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Tutti gli articoli di Jacopo Fo pubblicati sul Cacao della domenica. Buona lettura!

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Questo non è un titolo a effetto, è la pura verità.
Quando giro per l’Italia incontro spesso persone che leggono Cacao, che sono state ad Alcatraz, che in tanti modi seguono la nostra attività. Queste persone hanno per me parole di stima che mi lusingano e mi emozionano e mi fanno sapere che il nostro lavoro è apprezzato.
Una situazione magnifica!
Però poi mi trovo come la settimana scorsa a scrivere un articolo su quanto avremmo bisogno di aiuto per progetti che giudichiamo di grande valore. E mi trovo di fronte al fatto che nessuno, nessuno, risponde in qualche maniera alla mia proposta di collaborazione.
Non riesco a capire come succeda, quale errore di comunicazione io compia. E che ci deve essere un errore lo verifico col fatto che quando mi trovo a parlare faccia a faccia con una persona riesco invece spesso ad arrivare a capire come possiamo connettere i nostri interessi e trovare un terreno di collaborazione. E mai come in questo periodo poi succede che realmente arriviamo a collaborare in modo proficuo. Certo, quando si parla guardandosi in faccia è più facile capirsi ed entrare in sintonia empatica. Ma non può essere che la differenza tra un messaggio web e la comunicazione diretta sia 20 a zero… È chiaro che sbaglio qualche cosa nel racconto della mia proposta.
Quindi ho pensato di provare con questo articolo a non parlare dei singoli progetti ma esprimere l’idea generale della possibilità di collaborazione.
E spero mi perdonerai la presunzione ma io vedo anche la necessità che un certo tipo di persone collabori con noi. (...)

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(tutto quello che stiamo facendo minuto per minuto…)

Finalmente, dopo anni che se ne discuteva, stiamo vedendo un gran fermento cooperativo. In Italia esistono migliaia di realtà culturali che finora erano per lo più chine a lavorare per dare forma ai loro progetti. Quello che vedo dall’osservatorio di Alcatraz è che ora molti stanno iniziando a dedicare energie al lavoro di connettersi perché sempre più si verifica che solo cooperando si riesce a dare concretezza ai sogni più smodati.

Sicuramente la rete spinge in questa direzione rendendo agili i contatti. Ma iniziamo anche a sperimentare l’Internet del futuro… Ad esempio You Tube sta diventando uno spazio importante, con decine di milioni di utenti italiani e nessuna censura. Oggi non puoi più dire: “Ho grandi idee ma le tv non mi danno spazio”. Se hai idee e professionalità puoi realizzare grandi risultati… Basti pensare che un ragazzino, con video fatti in casa, con lui che gioca ai videogames, ha incassato oltre un milione di euro nel 2014…
Ma se non sei un mandrake smanettone e vuoi incassare le royalties sui video pubblicati ti conviene unirti con altri, per affrontare il carico di lavoro necessario per farsi riconoscere da You Tube, il che non è automatico (e quindi avere diritto ad incassare quote della pubblicità). È quello che stiamo cercando di fare con Alcatraz Channel, concepito come contenitore che unisca diversi produttori di contenuti (hai video da proporci?).
Abbiamo già pubblicato una cinquantina di clip e ora abbiamo l’obiettivo di aumentare il numero degli iscritti al canale (e sarebbe cosa buona se tu volessi iscriverti, è gratis). (...)

