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Biodinamicamente parlando

L'Associazione per l'Agricoltura Biodinamica sottolinea come il settore abbia registrato in Italia un più 20 percento nell'ultimo anno. Nel mondo sono due milioni gli ettari coltivati con questa tecnica, e l'Italia è terza dopo Germania e Francia per superficie prestata alla sperimentazione, con 4500 aziende impegnate a rafforzare i terreni, rendendoli più fertili e resistenti a siccità e dissesto.
(Fonte Adnkronos, segnalata da Davide Calabria, grazie!)

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The man who stopped the desert

Yacouba Sawadogo (o Savadogo), agricoltore del Burkina Faso, Africa subsahariana, ha vinto il premio Farmers Friend 2017.
Forse avete già sentito parlare di lui: a metà anni ‘70, durante una gravissima siccità in Burkina Faso, mentre molti giovani lasciavano case e campi, Yacouba Sawadogo, decide di provare a recuperare terreni ormai desertici migliorando l’antica tecnica delle fosse Zai, buche scavate nella stagione secca per trattenere le acque piovane e favorirne l’assorbimento nel terreno.
Yacouba riempie le buche con foglie, escrementi animali e altri concimi che favoriscano la nascita di piante. Costruisce muretti in pietra per trattenere l’acqua.
Le tecniche funzionano e negli anni Yacouba, assistito da un altro agricoltore, Mathieu Ouédraogo, e da 17 figli e 40 nipoti, riesce a creare una vera e propria foresta di 50 acri, visibile dal satellite.
Il governo gliene ha espropriata una parte, tagliando gli alberi e costruendo case ma Yacouba non si è arreso. Ha intentato una battaglia legale ma soprattutto non ha mai smesso di far crescere nuove piante.
Non chiedetegli quanti anni ha… non lo sa. Nel 2016 disse 70, contando i raccolti a cui si ricordava di aver partecipato.
E’ protagonista del film documentario The Man Who Stopped the Desert, realizzato dalla 1080 Films nel 2010 e vincitore di 7 premi cinematografici. Qui il trailer.
E la storia di Jadav Payeng, indiano, detto Forest Man, la conoscete? Per salvare la sua isola natale (Majuli Island, in India) ha piantato una foresta più grande di Central Park a New York.

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Ponte nelle Alpi bandisce i pesticidi

Il Comune di Ponte nelle Alpi, provincia di Belluno, ha vietato l’uso in tutto il territorio comunale dei prodotti fitosanitari più pericolosi (categoria di rischio “H”) attualmente utilizzati in agricoltura.
Non è il primo Comune: a Castelnuovo Magra, La Spezia, è vietato l’impiego di erbicidi a base di glifosato vicino alle aree pubbliche, mentre nel Comune di Malles, vincitore di Premio Natura 2017 (http://www.premionatura.it/vincitori_premionatura/comune-di-malles/), sono vietati tutti i pesticidi chimici.
No al glifosate anche dai Consigli Regionali di Toscana e Calabria.
(Fonte: SlowFood.it)

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Il fico permaloso e altre specie

Isabella Dalla Regione è la vincitrice del Premio Nonino sezione “Risit d’aur” dedicato alla civiltà contadina. Lei è un’archeologa arborea, cerca le specie dimenticate e le fa rivivere in un archeo-frutteto a Città di Castello, in Umbria.
“Prendiamo le pere” racconta Isabella, “per l'80%, sono Williams, Conference, Abate: trasportabilissime, resistenti, conservabili. Le altre infinite varietà sono finite del dimenticatoio. Eppure… con il legno del pero si facevano le madie, il mobile più importante della casa: liscio, senza tannini, non poroso, perfetto per conservare i cibi e impastarci il pane… In generale, sono scomparse le varietà che non si mangiano crude, visto che cuocerle richiede tempo. Eppure la cottura della frutta è stata a lungo una modalità funzionale, a volte indispensabile al consumo. La frutta cotta era venduta in strada dai più poveri, che non avevano altro da offrire. Dare del peracottaio non era un complimento".
(Fonte: Repubblica)

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L'agricoltura biologica nel mondo

43 milioni di ettari adibiti a coltivazioni senza l'uso di prodotti chimici, 2 milioni di contadini coinvolti e un giro di affari di 72 milioni di euro all'anno.
Sono i numeri dell'agricoltura biologica nel mondo, resi noti nel rapporto 2015 di FiBL e IFOAM.
"Siamo particolarmente compiaciuti delle recente eccellente crescita in tutto il mondo. Gli impatti positivi dal punto di vista ambientale, sociale ed economico del settore ne conferma l'importanza, paragonabile a quella di un faro" ha dichiarato Markus Arbenz, direttore esecutivo dell' IFOAM.
(Fonte: Ecoblog)

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