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Festival EcoFuturo 2017 Padova

Quadri, tele e bozzetti di Dario Fo in vendita
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Tutti gli articoli di Jacopo Fo pubblicati sul Cacao della domenica. Buona lettura!

L’incredibile storia sconosciuta degli indios del Chapas e del Subcomandante Marcos

Lunedì sono venuti a Alcatraz Enrico e Finaz della Bandabardò per vedere un po’ se riuscivamo a tirar fuori qualche idea per uno spettacolo da fare assieme (nota).
Nota 1: È un fenomeno nuovo che sta arricchendo Alcatraz. Stefano Benni ha realizzato uno spettacolo con Mesolella, Dario ha ricantato e registrato le sue canzoni degli anni ’60 insieme a una decina di gruppi. Poi con Petrini di Sloow Food hanno fatto una 3 giorni sulla cultura del cibo.
E, per inciso, dobbiamo dare grande merito per questa rivoluzione creativa a Imad Zebala, grande percussionista e amante della collaborazione, che ha tessuto un’impareggiabile rete di amicizie, convincendo tutti che era indispensabile creare sinergie tra musicisti, attori, e scriteriati in genere.
Ne sono uscite parecchie: la rappresentazione inizia nell’età della pietra, con una delle prime canzoni della storia umana, cioè la famosa hit: “Cazzo se avessi un coltellino svizzero”.
Ma tra una canzone demenziale e l’altra ci siamo trovati a parlare del Chapas. I Bandabardò sono andati a fare un viaggio tra gli zapatisti, per consegnare a loro direttamente i denari raccolti con gli spettacoli. E mi hanno raccontato cose da pazzi su quella gente. Praticamente abbiamo l’ossatura per realizzare un documentario sulla rivoluzione anomala dei Maya.
Della rivoluzione zapatista è arrivata in Occidente perlopiù la griffe del Subcomandante Marcos, con la pipa e il passamontagna, la stella rossa e le brigate di indios, vestiti di blu carta da zucchero, che marciano in quadrato con i fucili in spalla.
Quello che hanno visto Enrico e Finaz è qualche cosa di completamente diverso.
E già questo è affascinante, dopo aver letto tanti resoconti e inchieste sul Chapas, scopro che c’è tutta un’altra storia che non è stata vista…
Come è possibile?
Questo è l’aspetto forse più interessante: quel che stanno facendo questi ribelli è talmente diverso, alieno, rispetto ai nostri modelli mentali che i giornalisti, pur avendolo davanti, spesso non lo vedono.

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L’idea che serpeggia anche nei media progressisti è che solo il terrore possa spingere i politici e le lobbies ad accettare una riforma sostanziale del sistema Italia.
Il terrore della bancarotta, della Merkel, di Beppe Grillo (che è più cattivo di Barbablù).
E giù tutti a snocciolare notizie tragiche: stiamo precipitando e niente riesce a fermare la caduta!
Io invece penso che la rinascita italiana sia già iniziata e che dire che qualche cosa inizia ad andare meglio ci serve, perché l’ottimismo è prezioso.
E per essere un po’ ottimisti basta leggere i dati raccolti dalla Confindustria nel suo rapporto mensile.
Leggiteli qui sotto, ti faranno bene alla salute più di un’aspirina.

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Orde di oppositori dispersi vagano nelle campagne padane, come sui monti della Sila e nelle forre marchigiane, alla ricerca della battaglia.
Dove schierarsi? Quale azione intraprendere? Come porre un freno allo strapotere dei Draghi che imperversano calando dai Monti?
Come fermare lo scempio messo in atto dagli Gnomi Speculatori Bastardi, che ammassano oro rubato alle viscere della terra e trasformano il cibo in carburante per le loro colossali auto da guerra?
Migliaia di onesti rivoluzionari paiono confusi, demotivati, delusi dai loro generali.
Invitte restano soltanto le schiere del Grillo Parlante, aumentano di numero e agitano lance, marciando verso la battaglia parlamentare.
Conquisteranno interi bastioni del Palazzo. E certo saremo contenti.
Ma intanto mi pervade il sospetto che se si combatte solo la battaglia intorno al palazzo non riusciremo a vincere. Non riusciremo a fermare le piovre giganti, che dai relitti delle navi da crociera affondate, rapiscono fanciulle nel fiore degli anni, sogni, speranze, desideri.
Ecco perché, noi resistenti delle montagne, abbiamo deciso di attaccare scegliendo il terreno sul quale possiamo infliggere i maggiori danni al complotto del dolore.
Vogliamo scardinare virus mentali.
Noi costruttori di ecovillaggi, tessitori di sogni, pittori di alberi, ti invitiamo a arruolarti nelle nostre fila.
Questo è un appello a tutti i dispersi, i cani sciolti,  le armate ombra, i clandestini.
Questo scritto è una chiamata per l’ultimo assalto: chiunque sia ancora in grado di prendere in mano una penna, venga sulle barricate.
Tracciamo una linea netta tra la nostra intelligenza e il loro egoismo e offriamo i nostri corpi per renderla invalicabile!
I disegnatori saranno la nostra prima fila, disegneranno cieli fragranti, alberi profumati, automobili che consumano solo vento e donne di impareggiabile bellezza i cui lineamenti siano talmente armoniosi da muovere a commozione perfino i cuori dei dirigenti degli uffici Prestiti e fidi.
Dietro le prime schiere metteremo una tripla fila di cacciatori di censure, stanatori di omissioni, uomini e donne capaci di centrare una balla alla distanza di duemila metri.
Gli scavatori di banche dati, con i loro enormi ragni assassini, terranno il nostro fianco sinistro. Il fianco destro sarà composto dal battaglione delle Persone che Conoscono altre Persone, sensali armati di cabaret di paste superpotenti e vini che sciolgono la lingua anche ai ciechi.
E dietro di loro 200 responsabili delle pubbliche relazioni sigilleranno il fianco destro.
La seconda linea sarà composta da un blocco compatto di topi della rete, manguste dei blog, tapiri dei forum. Gente capace di sventrare un lanzichenecco con un solo post.
La terza linea di attacco sarà la cavalleria irta di videocamere, videotelefonini, fotocamere con obiettivi ottico-elettronici capaci di inquadrare l’altra faccia della Luna. E non solo.
(Siamo in grado di tenere sotto controllo la penisola, metro per metro, 24 ore su 24…)
Poi ci sono gli animatori di cartoni animati, in sella a brontosauri resi schiavi dagli allucinogeni. Tengono in mano enormi mazze multicromatiche trasparenti.
Nelle retrovie, i 7 Battaglioni Webmaster sono pronti a irrompere nella battaglia con una mossa a tenaglia.
Intanto, nella boscaglia, strisciano gli arcieri dei social network, sono capaci di attraversare con una sola freccia 32 profili personali.