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di Jaopo Fo

Lo scandalo di Affittopoli a Roma mostra che questa città è stata amministrata pessimamente dando agio alla corruzione e allo spreco di ingrassare, e Roma non è la sola in questo stato pietoso.
Ma Affittopoli mostra anche il grande limite di quell’insieme di persone che si impegnano per costruire un’Italia migliore e che io chiamo Movimento Progressista, (senza stare a fare tante distinzioni tra questa e quella bandiera).
I fatti ci dicono che il Movimento è sempre restato al carro della magistratura, manifestando sempre dopo che rari servitori dello Stato onesti erano riusciti a far scoppiare lo scandalo. Il Movimento Progressista italiano solo in poche occasioni ha saputo scoprire il mal governo e far scoppiare scandali.
Eppure le cose si sapevano. Quella che è mancata è stata la capacità di condurre inchieste, raccogliere prove e poi presentarsi di fronte ai giudici con accuse inoppugnabili.
Secondo me questo è un compito essenziale del far politica.
Lo stesso avviene su molte altre questioni oltre la corruzione, ad esempio l’inquinamento. Legaambiente è riuscita a fare scandalo dandosi strumenti formidabili come l’iniziativa dei lenzuoli bianchi ai balconi per monitorare lo smog. Ma queste iniziative non hanno mai provocato terremoti perché non sono mai state costruite in modo da ottenere l’intervento della magistratura.
Se oggi, ad esempio, nelle grandi metropoli, il Movimento si dotasse di pulmini per la misurazione dell’inquinamento che prelevassero l’aria non a tre metri d’altezza ma ad altezza passeggino e si realizzassero i prelievi sulle circonvallazioni, invece che sulle strade minori, il tasso di inquinamento dell’aria risulterebbe superiore ai limiti di legge quasi tutti i giorni dell’anno. E si potrebbero denunciare i sindaci per omissione di atti di ufficio, visto che sono loro i responsabili locali della salute dei cittadini.
Una simile iniziativa creerebbe ricadute enormi perché costringerebbe sindaci e prefetti a intervenire con azioni efficaci oppure a bloccare in modo permanente il traffico urbano, le emissioni industriali e quelle dei riscaldamenti domestici…

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di Jacopo Fo

Tra le demenzialità della cultura occidentale c’è la discriminazione per chi soffre di emorroidi. Si stima che circa 3 milioni di italiani soffrano di emorroidi, ma il disturbo colpisce episodicamente la metà dei nostri connazionali.
Quindi parliamo di un malanno molto diffuso.
Io ho iniziato a soffrirne nove anni fa in modo abbastanza grave, tipo con crisi di una settimana intera che passavo a letto a piangere. Ho quindi scritto l’articolo Emorroidi Solidali, chiedendo consigli. Il mio medico mi consigliava di operarmi ma io avevo paura per via che la percentuale degli insuccessi non è indifferente (sottolineo però che l’operazione ha risolto il problema in modo definitivo a moltissime persone ma io sono un fifone… E comunque affiancare alla terapia convenzionale anche altri accorgimenti è comunque utile)...
Ho ricevuto un numero incredibile di consigli, alcuni molto utili, e soprattutto mi sono fatto un’idea più esaustiva del problema. E ho continuato a raccontare l’evoluzione del mio malanno in cinque articoli che hanno superato i 600mila lettori, a riprova del fatto che si tratta di un problema molto sentito e diffuso.
In questo articolo riassumo i metodi che ho seguito, ma prima vorrei parlare dell’aspetto sociale di questa malattia e della strana esperienza “pubblica” che ho vissuto.

Emorroidi, ciambelle gonfiabili e vergogna
Il problema delle emorroidi, diciamolo, è che assurdamente nell’immaginario collettivo il disturbo resta legato a riprovevoli pratiche sessuali contronatura. E anche in un periodo storico che vede la riscossa gay e l’avanzata della libertà sessuale questo preconcetto resta. Oggi socialmente essere gay non comporta grandi censure, ci sono gay dichiarati che parlano in tv… Lo stesso non vale per gli emorroidici. E lo dimostra quel che è successo a me. Incredibile ma vero!
Forse il rimedio più efficace che ho sperimentato per ridurre la sofferenza emorroidale è quello di eliminare la sofferenza nello star seduti, che ti avvelena le giornate. Ho comprato quindi una ciambella di gomma, gonfiabile (15/25 euro a seconda dell’esosità del commerciante). La tengo non completamente gonfia perché il risultato migliore si ottiene riducendo il peso dell’appoggio dell’area anale senza però che l’ano sia “sospeso” perché sennò si rischia l’effetto contrario in quanto se l’area non è appoggiata la forza di gravità tende a “spingere fuori” quindi NO BUONO. Ma se il contatto con la sedia c’è senza che ci sia troppa pressione si  ottiene il meglio e sedersi non  è più una tortura (per inciso questo fa benissimo anche per problemi di cistite! In quanto la pressione nell’area pubica aumenta la congestione della vescica e la cattiva circolazione del sangue… Vedi “Le mie cistiti”). La ciambella è pure utilissima per chi soffre di mal di schiena, perché ti porta a compiere continuamente micro movimenti della spina dorsale, grazie all’elasticità della superficie sulla quale si sta seduti. Ci sono sedie “elastiche” che ottengono lo  stesso risultato, ma costano parecchio e non te le puoi portare in giro… (...)

