Progetto Tell Me Alfabetizzazione dei migranti attraverso il teatro
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"- Finalmente Contessa, eccola qui!
L’ho cercata per tutto il maniero
di sopra e di sotto
di qua e di là
finché il giardiniere m’ha dato la dritta:
‘l’ho udita esclamar: missione in soffitta!’.
- Uh, bravo Ubaldo
visto che sei arrivato
dami una mano
che è tutto complicato.
Vedi quel baule blu?
- Quello che ha un Everest di cose impilate sopra?
 è da mettere giù…?
- Sì! Proprio quello!
- Ma che bello…
- Infatti! Ricordi? E’ quello di zia Pia!
- A volte proprio le sfugge l’ironia…
- Sei villano ma involontariamente in tema.
Dobbiamo metter da parte certe cose…
- Ha pronto uno schema?
Se no questa volta vado via!
- Su su che è per la nipotina…
- Un altro baule??? Ha già riempito tre casse!
E come non bastasse
c’è la giostra in cantina.
E la culla di nonna Gertrude
il fasciatoio a baldacchino
pupazzetti, carillon, lenzuolini
centoquattro vestitini…
E ora, che altro?
- Ho messo quasi tutto lì…
-  Libri e dvd??!!
Ma per favore! La bimba ha solo tre mesi!
Ci sarà tempo per quegli arnesi!
- NO UBALDOOOOO! NON C’E’ TEMPO!!!
- Oh mio dio, Contessa… Che singhiozzi!
Non pianga così, la prego! Si sieda qui…
Accidenti… Ecco il fazzoletto…
Mamma mia… ma cosa ho detto?
- Oh no… niente, niente…
Le lacrime le faccio subito passare
che poi… voleva che ogni cosa
fosse intanto divertente...
- Ma chi?
- Lo so che è presto per quelli lì…
ma voglio esser sicura
che le abbia un giorno
e bisogna adesso averne cura.
Che ogni volta che qualcuno se ne va
ho sempre quella sensazione di ritardo…
del treno che hai appena perso
senza l’ultimo sguardo
che c’era ancora da dire, da fare
soprattutto da ascoltare
anche se l’età è molto avanzata
e la vita vissuta piena
straordinariamente realizzata…
- ‘Settimo: ruba un po’ meno’?
‘Lezioni di teatro’, ‘Manuale minimo dell’attore’
‘Coppia aperta, quasi spalancata’
 ‘La bibbia dei villani’
una giullarata
‘Una vita all’improvvisa’
Caravaggio, Raffaello…
Il duomo di Modena? Pure quello!
‘Morte accidentale di un anarch…’
Oddio no…
…’Mistero Buf..fo’. Noooo!
Non si può!
Ma allora è proprio Dario?
Dario Fo…?
La prego, Contessa
mi dica di no…."

La Contessa

Published in BUONE NOTIZIE

Il mio (strano) Dario Fo

di Simone Canova

Negli ultimi giorni ho ascoltato decine di persone che mi raccontavano i loro ricordi su Dario e Franca. Per alcuni sono stati un'ispirazione, per altri veri e propri maestri, tanti mi dicevano: “A me facevano ridere”, che è un complimento bellissimo!
Per me Dario e Franca erano strani. Gli strani più meravigliosi che io abbia mai conosciuto.
Era una sera ultimi anni del secolo scorso, io ero di servizio al bar di Alcatraz. I soldi del premio Nobel, un miliardo e seicento milioni di lire erano stati destinati in beneficenza con la creazione del Comitato Il Nobel per i disabili, decine di mezzi di trasporto attrezzati erano stati distribuiti ad associazioni e Dario e Franca avevano iniziato a vendere stampe d'arte e litografie per raccogliere nuovi fondi e continuare le attività del Comitato.
Dario era in sala ad Alcatraz e ritoccava una litografia quando mi chiama: “Simone, portami un caffè per favore”.
Io arrivo con il mio bel vassoietto, la zuccheriera, il piattino, il cucchiaino, la tazzina e un fumante caffè.
Dario sorride, intinge il pennello nel caffè e inizia a “dipingere” lo sfondo della litografia. Intorno al tavolo rimaniamo tutti senza parole.
Dario: “Ora mi serve un altro colore, del rosso...”
Io, sussurrando: “Le rape rosse?”
Dario: “Sììì, le rape! Portami delle rape!”
Arrivo con un piattino e delle rape rosse precotte tagliate a pezzi, Dario ne afferra uno e ricolora il vestito della figura femminile al centro dell'opera.
Franca: “Ma Dario!”
Dario alza la tavola e la porge alla persona che l'aveva appena comprata, chiaramente incredula.
Il cartoncino profumava di caffè e aveva attaccato tutti i pezzettini di rapa rossa che Dario aveva spiccicato sopra.
Se il proprietario di quella tavola sta leggendo questo numero di Cacao sappia che ha un'opera unica, indimenticabile!

