Progetto Tell Me Alfabetizzazione dei migranti attraverso il teatro
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Tutti gli articoli di Jacopo Fo pubblicati sul Cacao della domenica. Buona lettura!

Scegliere per quale partito votare oggi per me è un grosso problema.
Innanzi tutto non c’è un’organizzazione politica nella quale io mi identifichi.
Io credo che l’attività politica dovrebbe essere incentrata sull’azione diretta per migliorare le condizioni di vita della gente: i gruppi d’acquisto, le banche del tempo, l’economia alternativa e solidale, la formazione e la produzione culturale e professionale, dovrebbero essere al primo posto. Solo così possiamo praticare e diffondere nuovi stili di vita e costruire possibilità concrete che permettano alle persone di sviluppare appieno le loro potenzialità.
Le formazioni che si presentano oggi in Parlamento hanno invece messo al primo posto la politica vecchia maniera, fatta di adesioni d’opinione e ricerca di consenso e non la costruzione di pezzi di un mondo migliore.
Detto questo, credo che sia comunque essenziale votare.
Perché comunque la politica parlamentare è essenziale: altri 4 anni con un governo Berlusconi significherebbero portare l’Italia al livello economico e sociale della Tunisia. Vorrei evitarlo.
Chi scegliere allora?

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Mi è capitato, girando per recitare, di visitare alcuni ristoranti paludati, di quelli che ti propongono vini da 500 euro (!!!) e poi scopri che l’olio per condire l’insalata è da due e cinquanta! Strachimico.
Mostri alimentari… Ma se tu cliente non ti accorgi neanche che l’olio fa schifo, cosa ti compri a fare una bottiglia che costa come un motorino usato, che tanto non ci capisci niente? Ma c’è gente, miserabile di spirito, che non compra la bottiglia per il vino che contiene ma per il gusto di esporre l’etichetta costosa sul tavolo.

L’aveva capito un mio amico che in gioventù era un vero criminale gastronomico. Aveva aperto un ristorantino prospiciente un porticciolo per panfili miliardari. Si era procurato una ventina di bottiglie vuote di champagne di grande griffatura, le riempiva con spumante gasato con l’anidride carbonica che pareva birra, spacciava le sardine per filetti di balena azzurra nana (quasi estinta) e si faceva pagare 20mila lire a cranio, che allora con mille lire ti facevi una pizza e una birra. E più gli avventori erano ricchi più eran contenti. Suppongo che tu abbia visto quella pubblicità con il venditore d’auto che propone una macchina superlativa a poco prezzo, e la signora ingioiellata che sbotta scandalizzata: “Ma noi volevamo spendere molto di più!”
Uguale.

Questi mammalucchi telelesi rappresentano il peggio della cultura speculativa, arrivista, vanesia, esteriore e formalista che si possa immaginare. E hanno i loro ideologi nelle trasmissioni televisive che magnificano i fasti della casa, del vestirsi e del cucinare alla moda.
Per diventare conduttore di una di queste trasmissioni devi passare selezioni severissime: devi dimostrare di essere sprovvisto di buon gusto, senso dell’armonia, capacità di sentire i profumi. Devi invece sapere tutto sulle Grandi Firme.
È gente che è felice quando si mangia il raro miele di calabrone cieco della Valsazia, tagliato a fette ovoidali, scottato con il napalm bergamasco e subissato a intermittenza con linee oniriche di cioccolato caraibico e mousse di caramello laminato in sottilissimi veli edibili di oro zecchino sudafricano. Che se Dio vuole ti stoppa il culo dopo averti vaporizzato il fegato. Poi i calcoli li fai dorati ma fan male lo stesso.

Li vedo ogni tanto questi strani tipi arrivare ad Alcatraz...

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La Spinta Gentile, la strategia dei Piccoli Passi, la tattica dell’Azione Debole.
Cambiare il mondo è facile se sai come si fa!

