Progetto Tell Me Alfabetizzazione dei migranti attraverso il teatro
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I libri consigliati da Cacaonline

Carissimi,
questa settimana vi parliamo di un libro di Dario Fo, pubblicato con Giuseppina Manin per Guanda.
Si tratta di Dario e Dio (acquistabile su CommercioEtico di cui vi proponiamo alcuni brani.
 Iniziamo dalla fine, dalla retrocopertina dove si legge:
“Dario, parla con Dio.)
“Proviamo. Ma la conversazione potrebbe farsi rischiosa...”

Capitolo 9
Il miracolo eversivo dell’amore

Giuseppina Manin: Poi è arrivato il tempo dei miracoli. Quelli famosi, canonici, piatto forte dei quattro evangelisti ufficiali. Miracoli di grande impatto, guarigioni impossibili, storpi che camminano, ciechi che vedono. Persino morti e sepolti che risorgono. Un Cristo taumaturgo, un mago.

Dario Fo: Eppure il primo prodigio conclamato è di tutt’altro stampo. L’esordio di Gesù nel campo dei miracoli è di segno enologico. A me è tanto piaciuto che ne ho fatto uno dei pezzi forti del mio Mistero Buffo. Riferito da un ubriacone che assiste esterrefatto a quella meraviglia. A Spingere Gesù a intervenire una frase che gli mormora sua mamma durante una festa di nozze: ‘Ehi, non  hanno più vino’. Lui la guarda un po’ seccato: ‘Donna, non è ancora venuto il mio tempo’ le ricorda sottovoce. Però non riesce a dirle di no, A Maria mai. Anche perché non è una che parla a vanvera. Se gli chiede aiuto, è perché sa che suo figlio lo può fare quando vuole. E poi per non rovinare la festa ai giovani sposi, per non mettere in imbarazzo quelle brave persone la cui sola colpa era di non aver calcolato bene il numero dei brindisi. Gesù capisce. E allora su, si riempiano le botti d’acqua che poi a trasformarla in vino, il migliore mai bevuto, ci penserà lui” (...)

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Carissimi,
questa settimana vi parliamo di un libro dal grande formato, i cui autori sono Andrea Balzola e Marisa Pizza.
E non è solo un libro, all’interno c’è anche un video di Giuseppe Baresi.
Il libro si chiama: “Il teatro a disegni di Dario Fo con Franca Rame! Edito dalla Scalpendi Editore.
Riportiamo qui di seguito l’introduzione di Franco Marocco, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Brera.
Nella sequenza iniziale del video allegato a questo libro si vede Dario Fo che, all’interno di una della aule storiche di Brera, realizza un disegno dal vivo, evocando il suo apprendimento all’Accademia, il metodo e l’importanza della pratica del disegno. Questa immagine rappresenta simbolicamente una lunga storia. (...)

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Carissimi, questa settimana vi presentiamo il nuovo libro di Dario Fo, Razza di zingaro, che racconta la storia sconosciuta di Johann Trollmann, un pugile tedesco di etnia sinti, vissuto dal 1907 al 1943.
Fin da bambino Trollmann si rivela uno strepitoso talento naturale a cui però, nonostante le vittorie, sarà impedito di rappresentare la Germania alle Olimpiadi del 1938.
Il giovane Johann fu il primo a dimostrare che, come tutti gli sport, anche il pugilato può diventare cultura e persino arte.
La sua sfortuna è stata quella di vivere in un periodo storico veramente terribile. Il nazismo lo condannerà al campo di concentramento e l’ultimo match che combatterà sarà contro il Kapò. “Quando viene sfidato sa perfettamente che se sconfiggerà il suo aguzzino, questi lo manderà a morte. Eppure fino all’ultimo non rinuncia a difendere il suo modo di essere”.
Una storia incredibile e bellissima, quella di Johann, che Dario racconta come in un romanzo, e disegna come solo lui sa fare.
Vi riportiamo qui le prime pagine del libro. Buona lettura.

