Quadri e disegni di Jacopo Fo in vendita Quadri, tele e bozzetti di Dario Fo in vendita
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I libri consigliati da Cacaonline

E’ tornato!!!
Ha una veste nuova e non solo quella, anche dentro è stato rivisto, corretto, ampliato... ma rimane sempre lui, il nostro caro, carissimo, Lo Zen e l’arte di scopare long-seller di Jacopo Fo.
La prima edizione risale al 1992, eravamo giovani ed entusiasti. A distanza di 23 anni il libro è ancora giovanissimo e noi... pure!
Grazie alla Gallucci Editore è riedito il libro che ha ispirato lo spettacolo di Franca Rame Sesso? Sì grazie, tanto per gradire (acquistabile qui) e che negli anni ha divertito migliaia di persone.
Insomma, si è capito che siamo contentissimi di questa nuova edizione?
Credo di sì e non indulgiamo oltre, ecco a voi le prime pagine del nuovo Lo Zen e l’arte di scopare, acquistabile qui

Capitolo primo
L’AMORE AI TEMPI DEI GORILLA

L’amore è una cosa meravigliosa. A volte, però, non è facile.
Qualche milione di anni fa le cose erano meno complicate. Gli umani conoscevano soltanto la legge dell’istinto. Le donne, quando “andavano in calore”, giocavano a farsi inseguire per giorni dai maschi, che spesso lottavano fra loro. La femmina si concedeva soltanto alla fine, quando era feconda; si accoppiava in un primo momento col maschio che era riuscito a raggiungerla, inseguendola senza tregua e battendo gli altri pretendenti. Il campione la montava finché aveva forza e, quando crollava il primo, la femmina continuava il gioco con i corteggiatori più debolucci. La femmina era disponibile durante tutto il periodo fecondo, che durava qualche giorno.
Così la natura rendeva sicura la gravidanza e garantiva al più forte maggiori probabilità di avere una discendenza. Contemporaneamente il calore evitava che si sprecassero energie in amplessi nei momenti non fertili.
La selezione degli amanti, attraverso la competizione del corteggiamento, sanciva anche il formarsi di coppie, infatti il maschio scelto per primo manteneva un rapporto preferenziale con quella femmina e con i figli di lei. (...)
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Carissimi,

questa settimana vi parliamo del libro Storia Proibita dell’America. Un libro di Dario Fo, edito da Guanda, con la collaborazione di Jacopo Fo, Doris Corsini, Daniela Baldacchino, Dora Grittani Battaglino, Massimo Capotorto, Vania Di Febo, David Staunovo Polacco, Claudia Rordorf, Daniela Trenti.
Un sacco di amici che hanno lavorato per raccogliere informazioni, storie e fonti sulla vera storia dei Seminole, questo straordinario popolo nativo della Florida.
I film di Hollywood raccontano le vicende degli indiani sconfitti. Ma ignorano la storia dell’unica tribù che non si arrese mai: i Seminole, una società matriarcale e pacifica, nemica della schiavitù, con protagonisti indimenticabili. Come John Horse, un nero scatenato capace di truffare i bianchi e di conquistare alla causa del suo popolo gli schiavi delle piantagioni facendo comizi-spettacolo.
O come Mae Tiger, condottiera meticcia che organizzerà una decisa ed energica azione culturale.
O James Billie, veterano seminole del Vietnam che dovrà affrontare, al ritorno in patria, il nemico più insidioso, la droga, e per difendere la sua gente sbaraglierà le truppe del narcotraffico. Un’incredibile storia di resistenza umana e comunitaria lunga secoli, dai primi insediamenti in Florida allo sbarco dei conquistatori spagnoli, alle battaglie contro le truppe inglesi e poi statunitensi, scritta come un romanzo da un grande ribelle del nostro tempo.
Il libro è correlato dalle splendide tavole a colori di Dario.
Vi lasciamo con il prologo al libro.
Buona lettura

(...)

