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Tutti gli articoli di Jacopo Fo pubblicati sul Cacao della domenica. Buona lettura!

Come fu che mi feci mordere e scalciare ripetutamente ma alla fine riuscii a convincere 15 cavalli che ero uno di loro anche se non ero bravo a nitrire.
La mia passione per i cavalli è iniziata nel 1985, quando avevo 30 anni. Non avevo mai fatto equitazione e avendo terra a disposizione, e non volendo allevare animali da macello, decisi che i cavalli potevano essere una buona soluzione.
Non sapendone nulla comprai le giumente più mansuete che riuscii a trovare: cavalli da lavoro da montagna, cioè cavalli selezionati da secoli per docilità, intelligenza e resistenza. Non vanno veloci neanche se gli spari ma non si fermano mai. Esattamente il contrario dei purosangue, selezionati per la velocità e per dare tutto in pochi minuti, quindi animali molto più irrequieti...
Ma nonostante questa scelta prudente mi resi subito conto che aver a che fare con belve che pesano 500 chili e non parlano l'italiano è veramente problematico.
La prima tragica esperienza la feci riportando a casa una cavalla appena acquistata. Sapevo che per andare a destra bisogna tirare la redine corrispondente, idem per la sinistra, per fermare si tirano entrambe le redini e per far andare la bestia bisogna fare uno schiocco con la bocca e dargli dei calcetti sui fianchi e dire ohh ohh! Un conto è dirlo.... Ci misi 4 ore a fare 6 chilometri e me li feci praticamente tutti a piedi, cercando di trascinare quella bestia, che oltretutto si chiamava Fru Fru...
Non ne voleva proprio sapere di venir via dalla sua stalla e ogni volta che ci salivo sopra faceva dietrofront per tornare a casa; e potevo tirare le redini quanto volevo ma non c'era verso... (...)

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La battuta migliore su Renzi è: il bambino che mangia i comunisti.

Il capo del governo, dell’opposizione realizzata dalla Camusso, dal Sel e dal M5Stelle, se ne farà una ragione. Forse alla fine  manderà loro anche un biglietto di ringraziamenti.
Raramente ho visto un modo di contrastare un governo così loffio e inconcludente.
Sento parecchi progressisti radicali attaccare Renzi: è una copia di B., tutto promesse e niente fatti…
Certo, è chiaro che se il governo non conclude qualche cosa veramente perde rapidamente tutto il consenso.
Ma io non ho la sensazione che Renzi sia tanto stupido da non capirlo da solo (oltre ad averlo detto più volte).
Per prima cosa io consiglierei all’opposizione radicale di riflettere bene su questo punto.
Se veramente si è convinti che non siano capaci di concludere niente è inutile sgolarsi. Tempo sei mesi questo fiorentino viene cancellato dalla scena politica.
Ma io, magari solo per prudenza, ragionerei sul fatto che, magari, Renzi non è tutto scemo… Sottovalutare un avversario è sempre un errore. (...)
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Un nuovo modo di vedere si sta diffondendo tra i progressisti.

La grande maggioranza del Movimento Progressista pensa che le persone che inquinano, sfruttano, organizzano guerre e violenze abbiano tutto l’interesse a farlo perché ci guadagnano.
Io faccio parte della minoranza chiassosa che pensa invece che il capitalismo del dolore non convenga più a nessuno, neanche ai cattivi cattivissimi che dominano il mondo. Questi sistemi sono ancora convenienti per le mafie locali, per gruppi residuali di avvoltoi sociali. Non conviene più alle grandi multinazionali.
Solo vent'anni fa la situazione era ben diversa. Ma il mondo globalizzato rende superato lo sfruttamento criminale delle risorse e degli esseri umani.
L’epidemia di ebola ha fatto irruzione nella storia dimostrando questo semplice concetto.
Non conviene più a nessuno lasciare nella miseria, senza assistenza medica decente un paio di miliardi di persone. Perché con una tale massa critica di persone sottoalimentate ed escluse dai più elementari servizi igenici è garantito che prima o poi scoppia un’epidemia. L’epidemia di ebola la si fermerà, ma non sarà facile e le migliaia di morti che dobbiamo ancora aspettarci dimostreranno incontrovertibilmente che il modello di sviluppo del capitalismo del dolore è morto e sepolto.
Con una tale quantità di viaggi in aereo e milioni di turisti in giro ovunque, non sarà semplice fermare l’epidemia.
Tra le cose più assurde che ho sentito recentemente c’è stata la dichiarazione di non so quale autorità sanitaria italiana nella quale si diceva: tutto sotto controllo, siamo pronti ad affrontare questa emergenza. Ma sei demente? Ma sai di cosa parli? Vista la facilità di contagio del corpo medico sperimentata negli Usa (con un unico caso di Ebola e 2 infermiere contagiate!) c’è da rendersi conto che 1000 casi di Ebola in Italia farebbero precipitare nel caos sia il sistema sanitario nazionale che la società civile.

