Progetto Tell Me Alfabetizzazione dei migranti attraverso il teatro
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I libri consigliati da Cacaonline

Evviva!

Carissimi,
Rai Cultura presenta su Rai5 un ciclo di dieci incontri, a partire da lunedì 23 febbraio alle 21,15, dedicati all'arte secondo Dario Fo. Gli spettacoli sono stati realizzati negli anni scorsi.
Lunedì sera Dario Fo e Franca Rame portano in scena la vita e le opere di Pablo Picasso, attraverso un racconto che ripercorre tutti i periodi della sua pittura. Un percorso che analizza il rapporto di Picasso con la Commedia dell’Arte, il grande interesse che il pittore catalano nutriva verso l’arte italiana e, in particolare, verso i grandi maestri del Rinascimento, comprese le loro scelte politiche e i loro amori.
Per l’occasione Fo ha dipinto una serie di “falsi d’autore” tratti dai maggiori capolavori di Picasso, da lui rivisitati. Lo spettacolo è stato registrato al Teatro Dal Verme di Milano.
Per prepararvi al grande evento vi presentiamo un brano tratto dal libro Picasso desnudo che parla proprio di Picasso nel suo periodo blu, e il quadro più famoso è l’Arlecchino.
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Arlecchino

E’ noto che il suo primo periodo pittorico è detto blu, periodo durante il quale ritrasse una popolazione ai margini della società: personaggi del circo, giocolieri e attori di strada. Bimbi che imparano dalle madri l’arte dell’acrobazia e che si lanciano rotolando nell’aria con leggerezza ed eleganza straordinarie. Picasso amava molto lo spettacolo, in particolare il teatro satirico, come quello proveniente dalla Commedia dell’Arte. Non a caso il personaggio che Pablo ha fatto fisicamente e spiritualmente proprio, è Arlecchino.
Conosciamo, decine, anzi centinaia di disegni e suoi dipinti in cui Picasso si ritrae addobbato di questa maschera di servo furbo, spietato e candido insieme, una maschera di cui egli conosce tutti i paradossi e i lazzi: le giullarate, gli sberleffi, lo sghignazzo e soprattutto l’insulto al potere.
Ho dovuto condurre una indagine, e in biblioteche diverse, a cominciare da quelle della Romagna, dove mi trovavo, ho scoperto che i dipinti, le statue, le incisioni sul tema di Arlecchino eseguite dal malagueño in 70 anni e più, sorpassano il numero di trecento: un’enormità! Alcuni grandi suoi dipinti in particolare illustrano canovacci dei comici italiani famosi, come quello in cui Arlecchino recita la parte del sensale di matrimoni. La trama è semplice e giocosa. Pantalone, ricco mercante veneziano, si è pazzamente innamorato di Isabella, giovane vedova che a sua volta è innamorata di Flavio, ‘bello figliolo’, primogenito di Pantalone. Costui quando scopre che Flavio gli sta portando via la donna amata, impazzito di gelosia, scaccia di casa il giovane contendente, suo figlio, obbligandolo a raggiungere l’università di Bologna, togliendolo così di mezzo. Arlecchino sta dalla parte dei giovani innamorati e riesce a far trangugiare immediatamente a Pantalone una pozione magica. Una volta assunto quell’intruglio il vecchio mercante si innamorerà della prima femmina che transiterà davanti ai suoi occhi e dimenticherà all’istante Isabella. Ma destino vuole che davanti a sé appaia non una femmina, ma lo stesso incantatore: Arlecchino! Che accidentalmente indossa un costume da donna. Pantalone sotto incantesimo si getta affascinato verso Arlecchino, lo solleva fra le braccia urlando: “Mia sei, adorata signora!”
Lo Zanni si divincola: “Còsa ch’el fà sior dotòr, l’è mato!”. “Bella creaudùra tè vòio mastecàre tutta desnùda!” (trad. Bella creatura, ti voglio masticare tutta nuda!)....

E il resto lo ascoltate dalla straordinaria voce di Dario, lunedì sera dalle 21.15 su Rai5!
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Volete vedere i quadri legati al Picasso desnudo e in particolare le opere della serie “Falso Picasso”? Collegatevi allo shop dei quadri di Dario Fo, ora aggiornato con le opere del Picasso e della Callas!
shop.dariofo.it

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Carissimi,
dedichiamo Cacao di questo sabato al nuovo libro di Dario Fo: "C'è un re pazzo in Danimarca", edito da Chiarelettere.
E' una storia d'amore e di follia. Un sogno rivoluzionario che diventa realtà.
Ecco il nuovo romanzo storico di Dario Fo ambientato nella Danimarca del Settecento, protagonisti il giovane re pazzo, Cristiano VII, la sposa quindicenne, Carolina Matilde di Gran Bretagna, il suo amante, il medico Johann Friedrich Struensee, e il figlio del re, Federico. Una storia poco conosciuta.
Dario ha recuperato documenti inediti e alcuni diari segreti grazie ai quali ha potuto ricostruire il puzzle di una vicenda drammatica che intreccia meravigliosamente ideali politici, passione amorosa e lotta per il potere. Ma tutti gli ingredienti di questo romanzo sono eccezionali. A volte la storia può cambiare strada a causa di eventi imprevedibili come la follia. In questo caso la follia di un re unita alla carica utopica di un medico, illuminista e rivoluzionario, e alla complicità della giovane principessa. Tutti e tre insieme, in un triangolo d'amore disperato, avviano riforme rivoluzionarie inimmaginabili allora come l'abolizione della tortura, la libertà di stampa, l'abbattimento dei privilegi di casta, la promozione della cultura e dell'istruzione.
Un colpo di stato orchestrato dalla regina madre e dalla corte porterà il medico alla forca e la principessa all'esilio, privata dei figli. Ma il sogno della rivoluzione, sebbene soffocato, non muore: sarà il giovane Federico a portare avanti i principi liberali assumendo il potere. Così la Danimarca potrà rendere concreti gli ideali illuministi e diventare uno Stato moderno. Una pagina di storia memorabile, una favola vera.
Ecco un estratto, buona lettura!

