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Tutti gli articoli di Jacopo Fo pubblicati sul Cacao della domenica. Buona lettura!

Sono gli unici di cui ti puoi fidare quando hai a che fare con perturbazioni liposoniche immatericamente puzzone. Essi portano fortuna e non gracidano di notte.

ATTENZIONE: in giro c'è dei mostri catttivi. Se ti fa dispetti stampiglia codesto mostraccio orendo. Esso in realtà è buono. Morsica mostri cattttivi e arraffa la fortuna che ti passa intorno. Appiccicalo indove dormi e voglili bene. Shalom!

(...)
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Se non te lo ha detto cambia psicologo.
Dalla pagina FB Jacopo

È pieno di gente che dice che con l'arte non si mangia. Ma è anche pieno di gente che non ha capito la sfida dell'arte.
Si fa molta ARTETERAPIA. MA IO PARLO DI UN'ALTRA COSA: la SFIDA dell'arte.
Cioè il fatto di ascoltare quella sensazione che hai dentro, quella tensione... Il desiderio di comunicare, di uscire dai confini del tuo mondo, di toccare le altre persone con qualche cosa che dia emozione. Io disegno perché mi piace, mi esalta il modo stupefacente nel quale l'acqua e il colore si mischiano e si espandono e cambiano sul foglio. Un piacere privato. Ma voglio anche che questi disegni arrivino ad altri. Se ti fai i tuoi disegnini e poi li tieni nascosti non partecipi alla rivoluzione ininterrotta che l'arte sta producendo nelle menti umane da 60 mila anni almeno.
L'arte, l'amore e la solidarietà sono gli strumenti più potenti che abbiamo per far crescere noi stessi e far crescere gli altri.
L'arte, se è vissuta con passione sincera, è colossale fonte di energia e insostituibile riparo contro le asprezze della vita: qualunque cosa ti succeda avere un'arte che ti seduce ti permette di avere una via di fuga, in un altro mondo, in un altro tempo, qualunque cosa succeda. Una fuga che ti dà energia e ti muove il cervello e ti può offrire opzioni alle quali non avevi pensato, per agire nel quotidiano. L'arte è fonte di intelligenza.
L'arte sincera, che fai perché la senti. Quindi non l'arte ideologica, patetica di quelli che cercano di imbrigliare la loro creatività dentro ragionamenti ragionati per darsi delle arie e convincersi di essere persone intelligenti. E non l'arte pensata come un packaging dell'anima, un'azione di marketing per far soldi e successo.
L'arte di quelli che cercano la presentazione autorevole, il critico, il mecenate. L'arte schiava delle idee sugli stili e sui codici, delle modalità furbe, delle fascinazioni del mercato.L'arte castrata, l'arte vecchia, marcia, corrotta. Quella è l'arte di merda (merda d'artista) una stratosferica rottura di sfere celesti e terrene.
Io parlo
dell'arte come gioco
dell'arte come scherzo
io parlo dell'arte infantile
dell'arte come ribellione
dell'arte come messa in dubbio
dell'arte come medicamento alla tristezza
come insurrezione contro il dolore del mondo
L'arte che ti sveglia la notte per portarti a ballare,
l'arte che ti fa scappare di casa
l'arte che ti fa mandare affanculo i potenti
L'arte come continuazione della lotta con altri strumenti
l'arte come agguato alla stupidità
l'arte come falsificazione del falso
l'arte come contraffazione del meschino
l'arte come burla
come esplosione di risa
come una risata vi seppellirà
l'arte buona
l'arte che rispetta quel che non viene rispettato
l'arte incontenibile
È un'arte che non puoi fare in solitudine.
Per questo con Eleonora abbiamo deciso di lanciare un'insurrezione artistica. Immediata. Ora.
Stai con noi?
Vuoi far parte della banda degli artisti di Alcatraz? ARRUOLATI: manda una mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo." target="_blank">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Abbiamo progetti transgalattici, dadaisti, musicali, teatrali, cinematografici, grafici, scultorei, danzanti. Cerchiamo persone disposte ad accettare sfide impossibili.
Al mio segnale scatenate l'inferno!