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Carissimi,
Questa settimana siamo stati immersi nelle tavole e nelle tele di Dario Fo, abbiamo aggiunto un sacco di opere stupende nello shop di Dario che potete vedere qui
In particolare si è arricchita notevolmente la sezione dedicata a San Francesco dove abbiamo inserito altre tavole bellissime.
Ogni volta che si aggiunge una nuova opera nel sito bisogna prepararla prima scegliendo i dettagli, dimensionandola per la griglia di base, ecc. E’ un lavoro non molto complicato che ti fa entrare nei particolari, scoprire i segni nascosti. E ogni volta ci viene un po’ la sindrome di Stendhal. Avere a che fare con le opere di Dario è la dimostrazione che l’arte fa bene al cuore.
Non so cosa sia: l’uso dei colori, la vivacità del tratto di Dario Fo ma anche la storia di un uomo straordinario, rivoluzionario e ribelle come San Francesco, chi lo sa. Tutto insieme, probabilmente, sta di fatto che si entra in una magia ed è bellissimo.
Quindi, questa settimana vi raccontiamo un po’ di San Francesco tratto dal libro edito da Einaudi nel 2014 che trovate qui
Buona lettura!
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Carissimi,
questa settimana vi presentiamo un libro per ragazzi scritto da Sergio Parini e disegnato da Jacopo Fo. Si tratta de Le Fatiche di Ercole edito da Gallucci Editore, grandiosa casa editrice per bambini e ragazzi.
Ercole è il primo supereroe della storia. Da più di tremila anni si narrano le due dodici avventure mozzafiato: credi che sia facile sconfiggere un drago con sette teste che sputano veleno?
Divertente, con disegni bellissimi...
Ecco qui il prologo, buona lettura!


Prologo
Tanto tanto tempo fa, in Grecia, un paese famoso per gli dèi potentissimi, le donne sagge e i guerrieri coraggiosi, viveva un ragazzo. Il suo nome era Ercole. Era figlio del re degli dèi, Zeus, e di una principessa greca, Alcmena, celebre per la sua bellezza. Ma la regina degli dèi, Era, la moglie Zeus, era gelosa di Ercole, perché era nato dall’amore tra suo marito e un’altra donna.
Quando voleva, Era sapeva essere molto cattiva e crudele. Pensa che, quando Ercole era appena nato, lei scese dall’Olimpo, l’altissima montagna dove viveva con gli altri dèi, apposta per mettere due enormi serpenti velenosi nella sua culla.
Ma non aveva fatto i conti con quel bambino.
Ercole, infatti, già da piccolo aveva una forza straordinaria, dono di suo padre Zeus. Ercole era troppo piccolo per rendersi conto del pericolo. Non sapeva ancora parlare, faceva solo nghé nghé, come ogni bimbo della sua età. Quanto a camminare, non se ne parlava proprio: a stento iniziava a gattonare per terra. Ma sapeva stringere le mani. E tanto bastò. Pensò che quelle bestiacce velenose fossero giocattoli. Ne prese uno in una mano e uno nell’altra e strinse, strinse, strinse. Strinse finché le due bestie non caddero nella culla, morte soffocate!
Per un po’ Era, sconsolata, lo lasciò stare, e il bambino crebbe, ricevendo la migliore educazione possibile a quei tempi. La sua mamma e il suo sposo Anfitrione fecero venire da tutta la Grecia i maestri più bravi e famosi. Un centauro, mezzo uomo e mezzo cavallo, velocissimo e astuto, gli insegnò a cacciare. Anfitrione, imbattibile nelle corse con le bighe, lo rese abilissimo nella guida dei carri con i cavalli. Il nipote di Apollo, dio del Sole, fece di lui un bravissimo arciere. Altri gli insegnarono a combattere con la spada, la lancia e la clava. Altri ancora gli insegnarono la letteratura e la musica. Ricevette un’educazione magnifica. Intanto cresceva: divenne grande, grosso e fortissimo, grazie anche a tutto l’esercizio fisico che gli avevano fatto fare i suoi maestri.
Ma, anche se era forte, non era un bullo, o un attaccabrighe. Era gentile per natura, però sapeva come reagire quando lo sfidavano o gli facevano un torto. Diceva sempre: «Io tratto gli altri come loro trattano me». E guai a trattarlo male! Se si infuriava, per chi l’aveva provocato non c’era scampo.