L'autore più importante di queste memorie riapparse è nientemeno che Cristiano VII, re di Danimarca e Norvegia. Il testo che abbiamo avuto la fortuna di ritrovare inizia così.

Stamane mi sono svegliato proprio in salute. Neanche uno spizzico di male al capo, mi son ritrovato con un cranio senza peso, libero, e inoltre muovendo la schiena non ho dovuto né sopportare gli scricchiolii, né respirar con gemiti. Insomma sono proprio in luna festante, come non mi succedeva da tempo. Ho sbattuto via coperte e lenzuola, ho lanciato le gambe con forza fuori dal letto e mi sono ritrovato subito all'impiedi in perfetto equilibrio, senza manco un accenno di tremore.
Devo assolutamente approfittare di questo stato davvero eccezionale e pormi subito alla scrivania per continuare il mio racconto. Che racconto? Quello della mia vita! Non ho da perdere un solo attimo, evito perfino di rivestirmi, mi basta infilare la vestaglia e scrivere sfogliando il mio cervello che in questi rari frangenti è ben disposto a ricordare tutto ciò che, appena torno in crisi, sparisce dalla mente come se ogni pensiero franasse dentro una fossa nera senza fine. A questo scopo, per le cosiddette biografie degli uomini di potere, come io mi trovo almeno sulla carta a sembrare, normalmente si assumono dei narratori di professione, i cosiddetti biografi, gente che normalmente scrive su trame ormai vetuste infilando una collana di luoghi comuni e adulazioni insopportabili che fanno apparire ogni regnante un pupazzo colorato di gesta strepitose quanto fasulle.
Io voglio una storia vera, magari esposta senza enfasi ma almeno priva di retorica e finzione, perciò me la faccio da me.
Eccoli qua, gli scritti segreti della mia memoria, ne ho stese già una cinquantina di pagine. Sono pronto! Però, prima di cominciare, come faccio sempre, le rileggo, correggo gli errori e allargo gli avvenimenti di fatti nuovi che vedo tornare a galla leggeri, come per incanto. (...)

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Carissimi,
lo scorso fine settimana si è tenuto ad Alcatraz un incontro tra chi collabora con il Comitato Nobel per i Disabili, così da definire il programma per il 2015 e conoscere i nuovi arrivati.
Sono stati due giorni veramente intensi ed emozionanti.
Tra le altre cose sabato pomeriggio abbiamo avuto un collegamento via Skype con Peter Vercaiteren, autore di un libro che abbiamo già presentato su Cacao ma di cui vorrei parlarvi ancora, dopo che ho avuto la fortuna di sentire raccontata la sua esperienza dalla sua voce.
Peter oggi è un signore di 46 anni, è nato in Belgio e risiede in Italia e più precisamente a Catelnuovo ne’ Monti, nell’Appennino reggiano. 
Soffre di una forma di autismo particolare: la Sindrome di Asperger, che è considerata “un disturbo pervasivo dello sviluppo legato allo spettro autistico. Come nell'autismo, ha esordio nell'infanzia, senza ritardo mentale o difficoltà nel linguaggio, anzi si accompagna a una proprietà di linguaggio sviluppata e a un'intelligenza nella norma o a volte superiore.
Le persone Asperger hanno una sviluppatissima capacità di elaborare informazioni ma possono incontrare disagio nel gestire l’empatia e le relazioni sociali. Così scrive aspergerpride.it
Molti di noi ricordano il film Rain Man dove Dustin Hoffman interpretava magistralmente una persona con questo disturbo. Ma in questo libro Peter ci racconta la sua vita “da dentro” e soprattutto dal punto di vista di chi ha avuto la diagnosi in età adulta e ha vissuto tutto il disagio della sua diversità senza capire che accadeva, con uno spasmodico desiderio di essere come tutti gli altri o comunque di poter fingere di esserlo.
Sentirlo raccontare è stata un’esperienza unica: “Ero un bambino impossibile” diceva sorridendo “Volevo che i giochi fossero come dicevo io, non accettavo niente che uscisse dalle regole e mi ci arrabbiavo, mi imponevo, ero veramente antipatico e di conseguenza ero spesso vittima di ritorsioni da parte dei miei compagni”.
Non so immaginare cosa significhi sentirsi diverso e passare anni a cercare di organizzare la propria mente e le proprie emozioni così da “adattarle” a una socialità che non si capisce e che non ci capisce. Ma posso capire che enorme sollievo abbia provato Peter quando gli hanno diagnosticato la Sindrome di Asperger. Finalmente il suo modo di interpretare il mondo e la vita  aveva una spiegazione, finalmente tutto acquisiva quel senso che non aveva avuto da sempre.
Il libro ha un titolo che spiega già molto: “Posso essere chi voglio”. E quella che potrebbe sembrare una dichiarazione di forza o arroganza a me racconta la fatica di chi ha sempre cercato di conformarsi, con grande sforzo, alla “normalità” degli altri.
Oggi Peter è adulto e vuole raccontare la sua storia per creare un ponte tra chi soffre di questa forma d’autismo e gli altri, vorrebbe parlarne nelle scuole, vorrebbe raccontare cosa sente dentro chi è autistico perché quello che si conosce non spaventa.
Se volete invitare Peter scrivetemi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , se volete acquistare il suo libro cliccate qui
Di seguito un altro estratto dal libro. Buona lettura!