Arruolati nel Fronte dell’Arte e della Tecnologia.
Negli Alcatraz Volunteers!
Saremo creativi in maniera pazzesca.
Faremo la differenza.
Sognare la rivoluzione è un bisogno primario.
Sudare nel cuore della battaglia è libidine assoluta.
Cerchiamo persone che non abbiano paura della loro creatività.
Cerchiamo persone che adorano il mestiere di costruire.
Persone che onorano gli impegni perché gli dà gusto vedere i risultati.
Gente dura, gente capace di scrivere una storia.
Non possiamo prometterti una paga.
Solo sudore e polvere.
Ma una cosa te la posso giurare. Abbiamo di fronte quella montagna.
E non importa quanto è alta, né quanto sono grossi i mostri che bloccano la via.
Noi saliremo su quella montagna e scenderemo dall’altra parte.
Perché non c’è niente che ci possa fermare tranne la morte.
Ma se sono dietro a finire una cosa non ho tempo per morire.

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Anche se non reciti può esserti utile scoprire come si fa, perché comunque parli, e parlare è essenziale per l’essere umano.

Contrariamente a quel che si può pensare non ho ricevuto molte lezioni da parte dei miei su come si recita.
Il metodo di famiglia è “guarda e impara”.
Mia madre l’hanno buttata su un palcoscenico a 8 giorni. E ha fatto la sua figura…
Era figlia di attori che girovagavano per i paesotti della Pianura Padana.
Ho assistito a centinaia di ore di prove, con i pezzi recitati decine di volte e i giovani attori che diventavano pazzi a furia di ripetere…
Quando avevo 19 anni mio padre mi disse: fai un cartone animato. Io protestai: non l’ho mai fatto!
E lui: ok, fallo!
È il famoso sistema: butta il bambino nel fuoco.
Il sottotitolo, non detto, è che non puoi neanche lontanamente pensare che non ci riesci.
Tutte le volte che ho dovuto affrontare un fallimento mio padre mi ha detto semplicemente: insisti, prima o poi ci riesci. La vita è una gara di resistenza.
Ovviamente questo non esclude critiche durissime a tutto quel che fai che non è PERFETTO.
Rifai tutto daccapo!

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In questo momento i media embedded si stanno scatenando contro Beppe. Con la storia del fuori onda di Savia ci vanno a nozze. E Grillo viene iscritto tra gli estremisti, a braccetto con Al Qaeda.
Ci si dimentica che Grillo è quello che ha raccolto le firme per leggi di iniziativa popolare e per i referendum, e ogni volta la Casta è riuscita a bloccare i suoi tentativi di far funzionare la democrazia italiana. Dov’è l’antipolitica? Dov’è l’estremismo?
Nel pretendere che al parlamento non ci vadano i pregiudicati? Nel pretendere buon senso energetico, vietare le industrie inquinanti?
E, tanto per dirla tutta, Grillo dovrebbe avere il rispetto di tanti tromboni, visto che ha previsto con grande anticipo il crollo dell’economia. E ha anche presentato a Prodi, quando questi era a capo del governo, un piano dettagliato su come evitare il collasso, risparmiare miliardi, ridurre l’inquinamento… E cosa ne ha fatto Prodi di quel progetto?

