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Tutti gli articoli di Jacopo Fo pubblicati sul Cacao della domenica. Buona lettura!

L'idea di questo kolossal nasce dal libro "La vera storia del mondo" scritto da Jacopo Fo. Il video-promo lo abbiamo realizzato alla Libera Università di Alcatraz insieme alla Bandabardò che, oltre a partecipare alle riprese del video, ha scritto la musica della canzone "I Mammut" che potete sentire nel video.
Questa è solo una piccola parte del Film-Musical che vorremmo realizzare coinvolgendo numerosi attori e cantanti. Avevamo pensato di realizzare uno spettacolo teatrale e portarlo in tournée ma i costi sono proibitivi, quindi  abbiamo deciso di fare un film con colossali scenografie, girando pezzo per pezzo con diversi gruppi. Lo stesso meccanismo parcellizzato lo useremo anche per realizzare scenografie e costumi.
LA VERA STORIA DEL MONDO: generali imbecilli, sacerdoti sadici, invenzioni geniali, orge di massa, divinità criminali, popoli indomabili, guerre inutili, complotti demenziali. Come fu che scendemmo sugli alberi e arrivammo a ballare il bughi bughi e a fare sesso per telefono? (...)

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di Jacopo Fo

Radio Vaticana cita i dati sui morti causati da tutte le guerre e dal terrorismo nel mondo nel 2014 secondo la ricerca realizzata dall’Institute for Economic and Peace (Iep). Cifre spaventose che registrano un aumento del 60 per cento rispetto al 2012. Un massacro del quale, fortunatamente, i media si sono accorti.
Una cappa di disinteresse avvolge invece i dati sui morti per inquinamento atmosferico nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia presentato nel maggio 2015, al Ginevra l’Health Assembly, un rapporto spaventoso sulla tossicità dell’aria nelle grandi città: 3,7 milioni di morti all’anno. Sui pacchetti di sigarette c’è scritto che “Il fumo nuoce gravemente alla salute”, mentre non c’è un avviso sotto il cartello di ingresso delle grandi città come Milano: “L’aria nuoce gravemente alla salute”. (...)

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Che cosa succede all’Ecovillaggio Solare?
Ora è quasi un anno che Casa Solare è abitata da un bel gruppo di persone!
Tutta la storia in questo video di Jacopo!
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Che cosa faremo ad Alcatraz in questo bollente agosto 2015?
Un sacco di cose: Estasi Musicando, poi la Super Vera Vacanza e infine il Festival dell’Immaginazione!
Ce ne parla Jacopo in questo video!
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Il teatro fa bene!
E se lo diciamo noi potete crederci!
Un’esperienza incredibile quella che stiamo vivendo grazie a questo progetto con il Mozambico.
Siamo tornati in Africa!
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Jacopo Fo

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Volendo fare qualche cosa di utile per le popolazioni dei paesi in via di sviluppo (vedi Cacao della domenica del 12 luglio) abbiamo scelto di concentrarci sull'Africa sia perché avevamo all'attivo l'esperienza di Simone Canova e del suo gruppo in Burkina Faso, sia perché per varie vicissitudini ci siamo sempre interessati all'Africa.
In particolare con Laura Malucelli ho scritto un libro: Schiave Ribelli che racconta la resistenza contro gli schiavisti e le rivolte degli schiavi in America. Inoltre da un anno stiamo gestendo un gruppo di studio sulle lotte degli schiavi in Brasile, storie incredibili di cui si sa poco, dove decine di migliaia di schiavi riescono a sbaragliare gli eserciti portoghesi, resistono per quasi un secolo a Benares, difendendo un grande territorio e una città. Ma a differenza di quel che accadde ad altre ribellioni di schiavi alla fine i neri brasiliani non vengono sterminati. Quando capiscono che non possono resistere più a lungo contro i nuovi cannoni europei, fuggono nella foresta amazzonica, nella quale scompaiono letteralmente per due secoli e mezzo. Vengono poi "scoperti" da alcuni antropologi negli anni '50, ancora pronti a combattere perché ignari della fine dello schiavismo. Sul punto si può leggere la storia sia in italiano che in inglese.
Torniamo al nostro progetto: cosa realizzare in concreto? Come muoverci? (...)