ABC
Ho uno zio che lavora per una società di lavorazione della carta. Questo è stato per me un regalo del cielo, infatti, grazie a lui, la nostra casa non è mai sprovvista della carta necessaria alle mie piccole mani avide. Nella mia stanza dei giochi c'è una pila di grandi fogli bianchi, penso formato A3 (a me sembrano enormi!) appoggiati su una mensola bianca. Io li utilizzo per placare la mia fame inesauribile di espressione artistica. Per giorni interi posso rimanere fermo a disegnare, disegnare e disegnare. Adoro i piccoli uomini.
Ho tre anni, perciò i miei disegni sono ancora abbastanza primitivi, ma già molto dettagliati. Sono molto più evoluti di quelli degli altri bambini della mia età. A causa loro ricevo molti complimenti e mi sento felice. Le piccole teste delle mie immagini sembrano tutte uguali. Sono vere e proprie “teste piatte”. Hanno una linea grossa orizzontale a disegnare la parte superiore della testa, una linea grossa verticale per la parte posteriore della testa e un arco che rappresenta l'arrotondamento della faccia, interrotta da un piccola protuberanza per il naso. E tutte queste teste hanno un gran ciuffo di capelli là dove la linea superiore e quella posteriore della testa si incontrano. Come se tutti questi uomini si fossero appena alzati dal letto senza pettinarsi. Penso davvero che siano piuttosto belli. Ciò che rende le mie “teste piatte” così speciali, rispetto ai disegni degli altri bambini, è il fatto che sono disegnate tutte di profilo e mai di fronte. Come se preferissi non guardarli negli occhi. Inoltre non sono figure completamente statiche ma, al contrario, molto indaffarate. Camminano, parlano, costruiscono castelli e combattono in eroiche avventure cavalleresche. Ma, senza mai versare una piccola goccia di sangue.
Per tutta la mia vita, utilizzerò questa tecnica di disegno come base per i piccoli uomini che disegnerò più avanti nei miei tanti fumetti. Mi sono sempre rifiutato di andare in una scuola di disegno, perché i piccoli uomini che mi insegnerebbero lì non sarebbero più i miei piccoli uomini: quelle “teste piatte” col loro divertente ciuffo all'indietro sulla testa. O forse perché in generale non accetto con facilità le istruzioni fornite da qualcun altro. Anche se questa persona è un'autorità nel suo campo. Il modo in cui le altre persone tentano di insegnarmi qualcosa, spesso non coincide con la mia ostinata prospettiva. Preferisco di gran lunga imparare tutto da solo perché in questo modo posso essere sicuro che il risultato sarà vicino a come io voglio che sia. Se non è nel mio modo, divento irrequieto e mi ribello. Come se il mio mondo perfetto venisse attaccato da una minaccia brutale. Odio completamente quando gli altri cercano di cambiare la struttura e la forma ideale del mio mondo perfetto. Allora mi sento proprio come se avessi lavorato con molta fatica per anni interi nel tentativo di costruire qualcosa che qualcuno poi all'improvviso demolisca del tutto dalle fondamenta.
Tutto ciò di cui ero così sicuro, al quale mi ero attaccato nella speranza di essere sulla strada giusta per essere accettato in questo mondo, viene distrutto. Anche se so benissimo che le persone stanno solo cercando di indirizzarmi nella direzione giusta per diventare migliore. Eppure reagisco molto negativamente dato che la struttura del mio mondo è costruita del cristallo più fragile. Il minimo urto la può frantumare in milioni di schegge aghiformi. Per fortuna, a tre anni nessuno sta cercando di migliorare il mio modo di disegnare e non ricevo altro che lodi. (...)
(Continua)

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Carissimi,
abbiamo aggiunto nel catalogo di Commercioetico.it una perla letteraria: "Ciulla, il grande malfattore", scritto a quattro mani da Dario Fo e Piero Sciotto.
Recita la quarta di copertina: "Questo è il romanzo vero di Paolo Ciulla, pittore, illustratore, anarchico e omosessuale, il più grande falsario della storia d'Italia. Che raggiunse la fama che aveva sempre sognato, per una via che non avrebbe mai previsto."
Il libro è acquistabile online cliccando qui
Di seguito pubblichiamo la prefazione, buona lettura!

Tutta brava, tutta brava gente era la canzone-tormentone della commedia Settimo ruba un po' meno, un elenco ritmato di personaggi del potere che mentono, parlano di moralità e, immancabilmente, finiscono sotto inchiesta urlando: "Sono sereno, dimostrerò la mia innocenza". Chiudeva così:
Ma tu, miracolato del ceto medio basso,
tu devi risparmiare, accetta 'sto salasso:
non devi mangiar carne, devi solo salvar la lira
e, mentre gli altri fregano, tu fai l'austerità!

