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MAMMA CHIMICA (21)

Sara Alberghini, Mamma Chimica

Rubrica a cura di Sara Alberghini, abitante dell'Ecovillaggio Solare di Alcatraz, mamma ed esperta di chimica...
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Attualmente le tinte per capelli, le creme depilatorie e gli smalti non hanno ancora trovato un sostituto nella cosmesi così detta eco-bio.
Il problema è che proprio non si riesce a farli con le stesse prestazioni.
Per gli smalti in effetti la vedo dura, per rimanere belli, brillanti e adesivi all'unghia parecchio tempo devono essere come una vera e propria vernice. E il pericolo maggiore degli smalti tradizionali è la loro applicazione, proprio perché sono pieni di solventi e respirarli non è davvero una cosa salutare!
Possono contenere ethyl acetate, nitrocellulose, acetone. Vi ricordo che tutti i solventi sono neurotossici per inalazione (dannosi cioè per le cellule del sistema nervoso) quindi per non trovarvi in una specie di camera a gas, aprite bene le finestre quando li stendete sulle unghie!
E pensare che una volta nell'Inci dello smalto era possibile anche trovare il toluene come solvente e la formaldeide (cancerogeno di classe 1) come indurente dello smalto stesso! Insomma, terrificanti...
Ultimamente si trovano in commercio gli smalti “ad acqua”, come le vernici ad acqua appunto. Spesso sono di marche americane e reperibili in UK (o siti UK). In effetti i solventi all'interno sono diminuiti e contengono invece delle resine come styrene acrylates copolymer, acrylate polymer emulsion. E' certamente una miglioria, ma le resine stireniche non possono certo essere considerate eco-bio!
Oppure, c'è in vendita uno smalto che si appiccica all'unghia, come una pellicola, e poi si lima per stenderlo bene attorno ai bordi. In generale non so se tappare l'unghia con lo smalto per lunghi periodi di tempo sia proprio una bella idea, ma almeno con questo smalto “in foglietti”, a differenza di quello liquido, si evita di respirare schifezze.

Le creme depilatorie per essere tali devono sciogliere la cheratina del pelo, quindi non potranno contenere acqua fresca! Spesso sono anche piene di molte sostanze allergizzanti e comunque questo prodotto è facilmente sostituibile con altri metodi di depilazione, non credo che le aziende sensibili all'eco-bio stiano impazzendo per un surrogato.

Per quanto riguarda le tinte per capelli, bisogna ammettere che poche donne ci rinunciano.
Ma quelle tradizionali sono forse la cosa più inquinante, nociva e allergizzante tra i cosmetici in commercio. Contengono ammoniaca, paradicloro benzene, pentilendiammina, naftolo, resorcina, insomma tutte molecoline belle tossiche! Inoltre non potete nemmeno fidarvi del fatto che molte non hanno più al loro interno l'ammoniaca, perché magari c'è qualcosa di peggiore, ma senza odore oppure è mascherato da molto profumo (tanto per aumentare il potere allergizzante...).
E infatti le tinte chimiche tradizionali sarebbero vietate in gravidanza....
Purtroppo non esistono coloranti “green” veramente efficaci perché è difficile ottenerli ricorrendo soltanto alle sostanze naturali.
L'unica cosa totalmente vegetale per tingere la capigliatura è l'hennè.
Di solito con questo nome si indicano anche altre piante tintorie. L'hennè vero e proprio è quello “rosso” che deriva dalla pianta Lawsonia inermis, mentre quello usualmente chiamato hennè “nero” è l'indigo, che deriva dalle foglie di Indigofera tinctoria. In realtà l'hennè è più un riflessante che una tinta vera e propria. Infatti, non potete scegliere di che colore far diventare la vostra capigliatura perché, a differenza della tinta tradizionale, non altera irreversibilmente il colore naturale del capello sottostante. Le tinte “chimiche” sfibrano il capello perché lo “aprono”, con l'ambiente fortemente alcalino, per “metterci dentro” il colore e poi lo “richiudono”, a lungo andare questa pratica non lascerà i capelli senza qualche acciacco! Invece i pigmenti colorati vegetali si legano alla cheratina, rendendo il fusto più spesso.
Semplificando molto, l'effetto di colore dell'hennè sul capello può essere paragonato a quello di una velina o pellicola colorata. Quindi se la velina è rossa e il capello è biondo otterremo il color rame, mentre se il capello sottostante è castano avrò solo dei riflessi rossi. Se tra i capelli ce ne sono alcuni bianchi, questi diverranno rossi, in pratica si otterranno delle mèches.
Quindi, per coprire i capelli bianchi, non basterà tingersi solo con l'hennè rosso ma bisognerà poi fare un'ulteriore tinta con una pianta tintoria più scura, esempio l'indigo.  Vale sempre il discorso della carta velina, cioè il colore risultante è dato dalla sovrapposizione dei due hennè. Esistono anche miscele di erbe tintorie che daranno riflessi diversi.
La cosa a cui si deve fare attenzione quando si acquista l'hennè è che sia puro e quindi nell'Inci non compaiano altre sostanze, come metalli, la ppd (para-fenilendiammina) o il picramato di sodio, un colorante rosso sintetico, dannoso per la pelle, che di solito aggiungono in hennè di scarsa qualità, tanto sarà lui a colorare...
Solitamente non scrivo mai di quello che non ho sperimentato in prima persona, ma in questo caso farò un'eccezione, perché credo sia utile mettere “in guardia” dalle problematiche delle tinte tradizionali e trovare invece un buon sostituto.
Il fatto è che non mi sono mai tinta i capelli, anche adesso che cominciano a diventare bianchi. (Me li tengo! Non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello l'idea diventare schiava della ricrescita! Tanto si è giovani dentro...).
Perciò, per descrivervi il processo di tintura naturale, vi rimando a questo post: “Una (non tanto) breve guida (un po' mistica) all'indigo”.
E' stato scritto con precisione e minuzia da una ragazza appassionata di cosmesi eco-bio, ma basata su fondamenti scientifici, che ringrazio molto per avere condiviso la sua esperienza. Troverete anche molte informazioni interessanti sulla pianta e sulla molecola di indigo. Inoltre, descrive i vantaggi che potrete ottenere usando l'hennè, per esempio riequilibrare il sebo e la forfora e il fatto che i capelli risultino più voluminosi e protetti. Insomma, viene proprio voglia di provarlo!
Se in futuro dovessi cambiare idea sul tingere i capelli, certamente inizierei consultando quel post.
Mi raccomando, non fatevi spaventare dalla lunghezza e laboriosità del procedimento. Attualmente è l'unica alternativa alle tinte tradizionali e, come sempre, i metodi eco-bio non possono essere a “costo zero”, ci vuole pazienza!
Certamente con l'hennè non è possibile schiarire i capelli.
Se volete dare una schiarita alla chioma in modo sano e naturale, la dott.ssa Riccarda Serri, dermatologa, suggerisce di distribuire bene sui capelli un infuso di camomilla piuttosto concentrato (2-3 bustine in infusione per mezz'ora) e poi di farli asciugare obbligatoriamente al sole. La reazione fotochimica tra camomilla e sole sarà l'artefice del biondo naturale! (dal blog di Io donna).

Per approfondire ecco le fonti:
Biodizionario: Cosmetici e prodotti biodegradabili http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2
Saicosatispalmi forum, i cosmetici l'ambiente e tutto il resto http://forum.saicosatispalmi.org/

www.mammachimica.it

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Ho amici che vivono in campagna, mangiano biologico, sono immersi nel verde e nell'aria pulita, e fumano.
Voglio bene a queste persone e vederli fumare è davvero incomprensibile.
In effetti per me è stato facile non iniziare a fumare, perché non sopporto la puzza del fumo delle sigarette. Ma è chiaro che non è l'odore a preoccuparmi, è quello che chimicamente esce fuori dalla sigaretta accesa che non voglio proprio respirare!
Sono almeno 4000 le sostanze chimiche che si producono dalla combustione del tabacco e della carta che lo avvolge. E' un mix complesso di gas e di particelle che vengono poi veicolate dal fumo.
Ci sono gli idrocarburi aromatici come benzene, toluene, benzoantracene, benzopirene, che costituiscono il catrame. Non mancano le nitrosammine, la formaldeide, il cloruro di vinile, l'acido cianidrico, l'ammoniaca, il monossido di carbonio, i metalli pesanti (cromo, piombo, cadmio) e ovviamente la nicotina.
Molte di queste molecole sono noti cancerogeni, altre sono tossiche o irritanti, insomma una bella boccata di roba nociva!
Certamente la composizione e la quantità dei singoli componenti all’interno di una sigaretta dipendono da molti fattori: il tipo di tabacco, ma anche i fertilizzanti e gli antiparassitari utilizzati durante la sua coltivazione e lavorazione. Influisce il tipo di carta, gli aromi e gli additivi aggiunti, il collante e il filtro.
Il mio professore di Chimica Qualitativa all'università faceva tutti gli anni una lezione sulla pericolosità di queste sostanze e le possibili conseguenze. Gli studenti di chimica avevano tutti gli strumenti per comprendere molto bene il rischio che correvano, eppure in tanti continuavano a fumare...
Se dovessi maneggiare una sola di quelle sostanze in laboratorio userei tutti i mezzi di protezione necessari e lavorerei sotto cappa aspirante.
Come è possibile decidere di respirarle volontariamente?
La nicotina, per esempio, è un alcaloide molto tossico. Aumenta la frequenza cardiaca e la pressione del sangue. Già dosi di 30-60 mg possono provocare nell’uomo adulto la morte per paralisi circolatoria e respiratoria. Per un bambino la dose letale è 10mg. (Il limite di nicotina in una sigaretta è di 1mg, ma ogni pacchetto ne contiene 20...).
In pochi secondi la nicotina dai polmoni passa nel sangue e da qui al cervello, dove si lega a specifici recettori che a loro volta rilasciano dopamina. Come una droga, dà la sensazione di migliorare l'umore e le capacità lavorative, attenua il senso di fame e l'ansia ma poi crea dipendenza. Finito l'effetto della nicotina in circolo si entra in una fase opposta, di depressione e quindi si è spinti ad accendere un'altra sigaretta, si diventa schiavi...
Il monossido di carbonio invece è un gas che si lega chimicamente all'emoglobina ma più velocemente dell'ossigeno e lo sostituisce. Il risultato è che si avrà un deficit di ossigenazione, di conseguenza aumenterà la frequenza cardiaca, che però non è sufficiente a compensare il minor apporto di ossigeno e quindi ci sarà una minore efficienza nel funzionamento di muscoli, organi, tessuti. Oltre al muscolo cardiaco anche pelle e capelli saranno in uno stato di sofferenza.
Anche il cloruro di vinile non scherza: è la sostanza che si lavorava nel polo petrolchimico di Porto Marghera...
Se ancora non vi è ben chiara la tossicità dei componenti del fumo di sigaretta, credo che l'esempio del cancerogeno e volatile benzene possa essere di aiuto.
In uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità (Composizione chimica del fumo principale di sigaretta) sono state analizzate 10 marche di note sigarette per determinare la quantità di alcune classi di sostanze contenute nel fumo.
La concentrazione media di benzene risulta essere 30 microgrammi a sigaretta (in media, cioè in alcune marche è anche di più!). Ma in Italia i valori limiti ambientali di benzene sono di 5 microgrammi/m3. Quindi fumando una sola sigaretta teoricamente si inala una quantità di benzene circa sei volte superiore al valore limite stabilito per l’ambiente...

Comunque, i danni dovuti all'esposizione (anche passiva) al fumo di tabacco, li conoscono pure i sassi.
Ce ne sono un'infinità, dai più banali ai più seri. Ovviamente avvengono lentamente, in modo progressivo e la loro gravità è direttamente proporzionale all'entità dell'abuso. Il fumatore non ha più percezione dei danni perché piano piano si abitua (anche a non riuscire più a fare una rampa di scale...).
Forse una ripassatina potrà aiutare qualcuno a decidere di smettere?