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di Jacopo Fo

La solidarietà è una bella cosa. Ma quando si decide di dare una mano al prossimo spesso ci si trova di fronte a grandi difficoltà.
Negli anni '60 le fotografie dei bambini biafrani ridotti a scheletri con pance enormi fecero il giro del mondo e provocarono un'ondata di sdegno e molte iniziative per porre fine a quell'ecatombe.
Grandi quantità di cibo furono raccolte e distribuite a quelle popolazioni. Un'azione certamente meritoria che però mandò in rovina un numero enorme di agricoltori: visto che il cibo veniva distribuito gratis nessuno comprava più i loro prodotti. Il numero dei diseredati crebbe a dismisura e di lì a breve furono molte più le bocche da sfamare. Ma contemporaneamente l'ondata emotiva di solidarietà, nei paesi ricchi, si era affievolita: arrivavano meno navi cariche di cibo, mentre c'era più gente che aveva fame. Fu un disastro dentro il disastro.
Da allora il movimento solidale ha fatto enormi passi in avanti e cercato sempre nuovi strumenti per aiutare le popolazioni senza creare gravi effetti collaterali.
E i risultati si vedono: nonostante che negli ultimi 100 anni gli abitanti di questo pianeta siano quadruplicati, il numero dei morti per fame si è ridotto del 50% negli ultimi 20 anni. Non esiste luogo dove non sia all'opera qualche gruppo di cooperanti e le stesse popolazioni locali sono riuscite spesso a inventare modi per aiutarsi da sole, ottenendo risultati importanti, come nel caso delle banche dei poveri, che assistono oggi più di 200 milioni di donne.
Questi risultati ci incoraggiano a fare di più per cancellare le peggiori piaghe del mondo e a farlo stando molto attenti perché i problemi che abbiamo di fronte nelle aree depresse sono molto complessi.

Nei mesi scorsi, come avremo modo di raccontare da domani, è nato un progetto in Mozambico.
Perchè in Mozambico?
Nonostante la buona crescita economica degli ultimi anni, che ha contribuito a ridurre il numero di persone che vivono in stato di assoluta povertà, il Mozambico rimane un paese in via di sviluppo, in particolare nel distretto di Palma, nella provincia di Cabo Delgado, nel nord del Paese, anche se non siamo certo di fronte allo stesso livello di povertà che si incontrava 50 anni fa.
Anche a Palma esistono strutture solidali estremamente efficienti. Abbiamo visitato quei territori e le strutture sanitarie realizzate da Eni Foundation e gestite da Medici con l'Africa Cuamm, che offrono servizi medici gratuiti, compresa la distribuzione di medicine, due sale operatorie modernamente attrezzate, una casa per le donne prossime al parto e una serie di ambulatori nei villaggi.
In questo caso il problema quindi non è la mancanza di mezzi.
Parlando con i dottori che lavorano a Palma abbiamo scoperto che l'ostacolo maggiore che si incontra nell'offrire cure è semplicemente la diffidenza verso la medicina occidentale. Non si tratta di irrazionalità.
Il Mozambico è stato sotto la dominazione portoghese fino al 1975 ed è una giovane repubblica presidenziale che sta costruendo il proprio sistema sanitario. La forte presenza della medicina tradizionale unita alla poca fiducia verso i metodi di cura occidentali rappresentano un grosso ostacolo al dialogo.
I medici che agiscono in questa zona hanno da tempo dato vita a una serie di iniziative per superare questa diffidenza, agendo in modo non invasivo, ad esempio aprendo un dialogo intenso con i curandeiros locali per ottenere la loro collaborazione, al fine di far arrivare i malati più gravi alle strutture sanitarie. Questo approccio collaborativo ha dato buoni risultati ma ancora molto c'è da fare.
Abbiamo perciò studiato un progetto che partisse dal teatro sfruttando la forza emotiva di questo strumento.
La scelta del teatro deriva dal fatto che in questi villaggi esistono molte compagnie amatoriali che animano le feste e intervengono nelle scuole.
Il teatro, la musica e la danza sono le forme d'arte più diffuse e sentite.
Continua... domani! Restate connessi!