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(È nato www.reoose.com, il baratto circolare)

Nell’intervista divertentissima di Marco Travaglio a Grillo vien fuori un quadro molto chiaro del nocciolo del pensiero di Beppe: non serve sostituire leader vecchi con leader nuovi. Serve cambiare il modo di fare politica. Non vogliamo militanti di partito che votano delegati che eleggono presidenze ma un sistema che permetta la democrazia diretta tramite web, referendum, leggi di iniziativa popolare, bilanci condivisi ecc…
Al di là di quel che si voglia dire su Grillo, lui ha imposto un nuovo modello di organizzazione politica partecipata e di democrazia di base. Un MODELLO. Sono 3 domeniche che scrivo su questo tema e ringrazio tutti coloro che stanno partecipando a questo dibattito/laboratorio.
Sono partito osservando che abbiamo bisogno di un nuovo MODELLO di comunità che permetta di organizzare e gestire il lavoro e le relazioni in modo totalmente nuovo, sviluppando le sinergie tra le diverse capacità e competenze di ognuno e coinvolgendole tutte.
Grillo ha lanciato in Italia l’idea che sia possibile un modo diverso di gestire la politica.
E' la novità di questo momento: abbiamo superato la fase della critica e della protesta e siamo arrivati alla questione centrale dell’inventare UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO GLOBALE.

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Carissime e carissimi, questo articolo è dedicato a chi ha ancora voglia di immaginare passi di danza verso un futuro molto più divertente.
Vorrei raccontarvi alcune riflessioni su quel che si potrebbe fare, anche se per ora non vedo il modo di realizzarle.
Quindi chi ama l’arte di progettare mi perdonerà se mi abbandono a sogni che ancora sono nebulosi e non hanno gambe per correre.
A volte il futuro inizia proprio giocando con idee un po’ strampalate.
Allora ti racconto il mio sogno.
Metto insieme scene sparse…
Questo sistema tardo capitalista non funziona e non si vede all’orizzonte soluzione.
E’ una crisi di valori, di stili di vita, di cultura.
Il vecchio non funziona più e il nuovo ancora non è maturo.
Cosa ci manca?
Conosco un solo metodo per fantasticare in modo produttivo: partire da me.
COSA DESIDERO?

Punto primo
Voglio la tribù!

Quel che di buono abbiamo sperimentato negli ultimi 30 anni è che ad Alcatraz passa un sacco di gente simpatica. Persone che hanno un comune modo di intendere la vita, senza ideologie e preconcetti, ma con un desiderio per ciò che è buono, tranquillo, gentile, creativo, rispettoso.
Ma questi rapporti tendono a disperdersi.
Facebook è divertente e permette di mantenere i contatti, ma la relazione resta circoscritta a scambi verbali, immagini, nel migliore dei casi emozioni.
Ma questo tipo di community non aiuta a costruire livelli di relazione e di collaborazione più stretti e più produttivi.

Punto secondo
Alcatraz tutto l’anno

Ogni volta che abbiamo messo insieme un laboratorio creativo abbiamo verificato che un certo tipo di persone riesce a esprimere un’altissima capacità creativa, livelli di professionalità che potrebbero benissimo dar da vivere: perché c’è la passione, la motivazione, il piacere di inventare.
Ad Alcatraz si incrociano continuamente professionisti di grande valore e dilettanti di grande spirito. Una combinazione potenzialmente esplosiva.
Ma fin’ora si è trattato di momenti. Momenti bellissimi ma solo momenti, parziali. Non realtà continuative capaci di diventare lavoro, denaro per vivere, un certo livello di tranquillità sociale (il riconoscimento del valore del tuo lavoro) ed economica.
Immagina se Alcatraz potesse essere un ente che centralizza offerte di lavoro che permettono di creare laboratori stabili.
Vieni qui, crei, giochi, sperimenti, e questo paga il costo del tuo soggiorno e se va bene ti arrivano anche dei soldi sonanti.

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Qualcuno potrebbe pensare che sia un romanzo fantasy… Ma io ti garantisco che tutto quanto sto raccontando è assolutamente verosimile e scientificamente non fa una piega… 100% esente da favole paranormali…
(Jacopo Fo)

INDICE FINALE DEI CAPITOLI

1 - Ottima marmellata d’arance

2 - Ragazze educate

3 - Una situazione complessa

4 - Agguati mentali

5 - Eventi indecifrabili

6 - La Fratellanza

7 - Nera. Ma quanto nera?

8 - Il tripudio della confusione

9 - Capitolo 9

10 - Scatole dentro scatole dentro scatole

11 - La Polizia Alchemica

12 - Fisso il pensiero fisso

13 - Clicca qui

14 - Clicca qui

15 - Clicca qui

16 - Pinin

17 - Ultimo Capitolo

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Un microchip blocca la tua stampante dopo un certo numero di copie? Fabbricano macchine che si devono rompere alla svelta? La lampadina che illumina il tuo bagno ha le ore contate? I prodotti sono programmati per rompersi?
Fatti ridare i soldi!
È il suicidio delle merci. Ce lo racconta il documentario: OBSOLESCENZA PROGRAMMATA...

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Jacopo Fo, Simone Canova, Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco
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