(...)

Ci siamo imbattuti nella figura di Paolo Ciulla, pittore, disegnatore, illustratore di talento, anarchico e omosessuale vissuto fra fine Ottocento e inizia Novecento.
Paolo Ciulla è stato il più grande falsario della storia d'Italia. (...)

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Carissimi, questa settimana siamo onorati, e non è un modo di dire, di ospitare un libro veramente appassionante e molto interessante.
Si tratta di "Posso essere chi voglio" di Peter Vercauteren che dice di sé: "... Mi sembra di essere un pipistrello, o un'altra creatura con un udito ultrasensibile, che è accidentalmente finito sotto un martello pneumatico ..."
La parola al libro, per acquistarlo direttamente online cliccate qui

Prefazione
L'autore di questo libro soffre di autismo, in combinazione con un'intelligenza superiore (patologia nota come sindrome di Asperger). Questa è una forma di autismo nel senso più puro del termine, dato che ci sono anche molti casi di persone con autismo unito a ritardo mentale.
L' autismo non è una malattia ma è prima di tutto un'altro modo di affrontare la realtà. Il processo del pensiero procede in modo diverso, e per questo l'individuo è diverso ...
Posso essere chi voglio può essere di grande aiuto per imparare a comprendere la "cultura autistica", attraverso la comprensione delle tecniche di mimetizzazione e di compensazione utilizzate spesso dalle persone autistiche e del "prezzo che queste devono pagare" al fine di essere accettate dalle "persone normali".
Cercare di essere come gli altri, utilizzando spesso un'interpretazione troppo letterale del "comportamento neurotipico" (le persone autistiche spesso definiscono neurotipiche le persone normali), diventa una strategia per sopravvivere tra la gente normale e per essere accettati proprio come afferma Gunilla Gerland in "Una persona vera".
L'autore di questo libro ha ricevuto la propria diagnosi soltanto in età adulta, rappresentando per lui una vera e propria "liberazione". Per molte persone normali, per noi,  può sembrare un po' scioccante l'essere felici per una tale diagnosi. Ma per l'autore la diagnosi ricevuta ha rappresentato la possibilità di dare un nome al suo "essere diverso" e di scoprire la sua vera identità. A quel punto si poteva smettere di cercare con ostinazione di essere "normale". Solo quando è stata riconosciuta la vera identità di un individuo, può iniziare l'integrazione personale.
Dato che l'autismo non è una "malattia" non ha senso cercare di curarla.
Lo scopo è quello di formare una società in cui entrambi i modi di pensare (il neurotipico e l'autistico) possano coesistere l'uno accanto all'altro in armonia. Per fare questo è necessario un adattamento in entrambe le direzioni.
...
Ci sono molte persone che continuano a credere che gli autistici non possano conoscere l'amore o che non possano mai essere veramente felici. Questo libro è necessario al  fine di cancellare anche questo malinteso.
La diagnosi di autismo ha portato l'autore ad una grande pace interiore. "È un grande sollievo per me il non dover più fingere e combattere. Grazie alla diagnosi ufficiale riesco a tenere meglio me stesso sotto controllo. Essa mi ha regalato una pace interiore e una migliore consapevolezza di me stesso. Non sento più la necessità di tentare così fanaticamente di essere 'normale' ... Sono autistico e tutto il mondo dovrà accettarmi come tale". Essa ha avuto un effetto liberatorio anche sul rapporto con la moglie: "Ora lei capisce che il mio cervello funziona in questo modo e che ciò è più forte di me".
Inoltre nel testo si trova la risposta alla domanda iniziale con cui il libro si avvia: "Perché io sono me?". La risposta è: "Proprio perché il mio autismo mi permette di godere la vita così intensamente, io sono perfettamente felice. '

Theo Peeters
Fondatore del Centro di Formazione Autismo

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Carissimi,
l’ultimo numero di Cacao del Sabato prima della pausa estiva lo dedichiamo ancora una volta al nostro grande Maestro Dario Fo e alla sua ultima “fatica”. Si tratta della nuova edizione Einaudi de “Lu Santo Jullàre Franzesco”.
Il libro ha al suo interno 61 tavole a colori che Dario ha realizzato per lo spettacolo che abbiamo visto su Rai Uno.
Quelle stesse tavole sono in vendita su shop.dariofo.it (ce ne sono in mostra solo alcune, scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo." target="_blank">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. vi inviamo un pdf con tutte quelle disponibili e anche le tavole de La Figlia del Papa).

Il 27 marzo 2014 papa Francesco ha parlato davanti a 492 parlamentari italiani, svegliati alle 6 del mattino, fra i quali vi erano 9 ministri, 19 sottosegretari, la presidente della Camera, il presidente del Senato e, senza mai levare il tono, ha detto, più o meno, che al tempo di Gesù c’era una classe dirigente, quella dei farisei, che si era allontanata dal popolo, lo aveva abbandonato, incapace di altro se non di seguire la propria ideologia e di scivolare verso la corruzione. Dominavano soltanto interessi di partito e lotte interne. Il cuore di questa gente, di questo gruppetto con il tempo si era indurito tanto che era impossibile sentire la voce del Signore.
E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti. E’ tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti. E per questo si giustificano, perché Gesù, con la sua semplicità, ma con la sua forza di Dio, dava loro fastidio.

