Festival EcoFuturo 2017 Padova

Quadri, tele e bozzetti di Dario Fo in vendita
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Tutti gli articoli di Jacopo Fo pubblicati sul Cacao della domenica. Buona lettura!

Ho già scritto sul fatto che la nostra cultura dedica milioni di opere all’innamoramento, dal primo sguardo al primo bacio e altri milioni di opere a quel che succede tra la prima rissa coniugale e il divorzio con coltellate.
Su quel che succede tra il primo bacio e la prima rissa non si racconta nulla, tanto che alcune coppie passano direttamente dal primo bacio alla prima rissa.
Non si dice nulla su come si fa a conservare viva una storia d’amore. Si tratta della più grave e devastante censura. Ognuno di noi si trova in solitudine ad affrontare la sfida di continuare ad amarsi.
E non si dice nulla anche di un’altra questione soggiacente, il fatto che se si riesce a vivere insieme coltivando il sentimento amoroso, succede che si affrontano anche momenti drammatici, insieme, e questo crea un sentimento di fiducia, di condivisione, di complicità potente che rende il rapporto diverso, estremamente soddisfacente anche dal punto di vista erotico.
Il latin lover che cambia donna tutte le notti in realtà è uno sfigato perché le prime volte che fai l’amore con una donna che non conosci c’è imbarazzo, non sai cosa le piace e viceversa; dal punto di vista sessuale (nel senso dei chilogrammi di piacere che assapori) non è un gran che, al di là della soddisfazione mentale di averne conquistata un’altra… E il donnaiolo, chi non sperimenta l’unione con un’altra persona anche nelle avversità, non proverà mai quel tipo di incontro sessuale che puoi avere solo con una persona nella quale riponi fiducia perché ti ha dimostrato nei fatti che ti è amica.
Detto questo vorrei scrivere a proposito degli scontri che avvengono nella coppia.
Quel che accade a volte è che si accumulano una serie di eventi che vanno a formare una specie di quaderno delle doglianze. Un lungo elenco di crimini che la tua amante ha commesso nei tuoi confronti (e viceversa).
Questa serie di colpe, di azioni riprovevoli, formano nel tempo una macigno che si frappone tra i due amanti, un macigno che si solidifica nel tempo tanto che poi è difficile da scalfire.
E proprio perché  in proposito non esiste letteratura, racconto, ti trovi da solo a fare i conti con le parole che perdono significato, con le azioni fraintese, con gli sguardi non capiti.
A volte questi scontri, queste tensioni, si cristallizzano intorno a fatti reali. Ci sono coppie che vivono per decenni scontri a proposito di fedeltà, di divisione del lavoro e altre questioni che hanno una loro concretezza. Si pensa che se la persona che ami smettesse di fare quel che ti addolora, tutto andrebbe bene.
Ma in realtà anche se questi problemi non ci sono si possono accumulare ruggini.
E la situazione diventa più difficile perché non c’è un comportamento specifico che se cessasse di esistere si risolverebbe tutto. (...)

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Ho iniziato a leggere le vignette di Charles quando avevo 12 anni.
Wolinski mi frullava il cervello in modo effervescente.
Abitavo sopra Cernobbio e scendevo in paese per comprare Hara-Kiri, una rivista patinata, a colori, piena di sconcezze e battute folgoranti. La rivista arrivava sempre con giorni di ritardo e io facevo la spola da casa all’edicola mattina e pomeriggio. Scendendo in bicicletta dalla montagna pregavo di trovarla. Poi dovevo tornare indietro spingendo la bici in salita. Ma ne valeva la pena. Hara-Kiri era il peccato in formato rivista.
Ad un certo punto mia madre si preoccupò vedendomi leggere un giornale con dentro le donne nude e parolacce a mitraglia… Ma la discussione venne troncata dal fatto che al terzo numero la rivista chiuse. Era troppo estrema per il pubblico italiano.
Avevo visto per la prima volta le vignette di Wolinski in un libro sul maggio francese. E mi ero innamorato di lui, di Reiser (morto nel 1983) e di Willem (che si è salvato dalla strage perché è allergico alle riunioni di redazione… Grandissimo!). Ma Wolinski era il massimo perché metteva in scena situazioni imbarazzanti, dialoghi fulminanti tra uomini e donne… E poi disegnava ragazze bellissime che avevano una voglia smodata di far l’amore. Una ventata di ilarità luddista che dava sollievo dal bacchettonismo della sinistra italiana. Wolinski era politicamente scorretto, estremo, incredibilmente sincero nel confessare debolezze e desideri proibiti, e mi instillò l’inizio di un senso di insofferenza verso la rigidità leninista di quegli anni, mi insegnò a pensare altrimenti. E forse uno dei motivi per i quali in Francia non si raggiunse mai il fanatismo ideologico dei comunisti extraparlamentari italiani fu il fatto che la forza dissacrante di Charlie fece da antidoto… Con Reiser e Willem misero insieme una banda di scatenati che per 40 anni è stata la coscienza anarcoide dei francesi. 40 anni a prendere per il culo la stupidità di una nazione sono una bella cura che a noi è mancata. (...)