- Comporta una spesa economica costante, che di fatto... “va in fumo”
- Si è meno “liberi”, perché dipendenti da qualcosa (nicotina, gestualità, abitudine)
- Spesso l'alito e l'odore dei vestiti è cattivo
- Il gusto e l’olfatto sono compromessi
- Il fumatore provoca fastidio e danno alla salute delle persone che gli stanno vicino
- Alle donne certamente non farà piacere il fatto che peggiora anche l'aspetto estetico. La pelle assume un colorito giallognolo o grigiastro e invecchia più velocemente. A causa della nicotina le rughe sono più evidenti e si formano più precocemente. La tonicità e l'elasticità della pelle è ridotta. I denti tendono a macchiarsi e le gengive a ritirarsi, a causa dell’infiammazione. Provoca un aumento dell'irsutismo del volto e può indurre più precocemente la menopausa
- Negli uomini riduce il tasso di fertilità e aumenta il rischio di impotenza (neanche questo li scoraggia?)   
- Fumare in gravidanza può causare un ritardo di crescita e di sviluppo mentale, oltre che polmonare, nel bambino. Aumenta il rischio di aborto e di partorire neonati sottopeso
- Fumare durante l'allattamento espone il neonato ad una vera e propria intossicazione perché la nicotina e le altre sostanze contenute nel fumo si ritrovano nel latte materno (e la quantità di latte assunta è molto elevata rispetto al limitato peso del neonato!)
- I figli di genitori fumatori hanno una maggiore incidenza di polmoniti, di bronchiti, crisi asmatiche, rinofaringiti con otiti purulenti, rispetto ai figli di genitori non fumatori
- I fumatori sono più soggetti a raucedine, tosse, catarro, bronchiti ricorrenti, asma.  Le loro ossa sono di solito più fragili e maggiormente soggette a osteoporosi
- Il fumo provoca il danneggiamento dei vasi sanguigni, compresi quelli cerebrali...
- Il fumo aumenta la probabilità (il rischio) di sviluppare patologie neoplastiche (non solo a carico dei polmoni, ma anche a laringe, esofago, vescica, cervice uterina, colon), patologie cardiache (ipertensione, ictus, infarto) e respiratorie (enfisema, bronchite cronica).

Per l'Organizzazione Mondiale della Sanità il fumo di tabacco rappresenta la seconda causa di morte nel mondo. Eppure il numero dei fumatori aumenta negli anni, soprattutto tra gli adolescenti (ahimè). Probabilmente molti giovanissimi lo fanno per emulazione o per uniformarsi al gruppo di amici. Spesso, se in famiglia i genitori fumano, è più probabile che i figli seguano il loro cattivo esempio. 
E non bisogna ricordarsi solo del nonno che fumava 3 pacchetti al giorno ed è vissuto fino a 90 anni!
Di certo lui, oltre alla sigaretta, non aveva anche tutto il nostro inquinamento ambientale. E comunque ogni individuo è geneticamente diverso e quindi risponde in maniera diversa all'esposizione a sostanze tossiche!
La buona notizia è che i benefici derivanti dalla cessazione del fumo sono moltissimi e avvengono in breve tempo. Non è mai troppo tardi! Già 72 ore dopo aver smesso di fumare la nicotina non è più in circolo, migliora il gusto e l'olfatto e aumenta progressivamente la capacità polmonare. Il monossido di carbonio viene eliminato e i polmoni cominciano ad autodepurarsi dal muco (ecco perché qualcuno dice che dopo aver smesso di fumare tossisce di più: sta eliminando le schifezze!).
Certamente i fumatori hanno tutto il diritto di inalare ciò che ritengono più opportuno per loro (ci mancherebbe!) e rivendicano questo diritto almeno all'aperto.
Ma è altrettanto vero che la libertà di ognuno finisce quando “soffoca” quella di un altro. Ci sono situazioni in cui dovrebbe prevalere il buon senso: se c'è un agglomerato di persone, per esempio in un ristorante, al parco giochi, ad un concerto, aspettando i bambini fuori scuola, anche se si è all'aperto un pensierino prima di far fumare pure gli altri lo farei!
Mi dispiace molto e mi preoccupa soprattutto quando si fuma in presenza di bambini, oltre ad intossicarli è pericoloso. I bimbi sono imprevedibili, corrono, si fermano improvvisamente, non guardano avanti.
A mio figlio Emiliano, a 4 anni hanno bruciato il giaccone, vicino al collo, mentre giocava all'aperto in un agriturismo. Purtroppo non me ne sono accorta subito, non so chi sia stato e nemmeno se si è reso conto della sua negligenza, altrimenti gliela facevo mangiare quella sigaretta!
Ultimamente stanno andando sempre più di “moda” le sigarette elettroniche (e-cig), nate come dispositivi per smettere di fumare. Alcune contengono nicotina a concentrazioni diverse, così volendo è possibile diminuirla nel tempo. Altre ne sono prive, oppure sono aromatizzate a vaniglia, tabacco, caramello, menta, ecc.
Non c'è la combustione del tabacco e quindi il fumo prodotto non è costituito da tutte quelle sostanze cancerogene e tossiche come nelle sigarette tradizionali (a parte ovviamente la nicotina).
Dicono che questi aggeggi eliminerebbero anche il problema del fumo passivo e quindi possono essere usati ovunque, perché gli “svaporatori”, i fumatori di sigarette elettroniche, producono solo vapor acqueo.
A me questa cosa sembra inesatta: nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma. Come è possibile che molecole di nicotina, glicerina, glicol propilenico e aromi, scaldati e nebulizzati diventino solo acqua... almeno un po' di anidride carbonica si formerà. Forse hanno un super filtro che deve essere periodicamente sostituito? Magari non saranno vapori nocivi, ma solo acqua mi sembra improbabile...
Mentre scrivo questo articolo, sul sito del Ministero della Salute si legge che gli studi in merito alla pericolosità delle “e-cig” non sono conclusivi e si basano sull'aggiornamento scientifico dell'Istituto Superiore di Sanità.
Nello studio si legge che la pericolosità è anche legata al fatto che le cartucce per la ricarica possono contenere fino a 1g (= 1000mg) di nicotina (ricordo che la dose letale è in media di 40mg), piuttosto pericolosetto avere in casa dosi così elevati di un veleno gradevolmente aromatizzato!
L'OMS ritiene che “non esiste evidenza scientifica della loro non pericolosità” e che comunque quelle con nicotina non vanno usate nei luoghi pubblici (ma come si fa a distinguerle?).
Un'altra preoccupazione evidenziata dallo studio è che sono dispositivi facilmente reperibili, acquistabili anche e soprattutto da giovani clienti. Di conseguenza oltre ad aumentare il rischio di iniziazione al fumo e alla dipendenza, di fatto circolano in modo incontrollato flaconcini di liquidi contenenti nicotina e quindi tossici.
Se sono apparecchi per smettere di fumare, allora dovrebbero essere gestiti come farmaci o dispositivi medici e regolamentati come tali. Così succede in molti paesi europei tipo Danimarca, Belgio, Svezia. In Norvegia invece è proprio vietata la vendita in attesa di altri studi.
In effetti, la legislazione italiana in merito a questo prodotto è ancora lacunosa e attualmente le e-cig sono vendute come oggetti qualsiasi.
Secondo me il controllo dello Stato sui tabacchi non è solo un modo di fare cassa, ma è anche una forma di tutela o almeno così dovrebbe essere. Perché altrimenti potrebbero mettere di tutto all'interno di sigarette. Inoltre lo Stato siamo noi: se guadagna l'erario (su di un bene assolutamente non necessario), guadagna tutta la comunità. D'altra parte, se un fumatore, o chiunque sia dedito a qualsiasi pratica “non salutare”, si ammala e si rivolge al Servizio Sanitario Nazionale, grava su tutta la comunità...
Vi ho convinti a smettere?

Per approfondire:
Istituto Superiore di Sanità – Osservatorio sul fumo alcool e droga: http://www.iss.it/ofad/index.php?lang=1
Istituto Superiore di Sanità – Archivio pubblicazioni: http://www.iss.it/fumo/publ/index.php?lang=1&tipo=19

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E' nota ai chimici come perossido di idrogeno (H_2 O_2), ma la conoscono tutti!
Spesso è presente nelle nostre case come disinfettante per le ferite o dai parrucchieri per decolorare i capelli.
In realtà può essere usata anche in altri modi, sfruttando le sue proprietà igienizzanti e sbiancanti.
Ci permetterà di non comprare alcuni detersivi commerciali, potremo crearne altri efficaci, ecocompatibili ed economici.
Infatti, grazie al suo potere “ossidante”, cioè di formare ossigeno, è un ottimo rimedio per pre-trattare le macchie, eliminare l'odore di sudore, pulire i muri dalla muffa, togliere la puzza di pesce e uova dalle stoviglie e molto altro ancora!
Anche altri prodotti ossidanti hanno la stessa funzione, per esempio la candeggina(*).
Ma la candeggina è molto inquinante, invece l'acqua ossigenata ha il grande vantaggio che dopo il suo utilizzo non rimane alcuna traccia della sua presenza, perché si decompone totalmente in acqua e ossigeno:

 2H_2 O_2 ---> 2H_2 O + O_2 (**)

Riuscite a trovare qualcosa di più biodegradabile?

Però, per creare detersivi o disinfettanti fai-da-te non possiamo usare l'acqua ossigenata per le ferite, quella “a 10 volumi”. Questa concentrazione (il 3% di ossigeno attivo) è troppo  bassa per i nostri scopi.
Bisogna utilizzare l'acqua ossigenata a 130 volumi (36%) e poi effettuare delle diluizioni.
Solitamente la vendono i ferramenta a circa 3 €/l (viene usata per sverniciare il legno).

ATTENZIONE a questa concentrazione è MOLTO IRRITANTE per la pelle e le mucose. Inoltre non bisogna sottoporla a urti e calore.
Non voglio spaventarvi! Voglio solo farvela conoscere. Anche il fuoco brucia ma non per questo non cuciniamo...
Bisogna operare con buon senso e accortezza.

Quindi:
- PER MANEGGIARLA A 130 VOLUMI USARE SEMPRE GUANTI e OCCHIALI
- non usare contenitori e oggetti metallici per la miscelazione, si rovinerebbero e altererebbero anche la soluzione (vi ritrovereste con acqua fresca...). Anche l'acciaio inox non va bene, meglio la plastica.
- non usarla pura a 130 volumi per smacchiare i tessuti, è troppo potente.
- come tutti i prodotti per la casa, non deve essere alla portata dei bambini

L'acqua ossigenata a 130 volumi è stabilizzata mentre non lo è più quando si diluisce, per ri-stabilizzarla basta usare un po' di acido citrico.
Una volta prodotto il vostro detergente ecologico, oltre a trattarlo come qualsiasi altro prodotto per la casa,  è meglio conservarlo al fresco e in bottiglie opache/scure.
Infatti, se l'acqua ossigenata non viene conservata in modo adeguato o non viene stabilizzata, le bottiglie di plastica si gonfiano, significa che si sta decomponendo e producendo ossigeno.
Quindi la concentrazione e di conseguenza il potere igienizzante è diminuito (alcuni produttori o ferramenta per questo motivo bucano il tappo: fate molta attenzione a non rovesciarla!).

Ecco qualche “ricettina” ed esempi di utilizzo.
Come sempre, con i rimedi ecologici, prolungare il tempo di contatto ne aumenta l'efficacia.

CANDEGGINA DELICATA: ovvero acqua ossigenata al 7% (26 volumi), è smacchiante ed igienizzante. E' un buon rimedio per:
- bucato in lavatrice a basse temperature (meno di 40°C) con detersivo liquido. L'igienizzazione con acqua ossigenata è utile perché a volte, lavando a freddo, si potrebbe incorrere nel fenomeno dei “cattivi odori” che si sprigionano dal bucato (sono quelli che si sentono aprendo la lavatrice ed avendo l'impressione di non aver affatto lavato). Metterne un bicchiere durante il primo prelievo di acqua per il ciclo di lavaggio, oppure nella vaschetta della candeggina e la lavatrice se la prende da sola, oppure in due palline separate. Ma non assieme al detersivo che è a pH alcalino, la decomporrebbe subito e non sui panni! Alle basse temperature non ci sono problemi per i capi colorati (infatti l'acqua ossigenata viene comunque ulteriormente diluita nella lavatrice).
- manutenzione per lavatrice che “puzza”: lavaggio a 60 gradi, a vuoto e con un paio di bicchieri di candeggina delicata.