Questa la terza di copertina del libro che riporta nel linguaggio gramelot di Dario tutto il testo che avete ascoltato in Tv.

Allestito con le scenografie dipinte dallo stesso Dario Fo ormai quindici anni fa e tornato a calcare le scene in una nuova forma prima al Teatro Duse di Bologna e poi alla sede Rai di Napoli, Lu Santo Jullàre Franzesco prende spunto da leggende popolari, testi canonici del Trecento e documenti riscoperti negli ultimi tre secoli. A emergere è il lato umano del santo che amava definirsi “jullàre al servizio di Dio”: la personalità multiforme, la capacità di comunicare l’idea di un Dio aperto al dialogo con l’uomo peccatore, il carisma a l’abilità istrionica che lo hanno reso universale patrimonio dell’umanità e non solo della Chiesa.
In questa riscrittura Dario dedica l’incipit del testo a papa Francesco, a un possibile cambiamento di rotta della Chiesa (più un auspicio che una scommessa a tutti gli effetti) e alla decisione di Bergoglio di chiamarsi, appunto, Francesco. Un nome che nessun papa aveva osato scegliere prima, per un santo che il potere ecclesiastico aveva a lungo cercato di “addomesticare”, riuscendoci solo dopo la sua morte con l’imposizione di una biografia autorizzata e l’eliminazione di qualsiasi riferimento al Francesco sovversivo della prima cronaca.

Buona estate e venite a trovarci a EcoFuturo!

PS: Riceverete la newsletter di Cacao anche durante i giorni del Festival EcoFuturo. Vi racconteremo cosa succede ad Alcatraz. State connessi!

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Carissimi,
questa settimana vi riproponiamo un libro che sta avendo un grande successo: si tratta de La Figlia del Papa, un testo di Dario Fo su Lucrezia Borgia. Il libro si legge come un romanzo, e racconta tutta l'umanità di Lucrezia liberandola dal cliché di donna dissoluta e incestuosa, calandola nel contesto storico di allora e nella vita quotidiana.
Una vera accademia del nepotismo la corte dei Borgia, tra festini e orge... vi ricorda niente?
Buona lettura!
Per acquistare il libro “La figlia del Papa” di Dario Fo clicca qui (SENZA SPESE DI SPEDIZIONE)

Il gioco degli scambi

L'1 ottobre 1498 Cesare Borgia si reca a Parigi. E' una città che non conosce ma ha cominciato ad amarla con l'apprendimento della lingua francese che, come ci siamo resi conto nel suo viaggio a Napoli al seguito di re Carlo VIII, egli sa parlare con agilità e bello stile. Ma che ci va a fare in quella città tanto lontana dalle sue origini? Va nientemeno che a chiedere la mano di Carlotta d'Aragona che, non a caso, è la cugina di Alfonso, ormai marito di Lucrezia, e figli di Federico re di Napoli. Ma non è il lieto fine di una storia d'amore, piuttosto un affare del tutto politico. Impalmando una d'Aragona Cesare si ritroverà a un gradino molto alto della scalata al regno di Napoli.
Ma l'incontro non va come previsto. L'ambita sposa, quando le propongono quell'unione, aggredisce i sensali con una scenata di violenta indignazione: “Cosa? Mi proponete di finire nel letto di un figuro del genere? Un assassino patentato degno dei prostiboli più malfamati? Vi siete dimenticati che quello è il bastardo che s'è presa come amante mia cugina, portandola via al marito, che poi è suo fratello minore? Ma cosa volete? Vado in matrimonio a 'sto infame che prima mi porta a letto e la mattina, dopo aver goduto della mia illibatezza, capace che mi scanna fra le lenzuola come il satrapo assassino delle Mille e una notte?”
Il rifiuto è brutale e senza appello, ma Cesare non se la prende più di tanto. Come si dice, i colpi di scena sono come il vento che spinge le navi, lo scirocco diventa maestrale e vi tocca cambiar rotta. E come fa un Cesare che, giocando a scacchi, perde una regina? Se ne prende subito un'altra? Quella napoletana dice no, ma c'è sempre anche disponibile una giovane nobile francese, un'altra Charlotte, Charlotte d'Albret, sorella del re di Navarra. Lei ci sta, il padre anche, quindi evviva gli sposi.
Questa mossa di scacchi gli procura la simpatia del re di Francia, Luigi XII, il quale, in verità, si avvale di questo favore nei confronti del figlio prediletto del papa per ottenere il suo appoggio, del papa s'intende, riguardo l'annullamento del proprio matrimonio. Il monarca ha sposato in nozze non gradite Giovanna di Valois, una giovane malata di mente. Solo il pontefice può estinguere questo matrimonio. E inoltre il re vuole ottenere il benestare del Vaticano per la realizzazione di un suo progetto ambito, cioè la conquista del regno di Napoli. In testa al suo programma c'è soprattutto la conquista di Milano. Per questa impresa Cesare viene nominato luogotenente, cioè il giovane ha a disposizione finalmente un esercito da guidare in coppia col monarca per assalire, oltre a Milano, anche alcune importanti città della Romagna.
Milano viene conquistata, quindi si scende in Romagna.
Dopo alcuni mesi, il 26 febbraio 1500, Cesare entra a Roma da condottiero vittorioso. Il padre gli aveva approntato un trionfo degno di un imperatore e giunse a nominarlo gonfaloniere della Chiesa. Ma l'accoglienza più festosa ed entusiasta gli venne riservata dal popolo romano. Furono in particolare gli impiegati dell'amministrazione pubblica i più fanatici acclamatori dell'impresa del figlio del papa. I feudatari romagnoli, infatti, erano un vero e proprio fardello per lo Stato pontificio. Riottosi e turbolenti, rifiutavano da anni di pagare le tasse dovute al governo di Roma, il quale era costretto a rifarsi sugli abitanti dell'Urbe, in particolare gli impiegati che da mesi non percepivano più lo stipendio. La vittoria del Borgia, per loro, rappresenta la certezza che presto avrebbero ricevuto consistenti arretrati.
Accogliendo Cesare il padre “Santo” era costretto a minimizzare la propria felicità e l'orgoglio di possedere un figlio tanto acclamato. Ma quando furono finalmente soli nel palazzo Rodrigo giunse ad abbracciare con tanta passione il figliolo da fargli mancare il respiro. Quindi, mentre i camerieri servivano il pranzo, dove i convitati erano solo padre e figlio, Alessandro esclamò, esprimendosi in catalano: “Raccontami tutto di questo tuo trionfo!”
(Continua)