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Carissimi,
in questi giorni ad Alcatraz si è parlato molto di mammut. Il nostro era bellissimo, fatto di legno e stoffa, tenuto su con una carrucola, ondeggiava sinuosamente mentre quattro ragazze stranamente vestite facevano le gambe e Mario Pirovano manovrava la proboscide molto compreso nel suo ruolo.
Ma c'era anche un gran lumacone e una pentola con altri lumaconi.
Tutto questo perchè abbiamo girato un video di una canzone con la Bandabardò dove cercavano di spiegare come mai molto probabilmente i nostri antenati non si cibavano di grandi mammiferi.
Tutta questa storia è raccontata nel libro di Jacopo Fo & C. dal titolo La Vera Storia del Mondo che vi ripresentiamo oggi.
Buona lettura!

PERCHÉ I CACCIATORI DI MAMMUTH NON SONO MAI ESISTITI
Nelle pitture rupestri preistoriche troviamo sovente scene di caccia ad animali di taglia media o grande.
E questa circostanza ha indotto a pensare che quella fosse un'attività abituale dei primitivi. Io credo, al contrario, che essi trovassero interesse a dipingere quelle scene proprio perché non erano fatti abituali ma straordinari avvenimenti da ricordare con pitture celebrative.
Sui libri di storia scolastici vediamo spesso disegni di uomini primitivi che circondano giganteschi mammut e li uccidono con lance di legno e pietra.
Credo proprio che a quei tempi scene del genere fossero molto improbabili. Anche se i nostri progenitori erano probabilmente più forti di noi, a causa della vita selvaggia, è difficile che siano riusciti in simili imprese.
La caccia era indirizzata verso piccole prede come topi, conigli e serpenti.
Già la cattura di un cervo era una cosa eccezionale. Provate voi, se ci riuscite, ad avvicinarvi a un cervo tanto da poterlo colpire con una lancia. E anche se ci riuscite, quante probabilità avete di ucciderlo o di ferirlo gravemente?
Le tecniche di caccia ai grandi animali dovevano tener conto dell'enorme disparità di forze ed erano ben più astute e complesse di un attacco con lance e pietre. L'umanità cacciò all'inizio soprattutto sfruttando alcune particolarità del territorio.
Ad esempio, si approfittava di burroni verso i quali decine di battitori armati di bastoni sospingevano un branco di cavalli facendoli precipitare. Una volta feriti o morti, gli animali erano facile preda degli uomini. In altre situazioni le prede venivano spinte in gole o valli ristrette dove venivano bloccate e poi abbattute con una pioggia di macigni.
Queste tecniche di caccia richiedevano molta organizzazione e l'uso delle grida e di rumori di sassi o legni percossi diede probabilmente origine al gusto per la musica.
Di certo una battuta di caccia preistorica doveva essere un intrattenimento musicale da non perdere.
Comunque la caccia grossa era una cosa di una durezza inimmaginabile.
La difficoltà di trovare luoghi adatti e di costruire tra i cacciatori un coordinamento sufficiente al buon esito dell'impresa faceva sì che, molto spesso, ci si limitasse a contendere a iene e avvoltoi le carcasse di animali abbattuti dalle belve. Ma nonostante l'evidenza dei fatti, la maggioranza degli accademici stenta a rinunciare all'idea degli uomini primitivi cacciatori di grandi animali.
La caccia ai grossi animali divenne conveniente soltanto millenni più tardi, quando apparvero i primi cacciatori a cavallo, equipaggiati con archi efficientissimi e frecce piumate e coadiuvati da grosse squadre di battitori. E, tra l'altro, tutti sono d'accordo sul fatto che le bande primitive fossero composte da circa sessanta individui tra i quali gli uomini con più di 16 anni non erano più di una quindicina. Come facevano a massacrare tanti grossi animali? Per nutrire con una dieta carnivora 60 persone bisognava fare fuori un cavallo o un elefante ogni quattro o cinque giorni e poi trascinarlo a casa per decine di chilometri. Infatti non c'erano frigoriferi e nei climi caldi la carne marciva
subito. (...)
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Si tratta del primo esperimento in Italia di "biblioteca pubblica in condominio privato", si trova nei locali dell'ex portineria del palazzo in via Rembrandt 12, a Milano, e può essere frequentata anche da chi non abita in zona.
Roberto Chiapella, l'ideatore del progetto, ha spiegato che lo scopo per cui è nata la biblioteca è quello di agevolare il rapporto tra i condomini che, in effetti, "è nettamente migliorato".
Alle riunioni per prima cosa si cita Dante.
(Fonte: Il libraio)