Come si fa: partendo dall'H_2 O_2 a 130v (36%), devo portarla a 26v (7%).
In pratica: 100 ml di acqua ossigenata in 400 ml di acqua distillata: totale 500ml di soluzione. Aggiungere 1 cucchiaino di acido citrico anidro per stabilizzarla. (Facoltativo: 1 cucchiaio di detersivo piatti bio per litro che serve a far penetrare maggiormente la candeggina in profondità nelle fibre, non di più altrimenti potrebbe creare troppa schiuma! Comunque, se si usa in lavatrice per igienizzare il bucato non serve aggiungere detersivo piatti all'acqua ossigenata poiché ovviamente il tensioattivo lo trova già nel detersivo dei panni...).
Personalmente la utilizzo soprattutto d'inverno, l'estate ci pensa già il sole a igienizzare e sbiancare il bucato durante l'asciugatura.
La commerciale “A... candeggina gentile” o il disinfettante liquido che inizia con la “N...” non è altro che acqua ossigenata con aggiunta di altri componenti più o meno discutibili, tanto vale farseli da se!!!

DETERGENTE IGIENIZZANTE E SMACCHIATORE
Ottimo come pre-trattante per le macchie ossidabili (erba, caffè) o l'odore di sudore sulle magliette. Occhio ai colorati, potrebbero scolorire perché spruzzata direttamente sul tessuto (fate una prova).
Perfetto anche per togliere la puzza di pesce e uova dalle stoviglie.
Oppure per pulire i sanitari, le superfici ed eliminare la muffa nelle fughe delle piastrelle (magari aiutati da un vecchio spazzolino). Infatti pulisce (il tensioattivo), disinfetta (l'acqua ossigenata) ed è anche anticalcare (l'acido citrico).
Lo preparo così:
- 100 ml acqua ossigenata a 130 volumi 
- 30 ml detersivo piatti concentrato 
- 25 g acido citrico anidro
- portare tutto a 500 ml con acqua distillata
è molto comodo se utilizzato con uno spruzzino o un flacone del sapone per i piatti.

MUFFA SUI MURI
Per ottenere dei risultati veloci serve una acqua ossigenata a 40/50 volumi. La si spruzza sulla muffa (con i guanti, trattenendo il respiro e occhio agli schizzi!) e si aspettano alcuni minuti. Poi, per togliere i residui, si passa con un panno. Un buon trattamento a base di acqua ossigenata, che toglie anche l'odore, è l'ideale ed indispensabile per eliminare anche le tossine (tipo aflatossine) che non sono certo salutari...
In pratica basta aggiungere 100 ml di acqua ossigenata a 130 volumi a 200 ml di acqua distillata.

PULIZIA LETTIERA GATTO
Mettere due dita di acqua nella lettiera, aggiungere acqua ossigenata e un po' di soda solvay (carbonato di sodio), lasciare agire per 30 minuti e poi risciacquare. Il tempo di contatto è importantissimo, più si lascia in ammollo e meglio è. In questo caso, l'alcalinità che si sviluppa mettendo la soda solvay, genera una grande quantità di ossigeno attivo che sterilizza e non lascia nessun odore (si formerà una schiuma bianca).

DISINFEZIONE PISCINE DOMESTICHE
Si può iniziare provando con mezzo litro di acqua ossigenata a 130 volumi per metro cubo d'acqua. Dopo 3-4 giorni è necessario ripristinare con un paio di bicchieri di acqua ossigenata (sempre al metro cubo).
La dose è molto variabile perché dipende da vari fattori: la qualità dell'acqua, il tempo di esposizione al sole della piscine, lo sporco che si porta dentro e se i bambini hanno gli occhi rossi usandola (allora diminuitela!). Quindi l'importante è tenere sotto controllo l'aspetto dell'acqua, se c'è intorbidimento, indice di proliferazione batterica, bisogna aumentare la quantità di acqua ossigenata.

Ci sono tantissimi casi in cui serva igienizzare o sbiancare, l'acqua ossigenata può risolvere egregiamente ed ecologicamente il problema!
Funziona bene già a basse temperature. Ma, se creiamo un ambiente basico, aggiungendo un po' di soda solvay “nel luogo” dove vogliamo sviluppare ossigeno (es. nell'ammollo), i risultati saranno anche migliori.

IL PERCARBONATO DI SODIO
Un'altra sostanza ossidante, con basso impatto ambientale ma forse meno famosa è il percarbonato di sodio. Ha le stesse proprietà dell'acqua ossigenata ma essendo in polvere richiede temperature più elevate per decomporsi.
In pratica è carbonato di sodio (soda solvay) su cui viene fatta cristallizzare una molecola di acqua ossigenata, quando si scioglie in acqua libera appunto acqua ossigenata e carbonato di sodio.
Per liberare l'ossigeno che igienizza bisogna però superare i 40°C. Se all'interno della polvere non c'è il TAED, (l'attivatore di percarbonato), ci vogliono addirittura temperature più alte.
Quindi, lavando a basse temperature non si attiva, non si decompone e finisce con essere sprecato, inquinando inutilmente.
Come l'acqua ossigenata è un ottimo rimedio come pretrattante delle macchie ossidabili, ma non posso farci uno spruzzino pronto all'uso. E' invece possibile fare una pappetta di percarbonato sciolto in poca acqua, si sfrega sulla macchia e subito in lavatrice (se si secca non funziona più!).
Sbianca molto e attenzione che potrebbe decolorare i delicati (ma che solitamente non laverete ad alte temperature..).
Inoltre è  uno degli ingredienti usati per i detersivi in polvere per lavatrice e lavastoviglie.
Per es. è contenuto nel famoso detersivo igienizzante commerciale “N..”, in polvere, con l'aggiunta di altre sostanze che non lo rendono più così ecocompatibile. Dicevano che era attivo già a 30°C, ma a quella temperatura in realtà non è efficacissimo e molto se ne va nello scarico...
Il percarbonato si può acquistare on line, nei negozi di prodotti bio e anche nei discount. La qualità non è sempre la stessa, bisogna leggere gli ingredienti. Spesso viene chiamato “sbiancante a base di ossigeno”. Lo vendono anche in una grande negozio di arredamento svedese...ha un buon prezzo ed è un buon prodotto (contiene l'attivatore di percarbonato e gli enzimi, che al lavaggio fanno sempre molto bene...).
Attenzione: a differenza dell'acqua ossigenata, non va mischiato all'acido citrico, lo distruggerebbe in pochi secondi!
Non confondetelo con il PERBORATO: recentemente i derivati del boro sono stati ampiamente studiati e la loro pericolosità e l'elevato impatto ambientale ha comportato che il famoso "perborato di sodio" è completamente sparito dal mercato.

ACIDO CITRICO
L'acido citrico è un acido debole contenuto negli agrumi.
E' anche un additivo alimentare, normalmente indicato come E330, che potete trovare in moltissimi prodotti (anche bio) come correttore di acidità, per esempio nelle passate di pomodoro, marmellate, succhi di frutta.
E' sotto forma di sale, inodore e solubile in acqua.
Si può acquistare nei negozi di prodotti biologici e su Commercioetico.it.
Può sostituire egregiamente ed efficacemente alcuni prodotti tradizionali, che spesso contengono sostanze inquinanti per l'ambiente e anche pericolose per gli esseri umani come: ANTICALCARE, BRILLANTANTE, AMMORBIDENTE, BALSAMO CAPELLI, TONICO VISO, DEODORANTE, DISGORGATORE.
Ecco come usarlo, basandosi su alcuni preziosi suggerimenti di Fabrizio Zago, chimico industriale, consulente Ecolabel e ideatore del Biodizionario, (uno strumento indispensabile e completamente gratuito per determinare la pericolosità/biodegradabilità di una sostanza).
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NOTE
(*) L'IPOCLORITO DI SODIO, la comune candeggina, è una molecola economica e super efficace. Come l'acqua ossigenata è un "ossidante" ovvero funziona liberando ossigeno e grazie a questo sbianca, uccide i germi ecc. 
L'unico inconveniente è il suo elevato impatto ambientale, infatti può generare dei composti clororganici molto pericolosi (sostanze organiche che si si arricchiscono di un atomo di cloro).
Anche a diluizioni molto elevate questa sostanza genera questi composti che si ritrovano anche nelle candeggine commerciali. Infatti, sull'etichetta, c'è il simbolo di irritante e anche l'alberello rinsecchito e il pesce morente...
Se ne limiterete l'uso o la sostituirete con l'acqua ossigenata, farete del bene al pianeta e a voi.

(**) La decomposizione l'acqua ossigenata (cioè la sua trasformazione in acqua e ossigeno) è favorita da:
- presenza di metalli, ioni Cu2+, Fe2+, che anche in tracce fungono da catalizzatori, es. impurezze atmosferiche, anche bottoni e cerniere dei vestiti nell'ammollo.
- calore e luce, pertanto deve essere conservata al fresco e in bottiglie opache/scure
- ambiente basico, quindi aggiungendo per esempio soda solvay o bicarbonato all'acqua ossigenata in un ammollo, si genererà una grande quantità di ossigeno.
- sostanze organiche in genere. E' per questo che disinfetta le ferite: l'acqua ossigenata reagisce con un enzima che si trova sulla ferita e genera ossigeno nascente (le bollicine) che ha un elevato potere disinfettante, senza lasciare residui.

IL TITOLO dell'acqua ossigenata viene dato in base al volume di ossigeno che si ottiene dal volume unitario di soluzione.
Se sul flacone c'è l'indicazione “a 10 volumi” significa che l'acqua ossigenata è in grado di liberare una quantità di ossigeno pari a 10 volte il suo volume (ecco perché c'è scritto che il flacone potrebbe gonfiarsi con il tempo).
Quindi una soluzione è al 3,5% di H_2 O_2 sviluppa 11,5 volumi di O_2, perché in un litro di soluzione ci sono 35 gr di H_2 O_2 che forniscono 11,5 litri di O_2, a 0° e 1 atm.

Per approfondire ecco le fonti:
Biodizionario: cosmetici e prodotti biodegradabili: forum di Fabrizio Zago, chimico industriale, consulente Ecolabel e per molte catene di distribuzione e fabbricanti di detergenti e cosmetici sensibili all'ecologia www.biodizionario.it e http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2