La prima volta sul ring
Nel 1914, nella Germania del Nord, ad Hannover, un ragazzino di otto anni di nome Johann Trollmann accompagna un amico di un anno più grande di lui all’allenamento di boxe nella palestra della scuola secondaria del loro rione. È la prima volta che gli capita di assistere a un’esibizione del genere. Aveva fatto sì a pugni qualche volta con ragazzini della sua età, e in verità non si era assolutamente divertito, anche perché gli era arrivato un pugno proprio sotto l’occhio e un altro all’altezza dell’orecchio, per cui, per tutta una giornata, aveva continuato a lamentare strani fischi e vertigini.
In occasione della visita alla palestra osserva i ragazzi salire su una pedana molto grande e affrontarsi con le mani coperte da guantoni, nel tentativo di colpirsi dalla testa a tutto il tronco. Si schivano, roteano uno intorno all’altro, e poi all’improvviso tempestano il rivale di pugni. I ragazzi della palestra che assistono incitano e commentano spesso con applausi e anche con risate, mentre il maestro di pugilato, muovendosi a ridosso dei due allievi, lancia ordini su come comportarsi:
«Prendete fiato! Respirate col naso, non con la bocca! Muoversi con le gambe! Le gambe fanno la differenza fra un buon pugile e una schiappa! Stop, da capo! Non restate sempre col braccio sinistro teso, cambiate l’appoggio e la posizione! Indietreggiate, ma subito tornate all’attacco! No, no, senza foga, leggeri, come in un gioco!».
Alla fine dell’allenamento tutti i ragazzi vanno in un’altra stanza dove ci sono le docce. È un rito che evidentemente li diverte molto e li scarica dalla tensione. Scherzano, sghignazzano, si prendono in giro l’un l’altro.
Quando Johann si trova di nuovo col suo amico esclama:
«Che bello questo sport! Mi sono divertito come un pazzo. Potrei iscrivermi anch’io a questa scuola?».
E l’amico: «Certo, lo possiamo chiedere subito all’allenatore».
Johann viene presentato al maestro, che gli dà un’occhiata mentre gli afferra le braccia e le tasta risalendo fino alle spalle e al collo. Dopodiché gli prende un polso e lo costringe a girare, prima da un lato, e poi a volteggiare su se stesso. Quindi, indicando il suo ufficio, gli dice: «Vieni con me. Può venire anche Franz, il tuo amico. Domani mattina ci sarà il medico che ti farà una breve visita: al cuore, ai polmoni eccetera. Qui poi c’è un documento, in settimana tuo padre deve venire a firmarlo».
E da quel momento la vita di Johann cambia completamente. (...)
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Carissimi,
questa settimana vi parliamo di una delle ultime opere del Maestro Dario Fo, Storia Proibita dell’America, scritta con la collaborazione di un sacco di amici: Jacopo Fo, Doris Corsini, Daniela Baldacchino, Dora Grittani Battaglino, Massimo Capotorto, Vania Di Febo, Davide Staunovo Polacco, Claudia Rordorf e Daniela Trenti.
E’ la storia dei Seminole, gli indiani della Florida che non si arresero mai, e vi proponiamo un altro brano di questo fantastico libro che contiene anche 33 disegni di Dario che potete vedere in parte qui.
Qui invece potete acquistare il libro


