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Progetto Tell Me Alfabetizzazione dei migranti attraverso il teatro
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Tutti gli articoli di Jacopo Fo pubblicati sul Cacao della domenica. Buona lettura!

Carissimi,
sto facendo una ricerca per mio padre sulla storia incredibile di Federico VI di Danimarca, un re unico nel suo genere… In appendice anche il racconto della storia altrettanto incredibile della corona danese durante l’occupazione nazista, che portò al salvataggio di quasi tutti gli ebrei danesi.
Queste due storie fanno capire da dove arriva il livello di civiltà danese e il patriottismo di questo popolo, sempre pronto a sventolare la bandiera nazionale anche in occasioni non ufficiali come il compleanno del pupo.
Saremmo molto grati a chi volesse aiutarci fornendo altre notizie e correggendo eventuali errori.
Pubblico quindi questa bozza di lavoro che spero apprezzerete per il racconto dei fatti, perdonando il fatto che si tratta solo di un embrione di testo, in forma belluina. Lo so che non si fa, ma per ottenere aiuto in un lavoro non si può aspettare che il lavoro sia finito…

Federico nacque a Copenhagen il 28 gennaio 1768, figlio del re Cristiano VII e di sua moglie, Carolina Matilde di Hannover, sorella di Giorgio III re d’Inghilterra.
La madre lo partorì a 16 anni.
Suo padre impazzisce, soffre di schizofrenia ed è colpito da lunghi stati catatonici.
A causa della malattia mentale del re Cristiano VII, nel 1771 prende la reggenza del regno di Danimarca lo zio, che si chiama anche lui Federico.
Secondo alcuni la regina Carolina Matilde nel frattempo, mentre suo figlio è ancora piccolo, si innamora del medico di corte Johann Friedrich Struensee, che acquisisce così grande potere e diventa Primo Ministro iniziando una serie di riforme progressiste.
La regina  partorisce poi una bimba, Luisa Augusta. Viste le condizioni del re, ritenuto incapace di generare, Struensee viene accusato di essere il padre della neonata, quindi processato per alto tradimento, e decapitato. I suoi resti squartati vengono esposti al pubblico. E c’è chi sospetta che l’accusa di aver amato la regina fosse una montatura. (???)

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Il caso artistico dell’anno è Eleonora Albanese, che è anche mia moglie. E non lo scrivo perché, come penseranno i maligni, io abbia qualche cosa di grave da farmi perdonare.
Eleonora sta facendo veramente qualche cosa di pazzesco, e se i critici d’arte non fossero completamente distratti dalle sirene danarose dell’arte commerciale avremmo la fila fuori casa la mattina. Ma visto che invece nessun addetto ai lavori si occupa di raccontare la sua furia creativa credo sia un atto di giustizia che lo faccia io, che modestamente sono il più grande conoscitore del suo lavoro.

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La grande differenza tra maschi e femmine è dovuta al diverso ruolo naturale.
La continuazione della specie umana a livello animale necessita di due funzioni complementari. Una donna può anche essere uno straordinario scienziato o capo di Stato, ma il suo modo di agire sarà potente proprio perché essa valorizza la sua qualità ancestrale di essere femmina. Per questo vorremmo che al Parlamento le donne fossero il 50%. Tutto funzionerebbe meglio. La mente delle donne è strutturalmente forgiata sul fatto che esse fanno i figli e li accudiscono, uno sforzo assoluto. Essere madre richiede un’attenzione costante. Le donne non mollano mai l’attenzione. Quando una donna è in stato di completo relax spegne il 30% del cervello. Il maschio si è evoluto per dover affrontare grandi sforzi di breve durata: affrontare una tigre, trovare cibo, fare sesso. Poi entriamo in catalessi per rinnovare la riserva di energie necessaria per la successiva emergenza. Quando noi entriamo in stato di relax spegniamo il 90% del cervello. Siamo praticamente morti… Poi tua moglie s’incazza perché ti chiede: “A cosa stai pensando, caro?”
E tu rispondi: “A niente!”
“Ma non è possibile che non pensi a niente…”
“Non penso a niente… Giuro!”
“Ma dai, non si può non pensare a niente… Allora non mi vuoi dire a cosa pensi?...”
E via che parte la rissa sull’amante segreta…
Per tenere d’occhio i bambini che fan bordello la donna ha sviluppato un campo visivo che copre 160 gradi. Le donne vedono anche di lato. I maschi no, noi abbiamo due binocoli, le nostre pupille hanno un diametro maggiore del 10% rispetto a quelle delle donne, perché dobbiamo essere capaci di individuare il manto di una tigre nascosta nella vegetazione a 100 metri di distanza. Per questo poi quando una donna ci passa vicino dobbiamo girare la testa. Le donne guardano i maschi di passaggio quanto noi ma non hanno bisogno di darlo a vedere voltandosi, perché hanno la vista laterale…
Ma queste differenze sono facili da capire…