P.s.: vedi È la sfida dell'arte! Servono 100 uomini dal cuore di fuoco e 100 donne dalle quali sgorga passione. E servono subito.

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Servono 100 uomini dal cuore di fuoco e 100 donne dalle quali sgorga passione. E servono subito.

È iniziata. Nostro malgrado. Ce ne siamo accorti da segni particolari. Bellissimi. Increspature che l'acqua genera sul foglio di cotone. Svolazzamenti inusuali di pennuti che sembrano immobili nel cielo, sospesi a fili di sole. Gibigiane ordite da nuvole indecenti.
Ci siamo guardati in faccia io ed Eleonora, dopo settimane che non riuscivamo a tener ferme le mani, in preda a esaltazioni di comodini dipinti e inchiodati con legni trovati sulla spiaggia, cornici costruite con pezzi misteriosi finalmente riuniti, disegni, quadri, automobiline azionate da righelli, castelli medioevali di cartapesta... E dopo esserci guardati negli occhi, avendo peraltro notato che quelli di lei sono bellissimi, ordunque ci siam detti: è successo qualche cosa, tocca dirlo, tocca farlo.
Già avevamo deciso che ci saremmo dedicati ai laboratori creativi... Già si sentiva nell'aria che quella era la direzione. Poi siamo andati in crisi perché pareva che a troppo pochi interessasse buttarsi nel creativo estremo estatico, di lotta e di sgoverno, proprio sul finire dell'inverno. Tant'è improvvisamente decinaia di esseri umani semoventi hanno optato per Alcatraz, a Pasqua. Quindi ci siamo detti: si fa!
Che si fa? Giusto in quel momento mi telefona lo splendente Enrico della Bandabardò. E mi dice: ti ho spedito 3 canzoni. 3 canzoni del progetto che stiamo cullando da tempo: La Vera Storia del Mondo. Già ne pubblicai su Cacao uno stralcio. Si tratta nientepopodimenoché di un film musicale, con attori, danzatori, mimi e grandi scenografie. Un colossal mica bucatini (con tutto il rispetto dei bucatini).
Le canzoni non le possiamo ancora pubblicare. Sono un segreto custodito da orde di ninja pericolosissimi (abbiamo anche noi le nostre risorse...). Ma posso dire che per girare la prima canzone ci servono 2 mammuth e dentro ci vanno almeno 5 persone per mammuth. Il mammut si fa con lunghe aste, testone di cartapesta... va beh. La struttura sarà pronta per Pasqua, così che la possiamo dipingere e giriamo la prima scena del film.
La seconda scena è la storia di un guerriero di Alessandro Magno che dopo 5 anni di guerre sta attraversando il deserto e vede donne nude nelle nuvole. E bisogna costruire le nuvole che non è uno scherzo. Poi c'è il pezzo degli elvezi che abbandonano la Svizzera per invadere la Costa Azzurra e vanno a sbattere contro i romani di Giulio Cesare (che peraltro è una storia vera).
Ma a Pasqua costruiremo solo un paio di prototipi di armature... Poi sarà divertente farne 24... Impresa titanica? Se non è titanica non è impresa.
Ovviamente questo è solo un pezzo del laboratorio. Eleonora ha intenzioni fantasmagoriche: costruire con legno, elementi non identificati, colore e tessuti. Quindi quando vieni ricordati di portare tutti gli oggetti improbabili che hai in casa per usarli a scopi estetici. Poi, si spera, altri porteranno idee e si svilupperanno altre linee d'azione. Il tutto collegato via web tv con chi vorrà darsi da fare a inventare pur stando dall'altra parte del globo terraqueo.
Ma, tutto questo, vorrebbe essere solo l'iniziale palla di neve che inizia a rotolare giù dalla montagna. Questa è l'inizio del grande Happening di Primavera. Figuriamoci cosa metteremo insieme all'arrivo dell'estate.
Puoi rinunciare a tutto questo?
Non puoi.
Quindi poche chiacchiere, impugna la pistola sparachiodi, le pinze e il pennello, niente scuse. Ditelo anche a quelli sulle barelle. Fin che riesci a reggere in mano una biro sei abile all'arte.
Non è che ti devo spiegare che l'arte è indispensabile.
Non è che te lo devo ridire che siamo in mezzo a una crisi paranoica globale e che solo l'arte mette i fiori nei cannoni.
E che la satira è l'unico apriscatole che ti apre la testa senza ucciderti...
Lo sai già...
Adesso è il momento.
Ora.