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E perché così tante zie italiane sono convinte di essere farmaciste?
E come fare a fermare questa strage?

In Giappone i medici prescrivono la cura specificando il numero di medicamenti necessari. In farmacia ti vendono i farmaci nelle quantità prescritte.
Sicuramente sarebbe oneroso per i farmacisti ma in cambio i medicamenti sfusi potrebbero essere pagati un po’ di più. Sarebbe comunque un risparmio colossale. Inoltre si eviterebbero un mucchio di intossicazioni dovute alla zia, che di mestiere fa l’idraulico, ma non riesce ad astenersi dal distribuire le pasticche “che a me hanno fatto tanto bene” a tutti i parenti, per qualsiasi tipologia di malanno: “Hai il diabete? Prova questa supposta di antistaminici, è miracolosa!”
Veramente non capisco perché Renzi si sia buttato a pesce su mega riforme super colossali invece di iniziare da piccoli cambiamenti che darebbero risultati immediati.
Pochi politici italiani comprendono che la realtà si cambia veramente solo procedendo a piccoli passi, iniziando dalle riforme che incontrerebbero meno resistenze. È come nel gioco dello Shangai: inizi togliendo le bacchette che si possono spostare singolarmente senza far muovere le altre.
Quello di Renzi è un comportamento strano. Ad esempio, aveva promesso di abolire i libri di testo e adottare tablet in tutte le scuole. È disposto a far incavolare come tigri milioni di insegnanti ma la lobby degli editori scolastici gli fa paura. E io che credevo che fosse Superman! (...)

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Martedì alle ore 14,30 presenteremo al Senato il Libro Bianco di Ecofuturo, scaturito dal festival dell’anno scorso ad Alcatraz.
La nostra ricerca dimostra che l’Italia butta ogni anno dalla finestra 200 miliardi di euro, più di 3mila euro a testa.
Non c’è nessuno che nega che dalle ecotecnologie possa venire un forte impulso per la ripresa dell’economia (e un milione di posti di lavoro, come minimo…) ma le cose vanno estremamente a rilento.
Ecco perché stiamo lavorando per riuscire a unire un fronte di persone di buon senso, disposte a superare le divisioni per ottenere alcuni semplici cambiamenti ampiamente finanziabili con i risparmi ottenuti.
Molto spesso si tratta addirittura di microriforme a costo zero.
Ad esempio, le casse dei Comuni italiani sono vittime di un regolamento assurdo che prevede che le biomasse ottenute dalle potature e dagli sfalci degli spazi verdi siano conferite in discarica, il che ha un costo e impedisce ai sindaci di ricavare denaro dalla vendita di questi scarti vegetali.
È stata lunga la battaglia su questa questione ma alla fine, il 27 maggio, è stata modificata una sola parola nel regolamento sui rifiuti. Secondo i calcoli della Fiper questo salutare cambiamento normativo permetterà ai Comuni di incassare più di 200 milioni di euro all’anno.
Questo piccolo ma concreto risultato ci convince a insistere. (...)