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Di Jacopo Fo

Secondo i miei calcoli circa 800mila persone si troveranno a guardare il titolo di questo articolo senza leggerlo.
Circa 10mila persone inizieranno a leggerlo. 3mila  andranno oltre le prime 4 righe.
200 persone arriveranno a leggere fino in fondo. 100 persone lo leggeranno solo per la soddisfazione di pensare che sono stupido; 200 saranno d’accordo.
Delle 200 persone che saranno d’accordo 150 non faranno nulla per sostenere e diffondere questa proposta. 30 faranno qualche cosa di ininfluente tipo mettere un “mi piace”. 20 persone decideranno di fare qualche cosa per sostenere in modo efficiente questa proposta. Se sei una di queste 20 persone hai una grossa responsabilità. Potresti cambiare il corso delle cose. 20 persone sono più che sufficienti.

So di non essere una persona simpatica. Da fastidio a molti sentirsi dire certe cose. Per questo negli ultimi mesi ho girato intorno a questo articolo senza avere il coraggio di scriverlo fino in fondo. Speravo che qualcun altro dicesse quel che volevo dire. Ma visto che non lo fa nessuno...

Dal 2007, quando mia madre era al Senato abbiamo iniziato a lavorare su una proposta politica nuova e molto semplice: una strategia per il Movimento basata su due azioni.
Abbiamo portato questa proposta a Di Pietro che sul suo blog si è dichiarato entusiasta, il suo articolo è stato pubblicato sulle pagine del Fatto Quotidiano on Line. Poi non ha fatto niente (vedi sotto lettera a Di Pietro e sua risposta).
Abbiamo provato con Vendola. Anche lui si è dichiarato entusiasta sul suo blog, anche la sua risposta è stata pubblicata sulle pagine del Fatto Quotidiano on line. Poi non ha fatto niente (vedi sotto lettera a Vendola e sua risposta).

I due punti del programma:
1) Dare vita a un’azione di Obbedienza Civile. In Italia ci sono tante buone leggi che lo Stato non ha la forza di far rispettare. C’è una legge che vieta alle banche di praticare tassi di usura, altre leggi stabiliscono standard di qualità per i prodotti (ad esempio per i caschi dei motociclisti), leggi che vietano il lavoro nero, leggi che puniscono chi gestisce vendite televisive truffaldine… Tutte leggi che non vengono rispettate. Si potrebbe mettere insieme un gruppo di avvocati, di tecnici e di militanti armati di telecamere per far rispettare la legge. L’associazione Altroconsumo ha documentato centinaia di casi di non rispetto dei regolamenti sulla qualità dei prodotti, basterebbe partire da lì per dare un duro colpo alla disonestà nazionale. Di Pietro, con la sua esperienza giudiziaria convenne che un’azione simile sarebbe possibile e fruttuosa: una grande campagna per appoggiare lo Stato nella repressione dell’illegalità basata su azioni che la magistratura e le forze dell’ordine non hanno la capacità o la volontà di realizzare.
Il problema è che un’azione simile richiede grandi mezzi. Ai tempi della mia proposta Idv aveva milioni di euro provenienti dal finanziamento pubblico dei partiti. Oggi li ha Sel e preferisce tenerseli e li ha il M5S, e (in modo meritorio) preferisce restituirli allo Stato.
2) A parole il governo Renzi vuole la rivoluzione verde. Nei fatti si muove su questo terreno a passo di lumaca.
Ci sono molte tecnologie ecologiche che oggi non arrivano sul mercato o ci arrivano debolmente perché ci sono i mezzi per produrre su larga scala e pubblicizzare i  prodotti. Si potrebbe organizzare (con i soldi del finanziamento pubblico dei partiti) un sistema di sostegno alle aziende, certificando i prodotti, aiutandole ad ottenere i finanziamenti europei, informando i cittadini. Questo gruppo potrebbe anche aiutare i Comuni che vogliono tagliare lo spreco energetico informandoli sulle esperienze di successo e fornendo supporto tecnico per la scelta delle tecnologie e le procedure d’appalto. Grazie al Festival Ecofuturo abbiamo realizzato un Libro bianco sulle ecotecnologie dimostrando che l’inefficienza energetica costa all’italia 200 miliardi di euro (scaricalo qui gratis).