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Carissimi,
oggi per il Maggio dei libri, in offerta il libro di Jacopo Fo: La scopata galattica!
Questo libro raccoglie quanto scritto ne Lo Zen e l'arte di Scopare e aggiunge moltissime cose: si parla di storia, di amore e sentimenti, di tecniche, di difficoltà, di malintesi e ci spiega come risolvere in modo semplice ed efficace i mille problemi legati alla sessualità. Che sono molti, psicologici e fisici.
E lo fa, come sempre nei libri di Jacopo, in modo divertente, leggero, semplice e mai volgare.
Di sesso si parla tantissimo, se ne ride tanto, i cabarettisti ne fanno il loro pezzo forte ma pochissimi danno le informazioni essenziali, quasi nessuno ti dice quello che veramente serve sapere.
Lo fa questo libro di cui vi anticipiamo un brano che parla d'amore.
Buon divertimento!

Seduzione e colpi di fulmine
Che cos'è l'amore? Che cosa succede quando ci si innamora?
Rispondere a questa domanda in modo esauriente è impossibile. L'amore è un sentimento talmente grande che, come il concetto di zen, sfugge alla definizione verbale.
Se ti sei innamorato sa cos'è l'amore.
Solo ascoltando il proprio cuore si può sentire (e non "capire") la natura di questo sentimento. (...)

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Carissimi,
questa settimana vi presentiamo un libricino scritto da Dario Fo con Floriana Cazacu dal titolo "Un uomo bruciato vivo" che racconta una storia tragica, quella di Ion Cazacu, padre di Floriana, piastrellista romeno, bruciato vivo nel 2000 da un impresario edile di Gallarate, per aver chiesto lo stipendio che gli spettava.
Nella pagina di presentazione del libro sul sito di Commercioetico.it troverete anche un video dove Dario ne parla alle Invasioni Barbariche di Daria Bignardi.

Vi riportiamo qui la seconda di copertina e l'introduzione al libro. Poche pagine, un racconto per non dimenticare, per aiutare Floriana e proteggere anche suo marito, anch'egli minacciato e vittima di violenze e soprusi. Se volete, aiutateci a diffondere questa testimonianza, perchè l'attenzione, la memoria, la conoscenza possano fermare l'orrore che prospera nel silenzio.