Invincibili Seminole
All’origine questa gente non aveva nulla che assomigliasse alla struttura portante delle tribù guerriere più famose d’America. La particolarità dei Seminole rispetto alle altre comunità non è cosa che si possa spiegare con un’unica frase a effetto. Per scoprire la magia di quella diversità dobbiamo cominciare dalle loro radici più antiche.
La preoccupazione di eliminare dalla storia l’unico popolo che era riuscito a tener testa e perfino a sconfiggere gli invasori, provenienti prima dalla Spagna e poi da gran parte dell’Europa, indusse qualche storico a raccontare che quei pellerossa tanto caparbi alla fine dovettero cedere e, catturati, vennero costretti a traslocare dalla Florida verso
le montagne e a vivere segregati in una riserva dalla quale non uscirono che cadaveri. La menzogna è meschina e stupida, giacché quel popolo esiste e abita ancora la Florida come secoli fa, ed è l’unico stato autonomo che sia riuscito a imporsi a
Washington e a gestire in pace il proprio diritto alla libertà.
A questo proposito, vi offriamo la testimonianza di un nativo di un’altra tribù che ha conosciuto e scoperto, ancora ragazzo, la civiltà di questo popolo originario della Florida. Eccola.
«Mi chiamo Ovan Spaniche, sono un capo Mapuco del popolo degli Apomemao, una delle tribù che nei vari secoli hanno abitato la Florida.
Siamo quelli che dal Cinquecento al Seicento si sono ribellati agli spagnoli e ogni volta li hanno costretti a risalire sulle loro navi e a prendere il largo. L’ultimo tentativo finì in un vero e proprio disastro.
Come le altre volte, provarono a offrirci doni e amicizia. Ma ormai conoscevamo bene la loro pantomima. Fingevamo di non capire una parola di quello che andavano dicendo così che essi, convinti di poter parlare fra di loro senza alcun pericolo, di fatto ci venissero ad annunciare ogni loro intenzione.
Li attaccammo d’anticipo, prima che ci saltassero addosso, sorprendendoli nella notte mentre dormivano tranquilli. Riducemmo tutto a un gran falò, ma le loro navi invece le rispettammo, dopo averle svuotate di tutto ciò che ci interessava, i cannoni, la tela delle vele, le armi, le provviste e l’intero scafo.
Ci rendemmo conto che, capovolgendole, quelle conche diventavano stupende coperture per le nostre case. Le navi erano trenta, da cui trenta nuove abitazioni.
Ah, dimenticavo, ho saputo dai miei nonni, anzi bis e trisnonni, che i più mansueti di loro li avevano salvati, tirandoli fuori dal rogo prima che cuocessero.
Alcuni dei superstiti sapevano leggere e scrivere, nella loro lingua s’intende, il castigliano. Così ci siamo fatti aiutare a mettere giù un nuovo alfabeto, che ci sarebbe servito per scrivere a nostra volta e imparare a leggere le parole della nostra lingua: il mapuco.
Ed è proprio in questo idioma che io sto stendendo la storia che vi vado a raccontare.
Ma devo rivelarvi un altro particolare, per evitare di far confusione. Noi Mapuco non si è nativi di questa terra, battezzata Florida, cioè ‘la terra dove i fiori spuntano e sbocciano tutto l’anno’. Noi si era fuggiti anni prima dal nord, in prossimità delle grandi foreste, proprio cercando di sottrarci alle scorrerie degli spagnoli appena giunti sulle coste.
Grazie ai racconti che mi è capitato di sentir narrare dai nostri vecchi ho imparato fin da ragazzo che i nativi della penisola incantevole si chiamavano Calusa.
Era un popolo che abitava per lo più dentro questo territorio, attraversato da un numero incredibile di corsi d’acqua, una vera e propria rete di piccoli fiumi e canali dalla quale spuntavano alberi rigogliosi di infinite qualità. C’erano zone grandissime dove sembravano galleggiare tappeti immensi di mangrovie, dalle quali si rischiava di farsi ingoiare, se non ne conoscevi la forma e il comportamento.
L’attraversare una foresta di mangrovie, per gente della mia razza, era pericoloso. L’acqua del mare entrava fino nel profondo di queste strane paludi, nelle quali penetravano fiumi
e torrenti d’acqua dolce. Il clima era l’ideale per gli alligatori della Florida, che da sempre sono stati i padroni assoluti di questi stagni immensi. La popolazione degli uccelli e degli insetti volanti era strabordante. Alcuni sembravano creati al solo scopo di destare meraviglia negli esseri umani che vivevano in quel paradiso. Altri, dal colore e dai canti dolcissimi, spesso si rivelavano fastidiosi per le punture che procuravano sulla pelle. Fin da ragazzino, con altri compagni di gioco, disubbidendo ai consiglidei saggi della tribù, ci inoltravamo fra le mangrovie spingendo barche leggere con pagaie. Ogni tanto si intravedevano figure umane, che sparivano quasi all’immediata. Erano di certo cacciatori Calusa, che non amavano incontrarsi con estranei. Avevamo sentito raccontare che questi strani nativi si mascheravano con foglie e colori stesi sul corpo, in modo che ti poteva capitare di passar loro appresso ma, mimetizzati com’erano, si confondevano con piante e arbusti, quindi non li vedevamo.
Decidemmo di mascherarci a nostra volta, e mimetizzammo anche la nostra piccola imbarcazione. Ci inoltrammo profondamente nella palude di mangrovie finché vedemmo un alligatore che sguazzava dentro lo specchio d’acqua, e all’istante si proiettava in aria per ricadere tuffandosi e sparire nel fondale. Subito dopo, con un’enorme spruzzo, ecco che vediamo saltar fuori dalla palude un uomo completamente nudo, che riacchiappa l’alligatore per la coda e lo getta per aria, ridendo e sparendo a sua volta dietro al lucertolone.
....”