P.s.: Per favore fai girare questo appello!
P.p.s: Vedi anche Il tuo psicologo ti ha detto che hai bisogno della sfida dell'arte più del pane? Se non te lo ha detto cambia psicologo.

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Una puntata particolarmente riuscita della sit comedy televisiva The Big Bang Theory ha acceso una luce nella mia mente. La fidanzata biologa e tosta dello scienziato nevrotico, dopo che lui le ha fatto sorbire la visione del suo film di culto, Indiana Jones e i Predatori dell'Arca Perduta, lo distrugge dicendogli che il film è privo di trama drammatica visto che l'eroe compie azioni assolutamente inutili al fine degli eventi: se lui non si fosse intromesso comunque i nazisti avrebbero trovato l'Arca, l'avrebbero aperta e sarebbero morti tutti. Quindi sono totalmente ininfluenti tutte le fatiche di Jones, tutte le azioni coraggiose e le miracolose imprese (come restare aggrappato alla chiglia della nave per settimane, cosa veramente complicata da fare). Le sue sofferenze non arrivano a spostare di un millimetro l'esito finale degli eventi. Quindi poteva restarsene tranquillamente a casa a dormire.
Che eroe è uno che si affatica per ottenere un risultato nullo?
Questa idea mi ha folgorato. Succede di rado che una serie televisiva ti offra una riflessione tanto vera, profonda e stupefacente.
Ovviamente il giovane magro scienziato psicotico viene colpito da questa rivelazione in modo fisicamente doloroso e avvilente. E lo sconvolgimento si propaga a tutto il quartetto di amici scienziati e Hollywood-maniaci, innescando una divertente serie di gag.
Io ho invece iniziato a riflettere sulle profonde implicazioni filosofiche di questa rivelazione.
Innanzi tutto è la prima volta che sento questa osservazione. Anch'io posso definirmi un estimatore di Indiana Jones. E, anzi, sono da sempre convinto che queste storie siano ricche di insegnamenti zen, un bignami di antiche filosofie. Ad esempio, la storia del ponte che non si vede e che esiste solo se sei convinto che esista: se mentre lo attraversi dubiti che esista cessa di esistere. Questa è una delle tante parabole mistiche contenute nella serie che non provengono da Spielberg e Lucas ma dalle tradizioni iniziatiche di mezzo mondo.
Comunque le mie riflessioni mi hanno convinto che l'assenza di scopo nell'azione dell'eroe Indiana è una formidabile parodia del disastro del modello di sviluppo occidentale. Nella migliore delle ipotesi l'agitarsi dell'Occidente non porta a nessun risultato, nella peggiore ci si trova a dannarsi per sconfiggere un nemico scoprendo troppo tardi che per riuscirci è stato creato e allattato un nemico ben peggiore (Saddam, i talebani, Bin Laden...). È la parabola del contadino che per scacciare i topi riempie la casa di gatti, e per scacciare i gatti alleva i cani, e così via fino a trovarsi oppresso da un gran numero di elefanti. Per liberarsi dai pachidermi non gli resta che portarsi in casa dei topi...
Nella nostra cultura manca, ahimè, il concetto di inazione, parola giustappunto inventata, suppongo negli anni settanta, perché in italiano non c'era.
I taoisti dicevano: quando il fiume giunge in un'ampia valle infossata cessa di scorrere. A chi guarda può parere che il fiume si sia fermato e sia inattivo, ma l'osservatore attento noterà che il fiume sta riempiendo la valle e quando l'avrà riempita tracimerà riprendendo la via verso il mare. Quel tempo, l'attesa, manca dell'azione visibile ma l'azione c'è, l'acqua sta accumulandosi per raggiungere la massa critica.
È un po' quel che sta succedendo in Italia. La crisi pare aver cancellato gran parte della capacità di iniziativa del Movimento. Di fronte all'emergenza sembra che i più abbiano abbandonato la lotta. Ma dall'osservatorio privilegiato di Alcatraz, dove tanta gente passa e lascia racconti sul resto del mondo, mi sembra invece che vi sia un incredibile pullulare di nuove imprese in tutti i campi, dalla solidarietà all'arte alle ecotecnologie. E noi non facciamo come Indiana Jones, non ci agitiamo per arrivare a ottenere il nulla. Le asprezze della vita ci hanno addestrati al minimo sforzo mantenuto con costanza. Siamo la goccia che buca le montagne. Stiamo riempiendo tunnel e caverne nascoste nella roccia.
Fra poco sentirete l'acqua scrosciare a valanga.

