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10 ANNI FA (24)

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di Laura Malucelli sul tema della Guerra in Afghanistan

al Jazeera (17 Novembre 2001)
Un missile americano nell'alba precedente alla presa di Kabul e un missile anche sulla casa dove stava l'unico giornalista e il suo staff e al Jazeera è stata ridotta al silenzio. Aveva segnalato la sua posizione, un bombardamento quindi mirato per oscurare alla vigilia della presa della città la rete araba? Forse la telecamera attenta di al Jazeera non avrebbe filmato soltanto folle festanti, forse avrebbe filmato la storia, quella che da sempre là si ripete, dello sciacallaggio dei poveri da parte dei Signori della guerra. Avrebbe mostrato che l'Alleanza del Nord è un'unione che non esiste, un esercito che non c'è. Se lo sono semplicemente inventato ad hoc. Ci sono invece tanti Signori in cerca di preda, tanti mercenari in cerca di saccheggio.
Così hanno spento al Jazeera, prima che qualcuno potesse pensare che il risultato di bombe e massacri era uno Stato distrutto affidato ai predoni. E così sulla rete araba non si vede più l'immagine del barbuto Tasir Alouni, che sconvolto si chinava per sfuggire alle bombe, che prendeva fiato per parlare di nuovi morti, che inviava una cronaca stupita. Quando parlava pareva raccontasse una storia troppo grande per un solo giornalista in una piccolissima sede.
Quando i mujaheddin sono entrati a Kabul hanno catturato "il giornalista che si stupiva", lo hanno picchiato a sangue, gli hanno distrutto tutte le attrezzature, l'hanno spogliato e derubato di tutto. Poi gli hanno concesso una telefonata. L'ha fatta ad al Jazeera. Per raccontare, ancora una volta, la verità che nessuno dice più. Poi il silenzio. Tasir Alouni e le dodici persone che lavoravano con lui sono scomparse, nessuno in Occidente ne ha parlato, e i volti dei colleghi della tv araba si sono improvvisamente rattristati.
Tasir Alouni è scomparso ma un altro inviato di al Jazeera, dopo un giorno di paura, ha ricominciato a mandare immagini tremolanti da Kandahar. Sono riapparsi magazzini dell'Onu distrutti, Moschee annientate nei giorni della preghiera. Quando Kandahar cadrà questa voce che parla della guerra ancora nei termini di chi muore e di chi piange, non di marche di aerei e bombe, tacerà
Ad al Jazeera era stato chiesto di non mostrare più vittime civili, ha detto no, dando una lezione unica su cosa sia la libertà di stampa. C'è chi ha sperato fosse al Jazeera a vincere la guerra, mostrando cos'è, mostrandone i perché senza spiegarli tanto si spiegano da soli, quei perché che da sempre ci sono celati. Mentre i reportage ora ci mostrano non ci muore ma chi si fa la barba un pensiero corre alla rete che disse no.
Grazie al Jazeera.


Caccia all'uomo (19 Novembre 2001)

Milioni di persone col fiato sospeso ad assistere alla "caccia all'uomo", come titolano molti giornali nel mondo. Caccia all'uomo? Ma a che uomo? E perché?
Osama bin Laden è l'uomo, e la gente non sa nulla di lui. Gli è stato puntato addosso il dito di Bush: "colpevole!". Nessuna prova mostrata, nessuna spiegazione. Un colpevole senza processo, un uomo senza passato. Spunta da un Afghanistan dimenticato per vent'anni a un destino di lotte, rivalità e stragi e si impone come il Lupo Nero dell'era moderna. E gli esseri umani, con l'atomica e i missili teleguidati, credono ancora alle favole e corrono alla caccia dell'Uomo Nero.
E così si bombarda un paese in rovina, il 90% delle vittime sono civili, per colpire il mostro delle fiabe. Perfetto in tutto. Lontano, diverso, di una religione ostile, senza nulla che ce lo avvicini o renda umano. Sarà uno di coloro che hanno compiuto l'attentato dell'11 settembre? Io non lo so, ma nemmeno le mani armate lo sanno. Si sa che la famiglia Bush e Laden è in società da sempre e che il padre di Osama, Mohammad bin Laden, è morto in Texas, mentre sorvolava i pozzi petroliferi di Bush, del quale era socio. Stessa sorte è stata riservata al fratello maggiore di Osama. Ma non stessa nel senso di simile. Assurdamente identica. Morto in aereo mentre sorvolava i pozzi petroliferi dell'attuale presidente, del quale era socio. Alla famiglia bin Laden i Bush hanno sempre portato molta sfortuna, anche se la sparizione dei documenti necessari ad aprire un'inchiesta sulla morte del fratello di Osama fa pensare che la sfortuna, di per sé, non basti. Ma i rapporti tra Bush e Osama furono anche diretti. Osama fu finanziato dalla CIA quando i russi erano i cattivi e quando presidente degli USA e centro decisionale della CIA era il padre dell'attuale presidente. A quei tempi Osama era un eroe per l'America. Ma ormai ci hanno abituati a eroi che diventano Lupi Neri e viceversaÖforse tra un po' anche la medaglia d'oro dei Lupi Neri, Fidel Castro, passerà tra i buoni. Un nuovo cattivo è stato creato.
E apparentemente c'è un vincitore, l'Alleanza del Nord, ma è un vincitore che non esiste. L'Alleanza del Nord esiste solo come forza anti-talebana, non ha altri collanti. Un vincitore che esiste, invece, c'è: la Russia. Ora la Russia ha raggiunto un obiettivo decennale. Ha l'Afghanistan, cuore del Medio Oriente, via d'accesso a tutte le materie prime, zona nella quale far passare un oleodotto di importanza capitale per la Russia. Per averlo ha usato le bombe americane e i propri terribili mercenari, mischiati a predoni e a popolazioni minoritarie nel paese. E c'è anche un perdente: il popolo. Morto sotto le bombe, ferito, profugo, senz'acqua, senza cibo. Il popolo morirà a milioni solo nei prossimi mesi. Ma per la nostra informazione, che ormai si può sempre più spesso chiamare propaganda, il popolo è molto felice perché ascolta la musica, guarda la tv e si fa la barba. Se puoi farti la barba il fatto che uno dei tuoi figli stia senz'altro morendo (le associazioni informano che in ogni famiglia muore un bambino) passa in secondo piano. E il popolo guarda la tv? Più del 90% degli afgani non hanno mai avuto la corrente elettrica. Ma pare che nella gioia per l'antenna riposizionata abbiano dimenticato sia le ferite che la fame e si siano distratti a tal punto da non ricordare nemmeno di non aver mai avuto tv e nemmeno energia elettrica.
Gino Strada ha affermato di essersi forse trovato in un'altra Kabul perché lui folle festanti non ne ha viste, solo morti, tanti, ovunque. Che poi un popolo dominato da sempre festeggi ogni conquistatore cercando di non subire vendette, perché ormai non cambia più molto da che mano è tenuta la frusta, beh forse questo è realistico. Se nuove concessioni, apparenti e tutte occidentali, verrano concesse alla vista dei reporter tanti diritti umani fondamentali sono solo in attesa di essere nuovamente calpestati.
Allora chi vince. Vince la Russia, avrà Afghanistan e Cecenia e non dovrà spiegare il sangue che verserà. Vince il terrorismo (se con questo nome si indicano coloro che attentano all'Occidente) perché l'odio è cresciuto in modo esponenziale per ogni bomba e ogni morto. Vince la logica della clava in un pianeta sempre più piccolo, che meriterebbe nuovi criteri di convivenza. Per quanto riguarda l'America ora vorrà continuare a gonfiare il petto, offrendo la morte di un ignoto Cattivo e creando un nuovo eroe per chi di eroi ha davvero bisogno.
In un mondo nel quale l'America non ha un nemico ma tanti la cosa più ovvia che può succedere è che il giorno successivo alla morte dello sceicco arabo vi sia un attentato spaventoso. Così l'America collasserebbe sotto il suo stesso sforzo propagandistico. Dovrebbe spiegare migliaia di morti inutili, un problema irrisolto, una vulnerabilità sempre maggiore.
E in questo contesto dove quelli che vengono sempre dimenticati sono coloro che muoiono penso a due tragedie che si stanno svolgendo in queste ore. Kunduz, una città senza speranza, migliaia di persone destinate alla morte, davanti a un mondo indifferente se non compiacente. Se si arrendono verranno orrendamente seviziati e uccisi mentre dentro sono sotto assedio, e le bombe americane continuano a portare il loro carico di morte e grida. Là dentro sono prigionieri anche migliaia di civili. I militari Talebani, poi, sono disperati. E spesso in quell'esercito ci sono ragazzi delle campagne, giovanissimi, che combattono chi li bombarda e non sanno null'altro di torri crollate e petrolio. Solo pochissimi di loro hanno già 18 anni. Ci sono i volontari della Jihad. Hanno mille storie, che finiscono per somigliarsi. Un discorso che ripetono "volevamo liberare i territori nei quali i nostri fratelli muoiono". Le facili prede di tutte le rivoluzioni. E il mondo aspetta, spettatore del dolore immenso, dei corpi di ragazzini stesi sulla roccia, delle grida di richiesta di pietà che nessuno ascolterà.
L'altra tragedia la comunica Gino Strada. Il sangue non basta per i feriti afgani. In Afghanistan non c'è sangue. Vorrei tanto che ora il mondo dimostrasse che i morti non sono divisi in caste e si mettesse in fila, come fece per New York. Ma da tanto tempo la gente muore e soffre e nessuno si è mai messo in fila, niente messe pubbliche, nessuna cerimonia in tv. Credo che la corsa al sangue da consegnare a Strada non ci sarà e il sangue continuerà a scorrere in un'unica direzione: a bagnare la terra.