L’evoluzione del capitalismo, come aveva previsto Marx, ha creato una situazione nella quale continuare a credere in questo modello di sviluppo vuol dire farsi male.

Il crollo dell’economia con le banche e gli speculatori che distruggono ricchezza mostra che il capitalismo nella sua fase di massima espansione non è più capace di garantire un crescente benessere neppure alla classe media.
La sconfitta della via militare alla pacificazione del mondo (Somalia, Iraq, Siria, Afghanistan!!!) mostra che solo investire nello sviluppo economico e cancellare la miseria può fermare il terrorismo.

Il vecchio modello è morto, il nuovo è ancora un neonato in fasce. (...)

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Quaderni della Scuola di Naturopatia Complementare 10

Mi telefona Laura Malucelli, persona meravigliosa. Parliamo di un progetto e lei mi dice: “Dobbiamo trovare il Mare Blu!”
E io le dico: “Cosa?”
“Il Mare Blu”. Mi cita uno scrittore che dice che qualunque cosa tu debba fare devi trovare un mare che non sia infestato da squali. Se ci sono gli squali è un mare rosso e non va bene… Devi cercare uno spazio nuovo, dove non c’è molta concorrenza… Allora puoi ottenere grandi risultati.”
Beh, grazie Laura.
Parlando con Laura si è verificato nella mia mente un fenomeno di COMPRENSIONE IMMEDIATA TOTALE ISTANTANEA, esperienza magica che si può sperimentare solo tra persone che hanno una grande sintonia sui fondamenti della vita. Pensandoci bene però mi ricordo una notte di tempesta in cui è successa una cosa strana.
Ero nella peggiore discoteca di Roma, un posto che veniva chiuso una volta alla settimana per sparatoria. C’era uno stretto corridoio e un borgataro enorme, con la giacca di pelle si era messo di traverso con il braccio appoggiato al muro. Se volevi passare dovevi inchinarti per transitare al di sotto del braccio, tipo Forche Caudine.
Vicino al borgataro stavano altri 4 ragazzotti.
Io arrivo, non mi chino, vado a sbattere con la mia esile cassa toracica contro il suo braccio e passo.
Lui dice qualche cosa di sgarbato, io mi giro e gli faccio cenno di venirmi sotto. Pesavo 58 chili, ero un chiodo senza spalle ma non me ne fregava un cazzo. Ero molto giovane e molto arrabbiato, e per tutta una serie di ragioni, difficili da spiegare brevemente, avevo un martello da carpentiere sotto la giacca. I primi due li lasciavo per terra, quel che sarebbe successo poi non mi interessava minimamente… Così gli faccio il cenno di farsi sotto,  un gesto con la mano aperta che vuol dire: vieni avanti! (...)

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Quaderni della Scuola di Naturopatia Complementare 9

Innanzi tutto vorrei ringraziarti per il fatto che stai leggendo questo articolo. La possibilità di incontrare su questo blog persone interessate a ragionare su temi strani è quel che mi dà la voglia di raccontare. Il ristorante di Alcatraz è un posto dove si fanno conversazioni straordinarie e nascono idee, ed è già un lusso enorme… Avere poi chi ha voglia pure di leggerle queste idee è il massimo. Grazie.