Jacopo Fo

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(È solo un vecchio slogan o è un formidabile strumento di pace?)

Non so più chi ha scritto che l'universo ha creato l'essere umano perché fosse capace di produrre l'energia vitale che nutre l'universo stesso. L'essere umano DEVE produrre questa energia, non può sottrarsi a questo compito e ha due modi per farlo: può provare piacere oppure soffrire. Se riesce a gioire l'universo è contento ma se non ci riesce l'universo lo fa soffrire.
È un modo un po' mistico di vedere la situazione ma io credo che si scoprirà che è abbastanza vero...
Certamente dobbiamo portare soccorso fisicamente alla sterminata massa di profughi che sta patendo ogni pena. Certamente dobbiamo mobilitarci per fare pressione sui governi perché si soccorrano veramente queste popolazioni (e in questi giorni stiamo organizzando una campagna di raccolta fondi e pressione).
Ma dobbiamo anche rilanciare la visione del mondo pacifista e il sogno di un mondo senza guerre.
Siamo di fronte a una crisi paranoica dell'Occidente che nonostante il disastro della politica guerriera che ha foraggiato ogni sorta di terrorismo continua a vedere l'uso delle armi come l'unica opzione possibile. Non è così: solo la solidarietà internazionale e la lotta contro la miseria e l'ignoranza sono la miglior trincea contro i commando di killer.
Ma il discorso pacifista resta monco se non riusciamo ad aumentare il volume globale dell'amore planetario. Esiste un numero di baci scambiati ogni minuto, un coefficiente globale di tenerezze profuse, una massa critica di abbracci e sguardi d'amore che una volta raggiunti rendono la guerra energeticamente impossibile.
A molti questo discorso parrà pura idiozia militante.
Ma io sono convinto che le energie entrino in risonanza, che i sorrisi rimbalzino e che esista un certo profumo che rende impossibile ai kamikaze di schiacciare il bottone del detonatore.
La pace si otterrà ben prima che tutta l'umanità inizi a rifiutare la guerra.
Ci arriveremo quando un numero sufficiente di pistole farà cilecca.
E questo succederà quando un numero sufficiente di persone sarà convinta che può veramente esistere un mondo senza guerre. E solo persone che hanno sperimentato una grande scena di amore, passione e sesso possono credere che veramente potremmo vivere in pace.
Mettete dei fiori nei vostri cannoni!!! E poi trombate! (È un dovere etico!!!)