Talebani o Alleati del Nord? (22 Novembre 2001)
In alcuni stati dell'Africa l'unica possibilità per molte donne vedove, con tanti bimbi da crescere, è riuscire ad avere un pentolino. Non c'è lavoro in quei luoghi, non ci sono campi da coltivare, la siccità li ha resi aridi come deserti. Poi ci sono state le guerre, le mutilazioni, le distruzioni. Così chi può,chi riesce ad avere un tegame, chiede un po' di farina, qualche
prodotto commestibile al mercato. Per pagarlo avvia la sua attività: cucinare lungo le strade a chi può permettersi di comprare un po' di farina cotta, una frittellina povera. Col guadagno ripaga il cibo comprato e un po' di più, quello col quale nutrirà i suoi figli. Così quel pentolino diventa tutto. Un pentolino cambia la sorte di bambini piangenti: da morte a vita. Ma queste donne senza nulla non possono comprarsi un tegame. Così esiste una vera e propria guerra. Le donne nascondono il loro prezioso tegame sotto gli abiti non appena smettono di usarlo, ci dormono ogni notte coricate sopra.
Ma altre donne attendono le tenebre, o si celano negli angoli delle strade. Attaccano chi non ha nulla come loro, uccidono. Con quel tegame, costato la vita a un'altra donna e ai suoi figli, nutriranno i propri bimbi, altrettanto piangenti, altrettanto affamati. Questa è "la guerra del pentolino", ma ogni guerra è la guerra del pentolino. Mio nonno diceva
"combattono anche i figli dei presidenti, muoiono sempre i figli di nessuno" e chi combatte da tanto diventa sempre più la mamma col pentolino. Il valore della vita cala paurosamente quando la morte è da sempre continua, violenta e inutile.
In Afghanistan il valore della vita non poteva arrivare più in basso. E' uno dei luoghi al mondo nei quali si muore di più, da decenni. Gli adulti di oggi sono cresciuti in un paese in guerra. Da bambini non esiste l'empatia, i bimbi non sono in grado di capire che esiste l'Altro diverso dal sé che può fare pena, pietà, compassione. In nessuna società, ovviamente, non è una prerogativa dei bambini afgani. Solo che i bambini afgani non hanno potuto apprenderlo nemmeno dopo. Come si spiega a un bambino che due dei suoi fratelli sono morti per fame, che uno è senza gambe per via delle mine e che
se abbandona un attimo il fucile un russo potrebbe sparargli per provare la mira? (questi numeri rispettano la media del paese) Come si spiega a un bambino che non importa che lui sia stato bravo o no, ma se non combatte sarà sempre schiavo di un invasore straniero? E come gli si spiega che le bambole che l'Occidente dà ai suoi bambini per giocare le produce anche per lui ma le sue esplodono? Questi bambini sono gli Alleati del Nord ora cresciuti e sono i Talebani di oggi. Queste persone hanno poi visto i loro di figli morire, cadere in un numero tale che la sofferenza deve diventare
abitudine. E se ci si abitua a non dare importanza al dolore altrui poi è ovvio che i più deboli saranno ancora picchiati, per una logica imparata da sempre. Donne, bambini, poveri, schiacciati da altri che hanno sempre dovuto rifuggire l'empatia. Sono stati gli Alleati del Nord a imporre di coprire le donne, a istituire veri e propri tribunali dell'Inquisizione, a tenere l'ordine con un perenne bagno di sangue in Afghanistan. Sono stati gli Alleati del Nord a creare lager e centri di tortura e punizione. Non crediamo ora alle assurdità offerte per la gioia dell'Occidente. Le donne di ogni etnia, ad esempio, anche nei campi profughi in Afghanistan, dunque senza nessuna legge coercitiva, indossano il Burqa. Le donne afgane dichiarano che non è un regime a imporre l'abito-prigione, ma il regime del momento segue la cultura afgana. Furono dunque gli Alleati del Nord a imporre per primi l'oppressione. E furono loro solo perché furono loro a
prendere il potere dopo la ritirata dell'Unione Sovietica. Infatti i talebani, sostituendosi, hanno imposto diverse regole ma simile disinteresse per i diritti civili. Del resto la Russia e gli altri invasori non solo avevano azzerato il valore della vita abituando un popolo alla morte, avevano applicato la solita regola del "divide et impera". Ogni etnia era stata messa in lotta contro le altre, per dominarle meglio. In questa situazione, con continue pressioni esterne ad alimentare le divisioni,
gestire gli odi diventava impossibile, ogni regime, nel tentativo, diventava immediatamente violento e repressivo. Ora questi adulti cresciuti dalla guerra si stanno scontrando tra loro, ogni capo per governare su un pezzo un poco più grande di terra arida, uccidendo con la violenza dei disperati. E' la guerra del pentolino innalzata alla gloria delle cronache grazie a un bombardamento che rischia di dimezzare il popolo afgano, di annullare ogni possibilità futura di ripresa, di seminare un odio che non si placherà. E altri bambini crescono conoscendo solo morte e distruzione. Diventeranno Alleati del Nord o Talebani, loro saranno gli adulti di domani.

L'Atomica è già stata sganciata (24 Novembre 2001)
Oggi, ancora una volta, hanno sganciato la "super bomba" e vicino a una città, a un abitato civile. La "super bomba", conosciuta anche come 'daisycutter', 'taglia margherite', combina una miscela di nitrato di ammonio e alluminio con ossigeno e idrogeno e produce un'esplosione tale da ridurre in cenere una superficie con un raggio di più di mezzo chilometro. Essa era stata largamente impiegata in Vietnam per creare rapidamente campi di atterraggio nella giungla e anche durante la guerra del Golfo. Gli effetti sono devastanti, in tutto e per tutto identici a quelli della bomba atomica, fatta eccezione per il fatto che non emette radiazioni ma sostanze chimiche perduranti altrettanto nocive. Nulla crescerà più, in quei luoghi già così aridi. E i gas che rilascia, il terribile calore, il vento velenoso sono in grado di uccidere migliaia di persone. Quelle migliaia saranno stati talebani, pashtun, "stranieri"Ö le differenze che ci vogliono inculcare non le sanno nemmeno gli afgani che cambiano continuamente fronte ed alleanze per garantirsi un po' di vita davanti e un pezzo di pane in tavola. Saranno stati nemici o "danni collaterali", ma migliaia di persone sono morte sotto una bomba vile. I talebani e gli uomini del Fronte Unito combattono la loro guerra, fatta di odi e rancori, ma una guerra nella quale si soffre e si piange. Intanto gli occidentali restano ad alta quota a combattere la loro guerra vigliacca, quella che gli impone di non dover mai raccontare in patria dei ragazzi che muoiono e gridano, altrimenti il tacchino potrebbe andare di traverso. Vengono in mente le promesse dei primi giorni, di una guerra con armi talmente tecnologiche da colpire esattamente e solo l'obiettivo. Hanno detto che in passato erano stati fatti errori ma la possibilità di sbaglio è diminuita tanto da garantire una guerra pressoché "pulita". Quanti dovranno ancora morire perché si capisca che la guerra è fatta di morti e che si chiami al terrorismo o no è sempre uno Stato e la sua gente che viene bombardata? E intanto l'obiettivo passa di moda e torna in auge, cambia e si rimescola, a seconda dei giorni e dei risultati. Quando non si riesce a dare un senso a tutto questo sangue, quando gli accordi taciti tra potenze in campo sono tanto repentini quanto segreti, il nome di bin Laden diventa un jingle, ovunque come l'aria. Poi riscompare per un po', perché poi parlare troppo di bin Laden è pericoloso. Rimane sempre il fatto che di lui non si sa nulla, che non ci sono prove, che non si sa dove sia e con chi stia. La storia è troppo complicata e non la si deve e non si vuole spiegare. Così la macchina narrativa dei media ha i suoi nemici da muovere sulla scacchiera degli umori popolari. Ma quanto contano questi nemici? Nulla, sono virtuali. Contano così poco che non è stato nemmeno emesso un mandato di cattura internazionale né contro bin Laden né contro la rete di al Quaeda in contemporanea alla guerra sugli afgani. In pratica essi avrebbero potuto continuare a girare impunemente per l'Europa perché l'America non ha emesso ordini di cattura per nessuno, in conseguenza agli attentati dell'11 settembre. Hanno fatto nomi, hanno creato scalpore ma intorno ad indagini che non sono potute procedere, in totale assenza di un mandato di cattura. Intanto però è stato attaccato l'Afghanistan e il suo popolo di miseri. Ma che i mandati di cattura non esistano, beh questo non importa. I nemici sono virtuali. Osama bin Laden verrà ucciso, molto probabilmente, quando ciò converrà. O, forse, verrà spostato nel mondo come un mirino? Brancoliamo nel buio e in una storia che ci viene propinata talmente paradossale e assurda che se non fosse tragica sarebbe comica. Anche Hollywood (alcune settimane fa) ha offerto il suo servizio per rendere credibili le invenzioni di chi fa la storia e la scrive da sempre falsa. Ma la bomba era vera, i morti lo erano, i bimbi che Gino Strada ci mostra lo sono, i ragazzi-soldato che combattono una guerra che non possono capire lo sono. Quello é tutto ciò che di questa guerra possiamo capire.