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(Proclama ribelle)

Sento un pizzicorio…
Una voglia, un non so che… Non è proprio fame… È piuttosto… Desiderio.
E nessuna cazzo di merendina me lo potrà soddisfare.
Niente di tutto il supermercato, nessuna meraviglia tecnologica. E neppure il più bell’abito o la vacanza sulla nave da crociera che non affonderà, mai!

Ho voglia di gente che canta in mezzo alla strada.
Ho voglia di gente che fa piani durante la notte, progetti impossibili che poi, a spallate, riesce a realizzare e poi si ferma e dice: cazzo, ce l’abbiamo fatta!

Lo so che siamo tanti, ogni giorno, a tracciare la linea di confine con il nulla dei corrotti. Siamo in tanti a scegliere di fare la differenza, per una persona, per un quartiere, per un paese, a fermare i progetti di morte dei folli, a lanciare il salvagente a quelli buttati a mare di notte, dal transatlantico illuminato a giorno.
Siamo tanti, ma ci si vede poco.
Non siamo abbastanza.
Nei blog i rivoluzionari sono milioni.
Ma restano nei blog.
Troppi sono bloccati dal loro dramma personale, sono malati, feriti, contusi nell’anima.
E molti di più non si sa dove siano finiti.
Quante erano le bandiere della pace alle finestre quando Bush stava per invadere l’Iraq? Quante? Si diceva 7 milioni.
Ma fossero anche state solo 3 milioni…
I conti non mi tornano.
All’appello mancano 9 bandiere su 10.
E non va bene, no…

Dico a te che te ne stai alla finestra,
non c’hai più voglia,
e t’ha catturato la depressione,
la tua generazione non ha speranze,
ti hanno deluso, ti hanno tradito…
Le motivazioni per lasciar perdere sono tante…
Molte anche giuste, del resto.
E tu probabilmente hai tutte le ragioni.
Ma qui è in ballo la madre di tutte le battaglie,
c’è la crisi, il pessimismo distribuito a secchiate in faccia
la paura del futuro, il complotto della solitudine.
È un martellamento che sfascerebbe il cemento.
Cazzo! Tocca reagire. L’ottimismo non te lo regala nessuno.
Te lo devi fare da te.
Hai bisogno di lottare, perché fa bene alla salute.
Ribellarsi è meglio che subire un torto.
Essere vivo è meglio che sentirsi morto.
Sollevarsi dalla melma quotidiana e vedere che sei capace di rompere le scatole galvanizza il sistema immunitario.
Segui il tuo sogno, alza il livello della dopamina.
E ti svegli più riposato la mattina.
Ribellarsi rende più belli.
Costruire il futuro migliore, pezzo per pezzo rende più elastica la mente e previene l’arteriosclerosi più di una durissima dieta macrobiotica.
Lavorare con gli altri rende la muscolatura più elastica e aumenta l’empatia.
Avere un progetto difficile da realizzare allunga la vita, perché non hai tempo per morire.
Quindi, fatti un regalo, inizia a lavorare nella rete degli oppositori irriducibili, i costruttori di sogni, gli zappatori di fantasie.
Immagina che stiamo riuscendo per davvero a costruire qualche cosa di migliore per i nostri figli.
E divertiti a fare pratica.
Ti farà stare meglio; il che di per sé è rivoluzionario.
La felicità non è un fine, è il mezzo.

