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I libri consigliati da Cacaonline

Ieri vi abbiamo presentato l'ultimo romanzo di Jacopo: Distruggete la Masanto! Oggi parliamo invece di un grande classico, sempre di Jacopo: Guarire Ridendo. Un libro, questo, uscito nella sua prima edizione con Mondadori (prima che diventasse proprietà del nostro amato Presidente del Consiglio) e che nelle successive edizioni è stato pubblicato dalla Nuovi Mondi, la nostra casa editrice. Un gran libro, che racconta in modo divertente alcuni meccanismi del nostro corpo e della nostra mente. Assolutamente da non perdere... e poi vi farà fare un figurone anche solo se lo tenete chiuso sotto l'ombrellone.

A proposito di alcune convinzioni errate che ci impediscono di ridere e di star bene
Ti propongo alcuni piccoli esperimenti... Ti basteranno alcuni minuti. Non pretendo che tu creda a quello che dico. Ma se farai questi esperimenti, potrai provare direttamente alcune reazioni fisiologiche del corpo e della mente.
Questa è la grande novità di questo libro.
E' possibile cambiare ridendo? (piccola digressione sul metodo e sulla disciplina)
E' pieno il mondo di gente che ti offre un futuro migliore... in cambio però ti chiedono di aderire a qualche fede o ideologia, di credere in loro, di fare sacrifici, essere disciplinati e soffrire.
La filosofia del ridere nega tutto questo. Non è possibile migliorare la tua vita facendo qualche cosa che non ami fare.
Dicendo questo non voglio negare che nella vita ci sia sempre un certo grado di difficoltà.
Ma un conto è spalare la merda del tuo cavallo perché lo ami e vuoi che la sua stalla sia pulita. Un conto è spalare merda perché ti pagano e tu lavori per comprarti una pistola per ammazzare tutti i cavalli.
Non ho niente contro la disciplina. Io adoro la disciplina a patto che sia gradevole e gioiosa. Passo tutti i giorni almeno quattro ore a scrivere o disegnare, è un esempio di disciplina.
Ma è una disciplina alla quale non posso rinunciare.
Mi piace troppo.
Sì. Si può fare!
La nostra sofferenza non dipende infatti da qualche vizio lubrico che dobbiamo estirpare a martellate. No.
L’umanità soffre a causa di ignoranza, malintesi e pregiudizi.
Ci hanno dato informazioni sbagliate. Se questi dati errati vengono scoperti e corretti, tutto il nostro comportamento cambia automaticamente. Non è necessaria nessuna disciplina sgradevole.
Si tratta di infilare idee nuove nel cervello. E' un’attività appassionante. Scopri il gusto di allargare
le conoscenze. è un mutamento immediato, semplice. Perché le idee semplici sono facili da capire e, appena le capisci, tutta la situazione ti appare immediatamente, radicalmente diversa.
Ti sarà già capitato un fenomeno del genere.
Quando risolvi un indovinello, quando trovi una soluzione fantasiosa per uscire da una difficoltà... é come aggiungere sale alle verdure. Tutti i sapori restano uguali ma ognuno è più nitido.
Si tratta di posizionare meglio, sentire meglio i singoli elementi che compongono la scena. Non
c’è niente di veramente nuovo ma tutto è improvvisamente diverso. E' cambiato il punto di vista. Un elemento che prima non prendevi in considerazione ora ha assunto la sua reale importanza, e l’insieme acquista un senso differente. Qualcuno dubiterà che mutare profondamente sia così facile. Eppure è veramente semplice. La vita ci porta a cambiare di continuo. Non cambiare è davvero impossibile. Tutto cambia. Tutti cambiano.
La difficoltà sta nel far seguire al cambiamento nuovi moduli, nuovi frattali che ci facciano uscire dai binari dei nostri errori abituali. E' la politica dei piccoli passi. Mirare subito a cambiamenti lievi che però portino ad avviare un processo di modificazione. Come moduli, frattali, che via via si espandono dando vita a nuove forme.
Ecco, gli esperimenti che ti propongo nelle prossime pagine sono così. Piccole modificazioni di sette punti di vista su sette questioni centrali nel nostro sistema di giudizio. Se farai tue queste esperienze, avrai attivato un processo che naturalmente, senza sforzo e dandoti spesso occasioni di ridere e divertirti, ti porterà a rivoluzionare pigramente la tua vita.
Incredibile?
Giudicherai tu stesso. In realtà questo libro non farà niente di veramente speciale. Se lo stai leggendo, se ne capisci il linguaggio e il ritmo, è perché tutte queste idee sono già maturate dentro di te. In fondo non è mai possibile comunicare qualche cosa di veramente nuovo... Questo libro è solo uno strumento col quale, se vuoi, puoi riordinare in modo più efficiente concetti e esperienze che hai già acquisito.
Per concludere, vorrei chiarire che, in realtà, quest’idea del cambiamento profondo e rapido non è mia. A partire dagli anni ’70, diversi gruppi di brillanti psicologi iniziarono a mettere in dubbio l’efficacia delle psicoterapie che durano anni.
Watzlawick raccolse le sue idee rivoluzionarie nei libri Istruzioni per rendersi infelici, divertentissimo, e Change3 (scritto con Weakland e Fisch).