Un esercito di nuovi schiavi
Pensiamo sia bene aprire il racconto a dialogo, che verte soprattutto su un aberrante fatto di cronaca avvenuto all'inizio di questo secolo, con una notizia quasi del tutto sconosciuta: secondo il rapporto realizzato da Fillea e Ires-Cgil, l'evasione e l'elusione fiscale nell'edilizia, per quanto riguarda la sola Lombardia, nel 2010 ammontava a un miliardo e 100 milioni di euro.
Il 2 luglio 2012, alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio, il sostituto procuratore Nadia Calcaterra e il capitano delle fiamme gialle Paolo Pettine indicono all'improvviso una conferenza stampa, nella quale danno notizia di un'operazione, condotta simultaneamente dalla procura e dalla finanza, attraverso la quale è stata portata alla luce una vera e propria organizzazione criminale che dal 2005 ha messo in atto in Brianza e dintorni un'ingente frode contributiva e fiscale per oltre 23 milioni di euro, utilizzando lavoratori, prevalentemente extracomunitari, che figuravano impiegati presso una medesima impresa, con legale contratto e pagamento dei contributi, quando in verità costoro erano assunti da altre aziende, che fungevano da copertura per l'impresa principale. Tali società, tutte riconducibili a soggetti partecipi della frode, erano di fatto inesistenti e provvedevano a mascherare la costante somministrazione illecita di manodopera con delle fatture che non trovavano però riscontro nella relativa dichiarazione dei redditi.
I responsabili delle varie società, undici persone, sono stati incriminati per reati di emissione e utilizzo di fatture, naturalmente false, per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione dei redditi, indebita compensazione d'imposta, nonché somministrazione e utilizzo irregolare di manodopera. Gli inquirenti hanno indagato per due anni consecutivi con grande impegno, prima di arrivare all'incriminazione di tutto il gruppo.
Ma quanti sono gli operai, provenienti dall'Est e dall'Africa, che dall'inizio di questo secolo, in Italia, sono caduti vittime di questi biechi sfruttatori? C'è da non crederci: sono circa 1400. Spesso, a questi operai, oltre ai contributi, si è fatta mancare anche la paga. E' risaputo che con questo atto indegno si giungeva a non versare milioni di euro, che naturalmente diventavano il bottino principale di questi sfruttatori. Come potevano costoro permettersi di negare la paga stabilita agli operai per mesi e mesi? E' semplice, con il ricatto, e spesso con la violenza.
Davanti alle richieste di saldare il dovuto si iniziava col rimandare il versamento per mancanza temporanea di liquidità. Ma quando i richiedenti sollecitavano il dovuto residuo, poiché si trovavano a non poter mantenere la famiglia e pagare i debiti, spesso contratti con gli strozzini, ecco che si arrivava, da parte dei datori di lavoro, alla minaccia, che consisteva nel denunciare gli operai in quanto privi di permesso di soggiorno. E, se costoro insistevano, ecco che la denuncia, sempre anonima, in cui si insinuava perfino che il lavoratore fosse parte di un giro di spacciatori, giungeva puntualmente alla polizia, che procedeva all'arresto e al rimpatrio forzato dello sventurato clandestino.
Perchè ci siamo preoccupati fin dal prologo di questo testo di denunciare una situazione tanto drammatica e indegna, che si perpetua da anni nel nostro Paese? Soprattutto per la ragione che di questa infamità vergognosa, noi, spettatori spesso indifferenti, siamo del tutto colpevoli.

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Carissimi,
lunedì prossimo 20 aprile alle 21, su Rai 5, andrà in onda la seconda parte dello spettacolo-lezione di Dario Fo: Giotto o non Giotto. Riprendiamo anche noi dal libro edito dalla Franco Panini Editore e parliamo degli affreschi del Maestro toscano alla Cappella degli Scrovegni a Padova.
La parola a Dario Fo, buona lettura!

