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Progetto Tell Me Alfabetizzazione dei migranti attraverso il teatro
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Chiamatele Persone con disabilità

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24 agosto pomeriggio
Ad Alcatraz c’è il Festival dell’Immaginazione, è pomeriggio e fa un caldo pesante, afoso, si preannuncia un gran temporale. Sono seduta davanti alla palestra con il mio lavoretto a punto croce su telaio, che mi serve a tener impegnate le mani, aver qualcosa da fare per tacitare il senso di colpa per tutto quello che mi sto godendo senza aver fatto praticamente nulla di organizzativo e tutti quelli che passano dicono: “Fai il tombolo?”
“No” rispondo “Punto croce”.
Sì, perchè il tombolo è un’altra cosa. Non che mi interessi in particolar modo puntualizzare ma son due cose diverse. Anche due immaginari diversi. Ci si immagina la signora dalle lunghe gonne e la crocchia davanti a un camino con il tombolo... oddio magari pure col punto croce... Ma le parole sono importanti e non è tombolo!
“E che stai facendo?”
“Un sampler”
“Eh?”
“Un imparaticcio...”
“Ahhh”
“Un quadretto”
“Ah! Bello!”
Ce la posso fare.
Intanto, seduti fuori dal bar vedo due signori, uno giovane e uno più anziano in sedia a rotelle con una ragazza. Bevono qualcosa, parlano tra di loro. Normali clienti che passano di qui l’estate per conoscere Alcatraz e godersi un po’ di colline.
Dopo un po’ si avvicina Giuliana e mi dice che quei signori vogliono parlare con me del Nuovo Comitato Nobel per i Disabili; molto volentieri.
Ci accomodiamo dietro la palestra, davanti all’affresco di Dario Fo sul San Francesco, un’opera d’arte stupenda.
Il ragazzo porta occhiali scuri, mi dice di essere ipovedente, molto ipo visto che vede solo le ombre e mi dice anche che è campione mondiale di arrampicata libera alle Paraolimpiadi. Lo guardo meglio e mi accorgo che ha un fisico decisamente atletico, si chiama Simone Salvagnin, è di origine veneta. Lucia è la sua fidanzata, bella e simpatica. Il signore più anziano è il padre della ragazza, Paolo Maria Vissani, affetto da polio, con l’età si è ritrovato a dover usare la sedia a rotelle. E’ un uomo sui 60 anni, un viso aperto e affascinante.
Intanto scoppia un temporale incredibile e io mi sento un po’ a disagio, non vorrei che si bagnassero; vista la mia preoccupazione Paolo non si scompone, sposta leggermente la carrozzina e dice: “Nessun problema, passerà”
Già, di che mi preoccupo? Passerà.
Mi rilasso e ascolto la loro storia.
Paolo fa conferenze in giro per l’Italia parlando di disabilità, ne fa la storia partendo dall’antica Roma, Simone fa anch’esso un sacco di conferenze e in più va nelle scuole per raccontare ai ragazzi che si può fare tutto anche non vedendo, poi partecipa a varie trasmissioni televisive. Parla bene, Simone, è allegro, pieno di vita.
Mi dice: “Quando mi sono accorto che la vista peggiorava molto ho deciso di andare in bicicletta in Uzbekistan”
Certo, come no, tutti appena perdono la vista decidono di attraversare 12 Paesi e farsi 8600 km in bici...
Simone la racconta come se fosse stata una scelta del tutto logica... beata gioventù!
La sua avventura è raccontata nel sito www.versodovenonso.it ed è incredibile.
Dopo un po’ parlo anche io e racconto loro la nostra esperienza con il Nuovo Comitato Nobel per i Disabili e parlo del progetto di costruire una casa delle Diverse Abilità.
E qui li vedo storcere un po’ il naso.  Che ho detto di sbagliato?
Paolo dolcemente mi dice che “diverse abilità” non si dice, che c’è una polemica fortissima su questa definizione.
Credo di essere arrossita, cacchio, proprio io che ci tengo così tanto alle parole!
“E come è corretto dire allora?” Chiedo a Paolo.
“Persona con disabilità” risponde “Così come è indicato dall’Onu,  “Dove la parola più importante non è ‘disabile’ ma ‘persona’.”
Parliamo ancora a lungo, ci raccontiamo le nostre esperienze, i nostri progetti, ci scambiamo con Paolo, Lucia e Simone i nostri biglietti da visita e gli indirizzi mail.
A Paolo chiedo di mandarmi del materiale per iniziare questa campagna per il No al diversamente Abile e l’utilizzo della PERSONA disabile.
E lui mi manda un sacco di roba, molti articoli, alcuni interventi.

Tra i tanti scelgo un brano di Franco Bomprezzi che mi pare spiegare bene il concetto:
“...Temo fortemente che l’invasione dei ‘diversamente abili’ sia quasi inarrestabile. Io ci provo a spiegare che la parola giusta è ‘persona con disabilità’, come dice l’Onu, come dicono le associazioni, come dicono le persone. Ma niente, sono considerato un sofista, che guarda il dito e non vede la luna. Che importa dividersi sulle parole, suvvia? Andiamo alla sostanza. Siete o non siete persone con un sacco di problemi in più? Siete o non siete abili ogni giorno nell’affrontare la vita, anche quando è difficile? E allora, che cosa volete, ‘voi’? Siete ‘diversamente abili’. Ecco, tiè.
No. Io non ci sto. Non sono e non sarò mai ‘diversamente abile’. Durante la giornata posso essere un giornalista, un comunicatore, un consulente, un amico, un fratello, un amante, un compagno, un tifoso, persino un malato (se mi viene la febbre oppure la bronchite), un rompiscatole, un invalido civile (se devo utilizzare le leggi vigenti), ma non riesco a capire in che cosa sarei ‘diversamente abile’.
Faccio fatica a vestirmi da solo, la sedia a rotelle la so usare ma non sono un drago, la pancia rallenta i movimenti, so usare lo smartphone ma faccio fatica con il touch screen, cerco di convivere con la mia disabilità ormai da tanti anni, ma non me ne faccio un vanto. Non voglio essere etichettato per questo. Mi chiamo Franco, penso che basti. E invece è vero: la gente ti guarda e ti etichetta, sempre più. Più di prima, più di dieci anni fa, forse ancor più di trent’anni fa. Forse perché il mondo della disabilità è più organizzato, visibile, combattivo. Forse perché riusciamo a parlarne, a discuterne, anche nelle difficoltà di un welfare che boccheggia.
Ma una cosa è certa: non autorizzo nessuno a pensarmi o a definirmi come ‘diversamente abile’. Diversamente un corno. Io sono bravissimo per i fatti miei. E lo so.”
   
Iniziamo così questo settembre 2015, con il dire che non si tratta di “Diversamente Abili” ma di Persone con disabilità.
Non vogliamo certo far incazzare ulteriormente Franco Bomprezzi!

Grazie a Lucia Vissani, Paolo Maria Vissani, Simone Salvagnin per il nostro incontro.
Se volete vedere il loro lavoro potete andare ai siti www.adameccessibility.it , un’associazione non profit con la finalità di promuovere il superamento delle barriere culturali legate alle persone con disabilità e con svantaggio sociale. www.versodovenonso.it che racconta il viaggio di Simone e Dino in tandem.
Interessantissimo il sito di Lucia www.emozionabile.it, una bellissima sorpresa. Si tratta di un portale web nato al fine di raccogliere ed organizzare attività a intenso impatto emotivo fruibili da persone disabili!

Non finisce qui, ne parleremo ancora!
Grazie e a presto!
Gabriella

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