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L’arte non è un optional. Non è una cosa che puoi fare o non fare.
L’arte è un nutrimento essenziale.
L’arte del gioco, dell’amore, del giardinaggio, della cucina, insieme alle arti classiche, sono uno strumento formidabile di iniziativa sociale.
E se poi all’arte unisci la filosofia del ridere (che non inquina e non ingrassa) ottieni uno strumento potente per rendere la tua vita più divertente e per migliorare la società.
Il grande limite che unisce oggi il governo e l’opposizione è la mancanza del senso dell’arte e dell’empatia.

E siccome la situazione sociale è difficile e impantanata credo che sia il momento giusto per lanciare un appello alla mobilitazione artistica nazionale. Serve un’ondata creativa che risvegli gli animi e i desideri ed eroda questa cappa di pessimismo e delusione che è il principale nutrimento della crisi economica e morale.

Vedendo che la maggioranza degli italiani resta indifferente a scandali come quello della mafia romana, scandali continui e abnormi, c’è da stupirsi. E c’è da stupirsi che quasi nessuno abbia voglia di alzare la testa e di imporre la fine dell’impunità, del delirio burocratico, dei processi infiniti e degli assolti per prescrizione… Quante volte lo abbiamo detto?
Evidentemente non è sufficiente, la controinformazione ormai è superflua, la gente sa come stanno le cose e se ne frega.
E più rifletto su questa paralisi più mi rendo conto che continuare a ripetere gli stessi discorsi è ormai sintomo di delirio compulsivo. Dobbiamo assaltare le trincee dell’indifferenza usando altri strumenti, inventando altri linguaggi, possiamo penetrare le barriere del vuoto mentale preconfezionato con lo stupore, il comico, il surreale.

Si impone un cambiamento. Nel 2015 Alcatraz diventerà, ancor di più, un centro di resistenza artistica. Ci dedicheremo in modo prioritario a organizzare gruppi creativi, video, spettacoli, laboratori.
E vediamo se riusciamo a invadere pacificamente, col divertimento, gli strati abulici della mente collettiva.
E' o non è un bel movimento?

E tanto per iniziare, dopo 33 anni, abbiamo cambiato il programma di Alcatraz per Capodanno e per l’Epifania. A fianco del tradizionale corso di Yoga Demenziale terremo due laboratori creativi (vedi alcatraz.it). (...)
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Premessa
Forse per crescere è inevitabile soffrire.
Ma tu hai già sofferto abbastanza.
Ora hai diritto alla password.

Prefazione
C’è il Dio degli eserciti,
il Dio delle piccole cose,
il Buddha delle periferie,
la Santa Rita da Cascia dei coglioni.
Poi c’è il Buddha degli idraulici.
Quello che quando il rubinetto perde lo aggiusta.

Questo è il libro della grande saggezza del Buddha degli idraulici.

1. Tutti i padri dicono di amare i figli. Ma è una balla. Se fosse vero quando nevica le strade sarebbero piene di pupazzi di neve.

2. Come ebbe a dire un giorno Jean-Jaques Rousseau: “L’essere umano, sostanzialmente, è una gran testa di cazzo. Però ci sono dei giorni, che con una luce particolare può sembrarti un Dio”.