Richard Bandler ha scritto Usare il cervello per cambiare. Per spiegare meglio questo approccio, ecco come Bandler affrontò la situazione di un bimbo gravemente traumatizzato perché, mentre stava giocando in un covone di fieno, ne aveva presa una manciata dove c’era dentro un serpente. Lo spavento era stato tale che il bambino non era più riuscito a dormire e aveva difficoltà a mangiare.
Bandler si era fatto raccontare il fatto dal bambino e subito aveva esclamato: “Ecco chi era quel
bambino! Ma lo sai che è appena andato via un serpentello che era terrorizzato perché mentre stava giocando in un covone di fieno un mostro enorme lo aveva afferrato, gli aveva urlato in faccia
e lo aveva lanciato lontanissimo?”.
Il bambino sbarrò gli occhi e poi scoppiò a ridere. Guarito. Sempre Bandler, nel suo libro Usare il cervello per cambiare, racconta di come “disattivò” un padre autoritario che aveva trascinato nel suo studio la figlia adolescente e ribelle “per farla curare”. Mentre era lui che aveva bisogno di cure.
Bandler lo vede entrare come una furia nel suo studio, mentre tira per il braccio la ragazzina ed esclama: “C’è qualcosa che non va?”. Il padre risponde: “Questa ragazza è una puttanella”.
“Non mi serve una puttana; perché me l’ha portata?”
Ecco un'interruzione degna di questo nome.
Questo genere di battuta iniziale è la mia preferita; con una battuta del genere, si può veramente mandare uno in corto circuito. Se subito dopo gli si rivolge una qualsiasi domanda, non riuscirà mai più a tornare là da dove era partito.
“No, no! Non è questo che volevo dire...”
“Chi è questa ragazza?”
“Mia figlia”.
“Lei ha costretto sua figlia a prostituirsi!!!”
“No, no! Lei non capisce...”
“E l'ha portata qui, da me! Che schifo!”
“No, no, no! Ha capito male”.
Quest'uomo, che era entrato urlando e ringhiando, adesso mi sta supplicando di capirlo.
Ha completamente cambiato prospettiva: ora non aggredisce più sua figlia, ma si sta difendendo.
Nel frattempo, sua figlia, in cuor suo, si sta facendo matte risate. La scena la diverte moltissimo.
“Beh, cosa vuole che io faccia, allora? Cos'è che vuole?”
Lui allora comincia a spiegarmi cosa voleva.
Quando ha finito, dico: “Lei l'ha portata qui tenendole un braccio piegato dietro la schiena, e l'ha sballottata qua e là. Questo è esattamente il modo in cui vengono trattate le prostitute; ecco cosa le sta insegnando a fare”.
“Beh, io voglio costringerla a...”.
“Oh, 'costringerla'... insegnarle che gli uomini controllano le donne sbatacchiandole qua e là, comandandole a bacchetta, storcendo loro un braccio dietro la schiena e costringendole a fare cose che non vogliono fare. E' così che fanno i protettori. Le resta soltanto da chiederle dei soldi in cambio”.
“No, io non sto facendo questo. E' lei che va a letto col suo ragazzo”.
“Si è fatta pagare?”
“No”.
“Lo ama?”
“E' troppo giovane per poter amare”.
“Forse che non amava lei, suo padre, già da piccolissima?” Ecco che prende forma l'immagine
di lei piccolissima, seduta sulle ginocchia del babbo. Con un'immagine del genere si può mettere nel sacco qualsiasi padre autoritario.
“Mi permetta di farle una domanda. Guardi sua figlia... Non vuole che riesca a provare il sentimento dell'amore, e che viva il comportamento sessuale come una cosa piacevole? La morale di oggi non è più quella di una volta, e lei può benissimo non condividerla. Ma le piacerebbe forse che l'unico modo in cui sua figlia imparasse ad avere rapporti con gli uomini fosse lo stesso che ha avuto con lei, quando l'ha fatta entrare in questa stanza qualche minuto fa? E che aspettasse i venticinque anni per sposare qualcuno che la picchiasse, la sbatacchiasse, la maltrattasse e la costringesse a fare cose che non vuole fare?”
A questo punto il padre non sa più cosa pensare, e allora è il momento di colpire duro. Lo guardi diritto negli occhi, e gli dici: “Non è forse meglio che sua figlia impari ad avere dei rapporti d'amore... anziché imparare a far propria la moralità del primo uomo capace di costringerla a fare ciò che lui vuole? I protettori fanno proprio questo".
Provate a trovare una via d'uscita. Non ce ne sono. Il suo cervello non aveva più modo di tornare indietro al punto di prima. E lui non poteva più comportarsi come un protettore. Non importa se si costringe qualcuno a fare o a non fare qualcosa di “buono” o di “cattivo” che sia. E' il fatto stesso di costringerlo che gli inculca l’abitudine a farsi controllare in qualche modo.
Ma a questo punto il padre autoritario non sa più cosa fare. Ha smesso di fare quel che faceva prima, ma non ha niente da sostituirvi. Devo suggerirgli qualcosa da fare; potrebbe per esempio insegnare a sua figlia qual è il modo in cui un uomo deve comportarsi nei confronti di una donna. Perché allora, se l'esperienza che sua figlia vive con il suo ragazzo è insoddisfacente, lei la interromperà. L'ho messo nel sacco. Sapete cosa significa? Adesso lui deve costruire una solida relazione positiva con sua moglie, ed essere gentile con gli altri membri della famiglia, e fare in modo che sua figlia stia meglio con loro che con quel tizio che le ronza intorno. Che ve ne sembra, come coazione?"
A me sembra un ottimo procedimento.