I media vendono a poco prezzo il panico finanziario.
Certo, la situazione è molto critica e genera enormi sofferenze ma non dobbiamo cadere nel pessimismo.
Non dobbiamo perdere di vista il fatto che negli ultimi 5 anni, nonostante la crisi, l’Umanità ha fatto grandi passi in avanti.
La crisi italiana non è la crisi di tutto il mondo. E non è una crisi per mancanza di ricchezza ma una crisi perché si buttano i soldi e le risorse umane dalla finestra… Discorso che ho scritto decine di volte: se mettessimo un freno a corruzione, burocrazia, spreco, evasione fiscale e mafia avremmo un nuovo periodo di crescita. E sono anche convinto che la maggioranza di centrosinistra che uscirà dalle prossime elezioni (se Dio vuole) sarà forte di un’alleanza nei fatti sulle riforme essenziali “del sistema Italia”… Da Monti a Grillo c’è accordo su alcuni punti vitali di cambiamento… Anche il Capitalismo Produttivo ha capito che così non si va più avanti… E ormai molti italiani hanno capito che si tratta di una necessità irrimandabile…
E dobbiamo aver ben chiaro che in Cina, Brasile, Indonesia, India, Russia sono invece in una fase di forte espansione economica…. E anche l’economia Usa è ripartita. E inoltre, la rivoluzione delle ecotecnologie inizia a carburare e darà frutti straordinari già sul breve periodo.
Forse avrete letto che anche la Cina rallenta… Ma le ultime notizie ci parlano di un nuovo aumento del Pil… Ma di questo i giornali hanno parlato meno… Il pessimismo vende…
E pochi media hanno raccontato il fatto che in Brasile, grazie a riforme strutturali e alla creazione di un potente welfare, la fame e la miseria più nera sono state cancellate.
Una rivoluzione colossale che interessa molti altri paesi sudamericani… E poco si racconta delle lotte popolari in Cina che stanno anche lì cambiando la situazione…
Ma meno ancora si dice (praticamente nulla) del fatto che una nuova strategia sociale sta imponendosi in tutto il mondo e sta ottenendo risultati storici.
Inizio qui una serie di articoli per raccontare la Rivoluzione Morbida… Come al solito Cacao vi porta buone notizie dal mondo in anticipo di anni sul resto dei media!

È iniziata la Rivoluzione Morbida!!!

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Se vogliamo riportare i giovani a lavorare la terra dobbiamo immaginare un nuovo modello sociale.

Molte associazioni stanno conducendo una grande campagna per il rilancio dell’agricoltura come elemento essenziale della costruzione di un modello sano ed equo di sviluppo.
Crediamo che sia una battaglia fondamentale.
Di fronte alla grande disoccupazione dei giovani, all’inquinamento e all’alienazione urbana, il ritorno alla terra è certamente una via che può dare prospettive a migliaia di giovani disoccupati.
L’agricoltura di qualità è altresì essenziale per liberare i consumatori dai cibi senza sapore e senza sostanza (i cibi coltivati con forzatura chimica hanno la metà degli elementi nutrizionali più preziosi).
La cultura del buon cibo è poi centrale per far crescere il gusto della vita e della convivialità e noi crediamo che questa non sia una questione secondaria. Nello scontro tra cibo di qualità e fast food c’è molto di più di una mera questione culinaria o dietetica. C’è una diversa idea della vita, delle priorità, della scala di valori. È la cultura consumista contro la cultura della qualità, dell’amore verso il pianeta e verso gli esseri viventi.
E non si tratta certo di questioni secondarie, le iniziative intraprese in questo campo da organizzazioni come Slow Food o Sefea (che riunisce le banche etiche europee) hanno mostrato che si possono anche creare decine di migliaia di posti di lavoro interessanti e remunerativi.

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L’unica possibilità è sognare potentemente!
Alzati e IMMAGINA! Tu puoi farlo!

La pubblicità a volte dice cose giuste: IMMAGINA!
I pubblicitari sono animali che sentono l’odore delle emozioni.
Colgono il fremito. E ti gridano dal televisore IMMAGINA! PUOI!
Fottiti dei telefonini ma immagina.

Il silenzio delle grida che escono dall’ultrapiatto al plasma.
Persone che hanno perso il proprio spirito in un cesso e poi hanno tirato l’acqua, vagano ipnotizzate dalla campagna di terrore antiumano scatenata dai notiziari finanziari.
Lo SPREAD è la nuova droga.
Lo spread è la nuova apocalisse.
La crisi provoca la depressione?
La depressione provoca la crisi?
Abbiamo bisogno di una compagnia di buffoni che inizi un’azione di portata epocale: serve una distribuzione di massa di Pillole oniriche contro la depressione!

Tu credi che ci sia speranza?
Tu credi che abbiamo una possibilità?
Possiamo DARE una possibilità alla pace, al gioco, alla gioia?
E la gioia… È il fine o il mezzo?