Jacopo Fo

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Quaderni di Naturopatia Complementare 12

Infiniti studi dimostrano che le persone incazzose muoiono mediamente prima (non sempre) di quelle pacifiche. E tanto peggio se sono anche pessimiste, solitarie e paranoiche. Ancora non si capisce quanto incida l’irosità e quanto il fatto che se sei litigioso le persone ti evitano e sei condannato alla solitudine. E nessuno ti cura quando sei malato perché nessuno ti sopporta.
Non ci sono invece statistiche su quanti siano gli iracondi sul totale della popolazione terrestre. Quindi non possiamo dire quanto morti all’anno mieta la rabbia.
Ma io sospetto che faccia più vittime della guerra in Siria, Iraq, Somalia e Libia messe assieme. Quindi l’irosità è una calamità mondiale.
E quando incontri una persona rabbiosa non dovresti avertene a male perché hai di fronte una vittima di se stessa.
Bisognerebbe provare pietà per questi suicidi a rate.

Convinto di questo concetto essenziale di igiene psichica da anni cerco di non prendermela con le persone che alzano la voce e perdono le staffe. Non le frequento, non le considero e, se le incontro, cambio strada.
E cerco di stemperare l’angoscia che queste persone riescono comunque a provocarmi (Perché esistono esseri tanto scriteriati e ingiusti? Mi chiedo).
Mi sono però accorto che questo mio atteggiamento contiene una certa dose di rischio.

La ricerca che vi sto proponendo con questa serie di articoli cerca di indagare nel misterioso (per ora) territorio delle reazioni fisiologiche agli stati d’animo.
E da questo punto di vista mi chiedo: quando decido di non incavolarmi cosa faccio muscolarmente?
Già ho detto che questo discorso può parer strano se viene frainteso.
Quindi chiarisco: qualunque oggetto io evochi con una parola non resta solo nella mia mente. Se penso alle fragole percepisco anche microsensazioni legate alle esperienze che ho vissuto mentre mangiavo le fragole. Se il primo bacio alla ragazza che amo l’ho dato mentre mangiavamo insieme le fragole, quel sapore e l’emozione del bacio saranno per sempre uniti e ogni volta che penserò alle fragole mi tornerà in mente un’ombra di profumo di baci…

Chiarito di cosa sto parlando vado avanti.
Quando decido di non arrabbiarmi, la decisione non è solo fisica.
Così come non è solo fisica l’arrabbiatura.
Arrabbiarsi vuol dire entrare in uno stato di guerra mentale con relativa scarica di adrenalina, alterazioni del battito cardiaco e del tono della pelle, diminuzione della definizione delle percezioni (quando combatti non perdi tempo a contemplare le sfumature dei petali delle rose) ecc..
Quando decido di lasciar correre, di non dare importanza, di avere pietà, la decisione che prendo non resta nella mente soltanto, devo riportare tutto il mio metabolismo a una condizione pre-arrabbiatura.
Se la decisione è mentale ma non fisica, se pensi di essere calmo ma la chimica del tuo corpo schiuma di rabbia, allora non ti fa bene!
E io mi sono accorto che facevo proprio così: dicevo a me stesso: non incavolarti! Ma non era una cosa che facevo veramente anche con il corpo. Era un ordine: la mia identità “filosofa” comandava la scimmia; le imponeva di rinunciare allo scontro.
Ma siccome la chimica era ancora guerresca, e siccome la chimica dà anche delle sensazioni (lo senti sensorialmente, fisicamente, che provi ancora rabbia), la mossa successiva era quella di rifiutarsi di sentire la rabbia che ti ribolle dentro. Quindi chiudevo i filtri percettivi, censuravo le sensazioni. E per fare questo ricorrevo anche a una sorta di contrazione muscolare (difficile da descrivere a parole, comunque facevo qualche cosa anche con i muscoli).
Quel che poi ho iniziato a fare è decidere di smettere di arrabbiarmi, mettermi a fare qualche cosa di gradevole per focalizzare l’attenzione su un’attività positiva (anche banale come fare un solitario sul telefonino) e CONTINUARE AD ASCOLTARE le sensazioni rabbiose (e sgradevoli) che persistono, riconoscerle, accettarle, contemplare. Il che vuol dire fare qualche cosa anche a livello muscolare, che potrei descrivere come un mantenere la muscolatura tonica ma lasciar i “canali energetici” aperti, lasciar circolare l’emozione…  Se lo fai piano piano l’ira si scioglie. Lentamente ma si scioglie. Soprattutto se riesci a vivere un’esperienza piacevole. Pochi restano arrabbiati dopo che quattro odalische ti hanno massaggiato i piedi, le mani e la testa per 45 minuti (molto lentamente).
Fare finta che sei troppo forte per lasciare che l’iracondia ti tocchi è una cavolata pazzesca che ha accorciato la vita a molti guru che facevano finta di aver superato le umane paranoie. La Dea abbia pietà anche di loro!
Shalom.
Salam.
Pace.