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Abbiamo costruito il Mammuth per girare il demo per il musical "La vera storia del mondo". E ora siamo veramente entusiasti di questa realizzazione.
Il Mammuth è decisamente espressivo, ti guarda e a volte sembra che ti capisca proprio. Una creatura fantastica. Ci siamo innamorati. E ora vorremmo condividere questo grande sentimento. Hai un problema? Forse il Mammuth ti può aiutare!
Vuoi chiedere al tuo amore di sposarti? Vuoi animare la festa del paese? Vuoi protestare in piazza? Approfitta del Mammuth. Può venire direttamente da te e sprigionare tutta la forza creativa che contiene! Il Mammuth è l'equivalente pacifista della bomba atomica. E non sporca! Come fai a vivere senza il Mammuth? Per informazioni su come avere il Mammuth a casa tua con un costo ridicolo scrivi a elena chiocciola alcatraz punto it Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Non perdere questa occasione!!! Barrisci!

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Gli italiani si chiedono: "Com'è finita con la ragazza dotata di tette pazzesche?"

Diciamo la verità: questo è l'interrogativo che assilla gli italiani, intesi come maschi. Alle italiane interessa meno.
Nelle intercettazione dei dialoghi tra le bestie che avevano scoperto che la disperazione dei migranti rende più dell'eroina, brilla un dialogo oltre i limiti del trogolo.
Uno dei furbetti racconta in totale stato di esaltazione onanistica che ha appena assunto una ragazza di rara bellezza e dotata di protuberanze frontali che vengono aggettivate in modo entusiastico.
Ma non è amore. È solo la pubblicità del prodotto da barattare. Lo scopo della descrizione è valorizzare una merce di scambio: te la mando... vedrai... E dall'altro capo del filo l'altro risponde, con i pantaloni già abbassati:  sì! Mandamela mandamela!!!!!
Ora c'è da dire che le forze dell'ordine, forze pervase da rigurgito crudele, han deciso di non metterci a parte di quel che succede dopo. Cioè siamo di fronte al solito mercimonio del demonio, con la giovane beltà che si concede al laido porco? Cioè lei si sottopone a un consumistico amplesso nel quale lui la usa e la sottomette, la classica cosa veloce, banale e squallida che appaga l'ansia di possesso del maschio potente, frustrato e insicuro?
Oppure (cavolo!) la bella si rifiuta di giacere con la bestia? Lui sbava cretino e lei gli dice in faccia: "Mi fai schifo ribrezzo e noia, sei un vigliacco e puzzi!" Cavolo! Così si fa! Roba da mandare in onda con sotto le note dell'Internazionale! E vaiiiiii!
Ma c'è anche una terza ipotesi!
Lei ci sta, ma solo una volta. E sadicamente gli impone di fare sesso sul serio, non si accontenta di un'unione senz'anima, vuole la passione, vuole il desiderio. E è lei che scopa lui, selvaggiamente. E lui dà fuori di testa perché si rende conto di non aver fatto sesso veramente, col cuore, neppure una volta in tutta la sua vita. E lui si prende una cotta spaventosa. Lei si licenzia e lo manda a fare un bagno. E lui è veramente disperato. E soffre. Oh cavolo, se soffre! Soffre come solo gli uomini senza valore possono soffrire. Perché si rendono conto di essere il nulla dentro un vestito con un pessimo rapporto qualità/prezzo.
Una merda!
Ma, ora che ci penso, ci sarebbe pure una quarta possibilità.
La indovini?
Lui ci prova, tronfio e arrogante. Lei lo rintuzza con qualche risolino. Lo prende in giro. Gli dice che è un bel porco. Ma non ci sta. Lui prova a fare il rude e saltarle addosso. Lei gli afferra il dito mignolo e glielo storce arrivando al limite della frattura. Però il ditino non glielo rompe. Poi gli caccia i polpastrelli del dito medio e dell'anulare tra la clavicola e la giugulare. Un'antica mossa di kung fu. Estremamente dolorosa. E lui si accascia.
Lei gli dà un bacino sulla fronte e se ne va.
E lui perde la testa. Lei si lascia corteggiare. Lui sbava e la copre di regali. Ci mette un mese per riuscire ad appoggiarle la mano sul seno. Deraglia. Lei lo blocca: "Solo dopo il matrimonio." Si sposano. Lei fa sesso con lui una sola volta. Conserva il seme come una diligente stagista americana. E dopo 6 mesi chiede il divorzio. E gli alimenti. Per tutta la vita.
E lui allora sta veramente male.
Sta più male di un profugo siriano.
Perché a quelli lì se gli togli i soldi gli togli tutto!
Sono nariccio del Diavolo.

