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Carissimi, questa settimana vi presentiamo un ebook che racconta la storia dei “Seminole, i pellerossa che non si arresero mai”.
Questo libro contiene il materiale di ricerca su cui si basa un altro libro: Storia proibita dell’America di Dario Fo.
Il materiale è stato raccolto da Jacopo Fo, Doris Corsini, Daniela Baldacchino, Dora Grittani Battaglino, Massimo Capotorto, Vania di Febo, Davide Staunovo Polacco, Claudia Rordorf, Daniela Trenti.
Un gran bel gruppo che ha lavorato un paio d’anni per raccontare la storia di questa straordinaria tribù di indomiti pellerossa.
Buona lettura!

Capitolo Primo
Una censura lunga 500 anni
Ci sono migliaia di romanzi e film di Hollywood che raccontano la storia delle guerre indiane.
Tutte narrazioni che finiscono nello stesso modo: con la sconfitta dei nativi americani.
Non un solo film o romanzo racconta la storia dell’unica tribù che non si arrese mai: i Seminole.Una storia lunga 500 anni che ha destato poco interesse perfino tra gli storici accademici.Cheyenne, Sioux, Apache e tutte le altre numerosissime nazioni indiane che furono soggiogate dagli eserciti dei conquistadores erano avvezze alla guerra. Il loro coraggio era enorme, ben presto impararono a utilizzare le armi dei bianchi e divennero cavalieri formidabili. Eppure furono spazzati via e alla fine si arresero alla superiore potenza militare dei colonizzatori.Perché invece i Seminole riuscirono a resistere e alla fine furono riconosciuti con un trattato di pace del 1906 come stato a sé? Ottennero per un certo periodo perfino il diritto di nominare un rappresentante al Senato degli Stati Uniti!
I Seminole, infatti, non erano cacciatori nomadi, patriarcali e guerrieri, come gli Apache o i Sioux. Erano pacifici pescatori e contadini stanziali con una cultura fortemente matriarcale.
Seminole è il nome che alcune popolazioni della Florida prendono nella seconda metà del Settecento, ma il nucleo fondante di questo popolo è molto più antico. (...)

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Storia Proibita dell’America

Carissimi,
questa settimana vi parliamo di una delle ultime opere del Maestro Dario Fo, Storia Proibita dell’America, scritta con la collaborazione di un sacco di amici: Jacopo Fo, Doris Corsini, Daniela Baldacchino, Dora Grittani Battaglino, Massimo Capotorto, Vania Di Febo, Davide Staunovo Polacco, Claudia Rordorf e Daniela Trenti.
E’ la storia dei Seminole, gli indiani della Florida che non si arresero mai, e vi proponiamo un altro brano di questo fantastico libro che contiene anche 33 disegni di Dario che potete vedere in parte qui.
Qui invece potete acquistare il libro