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Si sa che in estate, durante le agognate ferie, si ritrova il tempo per dedicarsi un po' di più alla lettura e che, soprattutto, l'oggetto dei nostri interessi "libreschi" può essere il più vario: chi si porta in spiaggia (o in montagna, o dove poserete i vostri santi sederini questa estate) libri importanti, tomi voluminosissimi, i grandi classici, pensando: ho più tempo e quindi stavolta mi sfango tutta Guerra e Pace, Moby Dick o il Don Chisciotte. Eroi dei nostri giorni. Oppure chi si dedica allo studio, quindi via con saggi di geopolitica, ecologia, economia, per cercare di capire un po' meglio quello che accade nel mondo... sempre per lo stesso motivo: durante l'anno c'è poco tempo. Questa scelta ha la controindicazione che a leggere certe cose uno può rovinarsi la giornata, andateci cauti... in fondo siete sempre in vacanza!
Altri decidono di portare con sé libri leggeri, qualche giallo, magari un legal thriller, oppure uno di quei libri di finta saggistica tipo: Come uccidere la suocera e vivere felici...
Questa ultima settimana di Cacao la redazione ha deciso quindi di riproporre alcuni libri presenti nel nostro catalogo, che spaziano negli ambiti più diversi: decidete voi a cosa dedicarvi in vacanza, e se in vacanza non ci andate... cosa leggere davanti al ventilatore.
Cominciamo con un romanzo di Jacopo Fo.