La questione che vorrei sottoporti oggi nasce dalla constatazione di una situazione curiosa e stupefacente.
Solo negli ultimi decenni è iniziata a circolare una domanda: ma come fa il corpo a regolare l’enorme varietà di funzioni fisiologiche?
A rigor di logica ci dovrebbe essere una centrale operativa globale che tiene sotto controllo temperatura, pressione sanguigna, respirazione, digestione, produzione di enzimi, proteine, funzioni depurative, espulsive, eccetera.
In ogni minuto le variazioni del mondo intorno a noi, le emozioni che proviamo, quel che pensiamo, interagisce alla velocità della luce con tutte le funzioni organiche.
Costantemente il nostro corpo compie un numero spropositato di regolazioni di sistemi che si influenzano reciprocamente. È un compito veramente notevole che richiederebbe una quantità di computer. Un lavoro che verrebbe da pensare sia svolto da un organo bello grosso.
La questione diventa ancora più affascinante proprio se si considera che non c’è da nessuna parte nel nostro corpo un organo di controllo e ottimizzazione globale. Né piccolo né grande.
Alcuni pensano che questo lavoro lo svolga una parte del cervello. Ma in effetti non è così. Alcune funzioni vengono espletate dalla materia grigia ma non abbiamo nessun elemento che ci faccia pensare che sia nel cranio il sistema di controllo globale.
Quella che sto ponendoti non è solo una questione scientifica. L’idea che hai in proposito può incidere in modo determinante sulle tue scelte quotidiane, sulle tue strategie e sull’idea che hai del futuro del mondo.
Se io vedo il corpo umano come una serie di organi che lavorano ognuno per i fatti suoi e non riconosco l’esistenza di una intelligenza fisiologica sarò portato a vedere allo stesso modo la mia famiglia. Quando litigo con mia moglie posso concentrarmi su quello che lei ha fatto e che mi ha offeso, oppure posso vedere quello che succede tra di noi non in termini di scontro tra due individui ma come risultato di un’interazione. Cioè, guardo la questione ampliando il mio orizzonte. Lei mi ha detto una frase scortese ma dietro questa azione c’è magari il fatto che sto lavorando troppo e sono stanco e spesso sono incapace di relazione e mi chiudo mettendomi a fare un videogame… Se inizio a guardare in questo modo la mia relazione vedo aspetti che prima non vedevo. Effetti di atteggiamenti reciproci. E magari scopro che la soluzione non è discutere ogni singola colpa e ogni singola causa ma inventarsi qualche cosa di nuovo da fare assieme che porti a superare il momento di difficoltà di comunicazione.
E se credo che il mio corpo abbia un’intelligenza fisiologica magari posso essere più ottimista sui destini dell’Italia e pensare che un popolo dove un cittadino su 10 fa volontariato solidale e una famiglia su 5 ha adottato un’altra famiglia che è in difficoltà e l’aiuta in modo continuativo, un popolo presso il quale è diffusa la sensibilità e la dimestichezza con il bello (abbiamo arte ovunque) possa trovare una botta di intelligenza collettiva tale da uscire da questa fase disastrosa. E magari un evento che mi pare negativo apre a sviluppi positivi che non riesco a immaginare.
(...)
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Questo articolo parla di nuovi portentosi sistemi per connettere le nostre esistenze e approfittare della rivoluzione della comunicazione. L’aumento della complessità ci induce a collaborare.
E parla anche di come organizzare un gruppo di amici appassionati, formare una macchina sociale e utilizzarla per abbellire il mondo.