Invincibili Seminole
All’origine questa gente non aveva nulla che assomigliasse alla struttura portante delle tribù guerriere più famose d’America. La particolarità dei Seminole rispetto alle altre comunità non è cosa che si possa spiegare con un’unica frase a effetto. Per scoprire la magia di quella diversità dobbiamo cominciare dalle loro radici più antiche.
La preoccupazione di eliminare dalla storia l’unico popolo che era riuscito a tener testa e perfino a sconfiggere gli invasori, provenienti prima dalla Spagna e poi da gran parte dell’Europa, indusse qualche storico a raccontare che quei pellerossa tanto caparbi alla fine dovettero cedere e, catturati, vennero costretti a traslocare dalla Florida verso
le montagne e a vivere segregati in una riserva dalla quale non uscirono che cadaveri. La menzogna è meschina e stupida, giacché quel popolo esiste e abita ancora la Florida come secoli fa, ed è l’unico stato autonomo che sia riuscito a imporsi a
Washington e a gestire in pace il proprio diritto alla libertà.
A questo proposito, vi offriamo la testimonianza di un nativo di un’altra tribù che ha conosciuto e scoperto, ancora ragazzo, la civiltà di questo popolo originario della Florida. Eccola.
«Mi chiamo Ovan Spaniche, sono un capo Mapuco del popolo degli Apomemao, una delle tribù che nei vari secoli hanno abitato la Florida.
Siamo quelli che dal Cinquecento al Seicento si sono ribellati agli spagnoli e ogni volta li hanno costretti a risalire sulle loro navi e a prendere il largo. L’ultimo tentativo finì in un vero e proprio disastro.
Come le altre volte, provarono a offrirci doni e amicizia. Ma ormai conoscevamo bene la loro pantomima. Fingevamo di non capire una parola di quello che andavano dicendo così che essi, convinti di poter parlare fra di loro senza alcun pericolo, di fatto ci venissero ad annunciare ogni loro intenzione.
Li attaccammo d’anticipo, prima che ci saltassero addosso, sorprendendoli nella notte mentre dormivano tranquilli. Riducemmo tutto a un gran falò, ma le loro navi invece le rispettammo, dopo averle svuotate di tutto ciò che ci interessava, i cannoni, la tela delle vele, le armi, le provviste e l’intero scafo.
Ci rendemmo conto che, capovolgendole, quelle conche diventavano stupende coperture per le nostre case. Le navi erano trenta, da cui trenta nuove abitazioni.
Ah, dimenticavo, ho saputo dai miei nonni, anzi bis e trisnonni, che i più mansueti di loro li avevano salvati, tirandoli fuori dal rogo prima che cuocessero.
Alcuni dei superstiti sapevano leggere e scrivere, nella loro lingua s’intende, il castigliano. Così ci siamo fatti aiutare a mettere giù un nuovo alfabeto, che ci sarebbe servito per scrivere a nostra volta e imparare a leggere le parole della nostra lingua: il mapuco.
Ed è proprio in questo idioma che io sto stendendo la storia che vi vado a raccontare.
Ma devo rivelarvi un altro particolare, per evitare di far confusione. Noi Mapuco non si è nativi di questa terra, battezzata Florida, cioè ‘la terra dove i fiori spuntano e sbocciano tutto l’anno’. Noi si era fuggiti anni prima dal nord, in prossimità delle grandi foreste, proprio cercando di sottrarci alle scorrerie degli spagnoli appena giunti sulle coste.
Grazie ai racconti che mi è capitato di sentir narrare dai nostri vecchi ho imparato fin da ragazzo che i nativi della penisola incantevole si chiamavano Calusa.
Era un popolo che abitava per lo più dentro questo territorio, attraversato da un numero incredibile di corsi d’acqua, una vera e propria rete di piccoli fiumi e canali dalla quale spuntavano alberi rigogliosi di infinite qualità. C’erano zone grandissime dove sembravano galleggiare tappeti immensi di mangrovie, dalle quali si rischiava di farsi ingoiare, se non ne conoscevi la forma e il comportamento.
L’attraversare una foresta di mangrovie, per gente della mia razza, era pericoloso. L’acqua del mare entrava fino nel profondo di queste strane paludi, nelle quali penetravano fiumi
e torrenti d’acqua dolce. Il clima era l’ideale per gli alligatori della Florida, che da sempre sono stati i padroni assoluti di questi stagni immensi. La popolazione degli uccelli e degli insetti volanti era strabordante. Alcuni sembravano creati al solo scopo di destare meraviglia negli esseri umani che vivevano in quel paradiso. Altri, dal colore e dai canti dolcissimi, spesso si rivelavano fastidiosi per le punture che procuravano sulla pelle. Fin da ragazzino, con altri compagni di gioco, disubbidendo ai consiglidei saggi della tribù, ci inoltravamo fra le mangrovie spingendo barche leggere con pagaie. Ogni tanto si intravedevano figure umane, che sparivano quasi all’immediata. Erano di certo cacciatori Calusa, che non amavano incontrarsi con estranei. Avevamo sentito raccontare che questi strani nativi si mascheravano con foglie e colori stesi sul corpo, in modo che ti poteva capitare di passar loro appresso ma, mimetizzati com’erano, si confondevano con piante e arbusti, quindi non li vedevamo.
Decidemmo di mascherarci a nostra volta, e mimetizzammo anche la nostra piccola imbarcazione. Ci inoltrammo profondamente nella palude di mangrovie finché vedemmo un alligatore che sguazzava dentro lo specchio d’acqua, e all’istante si proiettava in aria per ricadere tuffandosi e sparire nel fondale. Subito dopo, con un’enorme spruzzo, ecco che vediamo saltar fuori dalla palude un uomo completamente nudo, che riacchiappa l’alligatore per la coda e lo getta per aria, ridendo e sparendo a sua volta dietro al lucertolone.
....”

(continua)

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Storia proibita dell’America

Uscirà il 5 novembre ma non potevamo resistere, finalmente Guanda pubblica il libro tanto atteso che racconta la storia degli Indiani Seminole:

Storia proibita dell’America
Di Dario Fo
Con la collaborazione di Jacopo Fo, Doris Corsini, Daniela Baldacchino, Dora Grittani Battaglino, Massimo Capotorto, Vania Di Febo, Davide Staunuovo Polacco, Claudia Rordorf, Daniela Trenti.

I film di Hollywood raccontano le vicende degli indiani sconfitti. Ma ignorano la storia dell’unica tribù che non si arrese mai: i Seminole, una società matriarcale e pacifica, nemica della schiavitù, con protagonisti indimenticabili. Come John Horse, un nero scatenato capace di truffare i bianchi e di conquistare alla causa del suo popolo gli schiavi delle piantagioni facendo comizi-spettacolo. O come Mae Tiger, condottiera meticcia che organizzerà una decisa ed energica azione culturale. O James Billie, veterano seminole del Vietnam che dovrà affrontare, al ritorno in patria, il nemico più insidioso, la droga, e per difendere la sua gente sbaraglierà le truppe del narcotraffico.
Un’incredibile storia di resistenza umana e comunitaria lunga secoli, dai primi insediamenti in Florida allo sbarco dei conquistadores spagnoli, alle battaglie contro le truppe inglesi e poi statunitensi, scritta come un romanzo da un grande ribelle del nostro tempo.


Questo libro ha richiesto anni di ricerche, un viaggio in Florida... e una settimana di discussione, musica e teatro ad Alcatraz. Qui di seguito un bellissimo video dove Dario Fo ci racconta un po’ com’erano questi strani Indiani d’America.
Buona Visione!

Published in CACAO DELLA DOMENICA

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