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Uranio impoverito: dedichiamo a Franca una sentenza che fa giustizia

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Carissimi,
questa settimana riportiamo integralmente un articolo apparso su Il Fatto Quotidiano che contiene una notizia passata un po' troppo in silenzio.
Si tratta di una sentenza definitiva della Corte d'Appello di Roma che afferma con "inequivoca certezza" la connessione tra l'esposizione all'uranio impoverito e la malattia che ha colpito tanti nostri militari che erano stati in Kosovo tra il 2002 e il 2003, in questo caso specifico, un sottoufficiale morto di cancro.
La battaglia per il riconoscimento dei danni provocati dai proiettili all'uranio impoverito è stata una delle tante affrontate da Franca Rame prima, durante e dopo la sua elezione al Senato.
A giusto due anni dalla morte, ci piace pensare che questa sentenza l'avrebbe un po' rappacificata nei confronti di questo terribile dramma passato sotto silenzio.
Questo Cacao del Sabato è dedicato a lei.
Se volete leggere di tutte le iniziative prese da Franca contro l'uranio impoverito e avere ulteriori informazioni, potete andare qui

26 maggio 2015
Da Il Fatto Quotidiano
Articolo di Andrea Pitoni

Uranio impoverito
Sentenza definitiva della Corte d'Appello. Sul caso di un sottufficiale morto di cancro dopo la missione in Kosovo. Con "l'inequivoca certezza" del nesso di causalità tra esposizione alla sostanza tossica e la malattia. L'avvocato Tartaglia: "Dimostrato che i vertici militari conoscevano i pericoli e non hanno fatto nulla per prevenirli". Leggiero (Osservatorio militare) chiede un incontro a Mattarella (che declina)

E' una storia di silenzi, omissioni e verità nascoste. Ma anche di morte e sofferenza. La racconta la prima pronuncia della corte d'appello di Roma, definitiva dal 20 maggio, sui casi dei decessi legati all'uso dell'uranio impoverito in Kosovo. Ed è una sentenza dirompente. Non solo per l'entità del risarcimento record (quasi 1 milione 300mila euro oltre al danno da ritardato pagamento) accordato ai familiari di un militare italiano ammalatosi e deceduto per un tumore contratto dopo aver partecipato proprio a quella missione. Ma anche per le motivazioni con le quali il ministero della Difesa è stato condannato a pagare. Innanzitutto, perché la decisione della prima sezione civile della corte d'appello di Roma conferma, come già accertato dal tribunale, "in termini di inequivoca certezza, il nesso di causalità tra l'esposizione alle polveri di uranio impoverito e la patologia tumorale". Ma, sanziona, come già fatto dal giudice di primo grado, anche la condotta dei vertici delle Forze Armate per aver omesso di informare i soldati "circa lo specifico fattore di rischio connesso dell'esposizione all'uranio impoverito".

DIFESA A RISCHIO In pratica, come spiega al ilfattoquotidiano.it l'avvocato Angelo Fiore Tartaglia, che rappresentava in giudizio i familiari del sottufficiale morto dopo aver prestato servizio in Kosovo tra il 2002 e il 2003, la sentenza "ha accertato non solo che i vertici militari erano a conoscenza dei rischi derivanti dall'esposizione all'uranio impoverito, ma anche che non hanno fatto nulla per prevenirli". E a niente sono valse, sul punto, le doglianze del ministero della Difesa. Perché perdere la vita in guerra per una pallottola -è il senso della sentenza- fa parte dei rischi del mestiere di un militare. Ma altro conto è morire contraendo un tumore per l'esposizione a sostanze tossiche ignorandone i possibili effetti che, invece, come sostiene la sentenza, erano noti ai vertici della Difesa. (...)

CONTINUA A LEGGERE SUL SITO DEL FATTO QUOTIDIANO

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