Giotto a Padova
Sul rovescio della grande parete d'ingresso alla Cappella degli Scrovegni sta dipinto un imponente affresco colmo di figure: si tratta del giudizio Universale aperto da una miriade di angeli che si levano in alto come un sipario. Sotto, quasi in mostra, uno dietro l'altro vediamo i dodici apostoli. In basso nel proscenio, a sinistra le anime degne, dal lato opposto i reprobi aggrediti da demoni che ne fanno scempio. Sono anime dannate, ma i loro corpi soffrono come da vivi, insomma siamo all'Inferno.
Dalla calca degli uomini eccelsi addobbati alla maniera trecentesca spunta un volto ornato da uno zuccotto giallo: secondo la tradizione dei Padovani, quello è Giotto o, meglio, il suo autoritratto.
Osservando più da vicino scopriamo nel mezzo la figura di Enrico Scrovegni, il banchiere committente della Cappella omonima, inginocchiato nell'atto di offrire alla Vergine il progetto in scala ridotta del monumento. A reggere la maquette della Cappella c'è un arciprete a sua volta in ginocchio. Si tratta di Altegrado de' Cattanei, l'erudito che ha aiutato Giotto nella scelta delle storie da affrescare; in verità non s'è trattato solo di un aiuto sul piano esecutivo: la presenza di tanto sapiente faceva da garanzia verso la Chiesa e da copertura teologica, morale e soprattutto politica.
Tornando al ritratto di Giotto, ci rendiamo conto che il pittore si è voluto sistemare, ma con una certa modestia, quasi nascosto, nella calca dei beati in Paradiso. Intorno a lui una folla di personaggi rappresentanti di profilo che puntano lo sguardo verso l'alto, nella parte superiore del grande affresco dove ci appare Gesù nell'atto di dividere i buoni dai cattivi. Gesù se ne sta imponente seduto su un tronco di nubi, il suo sguardo è severo, osserva solenne e privo d'ogni benevolo accoglimento quell'umanità per cui la redenzione ha fatto dono del suo corpo.
Sembra di ascoltare il ritmo immaginato da Carlo Porta che descrivendo l'atto finale così si esprime:
"Gesù stèva sentàr su 'na palandrana de' nivul
tuta trapuntàda de' teste de' cherubìt
ma la sua fàcia no' prumetèva negòta de bon:
con un sègn l'ha dat l'òrden ai angeli sonadòr del bofàr in le trombe
per revegià quei che dorme, inciuchìt dal De Profunde
"tirève su de drita che chi se sèrà su tuto el marchingègn:
tuto quel che ve 'rivàt conta pù nagòt.
La festa l'è finida e se fa fagòt!"

(Gesù stava seduto su una palandrana di nuvole
tutte trapunte di teste di cherubini
ma la sua faccia non prometteva niente di buono
con un segno ha dato ordine agli angeli suonatori di soffiare nelle trombe
per risvegliare quelli che dormono ubriachi dal De Profundis:
"Alzatevi che qui si chiude tutto il marchingegno:
tutto quello che avete raccolto non conta più niente
la festa è finita e si fa fagotto!")

Infatti due potenti angeli, in alto, stanno ognuno arrotolando il cielo e meglio il telo sul quale è dipinto lo scenario di nubi, cherubini e beati. Quindi lo spettacolo è finito, si raccoglie ogni cosa e si va tutti a dormire il sonno eterno. Guardate che stupenda idea è questa di incaricare gli angeli di raccogliere il gran fondale!

Per acquistare su Commercioetico.it il libro "Giotto o non Giotto" di Dario clicca qui

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Carissimi, lunedì prossimo, 13 aprile, Dario Fo su Rai 5 presenta una straordinaria lezione su Giotto.
Chi ha affrescato la Basilica Superiore di Assisi? Per svelare questo enigma il premio Nobel per la letteratura ha indagato l'opera del geniale artista, portando alla luce sorprendenti intuizioni. È così nato anche il volume "Giotto o non Giotto", curato da Franca Rame e pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore che trovate qui.