Sono molto contento.
Quando 34 anni fa iniziammo a costruire Alcatraz non avevamo in mente solo un posto dove mangiare bene, dormire comodi e stare in mezzo al verde (che non è poco).
E non avevamo solo intenzione di organizzare corsi ed eventi e produrre spettacoli e libri.
Avevamo idee e progetti grandiosi ma ci rendevamo conto che non c’era spazio per il nostro modo di vedere il mondo: tutto era in mano a cricche di affari e potere: la tv, la distribuzione libraria, i teatri.
Per stare in piedi e produrre cultura alternativa non bastavano le idee. Avevamo bisogno di un nostro sistema di autofinanziamento, mettere insieme attività collaterali che portassero i soldi indispensabili per realizzare le idee.
L’attività di ospitalità e corsi di Alcatraz aveva bisogno di pubblicità che otteneva finanziando iniziative culturali. La realizzazione dei libri portava i soldi per mantenere attivo un gruppo di ricerca, scrittura e grafica.
Poi arrivò internet, lo svilupparsi di una grande comunity digitale oltre che fisica ad Alcatraz, Cacao, il quotidiano delle buone notizie, i siti web, un sistema di vendita di libri, le magliette, e servizi per gruppi di acquisto, permettevano l’esistenza di una rete commerciale via web che a sua volta finanziava la comunicazione. A questo sistema si è poi connesso il gruppo di lavoro sulle ecotecnologie, la cooperativa di autocostruzione dell’Ecovillaggio Solare…
Ma fino a un certo punto tutto questo era un sistema che viveva isolato al suo interno. Un piccolissimo gruppo di samurai dell’economia alternativa connesso con una banda di creativi situazionisti agricoli.
Poi negli ultimi mesi, progressivamente, questo gruppo strettamente interconnesso è entrato in uno strano stato di agitazione. Tutta una serie di percorsi personali, molto diversi, hanno trovato improvvisa convergenza, linee che si incrociano, si sovrappongono, corrono parallele.
E ci siamo così accorti che stava scattando un fenomeno sinergico. È un peccato che a scuola non parlino dei fenomeni sinergici. Se le persone fossero a conoscenza di questa possibilità, magari vivrebbero un’altra vita. (...)

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Di fronte all'orrore quotidiano cerco un po' di speranza

La domanda è: quando finiranno le guerre?
Perché sono convinto che prima o poi dovranno finire.
L'umanità sta lentamente migliorando, arriverà un momento nel quale la vita sarà considerata un valore assoluto e la guerra un'assurdità del passato.
Ma credo che questo avverrà prima che la coscienza umana arrivi fino a comprendere l'enormità incommensurabile del dolore che le guerre provocano.
Questa coscienza fiorirà dopo che le guerre saranno finite.

Semplicemente quello che sta accadendo sotto i nostri occhi è che la guerra sta diventando impraticabile perché non è più conveniente.
Per millenni i popoli tecnologicamente più evoluti hanno lasciato che i potenti usassero le guerre per arricchirsi perché alla fin fine c'erano vantaggi per una buona fetta della popolazione. Il che è sotto i nostri occhi: la maggioranza degli italiani, nonostante la crisi, sta meglio della maggioranza degli indios americani...
Oggi però la guerra ha cambiato natura.
Dopo le terribili stragi dell'11 settembre 2001 alti dirigenti della Cia e dell'Fbi dichiararono che i terroristi avevano guadagnato miliardi di dollari scommettendo in Borsa sul crollo delle aziende danneggiate dagli attentati. E dissero che era necessario chiudere i paradisi fiscali che erano le porte attraverso le quali Bin Laden aveva potuto piazzare le sue scommesse sui future e poi accreditarsi il denaro guadagnato.
In quei giorni di terrore ci si era resi conto che l'occidente era vulnerabile ad attacchi distruttivi.
L'intelligence Usa temeva che gli aerei lanciati contro le torri fossero solo l'inizio di una campagna di terrore. Le tv si riempirono delle notizie su lettere all'antrace e su yogurt avvelenati nei supermercati.
E ci si rese conto che azioni di microterrorismo indiscriminato avrebbero potuto scatenare il caos e mettere gravemente in crisi il sistema Usa. Il panico avrebbe moltiplicato per mille l'impatto degli attentati. (...) Per leggere e commentare questo articolo clicca qui

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Quello che sto per dirti è sconvolgente!

Grazie anche ai molti consigli ricevuti (grazie) sono riuscito in questi anni a ridurre progressivamente il disagio dovuto a questo malanno che molti considerano imbarazzante, ma non a eliminarlo.
Ma le mie care emorroidi mi hanno anche portato a una scoperta sensazionale (per la quale spero di ottenere il Nobel per la Pace: meno emorroidi, meno guerre).
Mi sono reso conto di un fenomeno stranissimo: la pratica che ha la maggiore e più rapida efficacia sulla mia irritazione intima è mettermi semisdraiato in poltrona, impugnare quell'aggeggio pieno di tasti e iniziare a giocare ai videogames.
Non videogames qualsiasi: serve roba tipo difendere la Città Sacra dall'attacco delle cavallette giganti, utilizzando meravigliosi lanciagranate rossi, oppure i giochi che corri come un pazzo e devi evitare burroni, ruote dentate con lame acuminate e lanciafiamme. Insomma parlo di videogames adrenalinici.
Ora la prima domanda è: succede solo a me? (attendo risposte)
La seconda domanda è, anche se succede a me soltanto perché ciò accade?