3. Esprimere a Dio la tua incondizionata ammirazione e la tua totale sudditanza estatica mi sembra un atteggiamento un po’ da leccaculo.
Dio si deve impegnare di più. Sono migliaia di anni che gli esseri umani si maciullano e si massacrano. E non è che Dio può venirci a dire che lui è innocente. Il difetto sta sempre nel manico. Mica l’ho fatta io questa cagata di guazzabuglio di galassie in fiamme e ragazze anoressiche che odiano il sesso orale perché contiene troppe calorie!
Eccheccazzo.

4. Se aspetti di essere sicuro che quel che fai sia perfetto prima di farlo, allora in tutta la tua vita non riuscirai a fare neanche una scoreggia.

5. Non credere a tutto quello che ti raccontano i giornali.
La stampa mente, la tv mente, la radio mente.
E anche la tua mamma non ti ha detto la verità su Babbo Natale.

6. “La vita fa schifo” disse la donna delle pulizie alle quattro di notte guardando il cesso della birreria “Il vecchio pirata” di Edimburgo.
Non aveva tutti i torti.
Vuoi picchiare un lottatore di Sumo?
Va bene, ma non precipitare le cose.
Il primo passo per realizzare il tuo sogno è trovare un lottatore di Sumo masochista.

7. Se fossimo nati per soffrire le donne invece delle tette avrebbero due rubinetti. (...)

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Soffri per una lesione primaria al sentimento di avere il diritto di camminare su questa terra?
(A proposito dei fatti miei…)

Continuo ad accorgermi che in italiano mancano le parole per esprimere parecchi concetti.
Ad esempio, il sentimento del diritto di essere.
Si è parlato a fiumi di autostima.
Ma sinceramente io di autostima ne ho fin troppa. Nel senso corrente della parola: l’autostima è intesa come la convinzione di essere capaci di realizzare un progetto, di riuscire in un’impresa. Una cosa importante, fondamentale per vivere bene.
Ma qui vorrei parlare di un sentimento diverso (anche se il concetto è confinante). Un’idea che meriterebbe una parola a sé.
Tra i tanti regali che ho ricevuto dalla mia famiglia l’autostima è certamente importante. Quando avevo 18 anni mio padre mi disse che dovevo costruire una ventina di maschere di cartapesta. Io obiettai che non sapevo come fare. Lui mi mandò quattro giorni dal grande Donato Sartori, ad Abano Terme a imparare.
In casa si dava per scontato che si poteva fare tutto. Bastava informarsi sulla tecnica necessaria e non aver paura dei fallimenti, la vita è una gara di resistenza, se insisti alla fine ci riesci. Nessuno prendeva in considerazione l’idea che non fossi capace di fare quel che mi si chiedeva. La fiducia ha una grande potenza e se tutti sono convinti che ce la puoi fare è probabile che tu ci riesca. E, in effetti, consegnai le maschere stando nei tempi del debutto dello spettacolo dei miei…
Per quanto riguarda invece il diritto di essere in famiglia c’era una visione molto dura: non ce l’hai, te lo devi guadagnare.
Mia madre mi ha tirato su dicendomi che dovevo diventare un vero comunista. Il che voleva dire molte cose. Prima di tutto essere comunista non è una cosa come essere dell’Inter o del Milan. Essere comunista è uno stile di vita, una serie di scelte, un modo di pensare e di agire. (...)

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(A proposito del rapporto tra pensiero, azione e benessere del corpo)

Qualche anno fa l’associazione urologi inglesi lanciò una campagna di prevenzione dei disturbi prostatici molto particolare.
Distribuirono dei sacchetti che avevano lo scopo di finanziare la ricerca. Sacchetti che curiosamente contenevano delle palline di circa un centimetro di diametro composte di una sostanza galleggiante ed effervescente. L’uso era gettare una pallina nel wc e poi fare pipì cercando di colpirla provocando il vistoso aumento dell’effervescenza e il rapido annichilimento della suddetta pallina galleggiante.
Lo scopo era più di comunicazione che di sostanza: le palline avevano un costo proibitivo e solo pochi miliardari avrebbero potuto utilizzarle quotidianamente.
L’obiettivo dell’operazione palline era di rendere comprensibile una delle più recenti conquiste della ricerca urologica: la scoperta che l’uomo, per atavici motivi, quando cerca di colpire un bersaglio facendo pipì e può osservare l’effetto devastante del proprio getto urinico, prova una grande soddisfazione limbica e al contempo modifica il modo in cui utilizza la muscolatura vescicale, compiendo così una benefica ginnastica che tonifica le fibre; detta ginnastica quindi, andando a sciogliere contratture muscolari, migliora la circolazione sanguigna, ultimo effetto di codesta pratica è di conseguenza la riduzione di fenomeni come l’ipertrofia prostatica.
Questa scoperta, non dando la possibilità concreta di pubblicizzare un nuovo prodotto, non ha avuto una forte promozione tra gli addetti ai lavori. Nessuna casa farmaceutica ha valutato potesse essere remunerativo produrre simili palline e sguinzagliare migliaia di informatori medici, armati di viaggi premio alle Maldive, alle costole dei dottori della mutua. (...)
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(Non voglio parlarti del rapporto tra psiche e malattie ma proprio di come usi la mente)