Oggi la guerra (25 Novembre 2001)
Altri giornalisti sono morti. Uno di loro aveva dichiarato che tante guerre erano passate dinnanzi ai suoi occhi per fargli scoprire che, comunque si chiami il loro esercito, a morire sono sempre gli stessi. Sì, i morti che giacciono a terra non hanno ragione o torto, ma hanno abiti cenciosi, visi scavati e stanchi, una vita di miseria disegnata sulle mani e finiscono così, in ogni angolo del mondo, per assomigliarsi tutti. Intanto la propaganda continua a bombardare di messaggi che agli occhi di chi non crede che il popolo venga mai considerato, anche solo per informarlo, lasciano solo il buio. Buio sulle parti in causa, sui chi e sui perché.
Tante informazioni forse importanti sfuggono tra le righe, inviano messaggi, forse decifrabili, forse un giorno, forse non dal popolo, forse non da noi. Ma sono altre verità, briciole di luce o informazioni impazzite. Queste sono quelle di oggi.
I Medici senza Frontiere denunciano che prima della conquista dell'Alleanza del Nord 25 militari USA erano sul terreno. Ma non su un campo di battaglia, bensì nascosti dalla protezione dell'edificio d'appoggio umanitario dei Medici senza Frontiere e in quanto base di MSF non attaccata dai talebani, nei pressi di Herat. Siobhan Isles, coordinatore del progetto MSF a Herat, ha affermato preoccupato che in questo modo hanno messo a rischio tutto il loro lavoro oltre alle loro vite.
In Afghanistan ogni ora una persona muore su una mina, e ogni cinque minuti una persona viene colpita da una mina. Questo dichiarava Amnesty International prima dell'11 settembre. Vi erano 10 milioni di mine antiuomo sul territorio. Ora gli USA hanno sganciato 70.000 cluster bombs nel paese. Si tratta di bombe a grappolo, ogni bomba contiene 202 minibombe, che cadono sul terreno, nella maggior parte inesplose. Esploderanno sui civili negli anni a venire. Per questo per il trattato internazionale della Convenzione di Ginevra sono assolutamente interdette. Gli Stati Uniti contravvengono alla messa al bando.
Il premio Nobel per la Pace, Rigoberta Menchù era a Milano. Parlando agli studenti ha dichiarato che l'Occidente pagherà per tutte le guerre che ha fatto nel mondo. La Menchù, ambasciatrice dell'Unesco, ha detto: "se i seimila morti delle Torri gemelle meritavano una simile guerra, allora l'avrebbero meritata anche le duecentomila vittime della guerra civile del Guatemala e i quasi cinquantamila "desaparecidos". In un'intervista rilasciata a Matteo Scanni il Nobel impegnato sempre contro le ingiustizie così risponde:
Cosa si può fare per fermare una guerra che si preannuncia ancora lunga?
"Purtroppo questo conflitto maschera il tentativo di ricomporre gli interessi mondiali dei paesi più forti militarmente ed economicamente. Sarà anche l'occasione giusta per tappare la bocca a chi non si allinea. Temo un ritorno ai tempi della Guerra fredda, quando tutti gli oppositori del regime erano considerati dei sovversivi. Dunque, attenzione: questa è una crisi mondiale più che una guerra mondiale."
Come legge la guerra in Afghanistan?
"Il primo pensiero va a tutti i civili che sono morti sotto le bombe: ad oggi non sappiamo ancora quanti sono, sicuramente alcune migliaia, se non di più. La guerra è un dramma che colpisce soprattutto le persone della strada. Spero che l'azione diplomatica dell'Onu riesca realmente a fermare questo massacro. La lotta contro il terrorismo non è però la guerra."
Cosa pensa di Bin Laden?
» un alunno degli Stati Uniti, un militare che è stato addestrato come uno stratega per combattere contro i russi. Ma è anche un formidabile pretesto per nascondere i veri interessi che sono in gioco con questa guerra: il controllo degli oleodotti e del petrolio afgano. Ho seguito da vicino l'evolversi di questa situazione dal punto di vista degli accordi internazionali e ho anche studiato alcuni documenti. Ci sono elementi a sufficienza per capire che gli Stati Uniti smaniano per mettere le mani sui paesi arabi.
Oggi ci si prepara ad attaccare l'Iraq. Forse anche per questa guerra ci sono prove invisibili al popolo che impongono una strage e una tragedia umanitaria immane. Chissà quanti altri stati saranno ritenuti colpevoli, chissà se verranno collegati agli attentati dell'11 settembre o si tratterà di prevenzione, ma soprattutto, chissà se saranno tutti stati con pozzi petroliferi.
Tante, troppe cose non quadrano in tutta questa storia. Collegamenti che non conosceremo mai e forse dinnanzi ai quali coloro che ci sembrano i protagonisti, Bush e bin Laden, sono piccola cosa. Tanti interessi, altri e nascosti, ci sono sempre, in ogni guerra. Chi o cos'altro c'è dunque in questa guerra? Torniamo ai giornalisti uccisi. Non uccidono tutti i giornalisti sul territorio, di lì ne sono passati tanti, hanno ucciso questi forse perché questi volevano uccidere. Forse sono stati i talebani, ma ora in Afghanistan anche se fa freddo sono stati i talebani. Forse sono stati dunque i talebani, forse sono stati altri disperati. Ma allora perché proprio quella troupe? "E' morta per ciò che sapeva ma nessuno indaga", scrisse Maria Grazia Cutuli, su Epoca, dopo l'assassinio di Ilaria Alpi a Mogadiscio il 20 marzo 1994. Quando sono i giornalisti a morire c'è quasi sempre una storia dietro. Dicono che può essere stata la scoperta delle armi batteriologiche e chimiche di Osama bin Laden. Cioè quelle che tutti sospettavano esistessero e che lui stesso ha dichiarato di avere? Magari poi ha cambiato idea, voleva che la cosa restasse dubbia, non si ricordava di averlo dichiaratoÖo forse c'era qualcos'altro che collegava le armi chimiche a altre storie? Noi non le sapremo.

(25 novembre 2001)
Oggi tante notizie, la storia pian piano si delinea anche se è solo una piccola parte di storia. La Russia si è ben sistemata sul suolo afgano, quello già si era visto. Ma anche gli americani hanno impiantato le forze armate americane in una delle poche regioni al mondo da cui erano finora precluse. Il New York Times riferisce infatti che gli Usa dispongono di piste di aerei in grado di far atterrare e decollare i grandi cargo AC-130 che trasportano carri armati, rampe missilistiche, mezzi anfibi. Insomma, stanno organizzando vere e proprie basi militari perenni nel nord dell'Afghanistan. Saranno forze di pace, ci diranno forse un giorno, beh sì, dall'attrezzatura parrebbe plausibile. Ma il plausibile non importa più da tempo.
Uno dei più sorprendenti effetti della sconfitta taleban è che i contadini afgani hanno ripreso a piantare papaveri in quantità incredibile. Da 16 mesi i taleban avevano, con immani sforzi, vietato la produzione di oppio. Ora invece lo fanno sotto gli occhi benevoli delle truppe d'assalto Usa e dei reporter del Los Angeles Times. Sono stati quest'ultimi, infatti, che ieri hanno pubblicato la storia in prima pagina. Proprio questo divieto aveva fatto crollare il consenso verso i taleban, visto che la coltivazione dei papaveri da oppio costituisce l'85% delle entrate della regione di Jalalabad. La rivolta delle truppe favorevoli al re deriverebbe proprio da questa proibizione talebana.
Ora ai contadini è stato raccomandato di affrettarsi, prima che l'inverno renda impossibile ogni operazione di coltivazione.
Sul Manifesto di ieri si legge che Frances Fox Piven, vicepresidente dei Socialisti democratici USA, ha dichiarato: "L'11 settembre, quando le Twin Towers sono state buttate giù, in realtà non ero qui a New York, mi trovavo a Washington, dovevo presiedere un'audizione in parlamento sul welfare, in cui avrebbero dovuto testimoniare sugli effetti delle politiche sociali cittadini a carico dell'assistenza pubblica.
E quindi ero là quando la Camera è stata evacuata. E per un paio di ore ci siamo trascinati per la città cercando di tornare ai nostri alberghi. Finché ho deciso che non aveva nessun senso quel che stavo facendo. Così ho chiamato un deputato di sinistra, un mio amico, e sono andata nel suo
appartamento e abbiamo guardato la tv, visto che era impossibile uscire da Washington (ndr: stazioni e aeroporti erano chiusi). Finché verso le sei e mezza hanno suonato alla porta e si è presentato un tizio che ha detto al mio amico deputato che "gli veniva ordinato" di andare al Campidoglio, mettersi insieme a tutti gli altri parlamentari sulla scalinata e cantare God Bless America, "Dio benedica l'America". Vedi? E questa è stata riportata come un'espressione spontanea di sentimento e di patriottismo da parte del Congresso degli Stati uniti. In un clima come questo chi vuoi che si opponga? Solo Barbara Lee ha votato contro le misure di guerra. Gli altri democratici non sono motivati, e quelli che lo sono sono paralizzati, terrorizzati dall'idea di essere accusati di anti-patriottismo".
"Nonostante gli sforzi di 4.000 agenti operativi piu' altre 3.000 persone di supporto, per un totale di quasi sei milioni di ore di lavoro nei 74 giorni seguiti agli attacchi terroristici, l'Fbi non e' ancora in grado di ricostruire e provare il complotto terroristico sul suolo americano. La strategia di bin Laden si rivela di particolare efficacia: sembra infatti che almeno un anno e mezzo fa, lo sceicco abbia attivato una fila secondaria di terroristi con legami estremamente flebili con al-Qaeda.
Il che impedisce di trovare le prove ." Questo sottolinea oggi il ''Daily Telegraph''.
Citazione perlomeno angosciante, alla luce poi di una guerra spaventosa e sanguinariaÖ