Distruggete la Masanto!
Hanno fatto un errore. Hanno rapito i ragazzi. Che la Grande Madre abbia pietà di loro.

Questo libro è dedicato a Emily Craddock, operatrice radio volontaria sulla barca Atlantic Sunrise di Greenpeace, in missione in Brasile, lungo un fiume dell’Amazzonia.
Difendeva la foresta dal taglio illegale.
La uccidono nel dicembre 2003 alcuni killer ingaggiati dai proprietari di segherie clandestine.
Era nata il 19 gennaio del 1976.
Le donne stanno salvando il mondo.

L'antefatto.
Un gruppo di ragazzi sono in Amazzonia per una spedizione archeologica alla ricerca di un antico tempio della Grande Madre quando vengono rapiti da alcuni banditi. Si capisce subito che il vero scopo del rapimento non è la richiesta del riscatto, i ragazzi stavano per scoprire qualcosa che non doveva essere scoperto...
E in tutto questo cosa c'entra una delle più grandi multinazionali del mondo?
E chi ne è a capo?

Capitolo 13
Cacciatori di anime

Quando Hubert Heidelberg era entrato in quella stanza come amministratore delegato della Masanto International Corporation di Londra, Bob Latius, suo ex compagno di scuola, gli aveva ricordato che i vetri erano infrangibili solo dall'esterno... Era una battuta riferita all'esperienza di un manager che davanti a un gruppo di studenti in visita all'azienda, non aveva trovato niente di meglio da fare che magnificare la qualità dei vetri del suo ufficio.
E, per dimostrare quanto fossero solidi, si era scagliato con una potente spallata contro il vetro blindato, che in effetti non si era rotto. Però tutto l'infisso si era staccato dalla parete e il focoso manager si era trovato a volare giù dal cinquantesimo piano insieme a sei metri quadrati di vetrata.
Forse era una storia inventata ma Heidelberg avrebbe voluto vedere la faccia di uno che sta per morire in un modo così idiota.
Hubert Heidelberg, aveva quarantacinque anni e, dopo venti passati a fare il manager nelle multinazionali, era convinto che il mondo fosse un luogo crudele dove tutti sono pronti a tagliarti una mano e sono disposti a usare una bomba atomica per farlo.
Gli eventi della vita lo avevano convinto che esistono i perdenti e i vincenti. Aveva rinunciato a capire perché lui fosse un vincente.
In fondo i perché non gli interessavano. Era attratto dai come.
Stava seduto al bordo della sua scrivania spaziale in cristallo e legni pregiati, in mezzo a un ufficio grande come tre aule scolastiche, lastricato di tappeti persiani.
Intorno a lui, due segretarie e quattro manager si affannavano per dimostrargli la loro efficienza. Lui ascoltava attentamente e si godeva quella posizione di capo assoluto di un'azienda che valeva più di duecento portaerei e rendeva quanto un bordello con diecimila puttane.
Era arrivato nell'Alta Società.
Non ne esisteva una più alta.
In quel momento, una ragazza mora stava passandogli una pila di fogli da firmare. Siglava ordini di pagamento per milioni di dollari con una stilografica che costava quanto un motoscafo di medie dimensioni. La ragazza era una delle sue segretarie personali. Era una nuova impiegata, si chiamava Adele, era un po' sciocchina ma indossava solo vestitini scollati e quel che si vedeva era abbondante e sodo in maniera imbarazzante.
Aveva licenziato quindicimila dipendenti della Masanto.
Aveva licenziato chiunque non sorridesse quando lo incontrava e chiunque non mostrasse un interesse feroce per il lavoro. Durante i suoi briefing i manager si scannavano per fare bella figura.
E ne valeva la pena. Solo negli ultimi tre mesi aveva distribuito premi per venti milioni di dollari.
Usava gli incentivi come un’arma da guerra. La gente era disposta a tutto per entrare nella lista dei primi della classe.
In sei anni aveva raddoppiato il valore azionario dell'azienda. Lui seguiva la legge dell’Universo: lupo mangia agnello.
Era molto più ben accetto a Dio lui dei buoni supponenti, impagliati e noiosi. Dio odia i buoni che stanno fermi. E li punisce.
La prima regola dell’Universo è: muoviti!
La seconda è: comportati rettamente (dicono).
Ma se sei ligio alla prima legge, sulla seconda Dio chiude un occhio.
E lui non stava mai fermo.