Il mio Dario Fo era strano. Siamo sempre nei primi anni del duemila, Dario deve andare da Alcatraz a Cesenatico, da solo, e io ho il grande onore di fargli da autista lungo la E45 direzione Cesena. Durante tutto il viaggio Dario gioca a raccontarmi cosa significano i nomi dei paesi, Ramazzano Le Pulci, Città di Castello, Sansepolcro, Mercato Saraceno.
Ad un certo punto ci fermiamo, pausa caffè. Mentre il barista ci serve, Dario prende La Repubblica, la guarda qualche secondo, poi mi dice: “Non vedo, leggi tu per favore?”
“Tutto il giornale?!?”
Lui ride. Gli leggo tutta la prima pagina, titoli, occhielli, incipit, articoli. Vicino a noi passano diverse persone che, ovviamente, si fermano ad ascoltare. Io che leggo il giornale ad alta voce vorrei solo diventare piccolo piccolo, sono giovane e mi vergogno tantissimo. Solo ora mi rendo conto che per cinque minuti ho recitato con Dario Fo, il mio strano Dario Fo.

Ciao Maestro!

Published in REDAZIONE

Primo Festival dell’Arte Irregolare

Carissimi,
Martedì scorso dopo pranzo si è concluso il Primo Festival dell’Arte Irregolare.
Tutto è iniziato domenica 2 ottobre con l’inaugurazione della mostra. Nella palestra di Alcatraz, nella yurta e nella sala da pranzo facevano bella mostra di sé i quadri del Collettivo Artisti Irregolari di Bologna, dell’Associazione Step4inclusion, dell’Associazione La Tinaia di Firenze,  di Fuoriserie di Piacenza e dei Dipartimenti di Salute Mentale di Gubbio e Perugia.
Belli, belli, belli, e bello l’allestimento di Stefano, Armando e Simone.
Angela ha preparato un enorme forma di pane che rappresentava un viso sorridente, buonissimo il pane, bello il viso.
C’era tanta gente e anche il giorno dopo, giornata di formazione, in palestra non ci stavamo, continuavamo e mettere sedie e panche mentre i vari operatori, esperti e artisti si alternavano al microfono.
E questa è la secca cronaca di quello che è stato il Festival.
Ma vorrei parlavi di altro. Dell’insonnia dei giorni precedenti quando hai l’impressione di esserti dimenticata qualche cosa di fondamentale e senti l’ansia salire. (...)

CONTINUA A LEGGERE CACAO del sabato

Published in CACAO SOLIDARIETA'

Dario Fo ci racconta Darwin

Quest’estate ho accompagnato Jacopo a Cesenatico: andava a trovare Dario che stava allestendo una grande mostra su Darwin al Palazzo del Turismo.
Appena arrivati all’ingresso abbiamo visto un enorme dinosauro di cartapesta. Come inizio non era male, e poi la locandina della mostra mostrava una mamma scimmia amorosa che teneva in braccio un bimbo bianco. Bellissima.
La mostra prevedeva tutti i giorni una lezione su Darwin tenuta dallo stesso Dario e dai suoi collaboratori.
Quella mattina era tutto in pieno allestimento, c’erano pupazzi, grandissimi quadri e arazzi. Dario ci salutò appena, concentrato sul lavoro. Intorno a lui cinque ragazzi seguivano le sue istruzioni, alcuni operai stavano facendo un gran rumore con trapani e martelli.
E in tutto questo caos Dario era il più riposato e il più tranquillo, potenza del mestiere.
Perché proprio uno studio su Darwin?
Risponde Dario: “Ho voluto raccontare la storia delle scoperte che il più grande scienziato ha assicurato al mondo intero. Perché? Perché siamo ignoranti. Siamo in troppi a non sapere da dove veniamo e perché. Troppi hanno contrastato le teorie darwiniane per motivi religiosi, e tuttora ciò avviene. Darwin fa ancora andar fuori dai gangheri chi non crede nella scienza e si rifugia nell’oscurantismo».
Dalla mostra al libro… ed ecco a voi il primo capitolo edito da Chiare Lettere.
Buona lettura!