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Una sequenza di immagini:
Lo sciopero dell’acquisto del cotone tessuto in Inghilterra proposto da Gandhi, con milioni di indiani che si mettono a filare.
I pacifisti di Washington che infilano fiori nelle canne dei fucili della Guardia Nazionale puntati contro di loro.
Le femministe che organizzano gruppi di autocoscienza e verificano che i problemi individuali sono in realtà problemi collettivi.
Gli indiani metropolitani che a Milano, di fronte alla Scala, mettono in scena una partita a bandiera con lo schieramento di polizia in assetto di guerra.
John Lennon e Yoko Ono nudi sotto le lenzuola, a letto, che fanno una conferenza stampa per la pace.
Il Tribunale del Perdono in Sudafrica dopo la vittoria di Mandela, che processa i boia del regime razzista.
Il rettore della facoltà di filosofia di Bogotà, Mockus, che mostra il sedere agli studenti per ottenere attenzione e quando viene poi eletto sindaco mette i clown ai semafori, che piangono se gli automobilisti non si fermano col rosso. Questo allo scopo di ridurre il numero degli omicidi (e ci riesce pure, ottenendo una riduzione del 60%).

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Carissimi,
sto facendo una ricerca per mio padre sulla storia incredibile di Federico VI di Danimarca, un re unico nel suo genere… In appendice anche il racconto della storia altrettanto incredibile della corona danese durante l’occupazione nazista, che portò al salvataggio di quasi tutti gli ebrei danesi.
Queste due storie fanno capire da dove arriva il livello di civiltà danese e il patriottismo di questo popolo, sempre pronto a sventolare la bandiera nazionale anche in occasioni non ufficiali come il compleanno del pupo.
Saremmo molto grati a chi volesse aiutarci fornendo altre notizie e correggendo eventuali errori.
Pubblico quindi questa bozza di lavoro che spero apprezzerete per il racconto dei fatti, perdonando il fatto che si tratta solo di un embrione di testo, in forma belluina. Lo so che non si fa, ma per ottenere aiuto in un lavoro non si può aspettare che il lavoro sia finito…

Federico nacque a Copenhagen il 28 gennaio 1768, figlio del re Cristiano VII e di sua moglie, Carolina Matilde di Hannover, sorella di Giorgio III re d’Inghilterra.
La madre lo partorì a 16 anni.
Suo padre impazzisce, soffre di schizofrenia ed è colpito da lunghi stati catatonici.
A causa della malattia mentale del re Cristiano VII, nel 1771 prende la reggenza del regno di Danimarca lo zio, che si chiama anche lui Federico.
Secondo alcuni la regina Carolina Matilde nel frattempo, mentre suo figlio è ancora piccolo, si innamora del medico di corte Johann Friedrich Struensee, che acquisisce così grande potere e diventa Primo Ministro iniziando una serie di riforme progressiste.
La regina  partorisce poi una bimba, Luisa Augusta. Viste le condizioni del re, ritenuto incapace di generare, Struensee viene accusato di essere il padre della neonata, quindi processato per alto tradimento, e decapitato. I suoi resti squartati vengono esposti al pubblico. E c’è chi sospetta che l’accusa di aver amato la regina fosse una montatura. (???)

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Il caso artistico dell’anno è Eleonora Albanese, che è anche mia moglie. E non lo scrivo perché, come penseranno i maligni, io abbia qualche cosa di grave da farmi perdonare.
Eleonora sta facendo veramente qualche cosa di pazzesco, e se i critici d’arte non fossero completamente distratti dalle sirene danarose dell’arte commerciale avremmo la fila fuori casa la mattina. Ma visto che invece nessun addetto ai lavori si occupa di raccontare la sua furia creativa credo sia un atto di giustizia che lo faccia io, che modestamente sono il più grande conoscitore del suo lavoro.