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Dai biscotti alla moda, le storie straordinarie dei prodotti "Made in carcere". Guida a 100 progetti di lavoro "dentro"

Il lavoro è lo strumento più efficace di reinserimento nella società per i detenuti: lo dicono i numeri, lo dice l’esperienza. Già nella Costituzione si riconosce che dalla dignità di un impiego passa la riconquista della libertà, e con essa la probabilità di non delinquere più. Per questo motivo è stato scritto questo libro: per raccontare e sostenere le molte iniziative di lavoro nei penitenziari italiani, siano esse affidate a cooperative o imprese private e pubbliche. Perché far lavorare i detenuti conviene: a loro stessi, alle loro famiglie, alle aziende, a tutti noi.
Ed è incredibile, andate a farvi un giro su tutti i siti citati dalla guida, scoprirete, come è successo a noi, un mondo fantastico.
La Casa Circondariale di Busto Arsizio a Varese, per esempio, produce cioccolato e pasticceria. Il sito è www.dolciliberta.com. Trovate i loro prodotti in 6 punti vendita a Milano e dintorni.
In un capannone-laboratorio di 800 metri quadrati dedicato alla produzione di cioccolato e pasticceria (la Fabbrica di cioccolato di Willy Wonka), trovano impiego 40 detenuti e 6 addetti esterni, con 100 metri quadrati solo per la formazione. Nel laboratorio si producono 700 chili di cioccolato al giorno e 300 chili di pasticceria.
Certo che... mangiare il cioccolato così... da solo... meglio col pane. Il pane lo fa la cooperativa sociale Il Convoglio della Casa Circondariale di Pavia. Dal 1990 la cooperativa produce il pane per tutto il carcere (circa 450 detenuti), col tempo si è sviluppata e ora ha addirittura un negozio dove si trova di tutto e che fornisce anche asili, mense, trattorie. Dal 2007 inoltre la cooperativa gestisce anche un deposito di bici, per smaltire le dolcezze del forno.
E che dire della Fattoria “Al cappone” cha Opera (Milano) e che fa allevamento di quaglie da uova? 800 animali che producono ognuna un uovo al giorno. Sono quaglie giapponesi, quando fanno l'uovo urlano “Banzai!!!”. Trovate ricette e informazioni al sito www.alcappone.it
In quanto a fantasia per i nomi i detenuti si sprecano: che ne dite di Associazione "A Mani Libere" che ha a sua volta creato una cooperativa sociale chiamata "Filare Dritto"? Ovviamente la cooperativa si occupa di lavori con la lana, borse, cappelli, accessori, tappeti e complementi d'arredo e la trovate al sito www.amanilibere.it. Impiega i detenuti e le detenute della casa circondariale di Enna.
E su borse e altri accessori lavora anche Officina Creativa, cooperativa sociale del carcere di Lecce e Trani. Officina Creativa si occupa soprattutto di riciclo, o meglio, come dicono loro di "offrire una possibilità di rinascita non solo ai tessuti e ai materiali che vengono impiegati per realizzare borse e altri accessori, ma anche alle detenute che li confezionano". Il progetto si chiama Made in carcere www.madeincarcere.it
Infine, dal carcere di Verbania e Saluzzo, la cooperativa sociale Divieto di Sosta – Banda Biscotti che produce, appunto, biscotti che trovate in vendita nelle botteghe di Altromercato della zona e che potete vedere qui: ww.bandabiscotti.it
Ma c'è veramente di tutto, un mondo di iniziative: si va dalla coltivazione di fragole in serra, all'ideazione di articoli di design, riparazione hardware, maglioni, case editrici, laboratori teatrali.
Un libro che è anche una guida di viaggio, alla scoperta del lavoro “dentro”.  Perché anche questo è commercio alternativo.
Buona lettura!