(continua)

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Una storia della buona notte. Dal libro Le Fatiche di Ercole di Sergio Parini e Jacopo Fo edizioni Gallucci.
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Qualche mese fa mi telefona una signorina gentilissima: “Siamo la Rue Ballu edizioni, volevamo sapere se era interessata a scrivere un libro per ragazzi su Franca Rame. Sarà bello, elegante, a colori e con i disegni di Pia Valentinis”
Ostrega, mi dico, ostrega perché sono veneta sennò dicevo altro.
“Il libro sarà illustrato” continua la signorina “Quindi non ci serve tantissimo testo”
Riostrega, difficile fare un libro su Franca che non sia di almeno duemila pagine, ha avuto una vita così intensa che anche volendola riassumere è comunque tanta roba.
Jacopo ha dato il mio nome alla Rue Ballu perchè anni fa ho curato la biografia dei Fo per il sito dell’archivio di Franca e quindi conosco bene la vita di questa splendida donna.
La stessa Franca un giorno mi telefonò dicendo: “Stavo rileggendo la nostra biografia e mi chiedevo: ma quando dormivamo?” Me lo sono chiesta anch’io e spesso.
Spettacoli, tournèe, battaglie per i diritti, Soccorso Rosso, libri e anche il minestrone. Altro che multitasking, Franca forse aveva tre cervelli e sette paia di braccia. E rimaneva comunque bellissima.
E allora ho pensato che dovevo trovare un trucco, un modo per scrivere di lei facendola conoscere ai ragazzi almeno per le sue vicende più importanti... e l’ho intitolato La scatola delle meraviglie.