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Carissimi,
questa settimana vi raccontiamo di un nuovo libro-spettacolo di Dario Fo.
Parliamo di una grande diva della musica lirica: Maria Callas, il libro si intitola “Una Callas dimenticata”.
Una sera di più di un anno fa Dario era ad Alcatraz con Franca. Quella sera la nostra amata signora si era ritirata presto, Jacopo le aveva portato la cena in camera. Dario invece era al ristorante ed eravamo in pochi, gli raccontai che avevo visto in quei giorni, via streaming, alcune lezioni che Alessandro Baricco aveva tenuto all'Auditorium a Roma e che mi erano piaciute molto. Dissi a Dario che Baricco aveva raccontato la grande rivoluzione che la Callas aveva imposto alla musica lirica, questa voce così personale, così unica...
Dario mi interruppe: “Te la racconto io la vera storia di Maria Callas, quella che nessuno racconta!”
Ovviamente mi zittii immediatamente, potevo perdermi un racconto del mio Premio Nobel preferito? Avrei ascoltato in religioso silenzio anche se mi avesse letto la lista della spesa, pensa la vera storia di Maria Callas!
Ed ecco qui il risultato di quella scintilla, un libro, il testo di uno spettacolo sulla Divina Callas.
Perché quando Dario racconta una storia, vuole poi che sia di tutti.
Grande formato, 23 cm per 29, disegni magnifici, senza spese di spedizione!
E qui di seguito la consueta anticipazione. Buona lettura!
Gabriella Canova

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Una Callas dimenticata di Dario Fo e Franca Rame

A Franca

Questo mio libro è dedicato a una delle cantanti più famose dell'ultimo secolo e che, a Verona, nello stupendo palcoscenico dell'Arena, per la prima volta nella sua vita ha debuttato in Italia.
Si tratta di Maria Callas.
Personalmente ho conosciuto questa eccezionale soprano quando avevo poco più di 20 anni. Lei ne aveva due o tre più di me.
Frequentavo l'Accademia di Brera e tutti noi allievi spesso eravamo ingaggiati dalla Scala, nello spazio dedicato alla scenografia, per rinfrescare i fondali e i drappi di repertorio per i nuovi allestimenti.
Naturalmente ci pagavano... poco, ma ci pagavano!
Da un trabattello sul quale stavo lavorando ho notato una ragazza piuttosto avvenente che attraversava tranquillamente il palco, transitando come niente fosse tra le strutture sceniche e gli scorrevoli. Preoccupato le ho gridato: “Fermati, è pericoloso attraversare il palco adesso! Non vedi che dalla soffitta stanno calando centine e colonnati della scena? Dove stai andando? Vuoi finire schiacciata come una sfogliatella?”
E lei: “Sto andando in proscenio, stiamo provando lì”.
All'istante arrivò il responsabile del montaggio che disse: “Non si preoccupi signora Callas, ci penso io”; e così le fece strada prendendosela per mano e l'accompagnò passando da dietro le quinte. Poi la sentii cantare. Tutti noi ragazzi della scenografia ci bloccammo, scendemmo da scale e praticabili. Quindi, badando di non dare nell'occhio, ci avvicinammo al proscenio: di lì a poco eravamo tutti seduti sul pavimento dietro le quinte, ad ascoltare affascinati l'aria di Casta Diva.
Alla fine, non abbiamo potuto trattenerci dall'applaudire, il direttore di scena ci cacciò dal palco come degli intrusi. “Peggio, dei guardoni musicali... non si ascolta di nascosto una soprano come questa!”

E poi parte lo spettacolo ... lo spettacolo immaginato da Dario e lo spettacolo a volte tragico della vita della grande diva Maria Callas.