Per meglio spiegare queste proposte ripubblico una sintesi delle lettere che scrissi a Di Pietro e a Vendola (e le loro risposte) e i video del mio intervento all’assemblea sull’ecologia del Sel e all’assemblea delle liste civiche di Beppe Grillo a Firenze del 2009 nel quale parlai tra l’altro di come selezionare e formare attraverso l’azione diretta i dirigenti di un movimento progressista.

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di Jacopo Fo

In questo periodo in Italia domina lo sconforto e la paura e sento molti dire: “Siamo senza speranze!”. Credo allora che sia utile raccontare la storia di chi vivendo una situazione disperata e inumana ha avuto il coraggio di tentare l’impossibile per conquistare il diritto ad una vita degna.
Eccoti quindi la storia vera di una delle più spettacolari fughe di schiavi negli Stati Uniti. Un viaggio impossibile verso la libertà. Questo testo è la fedele trascrizione del loro racconto.

Il mio nome è Ellen Smith. Ma in realtà neppure questo nome è veramente mio. L’uomo bianco che aveva in proprietà mia madre si chiamava Smith e mi impose il suo cognome.
Sono figlia del Maggiore Smith che violentò mia madre. Poteva farlo perché mia madre era una schiava e anch’io nacqui nella condizione di schiava.
Mia madre, Maria, era figlia del padrone che violentò mia nonna.
Così mia madre nacque mulatta, perché figlia di una nera e di un bianco. E io, figlia di una mulatta e di un bianco sono nata con la pelle bianca, più chiara addirittura di quella di molte donne di origine inglese. Ero bianca come le figlie che Smith aveva generato con sua bianca moglie.
Il Maggiore James Smith era biondo, basso e corpulento ed era proprietario di piantagioni di cotone, a Clinton, in Georgia. Ogni giorno alle 5 prendeva il the sul patio della sua grande casa di legno dipinta di bianco. Per lui lavoravano 60 schiavi.
Mia madre serviva come cameriera nella sua casa.
Un giorno la moglie del Maggiore Smith non ne poté più di vedermi girare per la piantagione con la mia pelle bianca anche perché gli ospiti mi scambiavano per una sua figlia.
Così nel 1837, quando avevo 11 anni, la signora Smith mi diede come regalo di nozze alla sua figlia più grande, Eliza Cromwell Smith.
Così dovetti dire addio a mia madre e a mia sorella, che era più piccola di me e fui portata a vivere a Macon.
Ma non avevo modo di ribellarmi. Per legge i bianchi potevano infliggere violenze moderate ai loro schiavi. Se poi durante queste moderate violenze lo schiavo moriva questo era considerato uno spiacevole infortunio, senza conseguenze.
E i padroni erano veramente abili nell’inventare moderate percosse che facessero provare agli schiavi dolori atroci senza che ne morissero.
Quindi affrontai la mia vita di schiava sottomettendomi a tutti gli ordini che mi dava la mia padrona. Ed evidentemente diventai una brava cameriera personale, tanto che lei mi diede una piccola stanza dentro la sua grande casa con il patio ornato da alte colonne di legno intagliato, dipinte di bianco.
Una piccola stanza nel sottotetto, ma era un grande lusso riservato a ben poche schiave.
Avevo 18 anni quando conobbi un giovane schiavo nero, di due anni più grande di me, era alto, la sua pelle era nerissima e portava la barba, cosa rara tra gli schiavi. Era di proprietà del cassiere di una banca, il signor Collins, che lo aveva affittato a un falegname, come apprendista. Si chiamava William Craft.
Mi innamorai di lui. E dopo 2 anni ci sposammo.