Gabriella

DARWIN
Ma siamo scimmie da parte di padre o di madre?

In principio era la Bibbia   
Addio paradiso terrestre
Avevo diciannove anni quando è terminata l’ultima guerra mondiale. Tutto si stava trasformando davanti ai miei occhi e a quelli dei ragazzi e delle ragazze che avevano più o meno la mia età. Scoprimmo che c’era un altro mondo che ci avevano nascosto. Straordinari scrittori e scienziati che per l’intera nostra giovinezza ci erano stati proibiti.
Scoprimmo per esempio che, a proposito della Bibbia, tutta la Genesi, cioè il racconto di Dio che crea l’uomo e la donna e li pone ad abitare in paradiso, soprattutto per quanto riguarda i tempi, era sbagliata.
Eppure fino a soltanto due secoli fa l’intera popolazione della sfera terrestre era più che convinta che il mondo in cui viviamo fosse stato creato dal Padreterno in sei giorni. E si conosceva persino l’età della Creazione, che uno studioso, naturalmente cattolico, come James Ussher, vissuto in Irlanda nella prima metà del Seicento, aveva fatto risalire con assoluta certezza, grazie ai suoi calcoli, al giorno 22 ottobre 4004 a.C., più o meno intorno a mezzogiorno, proprio l’ora in cui tutti vanno a mangiare. Oggi non c’è scienziato al mondo che non sorrida ironico quando gli si ricorda quella data tanto certa. E infatti noi ragazzi scoprimmo che la nascita dell’universo risaliva a più di tredici miliardi di anni fa.
Una bella differenza! (...)
CONTINUA A LEGGERE CACAO DEL SABATO

Published in LIBRI

di Jacopo Fo
Ho iniziato a mangiare bio nel 1974. Che onestamente era dura riuscirci. Per 10 anni quasi non ho toccato carne (alla carbonara non resisto)... E certamente mangiare sano, poco e con poca carne, mi ha fatto bene.
Però poi guardo Camilleri che fuma un treno di sigarette al giorno e mangia come un puma estremista e mio padre, che fino ai 60 si sparava minimo 40 sigarette al dì e per un suo principio religioso non aerava mai le stanze... A Milano, che già di base c'era lo smog da carbone... Che se poi ti fumi l'ultima sigaretta a letto e non arieggi te la rifumi 20 volte durante la notte.... Che mio padre inoltre è pure famoso nel teatro italiano per essere riuscito a mangiarsi un piatto spaventoso di cassoeûla giusto prima di andare in scena. Una roba che, fisiologicamente. non si può fare... Tutti gli attori prima di uno spettacolo si fanno un cappuccino, una brioscina, un'insalatina al massimo... Perché se mangi di piu' poi rutti da bestia e il piloro ti impazzisce. Mio papà una cassoeûla!!! Che è lì che poi ha inventato il Gramelot...
Li guardo e mi chiedo: ma com'è che sono ancora vivi e vegeti e in più sono i due autori italiani più prolifici in assoluto?
Mio padre lavora 9 ore al giorno minimo, dorme 11 ore e ha una vitalità enorme.
E per 70 anni ha cambiato città ogni giorno per 4 mesi all'anno e mangiato nei ristoranti (a volte assassini nati) per almeno 180 giorni...
La questione credo sia semplice. Senza voler togliere nulla alla dieta sana e al fatto che non fumare fa bene, bisognerebbe riscrivere la scala delle priorità.
Cibo sano e non fumare valgono 100 punti. Ma avere la passione per l'arte e una vita sociale intensa vale almeno 500 punti.
Bisognerebbe che i medici iniziassero a prescrivere sulla ricetta medica, a fianco delle medicine: tutti i giorni dopo i pasti svolgere attività appassionanti, chiacchierare con gli amici, giocare e fare arte.
Le statistiche dell'OMS peraltro confermano questa elementare verità: chi campa di più non sono i miliardari ma gli artisti e gli scienziati.
E sarebbe bene ricordare anche che regalare qualche cosa agli altri è molto più salubre di una settimana di dieta macrobiotica.
Che se lo sapessero gli avari e gli egoisti...

Published in CACAO DELLA DOMENICA
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Cacao è una testata giornalistica regolarmente registrata presso il Trib. di Perugia Aut. n° 634 del 21/06/1982
Redazione:
Jacopo Fo, Simone Canova, Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco
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