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- Voler mitigare la povertà senza mitigare la ricchezza è ipocrisia
- La sostenibilità come programma di sopravvivenza
- I ceti dei consumatori globali, degli imprenditori e degli investitori sono chiamati a cedere  alla natura e a chi sta peggio nel mondo una parte del loro potere in termini di capitale e confort. Se non lo faranno, resterà ben poco di  ciò che ora rende la loro posizione così desiderabile.

(Marco Morosini, analista ambientale, Politecnico di Zurigo)

Carissimi,
vi presentiamo oggi la versione italiana di un libro che sta cambiando la Germania: “Futuro sostenibile. Le risposte eco-sociali alle crisi in Europa”. Questo nuovo studio di Wolfgang Sachs e del Wuppertal Institut fa parte della campagna “Germania capace di futuro” condotta dal 1996 dal BUND – la principale organizzazione ambientalista tedesca – dalla Chiesa cattolica e, dal 2008, dalla Chiesa evangelica, per proporre riforme politiche, sociali, economiche, tecnologiche e degli stili di vita che rendano la Germania socialmente e ecologicamente sostenibile secondo principi di equità globale.
La versione italiana, finanziata tra gli altri da Banca Etica, ACLI, Caritas, CISL, ARCI e Legambiente, è stata adattata al nostro paese togliendo i riferimenti alla Germania e aggiungendo riferimenti all’Italia e all’Europa nonché note e bibliografia aggiornate al 2011.
Le riforme proposte da Wolfgang Sachs e dai 30 autori dello studio potrebbero impegnare i governi di un paese europeo per le prossime due generazioni e rispondono a una domanda sempre più drammatica: come ospitare degnamente gli abitanti della Terra senza stravolgere gli equilibri ecologici su cui si fondano l’alimentazione, il benessere e l’intera economia?
Sia la prima edizione dello studio (1996) sia la seconda (2008) hanno venduto in Germania 30.000 copie e sono state lo strumento di una campagna che ha notevolmente influenzato il dibattito nella società e la prassi politica.