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L’incredibile storia sconosciuta degli indios del Chapas e del Subcomandante Marcos

Lunedì sono venuti a Alcatraz Enrico e Finaz della Bandabardò per vedere un po’ se riuscivamo a tirar fuori qualche idea per uno spettacolo da fare assieme (nota).
Nota 1: È un fenomeno nuovo che sta arricchendo Alcatraz. Stefano Benni ha realizzato uno spettacolo con Mesolella, Dario ha ricantato e registrato le sue canzoni degli anni ’60 insieme a una decina di gruppi. Poi con Petrini di Sloow Food hanno fatto una 3 giorni sulla cultura del cibo.
E, per inciso, dobbiamo dare grande merito per questa rivoluzione creativa a Imad Zebala, grande percussionista e amante della collaborazione, che ha tessuto un’impareggiabile rete di amicizie, convincendo tutti che era indispensabile creare sinergie tra musicisti, attori, e scriteriati in genere.
Ne sono uscite parecchie: la rappresentazione inizia nell’età della pietra, con una delle prime canzoni della storia umana, cioè la famosa hit: “Cazzo se avessi un coltellino svizzero”.
Ma tra una canzone demenziale e l’altra ci siamo trovati a parlare del Chapas. I Bandabardò sono andati a fare un viaggio tra gli zapatisti, per consegnare a loro direttamente i denari raccolti con gli spettacoli. E mi hanno raccontato cose da pazzi su quella gente. Praticamente abbiamo l’ossatura per realizzare un documentario sulla rivoluzione anomala dei Maya.
Della rivoluzione zapatista è arrivata in Occidente perlopiù la griffe del Subcomandante Marcos, con la pipa e il passamontagna, la stella rossa e le brigate di indios, vestiti di blu carta da zucchero, che marciano in quadrato con i fucili in spalla.
Quello che hanno visto Enrico e Finaz è qualche cosa di completamente diverso.
E già questo è affascinante, dopo aver letto tanti resoconti e inchieste sul Chapas, scopro che c’è tutta un’altra storia che non è stata vista…
Come è possibile?
Questo è l’aspetto forse più interessante: quel che stanno facendo questi ribelli è talmente diverso, alieno, rispetto ai nostri modelli mentali che i giornalisti, pur avendolo davanti, spesso non lo vedono.

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L’idea che serpeggia anche nei media progressisti è che solo il terrore possa spingere i politici e le lobbies ad accettare una riforma sostanziale del sistema Italia.
Il terrore della bancarotta, della Merkel, di Beppe Grillo (che è più cattivo di Barbablù).
E giù tutti a snocciolare notizie tragiche: stiamo precipitando e niente riesce a fermare la caduta!
Io invece penso che la rinascita italiana sia già iniziata e che dire che qualche cosa inizia ad andare meglio ci serve, perché l’ottimismo è prezioso.
E per essere un po’ ottimisti basta leggere i dati raccolti dalla Confindustria nel suo rapporto mensile.
Leggiteli qui sotto, ti faranno bene alla salute più di un’aspirina.