Punti di vista (26 novembre 2001)
Sulla guerra le opinioni occidentali sono in realtà abbastanza poche. Una parte degli occidentali approva la guerra in Afghanistan, un'altra è contro la guerra per motivi umanitari. Ma nei paesi nei quali la guerra c'è da sempre lo sguardo è più maligno o, forse, disincantato. Così oggi ho chiesto il suo parere sulla guerra a un ragazzo africano che scrive e pubblica una rivista in internet sulle problematiche del continente nero. Ha detto di preferire l'anonimato, perché la censura è quanto mai violenta in questi giorni e in quei luoghi. Gli ho chiesto innanzitutto cosa pensa di Osama bin Laden.
"L'America o chiunque altro può dire ciò che vuole di Osama bin Laden, tanto nessuno verrà denunciato per diffamazione. Si possono inventare prove, non raccontare il suo ruolo nella guerra per liberare l'Afghanistan, si può non raccontare del suo mettere a rischio la sua vita, i suoi soldi, ogni suo avere per la lotta alla Russia. Questo non significa che io lo ritenga un eroe. Cerco di avere una visione che si distacca dal singolo per vedere il globale. Forse lo sceicco ha iniziato la sua lotta allo scopo di liberare un popolo afflitto dalla dominazione. Ma avrà visto che tutti i popoli che hanno cacciato gli invasori dalla loro terra si sono trovati a essere colonizzati con altri mezzi. Quindi, forse, lo sceicco ha iniziato con l'idea di liberare un popolo aggredito per poi, come spesso succede, convertirsi alla violenza dinnanzi all'impotenza"
Gli ho chiesto se con violenza, secondo lui, si può intendere giungere agli attentati del WTC.
"Che sciocchezza. Che senso avrebbe avuto? Ma chi farebbe mai un attentato per poi farsi sconfiggere, senza nemmeno reagire? Perché annullare la vittoria dell'Afghanistan su una grande potenza (intende la Russia), lasciando invece a tutti i popoli l'idea che un popolo non può sconfiggere i potenti? Ora troveranno anche delle prove sul territorio, non so perché non le hanno ancora fabbricate. Le vogliono probabilmente così inattaccabili da giustificare in modo retroattivo tutte le violenze che stiamo vedendo"
Allora faccio una domanda alla quale, ovviamente, il mio interlocutore non può avere risposte. Gli chiedo così un'ipotesi. Allora chi?
"Beh io ho due ipotesi. Quando si analizza un evento e si vuole sapere chi l'ha compiuto la prima domanda da farsi è: chi ci ha guadagnato? Certamente non Osama bin Laden, il cui potere economico, politico, la cui stessa vita verrà distrutta. Ma lo sceicco stava lavorando non per destabilizzare direttamente gli Stati Uniti nella loro stessa patria bensì l'Arabia Saudita. E' sempre stata l'Arabia il suo nemico. I suoi inviti terroristici erano per eliminare le forze statunitensi dai Luoghi Sacri dimostrando così che lui avrebbe fatto ciò che l'Arabia non faceva: rendersi autonoma. I suoi attacchi cominciavano a diventare pericolosi per l'Arabia, perché l'appoggio popolare e musulmano era sempre inferiore all'interno di questi stati. Del resto i sovrani filo-americani sottraggono ricchezza agli arabi a favore di pochi ricchissimi, con l'appoggio americano. Gli arabi sono coloro che più ledono ogni diritto umano ma sono fondamentali per l'America, così l'America li ha sempre protetti e difesi. Se l'Arabia non appoggiasse gli americani allora per l'America sarebbe un problema insolubile. Il petrolio arabo, le risorse arabe sono l'ossigeno stesso degli States. Così sia gli americani che gli arabi erano davvero preoccupati che Osama bin Laden potesse destabilizzare la famiglia reale araba. Ecco dunque le mie due ipotesi. La prima è che a compiere gli attentati siano stati gli stessi americani (ipotesi condivisa da grandi percentuali di persone in tutti i paesi poveri e anche dal 29% dei greci). In questo modo avrebbero potuto eliminare una minaccia che poteva infiltrarsi nel Medio Oriente con la potenza con la quale avvenne la rivoluzione islamica in Iran. Nello stesso tempo avrebbe potuto avviare una campagna di globalizzazione (i paesi ricchi alleati a dividersi territori a suon di bombe) vecchio stile, cioè la solita colonizzazione in armi per evitare la recessione economica. Perché non facciamoci ingannare, i paesi attaccati o a rischio di attacco sono paesi la cui gente è poverissima ma è poverissima perché gli stati nei quali abitano sono invece ricchissimi e quella ricchezza ha fatto sì che le popolazioni vivessero sotto i costanti attacchi dei vari sciacalli imperialisti. La ricchezza è l'origine della loro povertà. L'altra ipotesi è che sia stata l'Arabia. Altro stato che, come ho detto, aveva una convenienza assoluta nell'eliminazione di Osama bin Laden e nell'annullamento della rivolta musulmana (non rappresentata solo da al Quaeda ma ora sotto quello stemma si può assolutamente riunire chi si vuole). Del resto la maggior parte dei dirottatori era araba e mentre questi uomini non sono mai stati in Afghanistan e non hanno mai incontrato Osama bin Laden parevano essere molto ben inseriti nell'intelligence araba. L'America non poteva, anche sapendo, accusare l'Arabia. Senza il petrolio arabo l'America è finita. Così ha accettato la tremenda scusa offerta dall'Arabia per attaccare Osama bin Laden e con lui tutto lo spirito dei vari e diversi oppositori. Poi creerà una zona cuscinetto intorno all'Arabia, così da consentire ai suoi uomini-fantoccio alla guida di quel paese di continuare a mantenere i rapporti preferenziali che hanno con gli USA. Ora parlano di attaccare Yemen, Iraq, Somalia e Sudan. Una cosa accomuna questi stati. Guardate su una cartina. Circondano l'Arabia. Così nessuno potrà più toccare l'Arabia, nessuno potrà più rimuovere la presenza e la guida americana dal paese più importante per mantenere l'attuale configurazione del mondo che conosciamo".
Tanti morti sempre sugli schermi mi fanno domandare che sarà, secondo lui, del popolo afgano.
"Il popolo afgano. Ora ci sono quattro ordigni esplosivi inesplosi per ogni afgano. Esploderanno. La lotta tra fazioni farà tornare quel paese a com'era prima della presa dei talebani. Loro avevano riunito il paese e erano riusciti, pur con mille errori, a ristabilire a fatica l'ordine nel paese. E tutto sotto gli occhi di nessuno, tanto meno degli occidentali che hanno creato tutto questo. Si sbrigheranno a uccidere lo sceicco nemico dell'Arabia per togliere veloci i riflettori da un paese distrutto che ora agonizzerà e lo farà solo."

La strage di Mazar-i-Sharif (27 novembre 2001)
Li hanno uccisi tutti. Da giorni ripetevano di non sapere dove mettere gli arabi accorsi in difesa dei talebani. L'America non poteva mostrare alla sua gente che li lasciava tornare nei paesi d'origine, sennò poi molti americani si preoccupavano e compravano la metà di panettoni. Non si può, già c'è la recessione. Gli Alleati del Nord non potevano mantenere a vita un esercito di migliaia di uomini. All'ONU stanno tremando sulle sedie e non si espongono. Che fare di migliaia di ragazzi che nessuno vuole?
Ma a quanto pare la provvidenza ha gli occhi ben aperti ed è accorsa in soccorso di
Alleati e Americani e, con armi facilmente reperibili all'interno di ogni carcere (granate, Ak-47, lanciarazzi), i problematici arabi si sono ribellati. Al che non restava che attaccarli con l'esercito e bombardarli con aerei e elicotteri, che altro si fa in caso di rivolta di carcerati?
E i sopravissuti, molti dei quali feriti, doloranti, a mani alzateÖ sono stati uccisi tutti. Tutti. Problema di dove metterli immediatamente risolto, mai ribellione fu più provvidenziale.
Se poi non ci fosse stato un cameramen tedesco avevano già cominciato a dirci che era stata l'Alleanza a chiedere l'intervento aereo. Le riprese mostrano uomini americani sparare sui prigionieri e chiedere agli aerei i bombardamenti. Erano centinaia di prigionieri di guerra, tutti morti. E l'ONU tace.