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La bella stagione si avvicina e non vedo l'ora di passare più tempo all'aperto con i bimbi.
Divertirsi al sole porta innumerevoli benefici, ma per prenderlo con tranquillità bisogna innanzitutto avere buon senso (evitando magari di fare le lucertole nelle ore centrali della giornata) e ovviamente leggere gli ingredienti (l'INCI) dei prodotti solari.
Le creme solari, per essere tali, devono contenere dei filtri solari, ovvero delle sostanze che ci proteggano dai raggi ultravioletti UVA (responsabili dell'invecchiamento prematuro della pelle) e dai raggi UVB (che causano le scottature e gli eritemi). E comunque, nessun prodotto cosmetico è in grado di filtrare la totalità dei raggi ultravioletti.
Il fattore di protezione solare (SPF) scritto in etichetta indica la protezione verso i raggi UVB, ovvero di quante volte posso prolungare il tempo di esposizione al sole prima che subentri l'eritema.
In pratica, se solitamente mi compare la scottatura dopo 5 minuti di esposizione senza crema, con un prodotto SPF 30 potrò stare 5 x 30 = 150 minuti prima di scottarmi.
Però gli SPF sono valori calcolati da prove in laboratorio, per un massimo di 2 ore e con una certa quantità di crema (precisamente 2mg/cm2 ).
La Direttiva Europea del 2006 n.647 indica infatti che “per raggiungere il livello di protezione indicato dal fattore di protezione solare, i prodotti devono essere applicati in quantitativi analoghi a quelli utilizzati in sede di prova, vale a dire 2 mg/cm2, pari a 6 cucchiaini da tè (36 grammi circa) di lozione, per il corpo di un adulto medio”.
E allora dobbiamo considerare che non abbiamo tutti la stessa carnagione, andiamo al mare a orari diversi e molto spesso ce ne spalmiamo molto meno! Quindi non ci si può basare solo su di un calcolo matematico del tempo prima di arrostirsi!
Per quanto riguarda invece la protezione verso i raggi UVA, questa dovrebbe essere uguale o maggiore di 1/3 di quella UVB dichiarata, cioè se una crema ha un SPF di 30, deve possedere un effetto filtrante UVA almeno di 10 (sempre secondo la Direttiva CE del 2006, ma è una raccomandazione, non è vincolante!).
I filtri solari possono essere di 2 tipi, fisici e chimici e agiscono in due modi diversi quando vengono spalmati sulla nostra pelle. Semplificando molto succede questo: i filtri chimici assorbono la radiazione solare e la trasformano in calore, i filtri fisici la riflettono (come uno specchio).
Ecco perché vanno messi prima di arrivare in spiaggia ed esporsi al sole. Di certo non è una buona idea lasciarli in borsa al caldo sotto l'ombrellone...
I filtri chimici sono sostanze vietate nei disciplinari dei prodotti eco-bio. Sono molecole di sintesi (cioè create in laboratorio) spesso complesse e piuttosto inquinanti (è dimostrato che il loro bioaccumulo provoca danni ambientali). Inoltre, se non sono «fotostabili», cioè resistenti alla radiazione solare, durante l'assorbimento dell'energia degli UV potrebbero creare altri composti dannosi per la pelle.
Inoltre, cosa piuttosto preoccupante secondo me, sono stati trovati nel latte materno!
Per esempio molecole come Ossibenzone=benzophenone-3, 4-Methylbenzylidencamphor, Paraaminobenzoico acid(PABA) sono considerati problematici.
Esistono però anche i filtri chimici di nuova generazione che sembrano non essere più così invasivi (almeno secondo gli studi attuali) e maggiormente fotostabili e sono: Terephthalylidene Dicamphor Sulfonic Ac= Mexoryl SX, Drometrizole Trisiloxane= Mexoryl XL , Bis-Ethylhexyloxyphenyl Triazine = Tinosorb S, Methyilene Bis-Benzotriazolyl Tetramethylbuthylphenol = Tinosorb M.
Terrificanti questi nomi vero?
Faccio fatica pure io a ricordarli... ma con un po' di attenzione e l'aiuto del Biodizionario sarà facile individuarli!
Bisogna anche tenere conto che i filtri solari non sono solo presenti nelle protezioni solari “dichiarate”, ma anche in alcune creme giorno o creme per le mani (che vengono denominate a volte “anti invecchiamento”).
Quindi è probabile che veniamo a contatto con essi molte più volte nella giornata e durante l'anno, non solo se andiamo in spiaggia.
Nei solari eco-bio troveremo solo filtro fisico, ovvero il biossido di titanio per l'UVB (inci name: Titanium Dioxide). Per schermare gli UVA è spesso accoppiato con il gamma orizanolo o l'ossido di zinco, sostanze ammesse nelle formulazioni cosmetiche ma non classificate come filtri solare UV dal regolamento cosmetici.
Anche con il filtro fisico ci deve però essere accortezza nella formulazione del prodotto.
Infatti, per migliorare la piacevolezza e spalmabilità della crema, spesso il biossido di titanio viene «micronizzato», cioè ridotto in particelle molto piccole, altrimenti lascerebbero uno strato bianco sulla pelle molto evidente. Questa riduzione delle dimensioni però potrebbe causare la formazione di radicali liberi una volta esposto ai raggi solari. Quindi, in una crema solare ben fatta a base di biossido di titanio, devono essere presenti in quantità anche gli antiossidanti (vitamina E per esempio, che blocca i fenomeni ossidativi).
L'importante è che questi filtri minerali non siano in forma “nano", cioè particelle ancora più piccole delle micro. Infatti, da alcuni studi effettuati, sembra possano penetrare nelle cellule e non sappiamo che reazioni questo possa scatenare...
Comunque, per non rinunciare agli indiscutibili vantaggi di stare al sole, cerchiamo di ricordarci alcune cosette in merito alle creme solari:

- Spalmarle a casa, o comunque PRIMA di esporsi al sole, diventerà una proficua abitudine
- Lavare sempre il solare a fine giornata, evitando di dormire con tutte quelle molecole strane...
- Se sei una mamma che allatta magari cerca di evitare i prodotti contenenti filtri chimici...
- Se fatti bene, i solari resistono anche ai bagni interminabili dei marmocchi, ma sicuramente un'aggiuntina sarà di aiuto
- Sarebbe meglio non usare l'anno successivo alla fabbricazione le creme a base dei filtri chimici, perché questi si degradano nel tempo e non potremo sapere se la protezione da alta sia diventata media o addirittura bassa. Invece per quelle a base di filtro chimico non cambia nulla
- I filtri fisici «nano» li escluderei a priori
- Se si decide di acquistare solari a base di filtro fisico (biossido di titanio), cercare tra quelli più ricchi di antiossidanti: vitamina E, gamma orizanolo, estratto di carota, ecc.
Se si opta per i solari a base di filtri chimici scegliere quelli contenenti i filtri di nuova generazione (Tinosorb, Mexoryl) e magari senza petrolati, siliconi e altri ingredienti problematici

Esattamente come gli altri cosmetici, non è detto che il prodotto migliore sia quello più pubblicizzato o si compri solo in farmacia o erboristeria. Potrebbe esserci anche nella grande distribuzione.
Personalmente ritengo che per i bambini sia ancora più importante preferire prodotti ben formulati. Non solo perché la loro pelle è delicata, ma anche per non spalmare loro molecole strane. Vi assicuro che ce ne sono di buoni, di aziende italiane e a costi contenuti.
Anche se, secondo gli esperti, la migliore protezione solare per i bimbi è maglietta e cappellino...
BUON SOLE!!!!!

Per approfondire:
L'angolo di Lola http://lola.mondoweb.net/viewtopic.php?f=22&t=5996
BioDizionario: Cosmetici e prodotti Biodegradabili http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2

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Lo so, è una brutta storia, le cavie da laboratorio, usate per valutare la tossicità di una sostanza, oltre al dispiacere mi fanno anche molta rabbia.
Possibile che la ricerca non abbia ancora trovato un metodo valido e affidabile “in vitro”, cioè effettuato su cellule coltivate in laboratorio e non più “in vivo”, cioè su esseri viventi?
Comunque, è l'industria farmaceutica quella maggiormente responsabile di tali test.
Infatti un farmaco prima di poter essere immesso sul mercato ha bisogno di molti anni di studi, non solo per valutarne l'efficacia, ma soprattutto per scongiurarne la pericolosità (e nemmeno ci riesce sempre).
Molti staranno pensando anche ai prodotti cosmetici, in che modo vengono testati?
Siamo invasi da flaconi con disegni di coniglietti e scritte tipo “cruelty free” o “prodotto non testato su animali”, ed è qui che nasce la confusione e l'errore.
Per determinare la sicurezza di una crema o un rossetto non si fanno test sugli animali in Europa.
Esiste un articolo di Legge compreso nel "Regolamento Europeo Cosmetici" (REGOLAMENTO CE n. 1223/2009 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 30 novembre 2009 sui prodotti cosmetici).
Tale regolamento è entrato in vigore dalla data di pubblicazione e terminerà il suo iter nel 2013.
(Un Regolamento è diverso da una Direttiva, quest'ultima infatti deve essere recepita nell'ordinamento nazionale mentre il regolamento entra immediatamente in vigore senza alcun recepimento.)
L'articolo sulla sperimentazione animale è il n°18 ed è molto chiaro in proposito:
“è vietato sperimentare i prodotti cosmetici finiti e gli ingredienti cosmetici sugli animali (divieto di sperimentazione) e immettere sul mercato comunitario prodotti cosmetici finiti e ingredienti, presenti nei prodotti cosmetici, che sono stati sperimentati su animali (divieto di commercializzazione)”.

Quindi nessuno all'interno della Comunità Europea può testare il suo cosmetico su cavie perché sarebbe fuori legge!
E dunque scrivere “cosmetico non testato su animali” non è un valore aggiunto di quel particolare prodotto o di una determinata azienda. Sembra più una trovata del marketing, tipo “specchietto per allodole”, che punta ad attirare il consumatore sensibile e animalista.
In pratica sarebbe come voler specificare una cosa ovvia, allora potrebbero anche scrivere “cosmetico preparato con acqua umida”...
Ne consegue che tutti i produttori di cosmetici, sia quelli sensibili all'eco-bio, che quelli che utilizzano sostanze non dermocompatibili, petrolati o siliconi, sono sullo stesso piano da questo punto di vista, con o senza “coniglietti” sull'etichetta.
Recentemente (dicembre 2012) anche la Cosmetics Europe, che rappresenta l'insieme dei produttori europei di cosmetici (ed è una fonte molto autorevole ) si è espressa sulla questione.
Ha preso una posizione ufficiale contro il claim “cruelty free”, ritenendo sia necessario rimuovere tali etichette perché “misleading” ovvero ingannevoli (questo è l'articolo)
Secondo la Commissione Europea, l'indicazione sulla confezione che il prodotto è stato sviluppato senza fare ricorso alla sperimentazione animale è consentita, ma si deve DIMOSTRARE che le materie prime NON siano state sottoposte a tali test dalla ditta che le vende ma ANCHE da tutte le altre ditte.
E questo dubito che qualcuno possa scriverlo...
E già...
Perché la realtà è che TUTTE le sostanze chimiche presenti sul mercato e utilizzate per creare prodotti di vario genere (cosmetici, detersivi, colle, vernici, ecc.) sono state testate almeno una volta su animali.
Anche quelle più ecologiche e biodegradabili, tranne i "derivati vegetali non sottoposti a trasformazioni chimiche".
Certamente tali test non sono fatti dalle aziende che producono poi i prodotti che le contengono e nemmeno dai loro fornitori.
Però qualcuno, almeno una volta, anche molti anni fa, lo ha fatto, altrimenti non sarebbero sostanze commercializzabili perché non sono ritenute sicure. Lo si può vedere anche dalle “scheda di sicurezza” che una materia prima deve necessariamente possedere per essere messa in vendita, in cui compaiono le informazioni tossicologiche (es. c'è il test di tossicità acuta, il DL50, che prevede la somministrazione della sostanza fino a quando muore "solo" il 50% della popolazione animale).
La Direttiva CE del 2006 chiamata REACH (Registration, Evaluation and Authorisation of Chemicals) prevede che TUTTE le sostanze immesse sul mercato debbano essere testate conformemente a quanto stabilito dall'Unione Europea, utilizzando tutti i test disponibili sia in vitro sia su animali, qualora non vi siano altri test validati per poterli sostituire. L'ECVAM (European Centre for tha Validation of Alternative Methods) è l'ente preposto per convalidare metodi alternativi alla sperimentazione animale.
Attualmente, gli esperimenti per i quali non ci sono ancora metodi alternativi in vitro sono quelli concernenti la tossicità da uso ripetuto, la tossicità riproduttiva e la tossicocinetica, ma il periodo di attuazione è limitato all’11 marzo 2013 e questa, se non ci saranno rinvii, mi sembra una buona notizia!
A questo punto molti di voi potranno pensare: se uso solo prodotti di vecchia formulazione, non incrementerò la sofferenza animale.
Secondo me questo non è molto logico. Magari quelle “vecchie” sostanze usate sono altamente inquinanti. Se si hanno a cuore gli animali questo comprende tutti gli animali, anche gli organismi acquatici e noi umani suppongo! Personalmente credo che la ricerca di nuove molecole vada sempre sostenuta. Potrà creare sostanze maggiormente biodegradabili o dermocompatibili. E' grazie alla ricerca che adesso abbiamo nuove molecole di sintesi molto meno impattanti sull'ambiente!
Ritengo che la normativa sui cosmetici sia molto interessante, perché affronta il problema dei test su animali ed è volta alla loro soppressione, quindi le lotte animaliste hanno dato qualche frutto!
Spero sia altrettanto chiaro che questo mio discorso non vuole certo sminuire il grande lavoro che fanno le grandi associazioni animaliste e antivivisezioniste, ci mancherebbe!
Sono assolutamente a favore delle iniziative per eliminare le sofferenze degli animali in tutti gli ambiti!
Però a me non piace essere presa in giro, e tanto meno, nascondermi dietro un coniglietto nella scelta di un cosmetico...

