Quadri e disegni di Jacopo Fo in vendita Quadri, tele e bozzetti di Dario Fo in vendita
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Dario Fo e Il bacio della sordomuta

Carissimi,
in questi giorni mi sto occupando di un lavoro veramente piacevole. Per un progetto molto interessante di cui spero di parlarvi prestissimo sto rivedendo tutti i corsi di teatro tenuti da Dario Fo in questi anni ad Alcatraz.
Chi li ha frequentati ricorderà che Dario creava con i ragazzi una sorta di bottega artigianale: insieme agli allievi discuteva, raccontava il progetto a cui stava lavorando al momento. Ecco quindi che ogni seminario era diverso dal precedente perché lo era l’argomento principale.
In particolare ieri pomeriggio mi sono riascoltata un corso del 2010 e quell’anno si parlava di Gesù e le donne.
Il libro è la riedizione di un altro testo scritto da Jacopo Fo e Laura Malucelli
Qui Dario ha aggiunto le sue straordinarie tavole e altre storie che dimostrano l’incredibile rapporto tra il Cristo e le donne del suo tempo.
Come dice Dario stesso: “Sono convinto che Gesù sia esistito davvero e possedesse straordinarie doti di fabulatore.  Come avrebbe potuto altrimenti catturare l’attenzione appassionata di migliaia di uomini e donne, per non parlare dei bambini?  Le folle non lo seguivano solo per i suoi miracoli, ma per la commozione e la gioia che sapeva comunicare con le sue storie.
 Di San Francesco si diceva che “di tutto il suo cuorpo facea parola”.  Questo valeva anche per Gesù. Egli portò ai disperati l’agape, Ovvero l’amore, e di questo amore gran parte ne regalò alle donne. (...)

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Il Deus ridens di Dario Fo

Carissimi,
questa settimana parliamo di un libro di Dario Fo, scritto con Giuseppina Manin e uscito a marzo di quest’anno: si tratta di Dario e Dio, a cui Micromega dedica un bellissimo articolo di Michele Martelli. Ne pubblichiamo una parte e di seguito un brano del libro stesso.
Buona lettura!

Il Deus ridens di Dario Fo
di Michele Martelli

Dario Fo era ateo, l’aveva dichiarato ripetutamente, nato e cresciuto in una famiglia di tradizioni laiche e socialiste, mai stato credente: un ateo anarchico pronto a sbeffeggiare ogni forma e tipo di potere, come recita la motivazione del Premio Nobel attribuitogli nel 1997: «Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo dignità agli oppressi». Non era stato cacciato, insieme a Franca Rame, dalla tv di Stato democristiana nel 1962, colpito da anatema nel 1977 dal cardinal Poletti e dal Vaticano, esecrato da preti e deputati dc come un guitto nemico dei valori cattolici e religiosi? Mistero buffo, il suo capolavoro? Un’opera da Indice dei libri proibiti, un autore eretico da mandare, in altri tempi, al rogo.
Questo era il mio Fo, conosciuto anche personalmente negli anni Settanta. Un artista dissacrante, imprevedibile, libertario, trasgressivo, divenuto per me un esempio vivente di coraggio e coerenza civile e intellettuale. Ma ecco la sorpresa: il recente libro-intervista di Dario Fo con Giuseppina Manin: Dario e Dio, pubblicato nel marzo di quest’anno. E che, lo scomodo giullare novantenne, dileggiatore di ogni potere, si è improvvisamente convertito? Quanti atei e agnostici, dinnanzi all’approssimarsi della fine, preferiscono dubbiosi la scommessa di Pascal? Fo uno di loro? Questo il mio sospetto, che nemmeno le recensioni scorse rapidamente avevano del tutto dissipato.
Ma ecco che mi capita, in libreria, di sfogliare quel libro (da precisare che non era ancora uscito il suo ultimo, su Darwin), fermandomi sul delizioso capitolo: «L’invenzione dell’Inferno». Leggo il libro e scopro un altro Fo. Sì, il teatrante di genio, ma anche qualcos’altro, sì, un teologo. Il teologo della risata. L’espressione può apparire strana, paradossale, assurda. Fo ha sempre rifiutato di farsi rinchiudere in uno schema, tantomeno professorale, accademico. Cito un ricordo personale: negli anni Settanta accettò di tenere un corso di Estetica all’Università di Urbino, ma presto smise. Le sue lezioni erano un divertente misto di parlato e recitato, intessuto di accurate esposizioni dei risultati delle sue originali ricerche sulla Commedia dell’Arte e sulla storia del teatro popolare da un lato, e dall’altro di gustose e straordinarie recitazioni improvvisate. L’Accademia con i suoi tempi fissi, i suoi riti barbosi e le sue regole plumbee non era fatta per lui, maestro insuperabile di libertà e creatività. (...)
Continua

Gesu all’inferno: liberi tutti!
E sempre Maddalena è scelta da Gesù come testimone prima della resurrezione. Il Vangelo di Giovanni ci dice che l’evento clou della storia, quello su cui si fonda l’intera religione cristiana è consegnato a lei. A una donna. Un altro scandalo, postumo, di Gesù.

“La prova che lui la considerava superiore a tutti gli altri discepoli, le più amata,  la più sincera.  Quelle di cui si fida più di qualsiasi altro,  apostoli compresi.  L’eletta di Gesù in vita,  morte e pure resurrezione,  è Maddalena.  E’ lei,  che con altre donne sta andando a imbalsamare il corpo di Gesù con unguenti e mirra, la prima a scoprire il sepolcro vuoto. A scorgere, tra le lacrime che il panico, un uomo che sulle prime Maddalena non riesce neanche a identificare. Lo scambia per il custode del giardino dove era la tomba. Ma subito dopo capisce che proprio lui, il suo Gesù. Che con tenerezza la invita a non piangere e la incarica di annunciare a tutti gli apostoli che lui risorto.”