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Orde di oppositori dispersi vagano nelle campagne padane, come sui monti della Sila e nelle forre marchigiane, alla ricerca della battaglia.
Dove schierarsi? Quale azione intraprendere? Come porre un freno allo strapotere dei Draghi che imperversano calando dai Monti?
Come fermare lo scempio messo in atto dagli Gnomi Speculatori Bastardi, che ammassano oro rubato alle viscere della terra e trasformano il cibo in carburante per le loro colossali auto da guerra?
Migliaia di onesti rivoluzionari paiono confusi, demotivati, delusi dai loro generali.
Invitte restano soltanto le schiere del Grillo Parlante, aumentano di numero e agitano lance, marciando verso la battaglia parlamentare.
Conquisteranno interi bastioni del Palazzo. E certo saremo contenti.
Ma intanto mi pervade il sospetto che se si combatte solo la battaglia intorno al palazzo non riusciremo a vincere. Non riusciremo a fermare le piovre giganti, che dai relitti delle navi da crociera affondate, rapiscono fanciulle nel fiore degli anni, sogni, speranze, desideri.
Ecco perché, noi resistenti delle montagne, abbiamo deciso di attaccare scegliendo il terreno sul quale possiamo infliggere i maggiori danni al complotto del dolore.
Vogliamo scardinare virus mentali.
Noi costruttori di ecovillaggi, tessitori di sogni, pittori di alberi, ti invitiamo a arruolarti nelle nostre fila.
Questo è un appello a tutti i dispersi, i cani sciolti,  le armate ombra, i clandestini.
Questo scritto è una chiamata per l’ultimo assalto: chiunque sia ancora in grado di prendere in mano una penna, venga sulle barricate.
Tracciamo una linea netta tra la nostra intelligenza e il loro egoismo e offriamo i nostri corpi per renderla invalicabile!
I disegnatori saranno la nostra prima fila, disegneranno cieli fragranti, alberi profumati, automobili che consumano solo vento e donne di impareggiabile bellezza i cui lineamenti siano talmente armoniosi da muovere a commozione perfino i cuori dei dirigenti degli uffici Prestiti e fidi.
Dietro le prime schiere metteremo una tripla fila di cacciatori di censure, stanatori di omissioni, uomini e donne capaci di centrare una balla alla distanza di duemila metri.
Gli scavatori di banche dati, con i loro enormi ragni assassini, terranno il nostro fianco sinistro. Il fianco destro sarà composto dal battaglione delle Persone che Conoscono altre Persone, sensali armati di cabaret di paste superpotenti e vini che sciolgono la lingua anche ai ciechi.
E dietro di loro 200 responsabili delle pubbliche relazioni sigilleranno il fianco destro.
La seconda linea sarà composta da un blocco compatto di topi della rete, manguste dei blog, tapiri dei forum. Gente capace di sventrare un lanzichenecco con un solo post.
La terza linea di attacco sarà la cavalleria irta di videocamere, videotelefonini, fotocamere con obiettivi ottico-elettronici capaci di inquadrare l’altra faccia della Luna. E non solo.
(Siamo in grado di tenere sotto controllo la penisola, metro per metro, 24 ore su 24…)
Poi ci sono gli animatori di cartoni animati, in sella a brontosauri resi schiavi dagli allucinogeni. Tengono in mano enormi mazze multicromatiche trasparenti.
Nelle retrovie, i 7 Battaglioni Webmaster sono pronti a irrompere nella battaglia con una mossa a tenaglia.
Intanto, nella boscaglia, strisciano gli arcieri dei social network, sono capaci di attraversare con una sola freccia 32 profili personali.

Arruolati nel Fronte dell’Arte e della Tecnologia.
Negli Alcatraz Volunteers!
Saremo creativi in maniera pazzesca.
Faremo la differenza.
Sognare la rivoluzione è un bisogno primario.
Sudare nel cuore della battaglia è libidine assoluta.
Cerchiamo persone che non abbiano paura della loro creatività.
Cerchiamo persone che adorano il mestiere di costruire.
Persone che onorano gli impegni perché gli dà gusto vedere i risultati.
Gente dura, gente capace di scrivere una storia.
Non possiamo prometterti una paga.
Solo sudore e polvere.
Ma una cosa te la posso giurare. Abbiamo di fronte quella montagna.
E non importa quanto è alta, né quanto sono grossi i mostri che bloccano la via.
Noi saliremo su quella montagna e scenderemo dall’altra parte.
Perché non c’è niente che ci possa fermare tranne la morte.
Ma se sono dietro a finire una cosa non ho tempo per morire.