Per approfondire:
http://www.salute.gov.it/cosmetici/paginaDettaglioCosmetici.jsp?id=160&menu=sperimentazione
http://www.salute.gov.it/sicurezzaChimica/paginaMenuSicurezzaChimica.jsp?menu=reach&lingua=italiano
Biodizionario: Cosmetici e prodotti biodegradabili

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La pubblicità e il marketing non risparmiano nessuno, anche per i bambini ci sono in commercio una miriade di prodotti per la detergenza, cambio pannolino e cura quotidiana. Purtroppo, ho verificato più volte, che alcuni tra quelli famosi o acquistabili in farmacia hanno una lista di ingredienti (l'INCI) proprio scadente...
E poi, secondo me, non c'è un gran bisogno di tutti quei cosmetici, i bimbi non puzzano come gli adulti. Certo, quando fanno cacca e pipì sì, accidenti! E anche se rigurgitano o sono particolarmente sbavosi a causa dei dentini, ne so qualcosa! Ma in questi casi basta cambiare pannolino o vestitino.
Mi riferivo al fatto che le ghiandole sudoripare “apocrine”, responsabili delle secrezioni cutanee più puzzose, iniziano la loro attività solo a partire dalla pubertà. Quindi non c'è bisogno di interventi drastici di pulizia!
I neonati passano la maggior parte del tempo in culla o in braccio, quanto si potranno sporcare?
Se sono più grandicelli certamente staranno più tempo per terra (i più fortunati al parco) o a contatto con altri esserini mocciolosi e spesso avranno le mani e viso appiccicosi di pappa e merenda. Che senso avrebbe “sterilizzarli” a fondo, tanto dopo pochi minuti saranno già sozzi...
A parte gli scherzi, basteranno ovviamente poche e semplici regole di igiene, che gli consentiranno di sviluppare normalmente anticorpi.
Certamente il bagnetto è un momento divertente e piacevole, non solo un atto di pulizia. Ma non è indispensabile farlo tutti i giorni e comunque basta usare solo un po' di amido di riso o mais (puro, senza profumi o brutti conservanti) e un cucchiaio di sale integrale (per ripristinare i sali minerali persi durante il bagno). A divertire il bimbo nell'acqua saranno i giochini colorati e galleggianti che ci metteremo dentro, non tanto la schiuma del detergente!
Anche per il cambio di pannolino l'acqua può bastare, magari aiutati da un po' di cotone imbevuto sempre di acqua o olio di oliva o di riso per togliere il grosso della pupù. Oppure ho trovato molto utile sbriciolare il suddetto amido di riso, prenderne un po' con le mani e farne una specie di pappetta con l'acqua da usare tipo sapone, per lavare il sederino in modo delicato ed ecologico.
Non dobbiamo dimenticare che la pelle di un  neonato o di un bambino è delicata e nuova e non ha lo strato idrolipidico come negli adulti (questo strato si formerà solo in pubertà).
Quindi, tutte le sostanze con cui verrà a contatto tramite detergenti o creme penetreranno più facilmente e alcune potrebbero SENSIBILIZZARLI. Infatti, le ultime ricerche evidenziano che alcune allergie si sviluppano da 0 a 3 anni ma poi, improvvisamente, scoppiano in età adulta, intorno ai 20 anni.
Di conseguenza, non solo credo sia meglio RIDURRE il più possibile il numero di molecole da far arrivare alla pelle dei bimbi, ma anche stare attenti a QUALI sostanze sono contenute nei prodotti.
Se ho la necessità di usare un detergente vero e proprio per lavare i bambini o cerco una crema idratante o una pasta protettiva all'ossido di zinco (per gli arrossamenti da pannolino) scelgo prodotti semplici, preferibilmente con INCI corto e molecole chimiche possibilmente “green”.
Innanzitutto devono avere pochi allergeni e quindi essere poco profumati. La comunità europea ha stilato la lista di 26 sostanze chiamate allergeni del profumo, da segnalare obbligatoriamente in coda all'INCI e indicati con un asterisco, es: linalool, geraniol, citral, limonene.
Il profumo non è indispensabile, se ne può fare assolutamente a meno. E poi il neonato trova conforto proprio con gli odori naturali, quello della mamma per esempio, perché confonderlo con i profumi? Eppure vendono pure profumi per bebè, pessima idea!
Gli estratti vegetali tipo calendula e camomilla, possono certamente contribuire a creare un ottimo prodotto per bambini, ma non dovrebbero essere un numero elevato, sempre per problemi di allergie. Gli oli essenziali invece, è meglio che non ci siano proprio, sono molto potenti e attivi, potrebbero essere pericolosi.
Come sempre vale il motto che “non tutto ciò che è naturale è innocuo” (anche la cicuta è una pianta... mortale!).
I conservanti sono invece necessari nei cosmetici ed essendo dei biocidi saranno per forza un po' aggressivi. Ma alcuni sono migliori di altri in termini di dermo-compatibilità ed ecologicità, per esempio il sodium deydroacetate. Sicuramente scarto tutti i conservanti cessori di formaldeide (un cancerogeno accertato!) ovvero: imidazolidinyl urea, diazolidinyl urea, DMDM hydantoin, sodium hydroxymethylglycinate, 2-Br-2 nitropropene-1,3 diol.
Evito accuratamente anche tutte le sostanze che iniziano per Tea, Dea, Mea (che potrebbero formare nitrosoammine cancerogene in alcune condizioni), i PEG e PPG (che aumentano la permeabilità della pelle, ma così passano anche tutte le altre schifezze presenti nel prodotto! e sono derivati petroliferi etossilati (*).
Scarto anche prodotti contenenti BHT e BHA (antiossidanti e disturbatori endocrini, una buona vitamina E risolverebbe il problema senza effetti secondari). Anche i non biodegradabili siliconi (dimethicone, Cyclopentasiloxane) che creano la crema vellutata e maggiormente spalmabile sono facilmente sostituibili da sostanze vegetali e dermocompatibili (come Caprylic/Capric triglyceride) quindi cerco di evitarli.
Faccio attenzione anche la lanolina, estratta dal sebo di pecora, perché potrebbe essere un ingrediente problematico se non è bio. Infatti può essere contaminata da pesticidi, irritanti e allergizzanti, che la pecora non assorbe con l'alimentazione ma pascolando su terreni inquinati e poi si concentrano nella lanolina.
Infine, ma non per importanza, non voglio in un cosmetico per bambini petrolatum, paraffinum liquidum, paraffin e compagnia bella. Sono sostanze che derivano dalla raffinazione del petrolio, molto usate come emollienti perché non irrancidiscono e soprattutto costano poco. Ma sono occlusive, non lasciano respirare la pelle (è come avvolgersi con una busta di plastica) e sono anche inquinanti.
Inoltre il petrolatum (la comune vaselina) è riconosciuta dalla Direttiva delle Sostanze Pericolose (67/548/CEE) come sostanza CMR2, ovvero non ha una diretta causalità nella formazione del cancro, come può essere ad esempio la formaldeide o l'amianto, ma è fortemente sospettata. Viene però ammessa in prodotti cosmetici “se il fornitore garantirà di essere a conoscenza dell'intero processo di raffinazione delle materie prime utilizzate nella produzione della vaselina che escluda eventuali impurezze cancerogene”.
A me questa cosa mi fa veramente arrabbiare: esistono validissimi oli e grassi vegetali altrettanto emollienti e in più biodegradabili per sostituire i petrolati, perché non vietarli e basta?
I petrolati si trovano in grande quantità (perché ai primi posti dell'INCI) nelle creme idratanti, lenitive e nelle paste all'ossido di zinco per il cambio pannolino (e poi ci lamentiamo se il culetto diventa rosso fuoco...) e “spalmati” nei pannolini stessi.
E anche un famosissimo e vecchissimo olio per bimbi è costituito praticamente solo da paraffinum liquidum e profumo.
Già vi sento dire: “siamo stati tutti spalmati con quell'olio e non ci è successo nulla”.
Sicuramente!
E spero non ci succederà mai nulla!
Ma i bambini di adesso sono molto più esposti agli inquinanti, presenti anche nell'aria e negli alimenti che ingeriscono. Tutte queste sostanze si sommano e si accumulano, devo proprio aggiungerci anche il cosmetico schifezza?
Per il massaggio dopo bagnetto posso benissimo usare olio alimentare puro, senza conservanti e magari da agricoltura biologica, come quello di mandorle dolci, di riso o l'ottimo olio di vinaccioli (leggero, assorbibile e tollerabile).
Comunque, la documentazione scientifica sulle “dermatiti da petrolatum” è molto vasta e c'è anche uno studio che definirei “inquietante” che riguarda proprio l'uso dell'unguento al petrolatum. E' di Conner, JM, Soll RF, Edwards WH. “Topical ointment for preventing infection in preterm infants” (Cochrane Review).
Riguarda l'applicazione di unguento sui bimbi nati prematuri che sviluppano spesso infezioni batteriche durante la permanenza in ospedale. La loro pelle non è completamente formata e quindi potrebbe non essere una barriera efficace. L'uso dell'unguento può proteggere la pelle e prevenire il passaggio di germi al sangue con conseguenti infezioni. In realtà dallo studio è emerso che applicando di routine l'unguento, anche sui quei bambini in cui non c'era un evidente lesione sulla pelle, le infezioni batteriche aumentavano! Le ragioni non sono chiare, ma la conclusione è che tale unguento aumenta i rischi di infezione e che quindi non deve essere applicato in modo routinario....
Tutti questi ingredienti problematici menzionati si trovano anche nelle salviette detergenti usa e getta, sia per il cambio pannolino sia quelle per pulire le manine o il ciuccio, che ovviamente i bimbi si mettono in bocca! Certamente oltre a evitarle per la loro composizione chimica, cerco di limitarne l'uso anche perché diventano un rifiuto bello corposo. Comunque a volte sono utili, soprattutto per i cambio fuori casa, così le ho trovate addirittura compostabili, con buoni ingredienti e ottimo prezzo in un discount...
E' chiaro che la preventiva lettura dell'INCI e la consultazione del Biodizionario è d'obbligo nella scelta dei prodotti da acquistare. Scoverete tantissimi buoni prodotti a prezzi contenuti sia sul web sia nella grande distribuzione e addirittura nei discount. Alcuni cosmetici sono anche certificati, cercate quelli con certificazioni serie però, come Cosmos o NaTrue (**). La formulazione che ottiene questi marchi è stata analizzata da una commissione qualificata, vengono escluse molte sostanze consentite dalla cosmesi tradizionale e c'è il controllo del sito di produzione.
Ve ne avevo già parlato in un altro articolo, ma lo ripeto a scanso di equivoci. Nessun prodotto in commercio è tossico o nocivo, perché tutti gli ingredienti sono usati entro i parametri di legge. Però il formulatore non può, ovviamente, tener conto di quanti cosmetici una persona può usare in un giorno e quindi qualcuno, potrebbe venire a contatto più volte con un ingrediente problematico e così la dose supererà la soglia definita innocua per legge.
Cercando con un po' di pazienza avrete un prodotto buono ed ecologico. Tanto ormai è ovvio: tutto ciò che immettiamo nell'ambiente ci si ritorcerà contro prima o poi e comunque il primo “depuratore” di eventuali schifezze nel cosmetico siamo noi...
Buona ricerca e baci ai pupi!

(*)La molecola derivante dal petrolio è l'ossido di etilene gassoso, il numero scritto vicino alla sigla PEG o PPG indica le molecole presenti. Durante la sintesi chimica della fabbricazione di queste sostanze, due molecole di ossido possono legarsi insieme e creare del diossano cancerogeno.