Ma agli schiavi non era concesso contrarre un vero matrimonio di fronte a Dio. Il vincolo dell’indissolubilità del matrimonio non valeva per chi non possedeva la propria persona. I padroni potevano vendere uno schiavo quando volevano e noi per di più appartenevamo a due diversi padroni, quindi non potevamo vivere assieme. A volte ci incontravamo di notte, io uscivo dalla villa della mia padrona e lo incontravo nel prato, dietro una siepe di rose rosse e bianche. A volte sento ancora il profumo di quelle rose.
Il nostro fu un matrimonio da schiavi, senza prete e senza un libro dove registrarlo.
Tra gli schiavi si usava così. Ci si sposava con una festa tra neri. Fu una bella festa. Una domenica. Fu un vecchio nero con i capelli bianchi e un occhio solo a sposarci. Era uno nero che tutti gli schiavi rispettavano. Arrivarono molte persone, ognuno portò un po’ di cibo e si mangiò seduti sopra un prato. Per fortuna quel giorno c’era il sole. Poi alcuni uomini iniziarono a suonare e le coppie si misero a ballare.
Ma io ero terrorizzata all’idea di avere dei figli che potevano essere in qualunque momento venduti dalla mia padrona. Dei figli che non avrei potuto veder crescere. E anche William condivideva questa paura, aveva visto sua sorella, ancora piccola, strappata alla madre e poi lui stesso era stato venduto e portato lontano da lei.
Così iniziammo a fantasticare sulla possibilità di fuggire. Ma era un’idea che faceva paura solo pensarla.
Quando uno schiavo fuggiva tutti i bianchi si mobilitavano per dargli la caccia.
E c’erano cacciatori di schiavi professionisti che avevano cavalli veloci e cani capaci di seguire una traccia per giorni.
E intorno a noi, per mille chilometri, in ogni direzione, c’erano migliaia di schiavisti pronti a fermare qualunque nero viaggiasse da solo e interrogarlo e portarlo in prigione se avevano anche solo il lontano sospetto che fosse uno schiavo fuggitivo. Nessuno poteva viaggiare senza avere con sé il permesso scritto dal suo padrone. E noi non sapevamo neppure scrivere e non avevamo modo di procurarci un lasciapassare falso. E nessun negozio ci avrebbe venduto cibo senza chiedere che mostrassimo i nostri documenti di viaggio
Quando la notte, dopo 15 ore di lavoro, potevamo incontrarci parlavamo della nostra fuga.
E ascoltavamo le storie degli schiavi che avevano tentato senza riuscirci e avevano pagato caro il loro folle tentativo.
Come potevamo riuscire a conquistare la nostra libertà? Fuggire a piedi era impossibile. Anche se fossimo scappati di notte e la nostra fuga fosse stata scoperta all’alba quanti chilometri potevamo percorrere? Rubare due cavalli? Non sapevamo stare in sella. E poi dove potevamo fuggire? Sapevamo che c’erano stati al nord dove la schiavitù non era ammessa. Ma i cacciatori di schiavi potevano raggiungerci anche là. Per essere in salvo dovevamo arrivare in Canada.
Non riuscivamo a trovare un’idea su come fuggire ma continuavamo a sognare e decidemmo che comunque per scappare avevamo bisogno di denaro. Così iniziammo a risparmiare ogni piccola mancia che ogni tanto i padroni ci davano. Io ero brava a cucire e di notte iniziai a confezionare vestiti che rivendevo ad altre schiave e a un negozio, e William si mise a lavorare di notte costruendo piccoli mobili. Era vietato comprare qualche cosa da uno schiavo che non avesse il permesso scritto del suo padrone per vendere. Ma se proponevi prezzi veramente bassi trovavi qualche bianco disposto a far finta di niente.