 Chissà come ci saranno rimasti male degli altri apostoli… sia per il fatto in sé,  sia anche perché un messaggio vitale importanza viene affidato a una donna.
“ Pietro di certo sarà stato nervosissimo…  come, anche dopo morto preferisce quella lì,  si mostra a lei per prima…  ma dove andremo a finire! Se non  si mette un freno subito, qui finisce che invece di San Pietro, a Roma sorgerà la basilica di Santa Maddalena.” (...)
(continua)

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Grazie a tutti...

Abbiamo ricevuto centinaia di telegrammi, email, telefonate, sms e messaggi sui blog e sui social network. Veramente tanti.
Biglietti, lettere e cartoline a raccontare ricordi bellissimi.
Rose rosse e bianche, piantine di peperoncino, fiori e canzoni, nasi rossi e maschere per ricordare un momento, un episodio, una vita o una parte di storia.
Tanti, tantissimi, i sorrisi, gli abbracci, le lacrime, le pacche sulla spalla e le strette di mano, che ci hanno accompagnato in questi giorni.
E' stato molto emozionante sentirvi vicini, anche se dall’altra parte del mondo. Vedervi arrivare alla camera ardente per un saluto a pugno alzato o per un minuto di silenzio, vedervi e sentirvi con noi sotto la pioggia battente per strada e in piazza Duomo.
Vogliamo ricordarvi uno a uno, ringraziarvi. E cercheremo di farlo presto.
Per ora un grazie enorme per la vostra vicinanza e partecipazione.

GRAZIE!

La famiglia, i collaboratori, la Compagnia Teatrale Fo Rame

L’idea di ritrovarmi, dopo, con Franca in un giardino, lei e io mutati in due begli alberi, il suo magari con le foglie dorate come erano i suoi capelli... sarebbe bellissimo.
Se un qualcosa dovesse esserci dopo, vorrei che fosse così.
Dario Fo in "Dario e Dio".

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Il mio (strano) Dario Fo

di Simone Canova

Negli ultimi giorni ho ascoltato decine di persone che mi raccontavano i loro ricordi su Dario e Franca. Per alcuni sono stati un'ispirazione, per altri veri e propri maestri, tanti mi dicevano: “A me facevano ridere”, che è un complimento bellissimo!
Per me Dario e Franca erano strani. Gli strani più meravigliosi che io abbia mai conosciuto.
Era una sera ultimi anni del secolo scorso, io ero di servizio al bar di Alcatraz. I soldi del premio Nobel, un miliardo e seicento milioni di lire erano stati destinati in beneficenza con la creazione del Comitato Il Nobel per i disabili, decine di mezzi di trasporto attrezzati erano stati distribuiti ad associazioni e Dario e Franca avevano iniziato a vendere stampe d'arte e litografie per raccogliere nuovi fondi e continuare le attività del Comitato.
Dario era in sala ad Alcatraz e ritoccava una litografia quando mi chiama: “Simone, portami un caffè per favore”.
Io arrivo con il mio bel vassoietto, la zuccheriera, il piattino, il cucchiaino, la tazzina e un fumante caffè.
Dario sorride, intinge il pennello nel caffè e inizia a “dipingere” lo sfondo della litografia. Intorno al tavolo rimaniamo tutti senza parole.
Dario: “Ora mi serve un altro colore, del rosso...”
Io, sussurrando: “Le rape rosse?”
Dario: “Sììì, le rape! Portami delle rape!”
Arrivo con un piattino e delle rape rosse precotte tagliate a pezzi, Dario ne afferra uno e ricolora il vestito della figura femminile al centro dell'opera.
Franca: “Ma Dario!”
Dario alza la tavola e la porge alla persona che l'aveva appena comprata, chiaramente incredula.
Il cartoncino profumava di caffè e aveva attaccato tutti i pezzettini di rapa rossa che Dario aveva spiccicato sopra.
Se il proprietario di quella tavola sta leggendo questo numero di Cacao sappia che ha un'opera unica, indimenticabile!

Il mio Dario Fo era strano. Siamo sempre nei primi anni del duemila, Dario deve andare da Alcatraz a Cesenatico, da solo, e io ho il grande onore di fargli da autista lungo la E45 direzione Cesena. Durante tutto il viaggio Dario gioca a raccontarmi cosa significano i nomi dei paesi, Ramazzano Le Pulci, Città di Castello, Sansepolcro, Mercato Saraceno.
Ad un certo punto ci fermiamo, pausa caffè. Mentre il barista ci serve, Dario prende La Repubblica, la guarda qualche secondo, poi mi dice: “Non vedo, leggi tu per favore?”
“Tutto il giornale?!?”
Lui ride. Gli leggo tutta la prima pagina, titoli, occhielli, incipit, articoli. Vicino a noi passano diverse persone che, ovviamente, si fermano ad ascoltare. Io che leggo il giornale ad alta voce vorrei solo diventare piccolo piccolo, sono giovane e mi vergogno tantissimo. Solo ora mi rendo conto che per cinque minuti ho recitato con Dario Fo, il mio strano Dario Fo.

Ciao Maestro!

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Jacopo Fo, Simone Canova, Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco
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