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Carissimi,
che bello parlare di questo nuovo libro di Dario Fo: La Figlia del Papa (che Commercioetico vi offre senza spese di spedizione), dove si parla di una donna straordinaria, Lucrezia Borgia. Di lei si è scritto di tutto: figlia di un Papa, tre volte moglie (un marito assassinato), un figlio illegittimo... tutto in soli 39 anni, in pieno Rinascimento. Un vita incredibile e a raccontarla ci hanno provato scrittori, filosofi, storici.
Ma nessuno l'ha raccontata come il nostro Nobel preferito.
Dario, staccandosi da ricostruzioni scandalistiche o puramente storiche, ci rivela in un romanzo tutta l'umanità di Lucrezia liberandola dal clichè di donna dissoluta e incestuosa e calandola nel contesto storico di allora e nella vita quotidiana.
Come scrive Januaria Piromallo, giornalista e scrittrice sul suo blog ne Ilfattoquotidiano.it: “Fo riscrive la drammatica storia di Lucrezia Borgia, non più vista come la figlia incestuosa di Papa Alessandro VI, il più corrotto dei pontefici, sorella del diabolico e altrettanto incestuoso Cesare e avvelenatrice di mariti, ma rivalutata come vittima di giochi di poteri. Come è umana la Borgia secondo Fo, che la pennella come donna illuminata e illuminante per l’ottusa società di quei tempi. E la tratteggia in una trentina di illustrazioni che corredano il libro. 'Quando mi sono trovato davanti a questa storia, non ho potuto fare a meno di pensare a Franca, che ha passato la vita tra occupazioni, carceri, malati di Aids, il problema dell’intervenire non per questione di buon cuore, ma per giustizia sociale'. E per lui la rilettura dei Borgia è anche un pretesto per trovare parallelismi con il nostro tempo altrettanto desolante e corrotto”.
Come d'abitudine vi riportiamo un brano del libro. Buona lettura!
Per acquistare il libro su Commercioetico.it clicca qui.

Prima parte
La tombola benedetta

L'11 agosto1492 i cannoni di Sant'Angelo spararono per ricordare a Roma e al mondo intero che il nuovo pontefice era stato eletto col nome di Alessandro VI. Finalmente la Spagna godeva del suo secondo papa, Rodrigo Borgia.
A Roma una pasquinata scritta dal solito ignoto esclamava: “Il soglio pontificio è annato a chia a pavato de più a quelli che gesticheno l'urna de la santa lotteria”.
I romani conoscevano per nome e casato ogni cardinale della tombola: Ascanio Sforza, fratello di Lodovico il Moro, che aveva ricevuto addirittura una città in premio per il suo appoggio, quella di Nepi, oltre a quattro muli carichi d'oro, Giuliano della Rovere, che riceve l'assicurazione di montare alla cima della piramide al prossimo giro e così via altri doni e prebende a tutti gli altri votanti.
Ma veniamo al questo nuovo papa, la cui famiglia abbiamo scelto come protagonista massima del nostro racconto.
De primi Borgia si sa molto poco e quelle scarne notizie che sono pervenute sono insufficienti a designarne l'origine; origine che gli adulatori della casa spagnola fanno risalire addirittura alla famiglia dei re d'Aragona, ma ciò è poco probabile.
In verità la nascita di questo casato ha luogo solo con l'autentico fondatore di questa genìa, pardon! Dinastia: stiamo parlando di Alfonso Borgia. Il padre del caporazza è detto a volte Domenico, a volte Juan, della madre non si conosce nemmeno il nome di famiglia.
Alfonso era nato nel 1378 presso Valencia. Fu assunto come scrivano segreto della corte dei re d'Aragona, ma con un fantastico cambio di casacca lo ritroviamo di lì a poco nei panni di vescovo di Valencia. In quella mise sbarcò a Napoli a seguito del re Alfondo d'Aragona che divenne monarca dei napoletani, Alfonso Borgia nel 1444 fu fatto cardinale. Carriera rapida e portentosa!
E' risaputo, il progetto della Spagna, già a metà del Quattrocento, in concorrenza con la Francia, era quello di riuscire a metter mano sul papato e sull'impero d'Europa. E furono proprio i Borgia a iniziare la conquista del soglio pontificio. Fu esattamente Alfonso il primo pontefice di Casa Borgia, che calzò la tiara nel 1455 con il nome di Callisto III. Al seguito del pontefice in testa alla scalata si sistemarono a Roma una notevole quantità di parenti diretti o acquisiti del Santo Padre di Valencia. Fra questi il nipote a lui più caro: Rodrigo
Tutti i numerosi cronisti e ricercatori della storia dei Borgia concordarono nel fatto che Rodrigo verrà a Roma all'età di circa diciotto anni, pronto a porsi sotto la protezione del pontefice spagnolo. E' il primo segno di palese nepotismo di questo alto prelato che si accolla tutte le spese a cui il giovane va incontro. Rodrigo ebbe come maestro Gaspare da Verona, uomo di grande cultura e dote straordinaria di insegnante.
Dopo qualche tempo il figliolo passa a Bologna a studiare giurisprudenza. Il tempo stabilito per ottenere questa laurea è di sette anni. Non è da pensare che egli si sia buttato completamente nei codici e nell'arricchirsi di retorica e di teologia. Il ragazzo, presso i suoi compagni di università, acquista immediatamente grande simpatia e stima. Rodrigo è un giovane carico di energia, dalla bellissima figura e dalla parlata tonda e spiritosa.  E' amato dalle ragazze e generoso con gli amici. Per cui diventa immediatamente il capobranco di quella masnada di figli della nobiltà e dei mercanti.
Partecipa a tutte le lezioni ed è puntuale nel sottoporsi agli esami, dove ottiene alti consensi. Ma non manca mai ai convivi nelle osterie e nei postriboli. “E' molto difficile per una donna – diceva il suo maestro di retorica – resistere al suo corteggiamento. Attira le femmine come la calamita il ferro. Ferro, naturalmente, è sinonimo di fallo. Oh, cosa mi fate dire!”
Il 9 agosto 1456, pur non avendo ancora completato l'intero corso di studi, per meriti speciali Rodrigo è ammesso all'esame di laurea. Entusiasta, lo zio, che nel frattempo si è assiso sul trono papale, come regalo lo nomina cardinale. Naturalmente la nomina viene elargita con pudore e nonchalance, e questo, è ovvio, per non destare ulteriori accuse di favoreggiamento nepotistico.