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La grande differenza tra maschi e femmine è dovuta al diverso ruolo naturale.
La continuazione della specie umana a livello animale necessita di due funzioni complementari. Una donna può anche essere uno straordinario scienziato o capo di Stato, ma il suo modo di agire sarà potente proprio perché essa valorizza la sua qualità ancestrale di essere femmina. Per questo vorremmo che al Parlamento le donne fossero il 50%. Tutto funzionerebbe meglio. La mente delle donne è strutturalmente forgiata sul fatto che esse fanno i figli e li accudiscono, uno sforzo assoluto. Essere madre richiede un’attenzione costante. Le donne non mollano mai l’attenzione. Quando una donna è in stato di completo relax spegne il 30% del cervello. Il maschio si è evoluto per dover affrontare grandi sforzi di breve durata: affrontare una tigre, trovare cibo, fare sesso. Poi entriamo in catalessi per rinnovare la riserva di energie necessaria per la successiva emergenza. Quando noi entriamo in stato di relax spegniamo il 90% del cervello. Siamo praticamente morti… Poi tua moglie s’incazza perché ti chiede: “A cosa stai pensando, caro?”
E tu rispondi: “A niente!”
“Ma non è possibile che non pensi a niente…”
“Non penso a niente… Giuro!”
“Ma dai, non si può non pensare a niente… Allora non mi vuoi dire a cosa pensi?...”
E via che parte la rissa sull’amante segreta…
Per tenere d’occhio i bambini che fan bordello la donna ha sviluppato un campo visivo che copre 160 gradi. Le donne vedono anche di lato. I maschi no, noi abbiamo due binocoli, le nostre pupille hanno un diametro maggiore del 10% rispetto a quelle delle donne, perché dobbiamo essere capaci di individuare il manto di una tigre nascosta nella vegetazione a 100 metri di distanza. Per questo poi quando una donna ci passa vicino dobbiamo girare la testa. Le donne guardano i maschi di passaggio quanto noi ma non hanno bisogno di darlo a vedere voltandosi, perché hanno la vista laterale…
Ma queste differenze sono facili da capire…

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(Proclama ribelle)

Sento un pizzicorio…
Una voglia, un non so che… Non è proprio fame… È piuttosto… Desiderio.
E nessuna cazzo di merendina me lo potrà soddisfare.
Niente di tutto il supermercato, nessuna meraviglia tecnologica. E neppure il più bell’abito o la vacanza sulla nave da crociera che non affonderà, mai!

Ho voglia di gente che canta in mezzo alla strada.
Ho voglia di gente che fa piani durante la notte, progetti impossibili che poi, a spallate, riesce a realizzare e poi si ferma e dice: cazzo, ce l’abbiamo fatta!

Lo so che siamo tanti, ogni giorno, a tracciare la linea di confine con il nulla dei corrotti. Siamo in tanti a scegliere di fare la differenza, per una persona, per un quartiere, per un paese, a fermare i progetti di morte dei folli, a lanciare il salvagente a quelli buttati a mare di notte, dal transatlantico illuminato a giorno.
Siamo tanti, ma ci si vede poco.
Non siamo abbastanza.
Nei blog i rivoluzionari sono milioni.
Ma restano nei blog.
Troppi sono bloccati dal loro dramma personale, sono malati, feriti, contusi nell’anima.
E molti di più non si sa dove siano finiti.
Quante erano le bandiere della pace alle finestre quando Bush stava per invadere l’Iraq? Quante? Si diceva 7 milioni.
Ma fossero anche state solo 3 milioni…
I conti non mi tornano.
All’appello mancano 9 bandiere su 10.
E non va bene, no…

Dico a te che te ne stai alla finestra,
non c’hai più voglia,
e t’ha catturato la depressione,
la tua generazione non ha speranze,
ti hanno deluso, ti hanno tradito…
Le motivazioni per lasciar perdere sono tante…
Molte anche giuste, del resto.
E tu probabilmente hai tutte le ragioni.
Ma qui è in ballo la madre di tutte le battaglie,
c’è la crisi, il pessimismo distribuito a secchiate in faccia
la paura del futuro, il complotto della solitudine.
È un martellamento che sfascerebbe il cemento.
Cazzo! Tocca reagire. L’ottimismo non te lo regala nessuno.
Te lo devi fare da te.
Hai bisogno di lottare, perché fa bene alla salute.
Ribellarsi è meglio che subire un torto.
Essere vivo è meglio che sentirsi morto.
Sollevarsi dalla melma quotidiana e vedere che sei capace di rompere le scatole galvanizza il sistema immunitario.
Segui il tuo sogno, alza il livello della dopamina.
E ti svegli più riposato la mattina.
Ribellarsi rende più belli.
Costruire il futuro migliore, pezzo per pezzo rende più elastica la mente e previene l’arteriosclerosi più di una durissima dieta macrobiotica.
Lavorare con gli altri rende la muscolatura più elastica e aumenta l’empatia.
Avere un progetto difficile da realizzare allunga la vita, perché non hai tempo per morire.
Quindi, fatti un regalo, inizia a lavorare nella rete degli oppositori irriducibili, i costruttori di sogni, gli zappatori di fantasie.
Immagina che stiamo riuscendo per davvero a costruire qualche cosa di migliore per i nostri figli.
E divertiti a fare pratica.
Ti farà stare meglio; il che di per sé è rivoluzionario.
La felicità non è un fine, è il mezzo.

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Redazione:
Jacopo Fo, Simone Canova, Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco
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