Una notte, nell’estate del 1847, ci eravamo assopiti sul prato di fronte alla villa dei miei padroni, nascosti dalla siepe di rose bianche e rosse.
William si svegliò di soprassalto e si mise seduto. Il suo movimento mi riportò alla coscienza, socchiusi gli occhi e lo guardai: “Che succede?”
“Ho fatto un sogno, io e te viaggiavamo sopra il treno che porta a Savannah, tu eri vestita come una signora bianca e io ero il tuo schiavo. Ecco come potremo fuggire!”
Restai un poco pensierosa. Poi dissi: “Non può funzionare. Nessuna donna bianca viaggerebbe mai con uno schiavo nero, senza la compagnia di un uomo bianco.”
William smise di sorridere. Sapeva che avevo ragione. Restò in silenzio. Dopo un poco mi disse: “E se tu fossi vestita da uomo?”
L’idea era folle, ma ci vidi una speranza. Nessuno avrebbe pensato che un bianco e il suo schiavo nero fossero in realtà un uomo e una donna fuggitivi.
Poi lui increspò la fronte nello sforzo di pensare: “Ma come potremmo fare perché il tuo viso sembri quello di un uomo?” (…)

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Il mio problema all’inizio dell’anno era capire cosa sta succedendo.
Avevo telefonato a Gad Lerner a novembre e mi aveva detto che si sentiva pessimista. Il giorno dopo c’è stato il massacro di Parigi. Merda! Non gli ho più telefonato. Sergio Parini, che era a scuola con me e Gad invece era possibilista. È sempre possibilista. Così quando Stefano è venuto ad Alcatraz ho sentito il bisogno di un terzo parere: inquinamento, crisi, terrorismo, leghisti che sbavano per ributtare a mare i profughi: come la vedi? Il suo parere per me è importante, ci conosciamo da quando eravamo ragazzi. Mio padre mi aveva spedito a Bologna a lavorare al Foglio, non quello di Giuliano Ferrara. Era un Foglio di sinistra. Durò poco. Era occupato dai giornalisti perché lo volevano chiudere. E lì c’era Stefano che scriveva la cronaca nera. Aveva fatto un’inchiesta vecchia maniera, andando a chiedere ai vicini di casa della vittima che cosa sapevano e che cosa avevano visto. La polizia non l’aveva fatto. Così aveva scoperto  che non avevano capito un cazzo. Ci eravamo messi a fare una storia assurda di telefoni a gettone drogati. Lui scriveva e io facevo le illustrazioni.
Stefano mi ha colto alla sprovvista: “Credo che arriveranno gli alieni. Lo sbarco è previsto per il 2016”.
Previsto da chi?
“C’è un giapponese che è in contatto con loro. Sono una federazione galattica e hanno deciso di intervenire prima che distruggiamo il pianeta. Intervengono solo in casi estremi come il nostro. Vogliono eliminare la razza umana perché il problema siamo noi.”
Cazzo, dico io. Allora niente di buono.
Però c’è un olandese che è anche lui in contatto con gli alieni, che dice che il giapponese spara cazzate. Sbarcheranno ma non elimineranno la razza umana. Elimineranno solo gli stupidi.
Una botta di ottimismo.
E noi potremmo salvarci perché siamo amanti della natura, facciamo gli ecovillaggi e i centri culturali salvando i boschi.
Per Stefano il problema è come fare a convincere gli alieni che noi siamo brave persone. Perché non è detto che abbiano sistemi sensati per distinguere i buoni dai cattivi. Fanno errori anche loro e magari finiamo fritti da un raggio vibratorio mortale che ha scambiato le onde emesse dalla nostra mente fantasticante, per ghiozzo odio contro gli animali in via d’estinzione.
Per essere sicuri che non ci ammazzino per errore dovremmo darci da fare per dimostrare che stiamo con loro… Ad esempio, potremmo fare i delatori e aiutare gli alieni a capire chi è meglio sterminare. Questo potrebbe salvarci. Dovremmo iniziare a buttare giù delle liste, un due, tre miliardi di nomi potrebbero bastare.
Passo la notte a pensare come mettere assieme una lista. Chi ci mettiamo? Tipo che si potrebbe iniziare dai militari, i politici, gli usurai, i magnaccia e quelli che comprano azioni di banche fallite perché non hanno mai letto un cazzo sulla Parmalat. Come si fa a buttare tutti i risparmi fidandosi di quello che ti dice il tuo bancario di fiducia? Bancario di fiducia è come dire ladro di organi di buon cuore…
Lo so che sono cose brutte da dire.