Sono anni che lavoro sulle qualità della muscolatura non razionale, sottospecie della muscolatura volontaria.
Mi riferisco a quella muscolatura che scatta quando istintivamente schiacci il freno dell'auto prima ancora che il tuo cervello razionale abbia capito cosa è successo.
Ma ora sto parlando di un altro livello muscolare, ancor più sconosciuto; mi riferisco ai muscoli che quando si muovono ci danno quelle strane sensazioni che poi chiamiamo "tuffo al cuore", "peso sullo stomaco", "tensione alle gambe"... C'è tutto un apparato muscolare, che coinvolge anche la pelle, la circolazione del sangue, ci fa diventare rossi in viso, ci si ghiaccia la nuca, ci si gela il sangue. Si tratta di un vasto territorio che va dal soprassalto emotivo quando vedi una persona che desideri molto, alla pelle d'oca...

E sono proprio questi "muscoli emotivi" a muoversi quando gioco ai videogames?... Il gonfiore delle emorroidi scatta tipo venuzza che viene strozzata da un muscolo (e si gonfia, la venuzza, tipo fistola) e questo a me succede in situazioni emozionanti... Anche positive... E con tutti gli esercizi di rilassamento e tonificazione che conosco ho difficoltà ad arrivare a decontrarre quel muscolo che mi strozza la venuzza... Invece se mi metto a giocare ai videogames, le emozioni del gioco mi fanno smuovere quel livello muscolare e arrivo al bloccaggio inconsapevolmente... Ci riesco a volte anche semplicemente ascoltando le sensazioni emotive... Se ti metti ad ascoltare senti che a volte scattano sensazioni simili a quelle dovute alle emozioni, anche senza emozioni... senti l'effetto senza la causa...
Credo che su questo terreno bisognerebbe fare ulteriori indagini perché mi sembra interessante. Sono graditi commenti pertinenti...

Vedi anche:
Della guerra e della frigidità emotiva
Una sperimentazione sulla riduzione della spasticità

Jacopo Fo

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Questo è un annuncio rivoluzionario: abbiamo creato una portentosa Macchina Creativa e sta funzionando.

Forse ti conviene leggere questo articolo perché contiene informazioni che ti danno possibilità che fino a ieri potevi solo sognare.

Quando 33 anni fa abbiamo iniziato a costruire questo sistema avevamo in testa un’ipotesi: se metti assieme abbastanza persone abbastanza interessate alla cooperazione, quello che ne viene fuori è un super organismo biosociale capace di moltiplicare le capacità di ognuno.

BIOSOCIALE è una parola nuova, modestamente l’ho inventata io adesso. Mi mancava una parola per descrivere la natura della macchina che abbiamo costruito, che per l’appunto è una biomacchina, un meta-organismo.
Insisto su questo concetto perché in questi anni abbiamo realizzato i singoli ingranaggi che di per sé avevano una funzione utile (un ristorante, camere da letto, corsi di formazione, reti di cooperazione, esperienze creative, siti web, l’Ecovillaggio) ma continuavamo a chiederci cosa sarebbe successo quando gli ingranaggi avessero raggiunto una complessità sufficiente a far scoccare la scintilla della sinergia.