La vendetta? Non in nome di mio figlio! (28 novembre 2001)
Queste lettere sono tratte dal sito di peace link (www.peacelink.it).
Non verranno pubblicizzate ma sono uno dei gesti più belli e alti che si sono visti in questi giorni bui:

Copia della lettera inviata al New York Times
Nostro figlio Greg è tra i tanti dispersi dell'attentato al World Trade Center. Da quando abbiamo avuto la notizia, abbiamo condiviso momenti di dolore, di conforto, di speranza, di disperazione, e i bei ricordi, con sua
moglie, con le nostre famiglie di origine, con i nostri amici, con i vicini, con i suoi affettuosi colleghi del Cantor Fitzgerald/Espeed, e con tutte le famiglie in lutto che giornalmente si incontrano al Pierre Hotel. Vediamo la nostra ferita e la nostra rabbia riflesse in tutte le persone che incontriamo. Non riusciamo a prestare attenzione al quotidiano fiume di notizie su questo disastro, ma ne leggiamo abbastanza per renderci conto che il nostro governo va nella direzione della vendetta violenta, e la prospettiva è che altri figli, figlie, genitori, amici, andranno in terre lontane a morire, soffrire e finiranno per portare rancore contro di noi. Non è questo che si deve fare. Questo non vendicherà la morte di nostro figlio. Non si farà in nome di nostro figlio. Morendo, nostro figlio è diventato una vittima dell'ideologia umana. Le nostre azioni non devono seguire lo stesso scopo.
Uniamoci nel lutto. Riflettiamo e preghiamo. Pensiamo ad una risposta razionale che porti vera pace e giustizia nel nostro mondo. Ma non contribuiamo, come nazione, alla disumanità dei nostri tempi.
Phyllis e Orlando Rodriguez
(Greg, figlio di Phyllis e Orlando Rodriguez, è una delle vittime del World Trade Center)

Copia della lettera alla Casa Bianca
Egregio Presidente Bush,
Nostro figlio è una delle vittime dell'attacco di martedì scorso al World Trade Center. Abbiamo letto della Sua reazione negli scorsi giorni e della risoluzione, sottoscritta da entrambe le Camere, che Le conferisce poteri illimitati per rispondere agli attentati terroristici. La Sua reazione a questo attacco, però, non ci fa sentire meglio davanti alla morte di nostro figlio. Anzi, ci fa sentire peggio. Ci fa sentire come se il Governo stesse usando la memoria di nostro figlio come giustificazione per arrecare sofferenze ad altri figli e genitori in altri paesi. Non è la prima volta che una persona, nelle Sue condizioni, ha ricevuto poteri illimitati e poi se ne è pentita. Non è il momento per gesti vuoti di significato per farci sentire meglio. Non è il momento di agire da prepotenti.
La invitiamo a pensare a come potrebbe il nostro Governo trovare soluzioni pacifiche e razionali al terrorismo, soluzioni che non ci facciano sprofondare allo stesso disumano livello dei terroristi.
Con osservanza,
Phyllis e Orlando Rodriguez

Una curiosità. Un intervistatore di "Galmour" chiese un anno fa a George W. Bush - allora candidato alla Casa Bianca ? cosa ne pensasse dei talebani. Lui fece scena muta. Poi, improvvisamente, si illuminò: "Sono per caso un complesso rock?..."
(Fonte: Il Giornale, 21/9/2001)

STRANEZZE (29 Novembre 2001)
John J. Maresca davanti al sottocomitato per l'Asia e il Pacifico della Camera dei rappresentanti Usa, il 12 febbraio del 1998 parlò dell'assoluta necessità di appropriarsi del petrolio afgano e di possedere quella zona come area di transito del petrolio. Bush contrattò con i talebani questa estate minacciandoli di lastricare il loro stato di bombe in caso di rifiuto. Varie fonti affermano che disse anche che l'eventuale campagna militare sarebbe cominciata entro ottobre.
Ora gli americani paiono stupiti dalla disfatta talebana, ma per i generali era scontata con il tipo di attacco condotto dagli Stati Uniti. Un attacco organizzatissimo con tanto di preparazione preventiva e messa in armi degli Alleati del Nord.
Gli USA hanno sempre dichiarato di essere in grado di reagire con immediatezza ma che una guerra si prepara in molto tempo. Tutto questo, invece, sarebbe stato realizzato in un mese. Strano, molto.
Nel paese dell'informazione totale e immediata, cioè gli Stati Uniti, l'ingresso dell'America in recessione è giunta ai cittadini con dieci mesi di ritardo. Dieci mesi. Prima la notizia è stata tenuta attentamente celata.
Osama bin Laden avrebbe con sè armi forse nucleari, molto probabilmente chimiche, guarderebbe la CNN, e si terrebbe in contatto satellitare con le sue cellule... questo quanto ci dicono in certi giorni. Il giorno dopo non usa nulla di elettrico, non scalda mai ambienti, cambia sempre luogo, non porta nemmeno l'orologio (eppure nei video ce l'ha) per non farsi riconoscere dai satelliti USA. Se è a scelta io voterei per la seconda, improbabile per improbabile, non riesco a immaginarlo vagare senza essere scorto da nessuno con atomica a spalla.
Nell'America, che ora ci dicono unita e solidale, i ghetti esplodono. RaiNews24, in data 28 settembre, avverte che le sparatorie nei quartieri poveri sono aumentate del 60%. I poliziotti si dimettono e parlano di "effetto WTC". Gli arresti senza motivazione tra gente frustrata da anni di prevaricazioni stanno portando le strade di periferia a diventare un vero
far west. Eppure noi li vediamo tutti insieme, come in una pubblicità benetton, con la bandierina nazionale. Strano.

Uomini e bestie (3 Dicembre 2001)
Gli uomini non sono uguali dinnanzi alle risorse, alle possibilità, alla vita. E tanto meno lo sono dinnanzi alla morte. Se un uomo è un talebano si può farne ciò che si vuole. E' carne da macello, nulla di più. L'America e alleati possono sterminare prigionieri, in un carcere, a centinaia, molti
legati mani dietro alla schiena, molti disarmati, molti feriti. Il giornalista Alex Perry del Times, assistendo personalmente al massacro, ha gridato al telefono: "Vedo i missili cadere sulle loro teste, vogliono ucciderli tutti!" Almeno seicento morti solo in quel luogo! E non ci saranno processi, non ci saranno colpevoli. Eppure quel notorio assassino di Milosevic in confronto a questi crimini (è stato accusato dal Tribunale Internazionale dell'Aja di aver ucciso 205 persone, persone che ha poi accusato di essere terroristi) pare un dilettante. L'America e gli alleati sono, invece, i "liberatori", anche se ora gli diventa sempre più duro spiegare chi hanno liberato e da cosa.
Bush padre è responsabile di un milione di morti nell'Iraq, la Russia ha fatto 5 milioni di morti in Afghanistan e stava attaccando senza alcuna causa uno stato sovrano. Ma quella di Bush, e della Russia per quanti muoiano, si chiama guerra. Altri gesti inumani si chiamano invece terrorismo. Chi definisce i termini? Bush e la Russia e i grandi imperi continueranno a compiere scempi. Per stanare invece lo sceicco Osama bin Laden, ritenuto responsabile di una schifosa guerra con vittime civili in America, schifosa alla stregua di quella attuale in Afghanistan, si parla di usare gas tossici e ordigni atomici. E la Convenzione di Ginevra? Con lui ci sono le sue mogli, i figli, soldatiÖ e comunque nelle guerre sono state vietate queste armi. Ma se chi è militarmente più potente decide che il gioco vale la candela le regole saltano e se saltano per un caso non varranno mai più. Si potrà accusare chiunque senza processo, ormai non serve, un rivale politico o economico di terrorismo e sganciare un'atomica in uno stato straniero. Questa è la porta che si è aperta nello scenario mondiale e non si chiuderà. Ma le parti in causa non sono uguali, come non lo sono i morti. Prima del terribile attentato in Israele erano morti cinque bambini palestinesi, ma nessuno ha parlato di terrorismo, nessuno ha accennato a processare i militari israeliani. Nessuno ha chiamato "protettore dei terroristi" Sharon. Ma la morte di innocenti di Israele ha dato il via alla "guerra al terrorismo". Oggi l'esercito israeliano ha colpito una scuola, 60 bambini palestinesi feriti. Ma non è terrorismo, anzi! E' lotta al terrorismo. La differenza non è nei morti, sempre innocenti, è nei mezzi economici al sevizio della guerra. E così questo momento di crisi non ha regole, ha definizioni palesemente
propagandistiche, non ha coerenza. No, un po' di coerenza c'è. Ancora una volta Gino Strada, lui che può andare orgoglioso di avere le mani macchiate di sangue, perché quel sangue non l'ha sparso mai. E dinnanzi a chi gli propone soldi ha risposto proprio questo, rigettando l'ipocrisia di chi sparge gambe di bimbi sul terreno per poi gratificarsi nel mandare i soldi per una protesi. Sì, un po' di coerenza c'è. Lo Stato Italiano, che spende centinaia di miliardi al mese per la guerra e le bombe, ha offerto 70 miliardi per aiuti umanitari in Afghanistan. Gino Strada ha detto no.

Iraq (5 Dicembre 2001)
L'attuale obiettivo è la Palestina, ma forse la parola passerà a cauzioni, costrizioni, pressioni psichiche e fisiche, forse non alle armi. Tutto dipende, probabilmente, dal viaggio attuale di Powell e dalle alleanze che troverà e per combattere chi. Gli USA hanno già messo sul tavolo una serie di paesi, tutti stranamente o ricchi di materie prime o molto vicini all'Arabia. Sedi di al Quaeda sarebbero in 60 paesi, ma non attaccheremo la Germania. Più probabilmente la misera Somalia per poi arrivare, il prima possibile, all'Iraq. Motivazione: possiede armi di distruzione di massa.
E dunque, chi non le possiede?
La Russia le possiede, l'America ha pubblicamente rifiutato di distruggerle, perfino i gruppuscoli di terroristi locali le possiedono. Gli Stati Uniti hanno rifornito di armi di distruzione di massa paesi come Israele, la Turchia, l'Indonesia, l'Iran... e perfino l'Iraq stesso (quando l'America temeva l'Iran). Quindi è inutile che ci poniamo il quesito, le armi l'Iraq le ha, se dopo che gli States gliele ha vendute non le ha buttate tutte via.
O il problema è cha ha fatto mostra di usarle?
Beh allora occorrerebbe attaccare la Russia, che ha fatto uso di ogni genere di arma di distruzione di massa in Afghanistan, o l'America che ne ha fatto l'uso più grandioso della storia. Vogliamo ricordare Hiroshima, o la Corea, o il Vietnam?
Il mondo tace, le scuse non cercano nemmeno la parvenza di sensatezza. A nessuno interessano le armi di distruzioni di massa. Il generale USA William Looney, che diresse il bombardamento sull'Iraq degli anni '90, ha dichiarato: "Loro sano che noi possediamo il loro Stato. Noi possediamo il loro spazio aereo. Noi stabiliamo le loro regole di vita e di pensiero. Questo è ciò che c'è di grande ora nell'America. una gran cosa, soprattutto quando c'è così tanto petrolio là, di cui noi abbiamo bisogno" [Wm. Blum, Rogue State (Common Courage, 2000) p. 159]

