consulente Ecolabel e per molte catene di distribuzione e fabbricanti, di detergenti e cosmetici sensibili all'ecologia
http://www.biodizionario.it/ e http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2

(*) IMPATTO AMBIENTALE  TRA ACIDO CITRICO E ACIDO ACETICO
E' stato realizzato conformemente ai criteri Ecolabel (marchio ecologico di qualità).
Sul sito della UE si trovano i vari parametri della DID List  (detergent ingriedients database) usata per ottenere questi numeri.
160   Acetic acid                        1666,66
115   Citrate and citric acid           31,25

Sono entrambi considerati acidi anidri (puri).
La sintesi è che per "neutralizzare" un 1% di acido acetico mi servono 1667 litri di acqua, dopo questa diluizione gli organismi acquatici non avranno nessun problema né di natura acuta né cronica. Se consideriamo adesso l'acido citrico, la quantità di acqua necessaria è pari a 31,3 litri cioè 53 volte meno impattante. Inoltre il potere corrosivo nei confronti dei metalli dell'acido acetico è superiore rispetto al citrico. Infatti i test ufficiali per stabilire la qualità o meno di un acciaio inox prevedono proprio l'utilizzo di acido acetico. Pensate a quanto corrosivo è!

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Carissimi,
eccoci qui alla fine dell’anno che ha celebrato i dieci anni di vita di Merci Dolci e di CommercioEtico.it.
In questo anno abbiamo festeggiato tutti i compleanni possibili, è stato molto divertente.
Con questo numero Cacao va in ferie e riprendiamo la pubblicazione il 7 gennaio, dopo l’Epifania che notoriamente tutte le feste si porta via.
Che dire? E’ stato un anno un po’ difficile, come quello di tutti gli italiani, ma il morale è alto, vero?
Sì, perché a ben guardare di cose positive ce ne sono state, e abbiamo avuto molte e importanti soddisfazioni: dopo vent’anni dalla prima stampa abbiamo pubblicato una nuova edizione de La vera storia del mondo, e anche il libro che racconta Angese, il nostro Sergio Angeletti, disegnatore tra i più acuti dei due secoli. Un bel libro, quello su Angese, a colori, con tantissime sue vignette e scritti, con un lungo racconto di Jacopo e vari contributi. Bello, bello, a quasi 4 anni dalla morte ci è piaciuto ricordarlo così.
Eleonora ci ha costruito i cubotti, bellissimi, originali, unici. E anche la NORsA è una grandiosa idea.
Ed è sempre piacevole vedere che i nostri prodotti cult come le imbottite di bambagia di seta, i monitor per la misurazione dei consumi elettrici Envir e i filtri per l’acqua potabile hanno goduto di un grande riscontro. In tempi come questi abbiamo cercato di focalizzare ancora di più l’attenzione alla riduzione dei consumi e al risparmio energetico. A breve nel nostro catalogo anche delle meravigliose lampadine a led… ma ve ne parleremo con l’anno nuovo.
Belle collaborazioni, amici-clienti sempre gentili e simpatici anche quando il corriere fa casino. E poi Mamma Chimica che ci ha spiegato proprio bene tutto sui detersivi e i cosmetici. E Rosanna che ci ha raccontato l’India vissuta e abitata.
E che dire di tutte quelle persone fantastiche che ci hanno inviato qualche soldino per la nostra newsletter? O che hanno partecipato alla prima festa di Cacao a luglio? Ne sono nate amicizie belle. Cacao è un presidio comicoterapico importante per molti e sentire i racconti di chi lo legge ormai da anni ci ha confermato l’importanza del nostro lavoro, non sempre facile. Abbiamo ancora bisogno di latte per fare la cioccolata migliore del mondo e resistere a chi ci vorrebbe tristi e pessimisti, se volete contribuire potete cliccare qui.
Alcatraz ha visto due seminari con Dario Fo e Franca Rame da ricordare per sempre e non solo per i nostri due grandi maestri ma anche per tutti i ragazzi che vi hanno partecipato, giovani, giovanissimi come quelle due 17enni che la prima sera ci hanno detto: “Questo corso lo abbiamo chiesto come regalo di Natale”. Son soddisfazioni.
Uscendo dal nostro piccolo campo possiamo ricordare che Obama è stato rieletto Presidente degli Stati Uniti... ecco, magari evitiamo di parlare della politica italiana...
Come sarà il 2013? Non lo sappiamo, ma senz’altro sarà da vivere. Magari sorridendo. Perché sorridere costa niente e fa bene al cuore, al fegato e anche alla milza (sapeste come è contenta la milza quando si sorride!!!), il malleolo poi gode come un riccio (chissà perché si dice così, i ricci godono moltissimo? Aspetto fonti scientifiche), e si guarisce dal gomito del tennista (provare per credere).
Vi auguriamo un bellissimo Natale e uno splendido nuovo anno. Grazie a tutti e di tutto.

Gabriella Canova

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Le rubano il violino, valore 15mila euro, mentre era a bordo di un treno in arrivo a Firenze Santa Maria Novella, lo ritrova grazie a un appello lanciato su Facebook e a una ragazza che lo nota vicino a un cestino dell'immondizia.
Ha ricevuto anche due donazioni di sangue e una di midollo osseo.
(Fonte: Ansa)

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Zuckerberg ha deciso di donare 18 milioni di azioni Facebook in beneficenza alla Silicon Valley Community Foundation per progetti sull'educazione e la salute. Valore della donazione: 500 milioni di SimCash.
(Fonte: Repubblica)

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