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Il teatro e la lotta (seconda parte)

Intervento di Jacopo Fo all’Università La Sapienza di Roma il 24 marzo 2017
Il teatro e la lotta (seconda parte – per leggere la prima parte clicca qui)

Insieme a Giustino Durano e Franco Parenti mio padre e mia madre avevano fatto uno spettacolo che si chiamava “I Sani da legare”. L’anno dopo la compagnia mise in scena “Il dito nell’occhio” e Parenti e Durano dissero a mio padre che lo avrebbero ripreso in compagnia ma da solo. Senza Franca. Mio padre non sapeva come dirglielo e quindi le ha chiesto: “Mi vuoi sposare?” e immediatamente dopo: “Però non reciti l’anno prossimo”. Quindi io modestamente arrivo per un problema di recitazione. E immaginatevi come sono messo.
Questo fatto di raccontare i cavoli propri oggi è ancora poco diffuso e si trova in particolare nel cabaret americano. Ai tempi è stata una novità assoluta inventata da mia madre. E’ chiaro che ogni attore racconta se stesso, ma mia madre è stata una delle prime grandi attrici – probabilmente la prima grande attrice a livello mondiale – che ha iniziato a raccontare la sua vita per filo e per segno: da quando aveva 4 anni e ha incontrato il primo maniaco sessuale che le ha mostrato il membro e lei non capiva perché questo signore le mostrasse una salsiccia ansimando, via via tutte le esperienze della sua vita. E la comicità che riusciva a sviluppare partiva proprio dal fatto che raccontava episodi esilaranti che le erano successi veramente.
Certo che per poter raccontare episodi esilaranti della propria vita, bisogna viverli.
In uno spettacolo in particolare, “Sesso, grazie, tanto per gradire”, Franca Rame racconta proprio la sua storia, il suo rapporto con la sessualità con i maschi, e questa è stata la grande rivoluzione di quel momento.
Come si fa a diventare attori di questo tipo? Molti affermano che oggi non c’è spazio per nuovi attori e hanno ragione: per far la parte dell’attor giovane dovete aspettare che l’attore giovane di quella compagnia stabile muoia perché continua a fare l’attor giovane anche passati gli ottant’anni! Non c’è modo di sradicarli, è tutto un gioco di reciproci accreditamenti che non hanno niente a che fare con il numero di spettatori che uno porta a teatro… è abbastanza imbarazzante.
Malgrado questo ci sono enormi possibilità, ci sono settori che permettono di fare gli attori che generalmente non vengono considerati. Ad esempio, la guida turistica. E’ un mestiere che viene fatto fare a gente che non è capace di raccontare.
La mia più grande storia di teatro è stata portare le gite scolastiche nel bosco. Avevo anche fatto un corso ma avevo anche capito che parlare di licheni a dei 14enni con gli ormoni a mille era una partita persa, non gliene poteva fregare di meno.
Se poi li metti a contare i licheni su un quadratino di terra 10 cm per 10, ti odiano proprio. E hanno ragione.
Per cui piano piano mi sono costruito il mio primo spettacolo che aveva l’obiettivo di ottenere l’attenzione di 50 ragazzi in un bosco. Vi garantisco che è una scuola di teatro, di scrittura teatrale e di regia, che non ce n’è uguali.
Sapete che si ride per il sesso e per la merda e nelle gite scolastiche non potevo parlare di sesso quindi avevo preparato tutto un discorso sulla merda partendo dalla cacca di cavallo. Cercavo di far stabilire agli studenti da quanti giorni era stata cagata quella cacca di cavallo, tipo addestramento Sioux, e nessuno voleva annusare… e così di seguito raccontavo tutta la storia della merda. In questo modo riuscivo a ottenere la loro attenzione.
Quindi vi consiglio di fare qualunque cosa per avere la possibilità di recitare, ci sono davvero tantissime occasioni, non è facile perché di base niente è facile ma se un ragazzo vuole fare il protagonista di una commedia del teatro stabile di Vicenza il livello di difficoltà è un milione a uno. Se volete fare la guida turistica a Roma già scendiamo a delle percentuali accettabili.
Avete poi la grande possibilità di fregarvene del mercato e degli inciuci, prendere il vostro smartphone e andare in diretta su Facebook. Se avete delle storie da raccontare, qualche cosa da dire, qualcosa che vi appassiona, con questi mezzi potete raggiungere milioni di persone facendo cose strepitose.
Quando quelli della mia generazione non riuscivano a sfondare potevano dire: è tutto un magna magna, se non metti parti intime a disposizione dei potenti non fai carriera – e anche per fare quello bisogna essere abili e determinati perché c’è un sacco di gente che dà il proprio corpo senza ricevere alcuna contropartita, bisogna essere abilissimi, ci sono migliaia di persone che cercano di far carriera scopando anche lì ce la fa uno su cento, gli altri 99 vengono trombati senza ottenere grandi risultati  - e questo ci rendeva dei privilegiati.
Voi non avete nemmeno questa scusa perché – dati 2015 – il record di incasso in Italia, nel mondo dello spettacolo, è di un ragazzino di 16 anni che ha incassato due milioni di euro commentando i videogame, costo dell’operazione: zero. Il cellulare ce l’aveva, Facebook è gratis, e allora…  se qualcuno ha qualcosa da dire lo dice.
Se non riuscite a fare nulla sulla rete andate a casa: non ci sono scuse. Purtroppo avete il problema che siete una generazione che non ha scuse: se sei capace passi, se non sei capace non passi e quindi fai un altro mestiere.

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Il teatro e la lotta (prima parte)

Intervento di Jacopo Fo all’Università La Sapienza di Roma il 24 marzo 2017

Il teatro e la lotta (prima parte)

Buonasera!
Non è garantito che la genetica assicuri anche di essere intelligenti… quindi voi avete questo grosso dubbio, che io capisco: sono solo un cretino figlio di Dario Fo e Franca Rame oppure no?
Quello che posso provare a mettervi a disposizione è una serie di cose che mi hanno insegnato, non si tratta tanto di informazioni quanto di un metodo.
Quello che sono, nel bene e nel male, è il risultato di un trattamento che tradizionalmente veniva messo in atto nelle famiglie degli attori. Se nelle famiglie dei clown e degli acrobati mettono i bambini nelle altalene a tre mesi di vita così che riescano a fare il triplo salto mortale prestissimo, la scuola che ho subito io, e in un certo senso non potevo farne a meno, è molto diversa dal percorso che solitamente si crede debba fare un attore. Io sono cresciuto in un sistema di bottega.
Mio padre e mia madre non mi hanno mai fatto una sola lezione di teatro. (...)

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