Tragica comicità (7 Dicembre 2001)
Una volta c'erano i comici, ora basterebbero i telegiornali. Sono barzellette davvero amare, ma se un UFO ci guardasse, lui così distante, potrebbe proprio riderne.
- Un aereo cade sul Queens. Non un aquilone, non un grosso uccello. Un aereo. Nel centro di New York. E' passato pochissimo ma non se ne parla più. Del resto che c'è ancora da dire? E' caduto per la vibrazione causata dal passaggio di un altro aereo, semplice. In pratica uno spostamento d'aria. Quando c'è vento forte normalmente gli aerei cadono come foglie in autunno, niente di strano dunque e caso pressoché chiuso.
- L'Italia non accetta il mandato di cattura europeo proposto dalla UE. Lo scopo era poter agire contro il terrorismo, rischia invece di minare le basi dell'economia italiana. Così l'Italia ritiene che i partner europei comprendano reati che andrebbero invece esclusi. Riciclaggio di denaro sporco, frode, corruzione, il governo italiano ha fatto il possibile per eliminare questi reati in patria e se li vede riproporre dalla UE. Berlusconi già si sentiva perseguitato prima.
- Per una settimana le televisioni hanno fatto rullare i tamburi per l'imminente intervento a terra delle truppe americane. Truppe scelte, commando addestratissimi, strumentazioni avveniristiche. E così, alla fine, i marines sono scesi a terra in quella che è una guerra cruentissima, e, in un'azione spettacolare, hanno conquistato un aeroporto . Un aeroporto abbandonato che si trova a centinaia di chilometri dal fronte, in mezzo al deserto. Lì sono stati per giorni mentre le inquadrature ce li mostravano a sparare con aria feroce. Appena allargavano l'inquadratura ecco apparire tre bersagli di cartone bucherellati. A forza di sparare senza nemici si sono sparati da soli. Oggi è passato di lì un gruppetto di talebani ed è arrivata al mondo intero la notizia della prima azione dei marines. Dopo una preparazione di settimane hanno utilizzato le attrezzature stellari e, in una guerra che ha fatto decine di migliaia di morti e condotta spesso all'arma bianca, hanno ucciso sette ragazzi talebani in fuga. Ma rispetto all'azione precedente per loro è stato un successo. La settimana scorsa si erano lanciati in centinaia all'inseguimento di un mezzo in movimento . Arrivati ad accerchiarlo hanno scoperto che si trattava di un cammello. Un afgano intervistato da una tv araba ha commentato: "loro hanno le informazioni dal satellite e non so come stabilisca gli obiettivi. Io se
l'oggetto non ha le ruote, se non ci sono talebani sopra, se non spara e ha anche quattro zampe mi rimetto a dormire. Se dovessero combattere risparmierebbero le energie Invece tutti quegli americani a correre dietro a un cammello in pieno desertoÖ"
E ogni giorno l'assurdo si ripete.

Afghanistan, la storia vera (10 Dicembre 2001)
Note per il lettore
I ) Questo lavoro è ancora in via sperimentale. Infatti, rispetto alla mole del materiale trovato dagli autori durante la fase di ricerca, il dossier è troppo sintetico e poco dettagliato. Esso è da intendersi in realtà come un'anticipazione del lavoro definitivo che, se va bene, nelle intenzioni degli autori dovrebbe essere pronto nel mese di gennaio. Comunque in via generale, tra le fonti dirette o indirette usate, possiamo citare: Limes, Le Monde Diplomatique, Il Manifesto, la rivista "Scienza e Vita" del marzo '98,materiale reperito sul sito www.italy.indymedia.org, il libro "Afghanistan anno zero" di Giulietto Chiesa & Vauro, il dossier "Nato" a cura della rivista Guerre&Pace che a sua volta riprende fonti da "The Economist" e "International Herald Tribune", nonché rapporti ufficiali del governo Usa e rapporti della multinazionale petrolifera Unocal.     
II ) Il lavoro è diviso in tre parti: 1) L'Asia centrale, val bene una (o più guerre) ?
2) Giochi di potere in Afghanistan (parte prima)
3) Giochi di potere in Afghanistan (parte seconda)
la prima parte forse può risultare un po' noiosa ma è essenziale per capire bene il resto

Afghanistan, la storia vera
L'ASIA CENTRALE VAL BENE UNA (O PIU') GUERRE ?
Che fine ha fatto la Russia?
L'8 dicembre 1991 l'URSS cessa di esistere. Al suo posto nasce la Comunità di Stati Indipendenti (CIS) formata dalla Russia e dalle ex-repubbliche sovietiche.
Da quel momento è veramente finita la guerra fredda e con essa il lungo periodo di tensione internazionale? Secondo il generale USA W.E. Odom "la scomparsa della minaccia sovietica non
ha reso obsoleto il sistema di sicurezza guidato dagli USA e creato per contenerla; l'idea diffusa che la fine della guerra fredda abbia rimosso il bisogno di una leadership degli USA nelle tre aree strategiche (Europa, Giappone-Corea, Golfo Persico-Asia Centrale ndr) è pericolosamente
sbagliata", "anzi è divenuta più importante proprio per il collasso dell'URSS. Questo è certamente vero nel Transcaucaso e nell'Asia Centrale".
La caduta della Russia rende appetibili le ex-repubbliche sovietiche, ora accessibili al mercato occidentale, sostanzialmente per due ragioni: una, di carattere prettamente economico, scaturisce dal bisogno dell'Occidente di espandere il suo mercato, ormai stagnante, in nuove aree e di impossessarsi delle notevoli risorse naturali, ancora inesplorate, presenti in alcuni di questi Paesi; l'altra, di natura strategica, nasce dal desiderio di accerchiare la Russia, pur sempre potenza nucleare, attraverso una strategia a tenaglia.
A nord la Nato comincia ad allargarsi, senza incontrare troppi ostacoli, verso l'Europa Orientale e i Paesi baltici, mentre a sud procede la penetrazione statunitense nel Caucaso e nell'Asia Centrale.
E' soprattutto qui, in Asia Centrale, che si apre il cosiddetto "Grande Gioco", sia in quanto si tratta di una zona ancora da spartire, sia perché essa è ricca di risorse naturali.

Che cosa c'è di tanto "speciale" in Asia Centrale?
Soffermiamo la nostra attenzione sulla zona del Turkestan occidentale, che comprende Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan e Kirghizistan. Si tratta dei 5 Paesi ex-sovietici meno evoluti, trovatisi, all'atto dell'indipendenza dall'URSS, alle prese con i problemi di una confusa transizione economica dovuta all'obsolescenza del preesistente apparato industriale.
La prima risorsa di questi Paesi è l'agricoltura, sebbene pessime politiche agricole, quali la monocoltura del cotone e l'eccessivo sfruttamento agricolo, abbiano causato veri e propri disastri ambientali. Tuttavia questa parte del Turkestan riveste un forte interesse per il Grande Gioco asiatico, che si riassume così: vi è abbondanza di fonti energetiche e materie prime ancora da sfruttare, si tratta di zone di transito per gasdotti e oleodotti; inoltre questi Paesi sono grandi produttori di oppio e vie di passaggio per le droghe orientali. La politica di questi Paesi è un giochino ben noto: hanno bisogno di riforme strutturali, ma non hanno i soldi per realizzarle;
con riforme fittizie che migliorano alcuni indicatori economici, ma non il reddito pro-capite, cercano disperatamente di attirare i capitali stranieri. Tutte queste repubbliche sono zeppe di idrocarburi e di materie prime: in particolare si segnalano Uzbekistan per gas e oro, Kirghizistan per i metalli, mentre per il gas soprattutto il Turkmenistan. Quest'ultimo nel 1998 è stato il 4? produttore mondiale di gas, che al 95% viene esportato. Ecco qualche dato circa gli investimenti stranieri, considerando che spesso insediamento economico ha significato anche penetrazione militare; è il caso di Uzbekistan pieno di basi USA, e del Tagikistan, che ospita 10000 soldati russi.
Alcuni di questi Paesi hanno goduto di aiuti del FMI e si stima che fino al 1998 investitori occidentali e orientali abbiano speso 5 miliardi di dollari e ancor più ne spenderanno in futuro. Vediamo qualche nome: Newmont Minino (industria estrattiva), Technip (raffinerie), Daewoo, Siemens, Stet, Deutsche Telekom, Coca Cola. Il settore trainante è però quello dell'estrazione e trasporto di gas e petrolio, che vede a far la parte del leone Russia (Gasprom), USA (Unocal e Chevron), Turchia e Cina, settore ancor più importante in quanto chi controlla le vie del petrolio detiene il potere.
Al momento dell'indipendenza queste repubbliche del Turkestan, tutte desiderose di entrare in contatto con l'area del dollaro, ma prive di sbocchi marittimi, si vedevano ancora costrette ad appoggiarsi alla rete di trasporto dell'ex-URSS, (peraltro inadeguata ai nuovi giacimenti) in mano ad una Russia allora senza futuro e che spesso appariva più che altro come una rivale nella "corsa all'ovest". Molto più conveniente sarebbe stato per loro puntare direttamente verso l'Oceano Indiano.
E' illuminante il caso del Turkmenistan, che, come vedremo, ci riporterà all'attuale guerra. A metà degli anni '90 la Gasprom, che detiene il monopolio dell'esportazione, si rifiuta di vendere all'Occidente il gas turkmeno, tenendolo per sé. Il Turkmenistan guarda allora all'Iran, che
offre il suo porto di Bandar-Abbas sul Persico; questo progetto trova l'opposizione USA che contropropone un gasdotto Caspio-Turchia (Baku-Ceyan) e soprattutto appoggia un progetto del Pakistan che propone un gasdotto Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan (porto di Gwadar). Questo progetto prevedeva un ruolo di primo piano della statunitense Unocal e della saudita Delta-Oil. Siamo negli anni in cui il regime talebano è in buoni rapporti con gli USA e la via di passaggio rappresentata dall'Afghanistan è aperta. Torniamo adesso agli anni nostri e leggiamo dalla "Rivista ENI": Le riserve di gas (Turkmenistan, Uzbekistan, Kazakhstan) sono dell'ordine di 15-20 trilioni di mc. Altri quantitativi si potrebbero aggiungere a seguito di nuove attività esplorative.
Inoltre: La distanza dai mercati potenziali, la mancanza di gasdotti per le esportazioni proiettano lo sfruttamento delle riserve di gas in una prospettiva temporale di lungo termine. Le alternative di trasporto al sistema russo verso i mercati europei, verso l'Oceano Indiano o verso la Cina hanno il problema dei transiti attraverso l'Iran (sottoposto ad embargo americano) o l'Afghanistan (la cui situazione interna è sempre fluida eufemismo sostitutivo di " condizione perenne di guerra civile"- ndr), oppure comportano investimenti che rendono, ad oggi, il gas centroasiatico meno competitivo rispetto a quello proveniente da altre aree.