Quarant’anni fa, vicino a Wuxi, Cina, seduto su una panchina dalla quale si poteva ammirare lo splendido lago e un’assurda piscina con falso colonnato greco, costruita da un inglese con grave turbe psichiche, ascoltavo Terziani, grandissimo neurologo, che mi raccontava la storia di un suo strano paziente.
Quest’uomo soffriva di una grave malattia degenerativa della muscolatura. Ma aveva stupito i medici perché, nonostante il malanno, continuava a camminare e a muoversi, vent’anni dopo la manifestazione iniziale del male. Quel che affascinava Terziani era che quest’uomo era riuscito a contrastare la malattia allenando muscoli “secondari” in modo da mantenere la mobilità. Camminava in modo un po’ inconsueto, ma camminava.
Quel discorso non si svolgeva per caso a Wuxi, entrambi eravamo  incuriositi dal gran numero di anziani che all’alba se ne stavano immobili, in posizioni strane, nelle piazze e nei parchi, a volte in gruppi molto numerosi. Se restavi a osservarli ti rendevi conto che non erano del tutto immobili. Si muovevano ma molto, molto lentamente. Solo tempo dopo scoprii che stavano eseguendo i movimenti del Tai Ci, una specie di yoga cinese là praticato spesso in modo diverso da quel che poi vidi fare in Italia. La differenza sta proprio nell’estrema lentezza che sfiora l’immobilità. Il sospetto di Terziani era che esistesse un nesso tra quel che il suo paziente faceva per contrastare la degenerazione muscolare e queste tecniche di movimento praticate con grande soddisfazione in Cina soprattutto dagli anziani per mantenere il corpo elastico e lenire problemi di artrite, cattiva circolazione, pressione alta. Una tecnica antichissima inizialmente adottata dai guerrieri per velocizzare la guarigione di ferite e contusioni attivando il potere rigenerativo dell’ascolto e dell’aumento del nutrimento portato dal sangue alle cellule attraverso il miglioramento della circolazione sanguigna capillare (e forse anche grazie ad altri meccanismi dei quali parleremo in seguito). (…)

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Come fu che mi feci mordere e scalciare ripetutamente ma alla fine riuscii a convincere 15 cavalli che ero uno di loro anche se non ero bravo a nitrire.
La mia passione per i cavalli è iniziata nel 1985, quando avevo 30 anni. Non avevo mai fatto equitazione e avendo terra a disposizione, e non volendo allevare animali da macello, decisi che i cavalli potevano essere una buona soluzione.
Non sapendone nulla comprai le giumente più mansuete che riuscii a trovare: cavalli da lavoro da montagna, cioè cavalli selezionati da secoli per docilità, intelligenza e resistenza. Non vanno veloci neanche se gli spari ma non si fermano mai. Esattamente il contrario dei purosangue, selezionati per la velocità e per dare tutto in pochi minuti, quindi animali molto più irrequieti...
Ma nonostante questa scelta prudente mi resi subito conto che aver a che fare con belve che pesano 500 chili e non parlano l'italiano è veramente problematico.
La prima tragica esperienza la feci riportando a casa una cavalla appena acquistata. Sapevo che per andare a destra bisogna tirare la redine corrispondente, idem per la sinistra, per fermare si tirano entrambe le redini e per far andare la bestia bisogna fare uno schiocco con la bocca e dargli dei calcetti sui fianchi e dire ohh ohh! Un conto è dirlo.... Ci misi 4 ore a fare 6 chilometri e me li feci praticamente tutti a piedi, cercando di trascinare quella bestia, che oltretutto si chiamava Fru Fru...
Non ne voleva proprio sapere di venir via dalla sua stalla e ogni volta che ci salivo sopra faceva dietrofront per tornare a casa; e potevo tirare le redini quanto volevo ma non c'era verso... (...)