Jacopo Fo

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(C’è un’ape dentro di te! Ma non è cattiva, ti ama)

È assolutamente indispensabile che tu sappia che una serie di decisioni che hai preso nella tua vita dipendono dal tuo cervello primordiale. Cioè ci sono dei giovedì che ragioni come un’ape. A volte come una cavalletta. Non lo dico per deprimerti. A volte è assolutamente meglio ragionare in modo coleottero. Probabilmente questa possibilità straordinaria di pensiero ti ha salvato la vita o ti ha evitato disastri spettacolari quanto dolorosi. Il cervello insetto è una tua risorsa essenziale perché è estremamente semplice. Mediamente la formica ha un grande senso pratico binario. Si fa una sola domanda per volta e di fronte ai grandi interrogativi della vita si chiede: “si mangia o non si mangia?” Che sintesi! Che immediatezza.
Scoprire la propria potenzialità coccinella è fonte di semplificazione. Quante volte nella vita hai sperimentato la tua straordinaria capacità di ragionare a oltranza ottenendo un colossale ingarbuglio di sottigliezze e sofismi? E quante persone hai visto naufragare a causa di un eccesso di intelligenza e autoanalisi?
Comunque è anche importante sapere che a volte situazioni complesse non possono essere ridotte all’alternativa si mangia non si mangia. E può essere utile rendersi conto che c’è anche un’insetto che parla dentro di te. E puoi anche dirgli: “Stai zitto moscerino!” ed evitare così guai tremendi. A volte gli insetti dicono stronzate. Hanno il cervello di una mosca.

Disgraziatamente di questa idea del cervello insetto e della sua benefica capacità semplificatrice non si parla molto. Forse c’è qualche testo super specialistico ma sul web non ho trovato nulla…
Comunque vale la pena diffondere questa nozione cerebrale. Quindi approfondirla.
Ma andiamo per ordine… (...) PER CONTINUARE A LEGGERE E COMMENTARE QUESTO ARTICOLO CLICCA QUI

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Ecco il canovaccio del mio intervento alla notte dell’onestà (VIDEO).
La disonestà italiana è la più grande rapina della storia.
E c’è da chiedersi perché non riusciamo a farlo capire a tutti gli italiani onesti. Forse non si incazzano perché non hanno capito bene quanti soldi si rubano!
Quanto ammonta l’insieme del malloppo? E, in effetti, non è chiaro.
Se vai su internet e cerchi: “Quanto si rubano in Italia” il totale non lo trovi.
Neanche sul sito dell’Istat… chissà perché. Ma non lo trovi neanche sui siti progressisti.
Invece dovremmo scriverlo in grande su tutti i nostri profili FB.
Io c’ho messo un po’ a mettere insieme i numeri, ci sono varie stime. Ho scelto quelle più prudenti.

Eccovi la lista delle ruberie.
Allora, prendiamo una voce dello sperpero italiano che fa incazzare tutti: le pensioni d’oro. Quanto ci costano? Una cifra allucinante: 1 miliardo e 300 milioni di euro all’anno. (...)