(**)Cosmos (Cosmetics Organic Standard) è entrato in vigore nel 2009, appoggiato dagli enti certificatori  Ecocert e Cosmebio (Francia), Bdih (Germania), Soil Association (Regno Unito), Bioforum (Belgio) e Icea (Italia). Lo scopo finale e la sostanziale innovazione, è quello di ottenere una cosmesi sostenibile su tutto il suo ciclo produttivo, che va dall'origine delle materie prime, al packaging, alla comunicazione.
Altri organismi certificatori nazionali, tra i quali CCPB (Italia), Bio.Inspecta (Svizzera), EcoControl (Germania), hanno dato vita ad un altro disciplinare chiamato NaTrue. Lo scopo dichiarato da NaTrue è di offrire un marchio che indirizzi e tuteli il consumatore che vuole scegliere prodotti realmente naturali. I criteri di NaTrue sono molto più restrittivi di quelli di Cosmos, tuttavia non prestano molta attenzione all'intero ciclo di vita del prodotto, sforzo che invece è compiuto da quest'ultimo (fonte: www.skineco.org).

Per approfondire ecco le fonti:
Biodizionario: Cosmetici e prodotti biodegradabili  http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2
I consigli della dermatologa Riccarda Serri:  www.riccardaserri.itwww.skineco.org

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Torna questa settimana l'apprezzata rubrica “Mamma Chimica” di Sara Alberghini, che non vediamo l'ora di avere come abitante dell'Ecovillaggio Solare di Alcatraz. Questa settimana si parla di Ecolabel. Buona lettura!

La certificazione Ecolabel è un marchio di qualità ecologica concepita e garantita dalla UE.
Si riconosce dal simbolo del “fiorellino europeo” riportato direttamente in etichetta.
Secondo me è un ottimo compromesso di performance-prezzo-impatto ambientale tra i prodotti ecologici di nicchia e quelli commerciali famosi, più economici ma inquinanti.
Inoltre i prodotti Ecolabel si possono anche trovare nei supermercati e nei discount...

Un prodotto o un servizio ottiene il marchio Ecolabel solo se:

1) è efficace (es. detersivi che lavino!)
2) non contiene sostanze pericolose per la salute
3) abbia un impatto ambientale minimo anche usando sostanze (o parti di molecola) di origine petrolifera. Infatti CALCOLA esattamente l'inquinamento che il prodotto avrà durante “l‘intero ciclo di vita”, dalle materie prime fino all'arrivo nelle acque reflue. Quindi c'è attenzione anche al tipo di confezione o flacone. Non gli interessa invece l'origine della materia prima. In pratica l'obiettivo è che Ecolabel arrivi a coprire il 30% dei prodotti esposti in un negozio. (Ovviamente se fosse imposto di usare "solo" sostanze di origine vegetale, sarebbe un vero e proprio disastro ecologico, perché le piantagioni di cocco e di palma verrebbero devastate!)

L’Ecolabel è uno strumento che consente al consumatore di riconoscere facilmente, al momento dell'acquisto, i prodotti formulati secondo i 3 obiettivi posti dalla UE. Non solo sarà un acquisto ambientalmente consapevole, ma incoraggerà i produttori a progettare sempre più prodotti ecologici.
E' stato introdotto con il Regolamento comunitario n° 880/92, che attesta specifici requisiti ambientali, definiti "criteri", redatti dal Comitato dell’Unione Europea per il Marchio Ecologico (CUEME), su mandato della Commissione Europea. Questi criteri ambientali sono il risultato di validi studi scientifici e sono concordati tra tutti i paesi membri dell‘Unione Europea.
Questo standard è valido e riconosciuto in tutti i Paesi che fanno parte della Comunità Europea.
La richiesta del marchio Ecolabel è "volontaria" da parte dell'azienda che vuole certificare i propri prodotti.
NON È UN‘AUTO-DICHIARAZIONE DEL PRODUTTORE O DEL FORNITORE DI SERVIZI, perché l‘ottemperanza ai criteri ambientali è verificata, certificata e controllata da una "terza parte indipendente", che procederà a rilasciare l’etichetta. Questa è una garanzia per il consumatore, ma è anche indice della serietà dello standard. Una volta aderito all’Ecolabel, l’azienda è tenuta al rispetto dei parametri tecnici fissati dalla UE.
Per verificare quali siano i prodotti che hanno avuto l'autorizzazione del marchio c'è il catalogo on line: http://ec.europa.eu/ecat/

Altre certificazioni (serie) come Ecocert, Natrue, Cosmos, ICEA, badano moltissimo all'origine della materia prima ma poco al “destino” nell'ambiente e comunque non lo calcolano scientificamente. Speriamo che in futuro i due sistemi si integrino e si completino (il Biodizionario, in pratica già lo fa).
Per es. le performance di lavaggio di un detersivo sono uno dei capisaldi della certificazione europea Ecolabel ed anche di ICEA, se “non lava” non otterrà nessuno dei due marchi.
Se un prodotto ecologico non lava, diventerà peggiore di quello sintetico, magari non ecologico, ma efficace! Infatti, nel primo caso dovrò usare molto più detersivo o ripetere i lavaggi...
Le certificazioni come ICEA, ECOCERT ed ECOLABEL certificano solo il prodotto e non la ditta che li produce. EMAS, invece, certifica l'azienda e non i prodotti.
Insomma, non vi resta che cercare e provare i fiorellini!

Per approfondire ecco le fonti:
- Fabrizio Zago: chimico industriale, consulente Ecolabel e per molte catene di distribuzione e fabbricanti di detergenti e cosmetici sensibili all'ecologia. www.biodizionario.it e http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2
- Marchio Ecolabel: www.ecolabel.eu

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Nuova puntata della rubrica Mamma Chimica di Sara Alberghini. Sapete cos'è l'INCI? Eppure, probabilmente, ve lo spalmate addosso ogni giorno...
Buona lettura!

INCI

Quando acquistiamo un prodotto cosmetico o un detersivo, credo che non sia importante soffermarsi sulle indicazioni scritte sul fronte del flacone, ma sulla sua composizione chimica, scritta piccola piccola nel retro, l'INCI appunto, che spesso nasconde delle sorprese...

INCI significa “International Nomenclature of Cosmetic Ingredients” ed è la lista di tutti gli ingredienti contenuti nel prodotto, scritti in ordine decrescente fino all'1%, poi si possono mettere a piacimento.
I nomi delle sostanze vengono scritti in latino (es. nomi botanici delle piante) oppure in inglese, se le molecole hanno subito processi chimici o sono prodotte in laboratorio.
Per i cosmetici l'INCI completo sul flacone è obbligatorio, secondo la Direttiva CEE 76/768.
Per i detersivi non è obbligatoria la lista sul contenitore, ma esiste il Regolamento Europeo sui detergenti (n. 648/2004), che impone al fabbricante di avere un sito web (indicato in etichetta) dove si devono trovare tutti i componenti del prodotto in ordine decrescente.
E' importante precisare che i prodotti cosmetici presenti sul mercato NON SONO TOSSICI o FUORILEGGE, perché le sostanze che contengono devono essere in percentuali i cui limiti sono stabiliti per legge.
Il problema è l'accumulo, ovvero la somma delle quantità di una certa sostanze problematica che mi metto addosso in una giornata. Infatti potrebbe essere nel sapone per le mani, nel bagnoschiuma, nel dentifricio, nella crema viso, crema corpo, ecc. e quindi potrei superare di gran lunga la dose consentita e ritenuta non dannosa per l'uomo.
E' chiaro che le sostanze discutibili con cui potremmo venire a contatto si aggiungono anche a quello che respiriamo e a ciò che ingeriamo con il cibo.

Come facciamo a sapere se stiamo acquistando una schifezza?
Ci sono circa 6000 molecole diverse utilizzate per produrre cosmetici, con nomi spesso impronunciabili e, come se non bastasse, spesso i prodotti hanno inci lunghissimi! (quando mi soffermo a lungo a leggere dietro i flaconi, le commesse dei negozi mi guardano con sospetto... mi crederanno un ispettore dei NAS...).

Per questo può essere di aiuto il BIODIZIONARIO, uno strumento utilissimo per valutare l'INCI, creato da Fabrizio Zago, chimico industriale.
E' frutto di un lavoro enorme e disponibile gratuitamente sul web, unico in Italia, a cui si rifanno molte aziende serie sensibili all'eco-bio e alla dermocompatibilità. State tranquilli, non vuole “vendere” nulla!
E' “solo” un elenco pressoché infinito di sostanze valutate in base alle loro caratteristiche chimiche, se sono sintetiche o naturali, se di derivazione petrolifera, vegetale o animale; la loro biodegradabilità; l'impatto sull'ambiente, sull'uomo e sugli organismi acquatici.(*)
La classificazione segue i colori del semaforo: verde è ok, giallo indica attenzione e rosso… lascia perdere!
Il Biodizionario tiene conto sia dell'origine che del destino delle materie prime. Bisogna considerare molti aspetti per valutare una sostanza, non sempre il giudizio può essere netto!
Per es. alcuni estratti totalmente vegetali potrebbero dare allergie e quindi sono considerati “rossi”.
Oppure, molte molecole sono valutate negativamente perché poco sostenibili, necessitano di molta energia per la loro creazione, sono inquinanti e invece potrebbero essere facilmente sostituite dal formulatore con sostanze migliori.
Viceversa, potrebbero avere un pallino “verde” sostanze che sono sintetiche, ma magari molto biodegradabili o attualmente di difficile sostituzione.
Quindi la valutazione subisce dei cambiamenti nel tempo, di pari passo con la ricerca scientifica.
Leggendo l'inci potremo essere CONSAPEVOLI di “cosa” ci spalmeremo addosso, se questa sostanza potrà essere problematica per noi e/o per l'ambiente, e regolarci di conseguenza. Poi ognuno di noi potrà fare la sua personalissima scelta di accettare o meno 1 o 20 o zero pallini rossi!

Per verificare velocemente cosa sto comprando, ecco una breve lista di sostanze che, se trovo in etichetta, mi fanno scartare il prodotto:

imidazolidinyl urea, diazolidinyl urea, DMDM hydantoin, sodium hydroxymethylglycinate, 2-Br-2 nitropropene-1,3 diol: sono dei conservanti, cessori di formaldeide. La formaldeide è un cancerogeno accertato come l'amianto (CMR categoria 1)(**). Questi prodotti rilasciano sempre un po' di formaldeide che uccide i batteri e si consuma. Dopodiché si decompongono per ripristinare l'equilibrio cedendo altra formaldeide (quindi attenzione ai prodotti aperti da molto tempo!)

petrolati (paraffinum liquidum, paraffin, petrolatum, ceresin, vaselina): sono occlusivi (bloccano la traspirazione cutanea), non sono dermocompatibili e sono facilmente sostituibili da sostanze vegetali. Ma sono molto utilizzati perché non irrancidiscono, non danno allergie e sono tra le sostanze meno costose e più stabili in cosmetica. Sono classificati cancerogeni CMR 2 dalla UE (***).

DEA (dietilendiammina), MEA (metiletilendiammina), TEA (trietilendiammina), MIPA: sono emulsionanti, ripristinano il grasso tolto dal tensioattivo SLES, sono aggressivi sulla pelle, potrebbero formare nitrosoammine cancerogene in alcune condizioni.

PEG (emulsionanti, umettanti) PPG (emollienti): aumentano la permeabilità della pelle (ma così passano anche tutte le altre schifezze presenti nel prodotto!) e sono derivati petroliferi “etossilati”. La molecola derivante dal petrolio è l'ossido di etilene gassoso, il numero scritto vicino alla sigla PEG o PPG indica le molecole presenti. Durante la sintesi chimica della fabbricazione di queste sostanze, due molecole di ossido possono legarsi insieme e creare del diossano cancerogeno.

BHT e BHA: antiossidanti e disturbatori endocrini (una buona vitamina E risolverebbe il problema senza effetti secondari!).

Triclosan: è un antibatterico molto penetrante, è stato trovato anche nel latte materno!

Parabeni: è una famiglia di conservanti ancora sotto studio, quasi certamente propyl e buthylparaben sono cancerogeni.

In generale, tutte le parole che contengono iso- e -eth sono sintetiche. Il -th nasconde un certo numero (normalmente scritto) di molecole di ossido di etilene ovvero di un derivato petrolifero al 100% (ossido di etilene gassoso) e che può formare, durante la sintesi chimica, del diossano cancerogeno.