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La battuta migliore su Renzi è: il bambino che mangia i comunisti.

Il capo del governo, dell’opposizione realizzata dalla Camusso, dal Sel e dal M5Stelle, se ne farà una ragione. Forse alla fine  manderà loro anche un biglietto di ringraziamenti.
Raramente ho visto un modo di contrastare un governo così loffio e inconcludente.
Sento parecchi progressisti radicali attaccare Renzi: è una copia di B., tutto promesse e niente fatti…
Certo, è chiaro che se il governo non conclude qualche cosa veramente perde rapidamente tutto il consenso.
Ma io non ho la sensazione che Renzi sia tanto stupido da non capirlo da solo (oltre ad averlo detto più volte).
Per prima cosa io consiglierei all’opposizione radicale di riflettere bene su questo punto.
Se veramente si è convinti che non siano capaci di concludere niente è inutile sgolarsi. Tempo sei mesi questo fiorentino viene cancellato dalla scena politica.
Ma io, magari solo per prudenza, ragionerei sul fatto che, magari, Renzi non è tutto scemo… Sottovalutare un avversario è sempre un errore. (...)
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Un nuovo modo di vedere si sta diffondendo tra i progressisti.

La grande maggioranza del Movimento Progressista pensa che le persone che inquinano, sfruttano, organizzano guerre e violenze abbiano tutto l’interesse a farlo perché ci guadagnano.
Io faccio parte della minoranza chiassosa che pensa invece che il capitalismo del dolore non convenga più a nessuno, neanche ai cattivi cattivissimi che dominano il mondo. Questi sistemi sono ancora convenienti per le mafie locali, per gruppi residuali di avvoltoi sociali. Non conviene più alle grandi multinazionali.
Solo vent'anni fa la situazione era ben diversa. Ma il mondo globalizzato rende superato lo sfruttamento criminale delle risorse e degli esseri umani.
L’epidemia di ebola ha fatto irruzione nella storia dimostrando questo semplice concetto.
Non conviene più a nessuno lasciare nella miseria, senza assistenza medica decente un paio di miliardi di persone. Perché con una tale massa critica di persone sottoalimentate ed escluse dai più elementari servizi igenici è garantito che prima o poi scoppia un’epidemia. L’epidemia di ebola la si fermerà, ma non sarà facile e le migliaia di morti che dobbiamo ancora aspettarci dimostreranno incontrovertibilmente che il modello di sviluppo del capitalismo del dolore è morto e sepolto.
Con una tale quantità di viaggi in aereo e milioni di turisti in giro ovunque, non sarà semplice fermare l’epidemia.
Tra le cose più assurde che ho sentito recentemente c’è stata la dichiarazione di non so quale autorità sanitaria italiana nella quale si diceva: tutto sotto controllo, siamo pronti ad affrontare questa emergenza. Ma sei demente? Ma sai di cosa parli? Vista la facilità di contagio del corpo medico sperimentata negli Usa (con un unico caso di Ebola e 2 infermiere contagiate!) c’è da rendersi conto che 1000 casi di Ebola in Italia farebbero precipitare nel caos sia il sistema sanitario nazionale che la società civile.

L’evoluzione del capitalismo, come aveva previsto Marx, ha creato una situazione nella quale continuare a credere in questo modello di sviluppo vuol dire farsi male.

Il crollo dell’economia con le banche e gli speculatori che distruggono ricchezza mostra che il capitalismo nella sua fase di massima espansione non è più capace di garantire un crescente benessere neppure alla classe media.
La sconfitta della via militare alla pacificazione del mondo (Somalia, Iraq, Siria, Afghanistan!!!) mostra che solo investire nello sviluppo economico e cancellare la miseria può fermare il terrorismo.

Il vecchio modello è morto, il nuovo è ancora un neonato in fasce. (...)

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