Punto di partenza del libro e dello spettacolo è l'enigma che da oltre sette secoli divide la critica d'arte: fu Giotto ad affrescare le celeberrime Storie di San Francesco nella Basilica Superiore di Assisi?
Per rispondere all'affascinante quesito, nella sua opera Dario Fo intraprende un'esplorazione che parte da Assisi, tocca Padova con l'analisi della Cappella degli Scrovegni e arriva fino agli ultimi capolavori di Santa Croce a Firenze. Un'indagine che riserverà al lettore numerose sorprese, e farà luce su aspetti della vita e dell'arte di Giotto poco esplorati dalla critica d'arte ufficiale: dall'attività di usuraio del pittore alle segrete influenze dei Vangeli apocrifi sulla sua opera. Un viaggio reso ancor più suggestivo dai racconti, dai dialoghi in volgare e dalle "giullarate" che impreziosiscono il testo, a corredo del quale sono presenti oltre duecento illustrazioni tra riproduzioni a colori delle opere di Giotto e personali creazioni del premio Nobel.
Lo spettacolo inizialmente avrebbe dovuto essere registrato davanti alla Basilica Superiore di Assisi ma poi il vescovo di Assisi, Domenico Sorrentino, si rifiutò di farlo rappresentare nella città di San Francesco, e il tutto si è spostato a Perugia. L'"incidente" non toglie nulla all'assoluto fascino di questa rappresentazione che cerca di rivalutare un pittore sconosciuto: Pietro Cavallini. Dice Dario: "Voglio ridare a un grande artista, un grande innovatore, ciò che gli spetta. Gran parte dei ventotto riquadri della Basilica Superiore di Assisi sono di sua mano. E in questa operazione di giustizia non sono solo. Anche Bruno Zanardi, insigne restauratore e storico dell'Arte, la pensa come me. Anche lui ritiene che, a parte la giovinezza di Giotto, all'epoca causa di impedimenti per l'affidamento di una commessa così importante, è lo stile a far pensare alla mano dell'artista romano".
Prima di decidersi ad affrontare un argomento che i fedeli alla tradizione giottesca preferiscono evitare, Dario ha fatto ricerche specifiche per quattro anni. "La questione della giovinezza di Giotto, che ho ricordato prima, è indubbia, anche se all'epoca, essendo considerati vecchi a cinquant'anni, un uomo di venticinque poteva dirsi maturo. Ma parliamo di tecnica e stile. Stesura del colore, ombre, velature, uso dell'appretto sono quelli del Cavallini. Zanardi, che citavo all'inizio, restauratore della Basilica di Assisi dopo il terremoto del 1997, ha messo in discussione da vicino l'attribuzione a Giotto, sostenuta dal Vasari, degli affreschi della vita di Francesco della Basilica Superiore. Riconoscendo nelle opere la mano di un artista di scuola romana, sottolineò come fosse strana l'assenza del solo Cavallini, tra i pittori gotici, dal Cantiere di Assisi. Federico Zeri gli diede ragione. Oggi gliela dà anche Vittorio Sgarbi. Bisogna riparare, fare giustizia nei suoi confronti. Cavallini, ovvero Petrus Caballinus de Cerronibus, attivo soprattutto a Roma, dalla seconda metà del Duecento fino al 1330 circa, è stato un pittore sommo e insieme sfortunato. Il sessanta per cento del suo lavoro è andato distrutto. Merita di più. Una riabilitazione, appunto. Il riconoscerlo protagonista del ciclo della vita di Francesco ad Assisi nulla toglierà al valore e alla fama di Giotto".
Dario ricorda come Lorenzo Ghiberti, nei suoi Commentarii, parli in modo assai lusinghiero del romano: "Pietro Cauallini, ... dottissimo infra tutti gli altri maestri". Cita inoltre le sue pitture miliari: a San Pietro (i quattro Evangelisti nella controfacciata), a Santa Cecilia in Trastevere (affreschi), a San Crisogono, a Santa Maria in Trastevere (gli splendidi mosaici), a San Francesco a Ripa (affreschi), a San Paolo fuori le mura (mosaico sulla facciata e affreschi della navata e nel capitolo). Fa memoria della partigianeria del Vasari, che per amor di territorio e senza curarsi dell'anacronismo insostenibile al quale andava incontro, definisce il Cavallini un "discepolo di Giotto" e ne provoca l'ingiusta ghettizzazione.
(Fonte di parte dell'articolo: Il Messaggero)
Buona visione!

Trovate qui il libro tratto dallo spettacolo edito dalla Cosimo Panini Editore

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