La cosa che mi irrita di più è che spesso i peggiori inci si trovano (ahimè) proprio nei prodotti per bambini e neonati, anche quelli reperibili solo in farmacia...
Molte volte prodotti famosi e super pubblicizzati, non sono assolutamente diversi da quelli anonimi dei discount (se non peggio...). Ma solitamente i loro costi sono anche più elevati e non hanno nulla al loro interno di quello che magari promettono...quindi scartandoli, RISPARMIEREMO!
Viceversa, proprio “spulciando” nei discount o comunque tra prodotti non di marca, ho notato formulazioni molto buone e “green”. Infatti, può capitare che alcune piccole aziende italiane sensibili all'eco bio producano per terzi, oppure sono prodotti “stranieri” meglio formulati.
Ultimamente va di “moda” l'ecologia (fortunatamente), ma ci sono anche molti eco-furbi. Infatti, può accadere che la stessa marca abbia prodotti ottimi e altri pessimi, in termini di inci.
Insomma, non ci si deve fidare delle parole scritte sul flacone come: bio, eco, naturale, dermatologicamente testato, ecc., bisogna CONTROLLARE l'INCI!!!!

N.B.: se scoprirete di avere in casa prodotti con inci non accettabile, non buttateli, perché inquinerete e basta. Potreste “riciclarli” per altri scopi. Es. il bagnoschiuma come detersivo per capi delicati, il balsamo come ammorbidente, la crema come lucido da scarpe...

(*)BIODEGRADABILITA' E IMPATTO AMBIENTALE
Considerare solo la biodegradabilità di una sostanza non è sufficiente per definire la sua “pericolosità”. Occorre conoscere anche la sua tossicità per gli organismi acquatici.
Non è sempre vero che se è “molto biodegradabile” questo corrisponde a un minor impatto ambientale ossia danneggia meno l'ambiente. Ci sono tensioattivi molto tossici ma anche molto biodegradabili ed anche il contrario cioè poco biodegradabili ma anche poco tossici per gli organismi acquatici.
Inoltre dire “completamente” biodegradabile non è corretto. Si può dire "rapidamente", "velocemente" ma non completamente, non c'è nessun metodo OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) che dia questo risultato.
Infatti, i test che vengono eseguiti per stabilire appunto la biodegradabilità di una sostanza, non sono metodi statici o strumentali ma si basano invece sull'azione di batteri che si “mangiano” la sostanza.
Quindi è molto più appropriato parlare di "tendenza" di biodegradabilità.
I testi ufficiali secondo le linee guida OECD (o OCSE Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) definiscono le varie classi di biodegradabilità come:
BIODEGRADABILITÀ AEROBICA
R = Rapidamente biodegradabile
I = Intrinsecamente biodegradabile
P = Persistente. L’ingrediente non ha superato il testo di biodegradabilità intrinseca
O = L’ingrediente non è stato testato
NA = Non applicabile.
Il termine "Completamente” non viene mai usato. Si potrebbe sostenere la definizione completamente se ci si riferisse, ma deve essere chiaro ed espresso, a una sostanza biodegradabile sia in comparto aerobiotico che anaerobiotico.

Attenzione al naturale: non è detto che tutto ciò che deriva dalla natura è innocuo per l'uomo e non darà problemi: la cicuta è una pianta, ma è un veleno mortale per l'uomo. Il petrolio, l'arsenico, il botulino sono naturali...

Attenzione alle sostanze “solo” dannose per l'ambiente: secondo me, ambiente e uomo sono strettamente collegati, se una cosa “fa male” all'ambiente, prima o poi ci si ritorcerà contro... Es. l'EDTA è una sostanza utilizzata nei bagnoschiuma come sequestrante (significa che elimina i sali di calcio e di magnesio che impedirebbero ai tensioattivi di fare il loro lavoro). Non è particolarmente problematica per la pelle ma è un chelante, cioè si lega ai metalli e li porta in soluzione. Quando viene risciacquato e introdotto nell'ambiente, se in eccesso (cioè se diventa un inquinante) rimuoverà i metalli pesanti dai fondali marini, li porterà nelle acque rendendoli disponibile per i pesci, che poi potremo ritrovare nel nostro piatto, con un contenuti di mercurio, piombo, ecc. elevatissimi.

Non mi maltrattate la chimica!: TUTTO E' CHIMICA, possiamo associare una formula chimica a tutte le sostanze conosciute, i processi all'interno del nostro corpo avvengono tramite reazioni chimiche... ma dobbiamo usarla nel modo giusto e, nel caso dei cosmetici o detergenti, scegliere molecole “amiche”!

(**) I CMR sono divisi in 3 categorie:
categoria 1: sostanze i cui effetti cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione nell'uomo sono accertati
categoria 2: sostanze che si presume essere cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione nell'uomo.
categoria 3: sostanze che possono causare problemi per l'uomo, a causa dei possibili effetti cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione.
C = cancerogeno
M = mutagenico
R = pericoloso per la riproduzione

(***) I petrolati sono CMR 2, significa che non hanno una diretta causalità nella formazione del cancro, come può essere ad esempio la formaldeide o l'amianto, ma sono fortemente sospettati, se non si conosce l'intero ciclo di fabbricazione. Infatti, potrebbe non riuscire ad eliminare del tutto le impurezze contenute e quindi non è possibile escludere la presenza di inquinanti. I petrolati sono nella lista degli ingredienti della maggior parte dei rossetti e dei burro cacao, salviette mani bimbi che mettono in bocca... Questi composti attraversano intatti l'apparato digerente e poi vengono espulsi (il nostro fisico non li assimila, per fortuna) ma siccome non so se sono esenti da impurezze cancerogene non mi sembra una furbata ingerirli! Sicuramente le grandi case produttrici faranno seri controlli, ma siccome esistono oli altrettanto emollienti ma biodegradabili, perché usare e spalmarsi il petrolio?  I motivi sono molti: è idratante, crea un film occlusivo, ripara la pelle lesa molto più di qualsiasi altro grasso naturale, non dà allergie, non irrancidisce, è piacevole da spalmare sulla pelle e costa poco...

Per approfondire ecco tutte le fonti:
- Fabrizio Zago: chimico industriale, consulente Ecolabel e per molte catene di distribuzione e fabbricanti di detergenti e cosmetici sensibili all'ecologia http://www.biodizionario.it/ e http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2
- L'angolo di Lola, cosmetici naturali e fai da te
- Saicosatispalmi forum, i cosmetici l'ambiente e tutto il resto
- Riccarda Serri, dermatologa, presidente di Skineco, professoressa all'Università Tor Vergata di Roma

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Continua la rubrica “Mamma Chimica” di Sara Alberghini, ricercatrice, mamma e futura abitante dell'Ecovillaggio Solare. Buona lettura!  

Se una cosa, anche naturale o a basso impatto ambientale, viene utilizzata ma non funziona, allora inquina e basta... figuriamoci se è anche poco biodegradabile! E comunque i rimedi “casalinghi” che non funzionano allontanano dall'ecobio, perché poi non verranno considerati nemmeno quelli efficaci...

1) CON IL BICARBONATO.....
Il bicarbonato di sodio è spesso usato a sproposito o viene consigliato erroneamente attribuendogli proprietà che chimicamente non ha. Il problema è che molti rimedi fasulli sono scritti anche nelle confezioni di bicarbonato dagli stessi produttori!
La cosa certa è che aggiungendo bicarbonato di sodio all'acqua si ha un'idrolisi basica e la soluzione che si ottiene è debolmente alcalina.
Quindi:

Il bicarbonato NON IGIENIZZA: preserva dai batteri solo se in soluzione SATURA, per effetto della sua salinità (infatti la salamoia è un noto metodo di conservazione). Ma non ha questa proprietà se viene usato nel bucato o in lavatrice. Per igienizzare può essere utilizzata l'ACQUA OSSIGENATA o il PERCARBONATO.

Il bicarbonato NON SGRASSA: per sgrassare ci vogliono i tensioattivi e sicuramente l'ambiente alcalino li “potenzierà”. L'alcalinità del bicarbonato è però blanda, se volete un rimedio efficace per pulire lo sporco grasso eccovi una ricettina facile facile:

SPRUZZINO SGRASSANTE:
- 100 g di Carbonato di Sodio (acquistabile nei supermercati come Soda Solvay , NON bicarbonato di sodio.)
- 80/100 g  di detersivo per i piatti concentrato (il tensioattivo appunto)
- portare a 500 g con acqua (sarebbe meglio aggiungere soda all'acqua e non viceversa per non farla diventare un sasso!)
E' molto efficace è mi ha “liberato” dai soliti sgrassatori la cui puzza mi prendeva alla gola e mi dava il voltastomaco!
La dose del detersivo per i piatti potrebbe essere modificata a seconda dell'utilizzo del tipo di prodotto concentrato o non, potrebbe fare troppa schiuma, potreste volere uno sgrassatore più o meno forte, insomma bisogna sperimentare...

Il bicarbonato NON ELIMINA IL CALCARE: questa cosa gira in continuazione e non la capirò mai! Il calcare (carbonato di calcio) viene sciolto in ambiente acido, mentre il bicarbonato è una base debole! E infatti serve proprio per neutralizzare l'acidità dello stomaco!(a)
Per togliere il calcare ci vuole l'ACIDO CITRICO.
Si sostiene che aggiungendo il bicarbonato all'acqua si formi meno calcare, questo è vero ma non è una pratica utile per il lavaggio in lavatrice. Infatti, quando l'acqua nella lavatrice viene riscaldata si forma carbonato di calcio (calcare) che, essendo insolubile, si deposita all'interno della lavatrice stessa formando incrostazioni di calcare.
Aggiungendo bicarbonato è vero che una parte del calcio e del magnesio si "sposta" verso quest'ultimo, si forma bicarbonato di calcio, più solubile del carbonato di calcio, ma il carbonato rimane, quindi il problema non si risolve.
Le alte temperature sono il metodo per eliminare la durezza temporanea dell'acqua, dovuta ai bicarbonati di calcio e magnesio:  Ca(HCO3)2  ? CaCO3 + CO2 + H2O, quindi se laviamo con acqua calda sempre calcare precipita appunto nella lavatrice (e se la temperatura aumenta la reazione si sposta a dx)!
Inoltre, lavando con acqua calda, la temperatura degrada il bicarbonato trasformandolo in carbonato di sodio (soda solvay) e quindi il problema viene accentuato invece che risolto: (2 NaHCO3 ? Na2CO3 + H2O + CO2). La soda solvay non ha una azione anticalcare diretta ma indiretta e fa ancora peggio: scambia il sodio con il calcio e diventa calcare vero e proprio che precipita sulla lavatrice e sugli indumenti!

Il bicarbonato NON HA NESSUNA CAPACITA' AMMORBIDENTE: gli ammorbidenti contengono delle sostanze “antistatiche”, che riducono cioè le cariche elettrostatiche tra le fibre e conferiscono piacevolezza al tatto (un effetto “cosmetico” al bucato). L'altra funzione è dovuta alla sua acidità che neutralizza l'alcalinità del bucato, dovuta al detersivo, ed elimina eventuali tracce di enzimi (potenzialmente allergizzanti)
Il bicarbonato non contiene queste sostanze ed è una base debole...

(a)  Gli antiacidi sono basi deboli che neutralizzano l'acidità dello stomaco e alleviano i dolori e bruciori provocati dalla presenza di acido cloridrico. Sono preparati contenenti bicarbonato e altri sali di Mg, Ca, Al. Sono eliminati dallo stomaco in meno di un'ora. La loro efficacia è maggiore se presi dopo il pasto: il cibo rallenta lo svuotamento dello stomaco e quindi restano efficaci più a lungo.

NaHCO3 + HCl ? NaCl + H2CO3  
H2CO3 ? H2O + CO2
Il bicarbonato trasforma l'acido cloridrico (acido forte) nello stomaco in acido carbonico (più debole) che a sua volta in soluzione si scinde in anidride carbonica (che è un gas, quindi si allontana con la tipica sensazione di digestione). In pratica rimane acqua e sale.