Per l’equità globale: “una società da 2000 watt”
Oltre ad alcune idee guida per una società sostenibile e a molti esempi di buone pratiche di sostenibilità già in atto, lo studio “Futuro sostenibile” di Wolfgang Sachs e del Wuppertal Institut propone riforme a tre livelli: i comportamenti individuali, la società e l’economia nazionale, la politica e l’economia mondiale.
“Chi acquista in modo  oculato - scrive Sachs - presterà attenzione, al di là del prezzo, alla qualità ecologica  e sociale dei prodotti. Chi si sente cittadino anche nelle sue scelte  di consumatore farà sì che i suoi acquisti contribuiscano sia a tutelare l’ambiente sia a promuovere la solidarietà verso coloro che vivono peggio.”
Per esempio: “La signora Rossi si sveglia al suono della radiosveglia (emissione di CO2: 22 g/giorno). Accende la luce (0.3 kg) e saluta l’inverno nel tepore domestico (10 kg). Si lava i denti con lo spazzolino elettrico (48 g), fa la doccia (2.9 kg), fa bollire l’acqua per il tè (138 g). Percorre in auto otto chilometri (3.6 kg) e a pranzo si mangia una bella bistecca di manzo (1.3 kg di CO2). E per dessert, fragole dal Sudafrica (11 kg). Tornata a casa fa il bucato (1 kg) e lo mette nell’asciugatrice (2.3 kg), accende la lavastoviglie (870 g), usa l’aspirapolvere per dieci minuti (100 g) e guarda la televisione (40 g). La televisione e il lettore Dvd sono in modalità standby (150 g). Quando la signora Rossi va a letto, ha emesso in totale ben 38 kg di CO2. Senza apportare grandi modifiche alla sua vita, potrebbe ridurre di un terzo le sue emissioni di CO2, per esempio optando per la carne di maiale nazionale, facendo asciugare i panni all’aria, scegliendo frutta di stagione e utilizzando elettricità ecologica.”
Le scelte individuali però non bastano se non si cambia la politica industriale: “Una flotta di automobili in cui tecnicamente i veicoli non possono superare i 120  km/h necessita molto meno carburante e consente altre soluzioni per materiali, peso, attrezzature di sicurezza o progetto della forma; si tratta dunque di una nuova generazione di tecnologia automobilistica. Similmente, si possono progettare treni non più veloci di 200 km/h, soglia oltre la quale il consumo d’energia aumenta oltre misura. Nel progetto di veicoli avvedutamente motorizzati l’utopia del XXI secolo di vivere con eleganza entro limiti naturali trova così  la sua nuova espressione tecnologica.  C’è più futuro nello Zeppelin che nell’Airbus A-380.”
Una nuova politica industriale deve affrontare in modo globalmente equo prima di tutto il tema dell’energia, mirando a dimezzare in Italia entro il 2050 l’uso d’energia primaria e a soddisfare il rimanente fabbisogno quasi esclusivamente con energie rinnovabili. Come già deciso nel 2002 dal governo elvetico per la Svizzera, l’obiettivo è una “società da 2000 watt”, in cui l’uso d’energia primaria sia ridotto all’attuale uso medio mondiale di 1,5 tonnellate equivalenti di petrolio (tep) pro capite, pari a un flusso continuo pro capite di 2000 watt di potenza; il nostro consumo medio attuale è di 3 tep, pari a 4000 watt; quello negli USA, di 8 tep (11000 watt).
Riforma fiscale ecologica, regionalizzazione e regolazione dell’economia, rafforzamento dello stato sociale e dei servizi pubblici, reddito di cittadinanza: sono queste alcune delle proposte a livello nazionale. Una riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio che includa nelle sue regole standard sociali e ambientali e la creazione di una Organizzazione internazionale dell’ambiente sono le proposte per avviare una “politica interna della Terra”.

Biografie

Wolfgang Sachs, autore di numerosi libri e direttore della sede di Berlino del Wuppertal Institut, ha studiato sociologia e teologia cattolica.  Ha insegnato all’Università di Pennsylvania, è docente allo Schumacher College, professore onorario alla Università di Kassel, collaboratore dell’Ipcc, membro del Club of Rome. Ha curato Il dizionario dello sviluppo (Ega, 2004), un classico degli studi sulla sostenibilità e la giustizia sociale. Tra i suoi titoli più recenti in italiano: Per un futuro equo (Feltrinelli, 2007), Ambiente e giustizia sociale (Editori Riuniti, 2002) e Futuro sostenibile – Riconversione ecologica. Nord-Sud, nuovi stili di vita (Emi, 1997).

Marco Morosini, analista ambientale al Politecnico federale di Zurigo, ha studiato ecotossicologia e chimica analitica ambientale. E' stato direttore di progetto alla TA-Akademie (Center of Technology Assessment) di Stoccarda, dove ha pubblicato un manuale in tre volumi sugli indicatori di sviluppo sostenibile (Umweltindikatoren und nachhaltige Entwicklung, 2001-2002). Ha curato “Futuro sostenibile” (EMI, 1997). Sullo sviluppo sostenibile ha realizzato documentari televisivi, scritto testi per il teatro e tenuto una rubrica nella pagina “Ethical living” del settimanale Internazionale.

 

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