(Continua)

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Carissimi,
ogni volta che arriva un nuovo libro da promuovere sul ns. sito per farlo conoscere un po’ gli dedichiamo un Cacao del sabato. Allora prendo il libro, cerco un brano interessante e ne ricopio una parte. Mi piace questa modalità perché è un modo per far conoscere il libro “da dentro”.
La stessa cosa stamattina ho cercato di fare con questo nuovo testo di Joseph Farrell “Dario e Franca. La biografia della coppia Fo/Rame attraverso la storia italiana”.
Bene, di solito in mezz’ora è tutto pronto, il pezzo copiato, qualche riga di introduzione e via. Ma questo libro non me lo ha permesso. Farrel non si limita a raccontare la storia dei Fo ma li inserisce nel contesto, qualche volta critica, entra nei particolari, non fa semplice aneddotica.
Mi sono occupata personalmente della biografia dei Fo per l’archivio, posso dire di conoscerla bene ma qui ho anche trovato dell’altro, le lunghe chiacchierate con la coppia, la ricerca non solo nell’archivio così amorevolmente curato da Franca, ma anche dei giornali dell’epoca...
Il libro non è la glorificazione o la beatificazione della coppia Nobel, Farrel non risparmia le critiche, ma lo fa con attenzione e competenza.
Insomma, volete sapere come è andata a finire? In mezzo a mille cose da fare, come sempre e come tutti, mi sono bloccata due ore a leggere un po’ qui e un po’ là, con la voglia di continuare. Mi porto a casa il libro perché sono più di 400 pagine scritte fitte fitte.
Non esaustive come dice Farrell.
Buona lettura!

“Dario e Franca hanno fatto troppo, scritto troppo, parlato troppo, rilasciato troppe interviste, fatto troppi programmi televisivi, tenuto troppi laboratori, sono stati coinvolti in troppe polemiche, sono apparsi sul palco troppo spesso, hanno recitato in troppi Paesi, troppi dei loro spettacoli sono stati tradotti in troppe lingue e hanno viaggiato troppo perché un libro qualsiasi possa fornire una documentazione completa delle loro vite e opere. Nemmeno Dario Fo può aver letto tutto quelle che è stato scritto da Dario Fo (ma senz’altro Franca sì, NdR)
La conseguenza è che è stato prodotto troppo materiale su di loro in troppe lingue e il loro impatto è stato sentito in troppi paesi: nessun biografo sarà capace di rendere giustizia a tutto il loro lavoro, e finora mi riferivo solamente agli allestimenti teatrali. Dario non è stato solo attore, autore e scenografo, ma anche pittore e, più tardi nella vita, uno storico e critico di alcuni dei più grandi artisti in cui l’Italia abbia dato i natali.
A questo elenco si deve aggiungere che entrambi sono stati coinvolti per tutta la vita in campagne politiche e sociali, che hanno manifestato per cause umanitarie, hanno sostenuto i lavoratori in sciopero e si son lasciati coinvolgere in occupazioni di fabbriche, sono stati in prima linea nelle lotte per i diritti delle donne: durante gli anni di piombo hanno protestato contro l’ingiustizia in difesa di personaggi più o meno noti, come nel caso di Sofri, Pietrostefani e Bompressi; hanno scritto e diffuso opuscoli per auspicare riforme in molti campi; hanno partecipato ai movimenti per il divorzio e l’aborto; hanno portato avanti campagne per la riforma carceraria; hanno suscitato clamore internazionale sulla pena di morte; hanno attaccato le politiche ufficiali sui farmaci; si son fatti portavoce contro la bio-ingegneria e la clonazione; hanno manifestato contro l’inquinamento e si sono interessati a questioni connesse con l’ecologia e la politica verde. Con il passare degli anni, in un’età in cui la maggior parte delle persone avrebbe cercato il conforto del pensionamento, si sono gettati nell’arena della politica attiva. Franca come senatrice e Dario come candidato a sindaco di Milano e poi come attivista del Movimento 5 Stelle.
Entrambi hanno partecipato e hanno raccontato molti dei grandi eventi che hanno plasmato l’Italia moderna, il che significa che sono in egual misura sostenuti e contrastati, amati e odiati, ammirati e diffamati, venerati e perseguitati.
(...)
Ci sono pochi precedenti di cause impopolari tra i detentori del potere, Ci sono pochi precedenti (o forse nessuno) di sue persone che hanno composto e messo in scena farse e commedie e hanno raggiunto tale importanza pubblica.”

Joseph Farrell è Professore Emerito di Italianistica presso la University of Strathclyde, a Glasgow, Scozia.
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