Jacopo Fo

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(Le avventure di Fausto Pernigotti, pubblicitario dirompente)

“Mi faccio un brand da paura!” Urlò l’amministratore delegato in preda a una crisi di autoesaltazione. “Metterò il nostro marchio sulle magliette dei calciatori della nazionale! Lo vedranno tutti!”
Seduti ai lati dell’enorme tavolo del consiglio d’amministrazione stavano una decina di uomini incravattati e di donne estremamente eleganti nei loro tailleur grigio acciaio e nero notte siderale. Pernigotti aveva deciso di indossare un gessato sottile à la mode dei gangster di Chicago per comunicare la sua alterità senza uscire dagli schemi. Era comunque in giacca e cravatta. Sperava anche di incutere un certo timore grazie all’associazione estetica con la malavita internazionale. Era lì per fare il maggior danno possibile.
Quando l’amministratore delegato della Rubinetti e Tubi spa, Antonello Brandirali terminò la sua allocuzione, Pernigotti alzò la mano come se fosse stato a scuola. Il movimento attirò gli occhi di Brandirali: “Dica Pernigotti.”
Il responsabile del marketing sorrise e poi iniziò con voce gentile e armoniosa il suo attacco in tre mosse. Ovviamente non poteva dire all’AD: “Lei sta buttando i soldi dalla finestra perché non capisce un bigolo fritto di comunicazione”. Quindi iniziò con un’apertura a gambero leccante, una mossa di karate aziendale più devastante di un calcio frontale: “Mi sembra sicuramente un’azione potente di rafforzamento del brand! Un investimento sul futuro dell’azienda e anche direi una prova di grande coraggio e ottimismo per un’impresa di medie dimensioni come questa: un impegno a crescere, a sviluppare prepotentemente le esportazioni.” Finito il salamelecco partì con un movimento laterale mimetico, quello che nell’arte marziale del Wing Chun si chiama il barcollare dell’ubriaco, ovvero l’attacco dissimulato: “C’è solo un punto che mi lascia perplesso: il tempo. Mi chiedo se questo sia il momento migliore. Mi spiego: c’è la crisi, i nostri principali clienti sono idraulici, piccoli costruttori, appassionati del fai da te. Tutta gente sulla quale la crisi si è accanita con veemenza. Potrebbero pensare: se hanno i soldi per sponsorizzare la Nazionale vuol dire che questi della Rubinetti e Tubi ci guadagnano un botto sul nostro sangue! Un’idea sbagliata certo, la Rubinetti e Tubi tratta tutti i clienti con il guanti bianchi. Ma certe idee, certo livore disfattista fa presa. Al marketing non interessa se i clienti sbagliano o hanno ragione. Noi dobbiamo massificare gli utili. Credo che dovremmo riflettere sul fatto che potrebbe esserci un’azione pubblicitaria meno costosa e più redditizia nell’immediato. Certo, sponsorizzare la Nazionale è un gran bel colpo. Ma io credo che dovremmo riflettere un poco su quanto sono due milioni di dollari e quando, quando, rientreranno nelle casse dell’azienda…”
E lì si fermò come un terrorista che ha appena acceso la miccia e ora sta a vedere se il ponte salta in aria davvero. Assaporò il gusto della tensione che aveva in gola. Si stava giocando il posto e forse anche la vita di qualche migliaio di persone. (...)

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Jacopo Fo, Simone Canova, Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco
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