Il libro comincia così, buona lettura

Gabriella

Le cose, gli aneddoti, la vita

Sono qui, nella casa di Franca ad Alcatraz, nel cuore delle colline umbre. Una casa fatta tutta di legno. Franca ci ha lasciati da poche settimane e Jacopo mi chiede di prendere le sue cose e portarle in quello che chiamiamo “magazzino”, una grande costruzione che ha preso il posto del maneggio.
Abbiamo ancora i cavalli ma sono liberi, non c'è più bisogno di posti dove tenerli rinchiusi, stanno a pascolare nei campi. E allora dove prima c'erano box e scuderie adesso c'è una bell’edificio grande che raccoglie tutto l'archivio, l'immenso archivio, della famiglia Fo. Noi lo chiamiamo “Il magazzino di Franca”, per distinguerlo da altri sparsi nella valle, ma attenti, non il “magazzino di Franca e Dario”, solo il “magazzino di Franca”, perchè era lei l’archivista della famiglia, lei che raccoglieva tutto, anche i più piccoli biglietti, anche le più piccole cose, lei che negli anni è stata la memoria storica della famiglia. E in questo enorme magazzino, c’è tutto il mondo dei Fo.
Ci sono le tele di Dario, quadri piccoli, grandi e grandissimi, sempre in movimento da una mostra all'altra, poi i costumi, le scenografie, tutti i copioni delle commedie nelle diverse stesure, i video e i libri... c'è da farsi venire il mal di testa.
Mi piacerebbe tanto essere un topolino da biblioteca, stare lì dentro per mesi e guardare tutto, leggere la scrittura spigolosa di Dario, quella morbida e piccola di Franca. La vedo mentre, bella come poche altre donne al mondo, con i suoi grandi occhiali sul naso fa le sue note ai testi stampati su grandi fogli, e usa tutti colori: sottolinea in rosso, evidenzia in giallo, qui un asterisco blu, lì una nota in verde, quegli stessi fogli diventavano opere d'arte.
E poi in grandi bauli guardaroba ecco i costumi di scena, cuciti nella sartoria di Pia Rame, l’inseparabile sorella di Franca. Ecco lo scialle di lana nera che Franca usava per recitare la Madonna sotto la croce in Mistero Buffo e poi la sua giacca rossa senza bottoni, elegante e semplice. Lo stesso rosso che indossarono tutte le donne venute a salutarla per l'ultima volta in una giornata di fine maggio, piena di sole, davanti al Piccolo Teatro a Milano.

Ma mi sono distratta, devo mettere ordine. La grande casa è vuota, solo il rumore delle cicale mi accompagna in questo viaggio nel mondo di Franca. Mi sento un po’ intimorita, ho paura di rovinare qualcosa, di perdere un ricordo importante, mi sudano le mani.
Apro l’armadio in camera da letto e che ti trovo? Una vecchia scatola da scarpe, azzurra, un po’ consumata negli angoli, è tenuta insieme da un elastico, ha fiori dipinti che ormai sono sbiaditi, non può essere quella scatola lì!
Tolgo l’elastico con cautela e piano apro... è davvero un tesoro! (...)

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A Tokyo ha aperto l’albergo Book and bed, dove gli ospiti possono dormire letteralmente dentro una libreria.
L’albergo ha solo 30 posti: la maggior parte sono piccole cuccette singole sul retro di una grande libreria di legno, con gli scaffali pieni di oltre 1700 libri in lingua inglese e giapponese. Il prezzo per una notte va dai 29 ai 45 euro.
Si paga di più se si dorme vicino ai classici russi, pochissimo vicino a Moccia.
(Fonte: Idealista.it)

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E’ tornato!!!
Ha una veste nuova e non solo quella, anche dentro è stato rivisto, corretto, ampliato... ma rimane sempre lui, il nostro caro, carissimo, Lo Zen e l’arte di scopare long-seller di Jacopo Fo.
La prima edizione risale al 1992, eravamo giovani ed entusiasti. A distanza di 23 anni il libro è ancora giovanissimo e noi... pure!
Grazie alla Gallucci Editore è riedito il libro che ha ispirato lo spettacolo di Franca Rame Sesso? Sì grazie, tanto per gradire (acquistabile qui) e che negli anni ha divertito migliaia di persone.
Insomma, si è capito che siamo contentissimi di questa nuova edizione?
Credo di sì e non indulgiamo oltre, ecco a voi le prime pagine del nuovo Lo Zen e l’arte di scopare, acquistabile qui