Il nuovo Grande Gioco
Cerchiamo ora di disegnare una mappa delle strategie effettive messe in atto dai governo USA, in completo accordo con gli interessi delle multinazionali. Esaminiamo ora un documento di A.W. Burke della Logistica del corpo dei marines scritto per l'ultimo numero del '99 su "Strategic Review", dello U.S. Strategic Institute di Boston, in commento del documento presidenziale " National Security Strategy" del 30/10/1998: " L'insieme dei campi energetici della regione Asia centrale-Medio Oriente contiene la più grande concentrazione mondiale di riserve di idrocarburi e merita l'attenzione statunitense. Assicurare alle compagnie USA la leadership nello sviluppo delle risorse nella regione e azzerare l'influenza russa e iraniana sull'esplorazione e sviluppo dei campi energetici, nonché sulle direttrici delle pipelines per l'esportazione costituisce la base di quella politica."
Seguono raccomandazioni che così riassumiamo:
1. Pieno supporto alla realizzazione delle condotte transcaspiche ( tra cui la Baku-Ceyan) che avrebbero il pregio di mettere fuori gioco le vie controllate da Iran e Russia
2. Limitare la penetrazione russa nella regione
3. Sostenere la Turchia in quanto fedele alleato contro Russia ed Iran
4. Controllare l'Iran
5. Coltivare il Pakistan in chiave anti-Iran; " Il Pakistan è già un possibile punto di passaggio per l'esportazione del gas (pur di passare per l'Afghanistan, ndr)"
6. Aumentare la presenza militare americana in Asia Centrale istituendo rapporti di cooperazione con i vari governi locali.
Come agiscono in questo nuovo contesto strategico le altre potenze? Abbiamo ragione di ritenere che la condotta perseguita sia la stessa degli USA. L'Iran va accrescendo il suo potenziale militare da tempo e ha di recente siglato un accordo con Mosca per rifornimenti bellici per oltre 300 milioni di dollari all'anno.
La Cina stessa ha raggiunto un importante accordo per l'acquisto di armi dalla Russia, con la quale ha anche firmato un accordo sulla riduzione delle truppe di frontiera, chiudendo in tal modo un conflitto sul riconoscimento di alcuni confini che si trascinava da anni.

GIOCHI DI POTERE IN AFGHANISTAN ( PARTE PRIMA )
Prima fase: 1979-1989, la sporca guerra Urss-Afghanistan
Dal '79 al '89 si svolge la guerra Urss-Afghanistan. Vediamo quali sono i retroscena di questa guerra e che conseguenze ha avuto nello scenario del mondo islamico.
Un passo indietro: il 1973 è l'anno in cui, con un colpo di stato ortganizzato dal principe Mohammed Daud che detronizza il re Zahir Shah, l'Afghanistan viene proclamato una repubblica; nel '78 il Partito Democratico del Popolo afghano (PDPA), filo-sovietico, dà il via alla "rivoluzione d'aprile" che porta alla nascita della Repubblica Democratica dell'Afghanistan, sotto la guida di Mohammad Taraki.
Tuttavia le riforme del nuovo regime, volte alla sovietizzazione e alla laicizzazione del paese, alimentano il malcontento di larghi strati della popolazione.
E' questo il contesto in cui comincia a organizzarsi la resistenza islamica armata.
A metà del '79 le formazioni della guerriglia islamica riunite in un unico fronte di resistenza sostenuto da Iran Pakistan ,Cina, controllano quasi l'80% del territoro afghano. Taraki viene ucciso e il PDPA si spacca definitivamente. L'URSS, di fronte alla minaccia dell'estansione della ribellione islamica alle vicine repubbliche di Turkmenistan, Uzbekistan e Tagikistan, decide di invadere l'Afghanistan oltrepassando il confine nel dicembre '79.
Nel gennaio '80 gli Usa offrono al Pakistan un piano di aiuti economici e militari per arrestare l'avanzata dell'Urss in Afghanistan, ma era già da tempo che la Cia tendeva la sua longa manus verso l'area in questione. Da un'intervista a Zbigniew Brzezinsky,ex consigliere per la Sicurezza Nazionale Statunitense, da Le Nouvel Observateur (Francia) 15 Gennaio 1998 :
Brzezinsky: Secondo la versione ufficiale della faccenda, gli aiuti ai Mujaheddin da parte della CIA sono cominciati durante il 1980, ovvero, dopo che l'armata rossa aveva cominciato l'invasione dell'Afghanistan il 24 Dicembre 1979. La realta', rimasta fino ad oggi strettamente celata, è completamente diversa: è stato il 3 luglio 1979 che il presidente Carter ha firmato la prima direttiva per aiutare segretamente gli oppositori del regime filo sovietico di Kabul.
Quello stesso giorno ho scritto una nota al presidente nella quale si spiegava che a mio parere quell'aiuto avrebbe determinato un intervento armato dell'unione sovietica in Afghanistan.
Domanda: nonostante questo rischio lei ha sostenuto questa azione segreta.
Ma lei stesso desiderava questo intervento sovietico ed ha cercato di provocarlo?
Brzezinsky: non e' proprio cosi?. Non abbiamo spinto i russi ad intervenire, ma abbiamo consapevolmente aumentato le probabilita' di un loro intervento

Come si attua la strategia USA in questo contesto?
Il ruolo fondamentale è svolto dai servizi segreti pakistani (ISI) che ricevono intelligence e finanziamenti da USA e Arabia Saudita ( sono questi gli anni dell'alleanza economica tra la famiglia Bush e la famiglia saudita dei bin Laden, al cui proposito torneremo in seguito). L'ISI gestisce autonomamente i fondi americani e la guerra contro la Russia non viene presentata al popolo afghano e ai volontari stranieri (che d'ora in poi chiameremo arabi-afghani) come una guerra pro-America, ma come una jihad islamica contro gli infedeli comunisti. I pochi ufficiali, che in realtà erano a conoscenza del vero ruolo americano, lo hanno silenziosamente accettato, pur di abbattere l'allora principale nemico russo.
Citiamo qualche dato: al 1987 si stima che l'America avesse fornito alle forze della guerriglia 65000 tonnellate di armi, fra cui i micidiali missili Stinger, e aiuti economici fino a 470 milioni di dollari. Con l'appoggio della Cia l'ISI arrivò ad avere uno staff segreto di ben 150000 persone, a tutti gli effetti una vera e propria struttura parallela di governo.
Agli inizi dell'89 è definitivo il ritiro delle truppe sovietiche e la sconfitta russa (13310 morti e 35478 feriti ) contribuisce in modo determinante alla dissoluzione dell'Urss, come ben previsto dagli strateghi americani.