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I Trukese e gli Yapese della Micronesia, non hanno mai combattutto una guerra negli ultimi 100mila anni.
Si sono invece dedicati a migliorare la loro ars amandi, i passi di danza e i modi di cucinare il pesce.
Hanno anche elaborato una filosofia esistenziale piuttosto evoluta.
Il centro di questa loro scienza del vivere è il riconoscimento che noi non siamo individui “unitari” ma una cooperativa di individualità contradditore, un condominio esistenziale.
Tutti noi siamo ben coscienti che nella nostra testa si svolge un intenso, continuo dibattito… Ogni volta che ci troviamo a prendere una decisone sperimentiamo una sorta di schizofrenia (benefica) che si traduce in una vera e propria teatralizzazione che prende la forma di personaggi che si scontrano sostenendo questa o quella scelta. Alla fine una di queste identità prevale e noi arriviamo a decidere.
Ma né a scuola né nelle conversazioni con gli amici ci si dedica a identificare e descrivere queste identità… È un tema del quale discutono solo gli specialisti della psiche, più o meno laureati.
Tra questi popoli saggi e pacifici si tratta invece di un argomento fondamentale per il benessere di ognuno. Infatti questi “selvaggi” sono convinti che il benessere di una persona dipenda essenzialmente dalla capacità di conoscere le identità che abitano la nostra mente e apprendere a usare ciascuna per quel che sa fare meglio. L’identità stupida, ha capacità straordinarie di animare una festa ma è meglio contingentarla se mi trovo in mezzo a una tempesta e devo riuscire a tenere a galla la mia canoa. (...)

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Quaderni di Naturopatia Complementare 11

C'è un esperimento che da tempo mi fa riflettere. Un esperimento malvagio, con strani risultati.
Hanno preso tre gruppi di topi. Il primo viene lasciato vivere in pace. Il secondo viene colpito in modo casuale da una serie di scariche elettriche. Il terzo gruppo subisce anch'esso scariche elettriche ma ha la possibilità di bloccare queste scosse tramite un pulsante. Quale gruppo di topi vive più a lungo? I topi che subiscono la scarica elettrica senza poter fare niente per evitarlo muoiono prima di quelli lasciati in pace nelle loro gabbiette. Lo stress uccide... Ma quelli che vivono di più sono i roditori che subiscono le scosse ma hanno modo di reagire.
A quanto pare la soddisfazione che si trae dall'affrontare con successo una difficoltà ha un potere vitalizzante tale da allungare la vita di un roditore che di certo ha un sistema psichico meno evoluto del nostro. È quindi ipotizzabile che l'effetto della soddisfazione sia per gli umani ancora più forte. Le conferme non mancano. Molte ricerche dimostrano che avere un sogno e darsi da fare per realizzarlo ha un effetto notevole sulla salute fisica e mentale.
Sarebbe importante diffondere questa informazione: troppe persone non si rendono conto che la causa prima del loro malessere è la mancanza di una sfida emozionante. Una sfida che per offrire il massimo del benessere deve essere ardua ma realizzabile. Infatti, vincere fa proprio bene. Ho letto che i vincitori dell'Oscar vivono mediamente 5 anni in più degli artisti che magari guadagnano moltissimo ma non godono per la pubblica approvazione.
E possiamo supporre che la mancanza di un obiettivo nella vita sia una delle principali ragioni di malessere. Trovo impressionante la quantità di persone che non hanno il piacere di focalizzare le proprie energie verso un risultato positivo.
Anche senza ricorrere alle prove scientifiche mi sembra banale osservare che queste persone hanno una qualità di vita inferiore e tendono a perdere energia. Credo che oggi, da noi, questa sindrome di assenza di senso sia una patologia particolarmente diffusa. E credo che andrebbero denunciati come untori psicologici quelli che si affannano a dire che i giovani italiani  sono una generazione senza speranze... Sono portatori sani di mal di testa, cistiti e gastriti.
Similmente pericolosi mi sembrano coloro che propongono grandi imprese che non hanno nessuna possibilità di avere successo. Avere un grande sogno che non porta da nessuna parte deprime il sistema immunitario. Per questo da tempo ho aderito alla filosofia dei piccoli passi. Trovo estremamente produttivo darsi obiettivi realizzabili in poco tempo. Questo a molti sembra vile ma l'atteggiamento spaccone provoca depressioni paranoiche. (...)

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