Capitolo primo
L’AMORE AI TEMPI DEI GORILLA

L’amore è una cosa meravigliosa. A volte, però, non è facile.
Qualche milione di anni fa le cose erano meno complicate. Gli umani conoscevano soltanto la legge dell’istinto. Le donne, quando “andavano in calore”, giocavano a farsi inseguire per giorni dai maschi, che spesso lottavano fra loro. La femmina si concedeva soltanto alla fine, quando era feconda; si accoppiava in un primo momento col maschio che era riuscito a raggiungerla, inseguendola senza tregua e battendo gli altri pretendenti. Il campione la montava finché aveva forza e, quando crollava il primo, la femmina continuava il gioco con i corteggiatori più debolucci. La femmina era disponibile durante tutto il periodo fecondo, che durava qualche giorno.
Così la natura rendeva sicura la gravidanza e garantiva al più forte maggiori probabilità di avere una discendenza. Contemporaneamente il calore evitava che si sprecassero energie in amplessi nei momenti non fertili.
La selezione degli amanti, attraverso la competizione del corteggiamento, sanciva anche il formarsi di coppie, infatti il maschio scelto per primo manteneva un rapporto preferenziale con quella femmina e con i figli di lei. (...)
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Carissimi,

questa settimana vi parliamo del libro Storia Proibita dell’America. Un libro di Dario Fo, edito da Guanda, con la collaborazione di Jacopo Fo, Doris Corsini, Daniela Baldacchino, Dora Grittani Battaglino, Massimo Capotorto, Vania Di Febo, David Staunovo Polacco, Claudia Rordorf, Daniela Trenti.
Un sacco di amici che hanno lavorato per raccogliere informazioni, storie e fonti sulla vera storia dei Seminole, questo straordinario popolo nativo della Florida.
I film di Hollywood raccontano le vicende degli indiani sconfitti. Ma ignorano la storia dell’unica tribù che non si arrese mai: i Seminole, una società matriarcale e pacifica, nemica della schiavitù, con protagonisti indimenticabili. Come John Horse, un nero scatenato capace di truffare i bianchi e di conquistare alla causa del suo popolo gli schiavi delle piantagioni facendo comizi-spettacolo.
O come Mae Tiger, condottiera meticcia che organizzerà una decisa ed energica azione culturale.
O James Billie, veterano seminole del Vietnam che dovrà affrontare, al ritorno in patria, il nemico più insidioso, la droga, e per difendere la sua gente sbaraglierà le truppe del narcotraffico. Un’incredibile storia di resistenza umana e comunitaria lunga secoli, dai primi insediamenti in Florida allo sbarco dei conquistatori spagnoli, alle battaglie contro le truppe inglesi e poi statunitensi, scritta come un romanzo da un grande ribelle del nostro tempo.
Il libro è correlato dalle splendide tavole a colori di Dario.
Vi lasciamo con il prologo al libro.
Buona lettura

(...)

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Carissimi,
Questa settimana siamo stati immersi nelle tavole e nelle tele di Dario Fo, abbiamo aggiunto un sacco di opere stupende nello shop di Dario che potete vedere qui
In particolare si è arricchita notevolmente la sezione dedicata a San Francesco dove abbiamo inserito altre tavole bellissime.
Ogni volta che si aggiunge una nuova opera nel sito bisogna prepararla prima scegliendo i dettagli, dimensionandola per la griglia di base, ecc. E’ un lavoro non molto complicato che ti fa entrare nei particolari, scoprire i segni nascosti. E ogni volta ci viene un po’ la sindrome di Stendhal. Avere a che fare con le opere di Dario è la dimostrazione che l’arte fa bene al cuore.
Non so cosa sia: l’uso dei colori, la vivacità del tratto di Dario Fo ma anche la storia di un uomo straordinario, rivoluzionario e ribelle come San Francesco, chi lo sa. Tutto insieme, probabilmente, sta di fatto che si entra in una magia ed è bellissimo.
Quindi, questa settimana vi raccontiamo un po’ di San Francesco tratto dal libro edito da Einaudi nel 2014 che trovate qui
Buona lettura!
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