Però forse qualcuno dovrebbe iniziare a dirlo che il problema in Italia non sono i malvagi ma gli amorfi. Quelli che non sanno le cose fondamentali perché pensano che non li riguardino.
Così ho iniziato a mettere già una lista delle cose che devi sapere per avere il diritto di sopravvivere.
In Italia la legge è scritta in modo tale che se fai una truffa non finisci in galera in nessun caso. Quindi quando ti dicono che quelli della banca Etruria che hanno fottuto i risparmiatori devono essere puniti ti dicono una stronzata perché non saranno puniti in nessun caso. Ma neanche quelli che sinceramente desiderano che vengano puniti lo dicono.
Mediaset ha due canali di pornografia pesante a pagamento. E Berlusconi, tramite le sue società è pure azionista di un portale di gioco on line. Sarebbe uno scandalo se si sapesse. Ma neanche quelli che odiano Berlusconi con tutto il cuore lo dicono.
Poi mi son fermato a scrivere la lista perché mi son detto che se le cose da sapere per essere risparmiati dagli alieni erano così difficili finiva che venivano eliminate un sacco di persone gentili che conosco e che mi sono simpatiche. Allora ho iniziato a fare domande a tutti quelli che erano ad Alcatraz la notte di Capodanno. Ho rotto i coglioni ma ho anche capito che la disinformazione regna sovrana. Uno su due non sapeva neanche che se apri una Srl, compri tutto quello che vuoi e poi non paghi e se fallisci non ti fanno un cazzo. La legge prevede che perdi per 5 anni il diritto di fare l’amministratore delegato di una Srl. E basta. L’ha detto a un mio amico il suo avvocato sghignazzando. Questo mio amico ha affittato un capannone a una Srl che non paga e dopo che è pure scaduto il contratto da un anno non se ne vogliono andare. La causa la vince e se ne andranno, forse fra 6 mesi, ma di vedere i soldi dell’affitto non c’è modo. Ma come?!?, ha detto il mio amico. Eh, caro, è il capitalismo che è veramente una merda e quello italiano per di più puzza.
Insomma buttar giù una lista di quelli da denunciare agli alieni è un casino. Mica posso denunciare il mio amico!
Allora che criterio uso? (...)
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Da un’inchiesta lanciata da Eleonora su Fb (Nora Albanese) risulta che molte donne smetterebbero di depilarsi… C’è poi Elena che scrive: “Andrei in macchina in piazza duomo e parcheggerei proprio li in mezzo, poi mi metterei un costume da cantante lirica della scala, di quelli esagerati e barocchissimi, girerei sempre a piedi nudi e andrei a mangiare una pizza vestita da madame pompadur sul tetto del duomo”
Francesca andrebbe a Piazza Farnese e la riempirebbe di gatti vestita da sposa.
L’idea di Eleonora è quella di realizzare una serie di video su questi propositi con l’obiettivo di raccontare i condizionamenti sociali e le fantasie divertenti fleshmobbizzando in giro per il mondo… (ce n’è bisogno!).
E sono anche appena usciti i video della serie: “Sei una signora se…”, 20 microclip esilaranti.
Anche io mi sono dato da fare con un video sulle truffe bancarie.

Insomma ci stiamo dedicando al racconto filmato cercando di coinvolgere chi ha voglia di divertirsi. Questo è il nostro programma per l’inverno (iscriviti ad Alcatraz Channel!!!). Hai voglia di partecipare? Credo possa essere un gioco molto appassionante. La prova l’abbiamo avuta nell’ultimo fine settimana dedicato alla tempesta di cervelli. Sono uscite molte idee. E durante le vacanze di Capodanno e dell’Epifania, oltre a uno spaventoso corso di Yoga Demenziale ci dedicheremo a inventare e girare storie.
Questo anche perché ormai You Tube è diventato a tutti gli effetti un fenomeno che fa concorrenza alla televisione. Oggi non si può dire che se non ti fanno andare in tv non hai modo di realizzare le tue idee, anche perché il canale web inizia a pagare… È una novità che cambia lo scenario dell’informazione. E i numeri possono essere spaventosi: il video più visto del mondo è stato scaricato 2 miliardi e 400 milioni di volte. Incredibile!
E un ragazzo italiano l’anno scorso ha incassato 2 milioni di euro commentando in modo delirante i videogiochi.
Quindi non ci sono più scuse: prendi la tua telecamera e fatti vedere!

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