E a un certo punto, tre mesi fa, il nostro Marchingegno Biosociale si è acceso e abbiamo potuto osservare, sinceramente un po’ stupiti, l’inizio di una produzione di eventi.
Il festival Ecofuturo ed Estasi Musicando, l’arrivo ad Alcatraz di decine di persone che portavano progetti, l’incrociarsi di patti, accordi, alleanze… È come quando il mosto fermenta: un attimo prima è solo uva spremuta, un attimo dopo è vino stupefacente.
Negli ultimi mesi abbiamo faticato (con entusiasmo) a stare dietro a una corrente impetuosa di nuove imprese. Abbiamo sperimentato un fenomeno curioso: quando la rete inizia a funzionare, e si tratta di una rete veramente paritaria, ogni persona che si connette porta a tutto il sistema la sua ricchezza umana e professionale e la sua rete di relazioni che ti mette in contatto con altre persone a te affini.
Oggi esiste uno strumento esistenziale che prima non esisteva. Oggi siamo una rete di reti che finalmente è matura e ricca di fiori e frutti.
In questo articolo cercherò di raccontarti cosa è successo ad Alcatraz ma vorrei che non vedessi un semplice elenco di elementi diversi e che scorgessi i fili che connettono le diverse azioni.
È piuttosto un sistema di lavoro e di relazione, a questo punto completo e funzionante a pieno regime.
L’aspetto essenziale di questa macchina, di questa Fabbrica Creativa, è la sinergia che si sviluppa spontaneamente tra affinità, corrispondenze, coincidenze.
Siamo riusciti a costruire un luogo non autoritario, frequentato da persone che venerano la biodiversità delle forme di vita e di pensiero e siamo riusciti a dare gambe economiche a questa idea su come vivere esperienze straordinarie lavorando, chiacchierando, mangiando e bevendo con persone animate da un desiderio di sperimentazione e di gioco che ha mille sfumature ma una potenza eguale.
Noi vogliamo vivere un futuro diverso, umano e gentile, vogliamo conoscere altri esseri umani disposti a parlare, ascoltare e coltivare amicizia e passione per il lavoro creativo e abbiamo bisogno di alimentare l’interconnessione biosociale che è il motore del nostro Anomalo Modello di Sviluppo.
Noi siamo portatori di voglia di collaborare, cooperare condividere, siamo estremamente interessati ad accumulare Capitale Umano (il tuo Capitale Umano corrisponde al numero di persone che sono disposte ad alzarsi di notte per venire a soccorrerti, gratis).
E ora abbiamo a disposizione un moltiplicatore creativo che è anche un luogo fisico dove incontrarsi, godere della natura e del buon cibo e poter esprimere tutta la propria ricchezza umana e immaginifica.

Ti interessa?

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Hai mai provato a metterti nei panni di uno che sta avendo un immenso successo?
Ti propongo un piccolo esperimento mentale che potrebbe provocarti alcune idee nuove. Inoltre far finta per 5 minuti di essere più ricco di Rockefeller fa comunque bene alla salute…

Immagina di aver realizzato un grandissimo lavoro, di aver profuso impegno e dedizione senza risparmio, 7 giorni su 7 per anni e ora ti trovi che stai per concludere l’affare epocale della tua vita.
Diciamo che hai il 97% di probabilità di ottenere un risultato capace di cambiarti completamente la vita. Ma la situazione è molto particolare perché devi aspettare ancora alcune settimane per sapere se la cosa funziona o no. In questo tempo che ti separa dal fischio dell’arbitro (partita inizia quando arbitro fischia) non puoi fare più nulla. Assolutamente nulla. Tutto quello che potevi fare l’hai fatto e ti pare di averlo fatto bene. Qualunque altra attività che tu svolgessi ora sarebbe solo un danno.
Praticamente è fatta ma un colpo di sfortuna potrebbe far saltare tutto.
L’aspetto che mi affascina e mi inquieta in questa situazione ipotetica è che se poi va tutto a ramengo cosa dici?
Potresti solo dire “sono cose che succedono (porca patata!)” perché onestamente non potevi fare di meglio di quanto hai fatto.
Quindi se non funziona non puoi darti del cretino. Ti può dispiacere, e molto, ma non si tratta di una situazione difficile da affrontare dal punto di vista psicologico. Di fronte a una sconfitta esiste una sola possibilità sensata: rialzarsi e riprovare.
Ma se putacaso la cosa funziona e il successo ti arride come la mettiamo? Al contrario di quel che comunemente si pensa non è una situazione facile.
Vedi finalmente il risultato, assapori il trionfo e poi cosa dici? Dici: “Sono stato bravo!”
Ma come fai a dirlo? Sì, è vero che ci hai lavorato tanto… Ma fino a un attimo prima non sapevi se era vittoria o sconfitta e le mille possibili varianti che avrebbero potuto deviare il pallone non le controllavi mica tu!
Allora bene, ci hai messo la tua parte, ma è la fortuna l’elemento che ha determinato l’esito positivo. O no? (...)

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