2) CON IL SAPONE.....
Mi riferisco alla saponetta classica o quella di marsiglia. Spesso viene consigliata per alcuni usi assolutamente non idonei o addirittura controproducenti.
A prescindere dai gusti di ognuno su come e con cosa lavarsi o lavare, ci sono delle proprietà oggettive del sapone da considerare.
Qualsiasi sapone, anche quello fatto in casa, bio o esotico, ha un pH basico intorno a 9, anche 10 a volte. Inoltre, sciolto in acqua, il sapone si lega al calcio e magnesio e forma dei sali insolubili (la riga molliccia e grigia che si ritrova sul lavello o sulla vasca). Più l'acqua è dura e maggiore sarà questo fenomeno.
Per questi motivi:

Il sapone non va bene per lavare i capelli! si rovinano, diventano stopposi e fragili! Bisognerebbe vederli al microscopio....
Se ci pensate il sapone si usa spesso per radersi, per far scivolare meglio la lama, ma questa  funzione si otterrebbe anche con un lavapiatti che di schiuma ne fa moltissima! In realtà è l'alcalinità peculiare del sapone o della schiuma da barba che apre il pelo (gonfiandolo) e ne riduce la consistenza, così viene tagliato meglio e più facilmente. La stessa cosa succederà ai capelli!

Il sapone (o saponata liquida o lisciva) da solo lava poco e ingrigisce la biancheria: il sapone di marsiglia è certamente ottimo per pretrattare le macchie sui tessuti da mettere in lavatrice. Però poi il detersivo, oltre al tensioattivo, contiene anche dei “sequestranti”, sostanze che appunto “sequestrano” (tolgono) gli ioni calcio e magnesio riducendo la durezza dell'acqua e facendo si che non precipitino sali insolubili sui vestiti.
Quindi lavare i panni con detersivi autoprodotti a base solo di sapone di marsiglia, o scaglie sciolte in acqua oltre a lavare pochino, con il tempo li ingrigisce e li rende appesantiti ed incrostati (perché appunto pieni di depositi insolubili che si fissano alle fibre).
Sicuramente tutti penseranno alla nonna che aveva “splendide lenzuola bianche stese al sole”, allora dobbiamo tenere presente un po' di cosette:

Le nonne usavano sapone puro direttamente sui tessuti ed esercitavano un'azione meccanica vigorosa chiamata ”olio di gomito”. Non si possono avere risultati soddisfacenti unendo rimedi antichi con le lavatrici moderne. il solo sapone diluito in tutta l'acqua della lavatrice, circa 15 litri, non può fare miracoli...
Il bucato si lavava molto più di rado, quindi era davvero sporco e così si notava molto la differenza dopo il lavaggio, non come noi che cambiamo i vestiti giornalmente e sono pressoché puliti quando vanno in lavatrice, magari puzzolenti e sudati ma non impataccati e infatti per le macchie pretrattiamo.
Il lavaggio con lisciva consisteva nel far bollire la biancheria per ore con cenere e sapone. Quindi già la sola acqua bollente dava una bella botta allo sporco. E poi l'alcalinità della cenere aiutava il sapone. (Non saremo mica pazzi a fare lavatrici a temperature cosi!?!?)
Le nonne stendevano al sole che igienizza e sbianca. Per esempio. le macchie di pupù o di pomodoro che dopo lavaggio sono rimaste sui vestiti, stendendoli al sole vanno via o si attenuano notevolmente perché le sostanze responsabili del colore sono fotolabili (invece spesso in città non abbiamo posti per far asciugare i panni all'aperto oppure lo smog sporca e puzza tutto il bucato...)
In ogni caso il bucato lavato con sapone si ingrigiva a causa dei sali che si depositavano sui tessuti, magari ci voleva più tempo per accorgersene perché non lavavano così spesso e non avevano paragoni con altro detersivo! Adesso i formulatori di detergenti inseriscono i tensioattivi, i sequestranti e gli sbiancanti....

3) CON L'ACETO...
L'aceto contiene acido acetico e quindi potrebbe essere utile in tutti quei casi in cui serve acidità per ottenere dei risultati. Esempi: sciogliere il calcare, decalcificare la lavatrice, rendere i capelli più lucenti e morbidi, togliere l'alcalinità al bucato.
L'aceto lo abbiamo tutti a casa, è naturale e commestibile...
Comunque, se il nostro interesse è diminuire l'impatto ambientale delle nostre pratiche quotidiane, eliminando prodotti tradizionali di sintesi, allora dobbiamo essere “precisini” e dire come stanno le cose rigorosamente.
Gli studi di biodegradabilità(*) fanno emergere che è molto meglio usare l'acido citrico piuttosto che l'aceto: infatti l'acido acetico a parità di concentrazione è 53 volte più inquinante del citrico.
Inoltre in un litro aceto c'è solo il 6% di acido acetico, quindi per avere la stessa efficacia anticalcare del citrico c'è bisogno di una quantità superiore di aceto e di conseguenza ci sarà un maggiore smaltimento di bottiglie di vetro (il cui trasporto e riciclaggio è costoso).
L' aceto è anche più aggressivo verso le superfici metalliche, può portare in soluzione il nikel contenuto per esempio nell'acciaio del lavello e quindi potrebbe causare delle irritazioni o dermatiti.
E' stato fatto il paragone tra i metalli ritrovati analizzando l'acqua di scarico di 2 lavatrici identiche ma trattate una con aceto e l'altra con citrico. Nel caso del citrico i valori dei metalli sono al disotto della soglia rilevabile, mentre con l'aceto si trovano decine di milligrammi!
Infine l'aceto puzza... insomma meglio lasciarlo per le insalate...

(*) IMPATTO AMBIENTALE TRA ACIDO CITRICO E ACIDO ACETICO
E' stato realizzato conformemente ai criteri Ecolabel (marchio ecologico di qualità).
Sul sito della UE si trovano i vari parametri della DID List (detergent ingriedients database) usata per ottenere questi numeri.
C'è una DID list parte A con i valori e la parte B con la formula da applicare.

160   Acetic acid             1666,66
115   Citrate and citric acid 31,25

Sono entrambi considerati acidi anidri (puri).
In pratica: per "neutralizzare" un 1% di acido acetico mi servono 1667 litri di acqua, dopo questa diluizione gli organismi acquatici non avranno nessun problema né di natura acuta né cronica. Con l'acido citrico, la quantità di acqua necessaria è pari a 31,3 litri cioè 53 volte meno impattante.
Inoltre il potere corrosivo nei confronti dei metalli dell'acido acetico è superiore rispetto al citrico. Infatti, i test ufficiali per stabilire la qualità o meno di un acciaio inox prevedono proprio l'utilizzo di acido acetico. Pensa a quanto corrosivo è!

4) CON IL PERBORATO....

Questo si che lo usavano le nonne, ma sta fortunatamente scomparendo dal mercato a causa della sua pericolosità.
Il borace ed in generale i sali di boro sono assolutamente da evitare, ma siccome ancora circolano ricette su internet e, ancora più inquietante, qualcuno ancora lo vende, mi sembra il caso di parlarne.
Recentemente sono stati ampiamente studiati e oltre a essere classificati come “tossici” sono anche “pericolosi per la riproduzione degli organismi acquatici”, cioè provocano malformazioni in alcune specie.
Ora, magari non ci importa del pescetto, ma dato che viviamo sullo stesso pianeta, non vorrei che tra poco esca qualche studio pure sugli umani...
Quindi, è per esempio illegale vendere il perborato con la sola croce di Sant'Andrea (simbolo di irritante).
Il perborato era utilizzato come sbiancante/igienizzante nei detersivi perché sviluppa ossigeno durante il lavaggio, ma è stato sostituito dal PERCARBONATO e dall'ACQUA OSSIGENATA, che svolgono efficacemente la stessa funzione ma sono di gran lunga meno impattanti per l'ambiente (l'acqua ossigenata è completamente eco-compatibile, non lascia alcun residuo, infatti si decompone in acqua e ossigeno...)

Per approfondire ecco la fonte:
- Fabrizio Zago: chimico industriale, consulente Ecolabel e per molte catene di distribuzione e fabbricanti di detergenti e cosmetici sensibili all'ecologia http://www.biodizionario.it/ e http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2

 

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L'idrogeno carbonato di sodio (NaHCO3), detto comunemente bicarbonato, è un sale estremamente solubile in acqua (96 g/l). E' un additivo alimentare (E500) utilizzato come antiacido dello stomaco(a), per preparare lieviti “chimici”(b), per rendere meno igroscopico il sale da cucina(c) e  l'acqua che si beve lo contiene.
Ha il grande vantaggio di essere economico (1 €/kg circa) e facilmente reperibile (nei reparti alimentari di tutti i supermercati).
Inoltre è ottimo come DEODORANTE, DENTIFRICIO E COLLUTORIO, DETERGENTE INTIMO, COLLIRIO.
Ecco come usarlo, basandosi su alcuni preziosi suggerimenti di Fabrizio Zago, chimico industriale,  consulente Ecolabel e ideatore del Biodizionario, (uno strumento indispensabile e completamente gratuito per determinare la pericolosità/biodegradabilità di una sostanza).

DEODORANTE
La “puzza” del sudore è causata dalle molecole organiche maleodoranti che, pur non essendo contenute direttamente nel sudore, possono essere prodotte in seguito al metabolismo dei batteri che vivono naturalmente sulla nostra pelle.
Il bicarbonato sciolto in acqua (o nel sudore) dà una soluzione debolmente alcalina, pochissimo superiore al valore di neutralità (pH 7). L'azione batteriostatica e quindi da “deodorante” NON è dovuta alla sua estrema acidità o alcalinità ma semplicemente alla sua salinità.

Si può usare in più modi:
1) PURO: passare la polvere direttamente sull'ascella lavata! e ancora un po' umidina, la polvere si attaccherà meglio...Può essere utile un vecchio piumino della cipria. E' la soluzione più semplice e quella che personalmente preferisco.
2) SOLUZIONE SATURA: aggiungere il bicarbonato all'acqua distillata fino a che non si scioglie più e rimane sul fondo. Travasare in uno spruzzino di deodorante liquido esaurito. Una soluzione satura di bicarbonato dura molto tempo senza inquinarsi di microrganismi. Ottima anche per i cattivi odori delle scarpe della ginnastica...
3) IN GLICERINA: aggiungere bicarbonato alla glicerina vegetale (acquistabile in farmacia) fino alla consistenza desiderata.
4) CON AMIDO DI MAIS:  bicarbonato mischiato a dell'amido di mais (maizena). Si possono anche frullare in modo da ottenere la consistenza dello zucchero a velo. (Non aggiungere acqua altrimenti la funzione assorbente viene a mancare e l'amido fermenta).
5) CREMINO: aggiungere al bicarbonato l'amido di mais, in parti uguali, e il  burro di karitè (si trova facilmente anche nei supermercati) sciolto a bagnomaria con un goccino di olio di mandorle dolci.

I deodoranti in commercio per “funzionare” si basano sulle proprietà di alcune sostanze e alcune sono piuttosto discutibili. Spesso vengono aggiunti profumi che servono solo a coprire l'odore...
Per esempio ci sono:
ANTITRASPIRANTI (alluminio cloroidrato, allume di potassio o allume di rocca): sono quelli solitamente più efficaci perché astringenti, esercitano cioè un' interazione con i muscoli involontari dei canalicoli sudoripari e questo impedisce al sudore di uscire naturalmente.
Quindi hanno un'azione non fisiologica e tutto rimane dentro al corpo... (a me questa cosa mette un po' di agitazione...anche il naturalissimo cristallo allume di rocca funziona in questo modo, forse sarebbe meglio lasciarlo per le ferite da rasatura più che come deodorante).
MICROBICIDI (alcool, triclosan): distruggono la flora batterica, responsabile della degradazione di alcune componenti del sudore con conseguente formazione di composti odorosi/puzzosi volatili caratteristici.
Ma il triclosan è stato ritrovato nel latte materno...
Buoni deodoranti commerciali potrebbero essere per esempio a base di trietile citrato. Questa sostanza viene attaccata per prima dai batteri, che la trasformano in acido citrico. In pratica, c'è un abbassamento del pH che inibisce la crescita batterica e quindi la produzione di odori sgradevoli.
(Fonte: http://lola.mondoweb.net/viewtopic.php?f=22&t=2734)

Secondo me l'efficacia di un deodorante è assolutamente soggettiva.
Comunque il bicarbonato come deodorante FUNZIONA e provarlo non costa nulla, in tutti i sensi....

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