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Anche se non reciti può esserti utile scoprire come si fa, perché comunque parli, e parlare è essenziale per l’essere umano.

Contrariamente a quel che si può pensare non ho ricevuto molte lezioni da parte dei miei su come si recita.
Il metodo di famiglia è “guarda e impara”.
Mia madre l’hanno buttata su un palcoscenico a 8 giorni. E ha fatto la sua figura…
Era figlia di attori che girovagavano per i paesotti della Pianura Padana.
Ho assistito a centinaia di ore di prove, con i pezzi recitati decine di volte e i giovani attori che diventavano pazzi a furia di ripetere…
Quando avevo 19 anni mio padre mi disse: fai un cartone animato. Io protestai: non l’ho mai fatto!
E lui: ok, fallo!
È il famoso sistema: butta il bambino nel fuoco.
Il sottotitolo, non detto, è che non puoi neanche lontanamente pensare che non ci riesci.
Tutte le volte che ho dovuto affrontare un fallimento mio padre mi ha detto semplicemente: insisti, prima o poi ci riesci. La vita è una gara di resistenza.
Ovviamente questo non esclude critiche durissime a tutto quel che fai che non è PERFETTO.
Rifai tutto daccapo!

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In questo momento i media embedded si stanno scatenando contro Beppe. Con la storia del fuori onda di Savia ci vanno a nozze. E Grillo viene iscritto tra gli estremisti, a braccetto con Al Qaeda.
Ci si dimentica che Grillo è quello che ha raccolto le firme per leggi di iniziativa popolare e per i referendum, e ogni volta la Casta è riuscita a bloccare i suoi tentativi di far funzionare la democrazia italiana. Dov’è l’antipolitica? Dov’è l’estremismo?
Nel pretendere che al parlamento non ci vadano i pregiudicati? Nel pretendere buon senso energetico, vietare le industrie inquinanti?
E, tanto per dirla tutta, Grillo dovrebbe avere il rispetto di tanti tromboni, visto che ha previsto con grande anticipo il crollo dell’economia. E ha anche presentato a Prodi, quando questi era a capo del governo, un piano dettagliato su come evitare il collasso, risparmiare miliardi, ridurre l’inquinamento… E cosa ne ha fatto Prodi di quel progetto?

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(È nato www.reoose.com, il baratto circolare)

Nell’intervista divertentissima di Marco Travaglio a Grillo vien fuori un quadro molto chiaro del nocciolo del pensiero di Beppe: non serve sostituire leader vecchi con leader nuovi. Serve cambiare il modo di fare politica. Non vogliamo militanti di partito che votano delegati che eleggono presidenze ma un sistema che permetta la democrazia diretta tramite web, referendum, leggi di iniziativa popolare, bilanci condivisi ecc…
Al di là di quel che si voglia dire su Grillo, lui ha imposto un nuovo modello di organizzazione politica partecipata e di democrazia di base. Un MODELLO. Sono 3 domeniche che scrivo su questo tema e ringrazio tutti coloro che stanno partecipando a questo dibattito/laboratorio.
Sono partito osservando che abbiamo bisogno di un nuovo MODELLO di comunità che permetta di organizzare e gestire il lavoro e le relazioni in modo totalmente nuovo, sviluppando le sinergie tra le diverse capacità e competenze di ognuno e coinvolgendole tutte.
Grillo ha lanciato in Italia l’idea che sia possibile un modo diverso di gestire la politica.
E' la novità di questo momento: abbiamo superato la fase della critica e della protesta e siamo arrivati alla questione centrale dell’inventare UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO GLOBALE.

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