Seconda fase 89' 92- ascesa dei mujhaeddin
Al di là dell'alleanza con gli usa il pakistan ha interesse a installare un governo islamico a Kabul subalterno ai suoi scopi. Infatti,Islamabad , vuole "disinnescare", la questione del Pashtunistan (la "Linea Durand" divideva in due i territori dell'etnia pashtun tra Afghanistan e Pakistan) in senso favorevole al suo paese, così da potersi dedicare alla ancor più delicata questione del Kasmhir ( ove c'è l'uranio) dove erano in corso guerre sanguinose con l' India.
Inoltre un governo estremista di stampo islamico-sunnita in Afghanistan avrebbe esercitato una pressione contro il vicino Iran islamico-sciita ("bestia nera" degli Usa ), e contemporaneamente avrebbe costituito un freno per un eventuale ritorno russo nell'area.
Questi calcoli hanno convinti gli Usa a sforzarsi per sostenere la Jihad finché con la definitiva scomparsa dell'Urss ( dic.'91), l'America si chiama fuori da un'area ormai scomoda a causa della presenza di un pericoloso integralismo islamico da lei stessa precedentemente armato e si dedica prevalentemente ad altre aree ( per esempio il golfo persico dove nel 91 scoppia la guerra ).
L'alleanza dei partiti di Peshawar, che sembrava ormai chiaramente forzata e imposta dall'esterno per interessi economici, i quali peraltro andavano cambiando la loro direzione, si sciolse e scoppiò la guerra civile tra le diverse fazioni della resistenza islamica. Nel 1992 i mujaheddin tagiki sostenuti dall'Iran e fedeli a Rabbani e Massud, si impossessano di Kabul, sottraendola all'uzbeko Dostum e ad Hekmatjar, leader degli afghani-arabi, appoggiato dal Pakistan.
Gli scontri proseguono a fasi alterne fino al 1994, nel momento in cui compaiono i talebani ( che nel 1996 prenderanno Kabul) e Russia e USA tornano ad interessarsi dell'area.
E' importante capire come la guerra contro la Russia prima e la successiva guerra civile siano state il brodo di coltura di un acceso fanatismo islamico ( di impronta wahabita-saudita). Basti pensare che con soldi sauditi e soprattutto pakistani tra il '92 e l'82 ben 35000 musulmani provenienti da tutto il mondo hanno infoltito le fila dei combattenti afghani. Il Pakistan in primo luogo ha creato centinaia di madrassas e campi militari in Afghanistan, più volte usate in seguito come centri di reclutamento e addestramento per i soldati da spedire in Kashmir, Kossovo e Cecenia.
Fra l'altro molti combattenti hanno preso a ragionare sul fatto che, se si era riusciti a sconfiggere l'URSS, perché non si poteva fare lo stesso con
gli Stati Uniti?
Emblematico è il ragionamento di Brzezinsky.

D: e nessuno di voi e' pentito di avere supportato l'integralismo ed il terrorismo islamico con armi ed addestramento?
Brzezinsky: cosa e' più importante per la storia del mondo? I talebani od il collasso dell'impero sovietico? Qualche musulmano esaltato o la liberazione dell'Europa centrale e la fine della guerra fredda?
L'errore (o forse la dimenticanza ) degli Stati Uniti appare ora in tutta la sua evidente drammaticità.

GIOCHI DI POTERE IN AFGHANISTAN (PARTE SECONDA)
Il nuovo grande ruolo dell'Afghanistan nella partita globale
Mentre all'interno del Paese i capi guerrieri si scontrano massacrando la popolazione civile, all'esterno non è visibile alcuna ricerca di soluzioni politiche per l'Afghanistan. Il mondo intero sembra voler "dimenticare" l'esistenza di questo Paese, per cancellare i misfatti e gli errori di valutazione commessi in questa regione.
Nel 1993 cambia il contesto strategico e l'Afghanistan, ormai completamente disintegrato, torna a farsi importante per i grandi manovratori delle trame del potere mondiale. La sparizione dell'URSS è ormai irreversibile; le ex-repubbliche sovietiche vogliono divenire luogo di approdo dei capitali americani. Teheran si offre ora come via alternativa a i traffici dell'Asia Centrale. Consentire all'Iran di controllare i traffici nell'area avrebbe significato ridurre l'influenza degli Usa da un lato e dell'Arabia Saudita dall'altro sugli stati della CIS dove venivano emergendo nuove riserve di petrolio e di gas. Era infatti sul petrolio del Caspio che l'Iran voleva mettere le mani. In questo momento dunque Usa e Arabia Saudita si ritrovano alleati. Il Pakistan , maggior produttore mondiale di oppio, voleva dal canto suo il controllo delle vie della droga. Con la guerra afgana fu possibile per il Pakistan agire indisturbato su questo territori segnato dagli scontri e bisognoso di finanziare i mujaheddin senza gravare sui bilanci interni, decise di trasferire le piantagioni di oppio in Afghanistan.
Con la piena legittimazione della Cia e dell'Isi ebbe inizio un enorme commercio di narcotici che portò l'Afghanistan a produrre, tra il '92 e il '95, ben 240 tonn. di oppio annue.
Il 91,5 % del ricavato totale andava ai grandi centri della criminalità organizzata sparsi nel mondo civilizzato per un valore di 9,15 miliardi di dollari all'anno; i restanti 850 milioni di dollari criminali i fermavano in Pakistan, consentendogli di affermarsi come potenza nucleare.

I talebani e la strategia Pakistana di controllo dell'Afghanistan
Il 4 novembre del '94 un gruppo di guerriglieri assalta nei pressi di Kandahar un convoglio di 30 camion pakistani diretto in Asia Centrale. I taliban, (letteralmente , "studenti di teologia coranica") compaiono per la prima volta sulla scena come gruppo armato che dichiara di voler proteggere la libertà di traffico e di transito in Afghanistan. Il giorno dopo Kandahar viene presa dai talebani. Agli inizi del O95 i talebani controllano sette province afghane su 28 e nel febbraio O95 arrivano a Kabul sconfiggendo in pochi mesi i partiti dei mujaheddin e il governo, sempre più debole e diviso di Rabbani.
E' chiaro che il convoglio nascondesse dietro la facciata di aiuti umanitari merci scottanti quali armi e droga.
I talebani appartengono alla setta sunnita dell'Islam (inizialmente erano pasthun durani ) e vogliono costruire una vera società islamica, sebbene sin dall'inizio non siano chiare le loro concezioni statuali e le loro idee costituzionali.

Tra fasi stagnanti e momenti di rapidissime avanzate militari, sostenuti economicamente e militarmente dal Pakistan, i talebani arrivano nel '98 a conquistare Mazar-i-Sharif e a controllare il 90% del territorio afghano.
Nella prima tappa di questa ascesa un governo talebano filopakistano era la carta che il Pakistan poteva giocare per soddisfare l'alleato americano, che sosteneva fortemente il progetto Unocal di un gasdotto attraverso l'Afghanistan. Nel 1998 tuttavia qualche ingranaggio in questo complesso marchingegno si rompe.
Facciamo ora un passo indietro.

Bin Laden, gli americani e i talebani
La storia degli affari tra la famiglia Bush e la famiglia Bin Laden comincia negli anni '60 in Texas. Mohammad Bin Laden, sceicco saudita diventato miliardario con commesse edili provenienti direttamente dalla famiglia reale comincia a fare investimenti in America. Dopo la morte di Mohammad (incidente aereo) il testimone passa al figlio Salem Bin Laden, fratello maggiore di Osama, che "sbarca" in Texas nel '73, fondando una compagnia aerea. Compagno di avventure imprenditoriale di Salem è il cognato Khalid bin Mafhouz, proprietario della più grande banca privata del mondo e banchiere della casa reale saudita. L'obiettivo dei due è entrare nei circoli finanziari americani che contano per poter poi condizionare la politica americana agli interessi della dinastia saudita. L'uomo giusto da agganciare per questo progetto è in quegli anni G. Bush senior, petroliere, influente uomo politico, direttore della Cia dal '76. C'è anche il contatto giusto: si tratta di J.Bath, imprenditore, amico personale di G.Bush junior, agente Cia per i contatti con l'Arabia Saudita , alle dipendenze di Bush senior. L'anno di svolta è il '78. Bush jr. fonda la Arbusto Energy e i due sauditi, tramite Bath, prestanome di Salem, contribuiscono al capitale iniziale. In seguito Bath procurerà molti affari importanti ai due che entreranno pesantemente nei giri giusti. Gli anni '80 vedono l'ascesa di tutti questi personaggi. Bush sr. diventa vice presidente nell'81 e presidente nell'88; Bush jr. si da sempre più alla finanza e nonostante le sue società sembrassero sempre a un passo dal fallimento guadagna milioni di dollari , usufruendo di finanziamenti dagli arabie da tutto l'entourage di papà Bush. Salem e Mafhouz si radicano nel tessuto economico americano. Tra l'86 e il '90 Mafhouz acquisisce il 20% delle azioni Bcci , banca usata come copertura dalla Cia per il riciclaggio del denaro della droga, denaro usato tra le altre cose per finanziare i mujaheddin afghani nella loro guerra contro l'URSS. Tra i consiglieri di tale banca siede tra l'alto Khalifa , sceicco del Bharein . Sempre Mafhouz è tra i finanzatori della "Blessed Relief", Ong musulmana recentemente accusata di finanziare Osama Bin laden (di cui Mafhouf è cognato).Tutte queste attività portano Mafhouz al 125? posto nella classifica degli uomini più ricchi del mondo secondo Forbes.
Nell'87 Mafhouz acquisisce il 17% delle azioni Harken Energy compagnia di Bush Jr.; subito dopo la Harken ottiene una commessa multimiliardaria dal Barhein ( guarda caso) e le azioni volano alle stelle.Nell'88 però Salem muore come il padre in un incidente aereo e nel '90 il sodalizio Bush_Mafhouz si rompe. Bush jr., prevedendo la crisi del petrolio kuwaitiano e la conseguente guerra del golfo ( fatta dal padre) vende tutte le azioni della Harken finchè il prezzo è ancora alto; quando la Harken fallisce Mafhouz è l'unico che ne paga le conseguenze e lo scandalo travolge anche la Bcci che fallisce. Mafhouz dunque scompare di scena e ripara in Irlanda.
Attualmente è ricercato come braccio destro di Osama Bin Laden. Durante la guerra contro l'URSS il giovane Osama combatte al fianco dei mujaheddin; pur essendo antiamericano, sceglie di approfittare del sostegno USA contro l'URSS . Tra il '90 e il '91 si rompe il cartello finanziario tra Bush e bin Laden e soprattutto l'America invade il Golfo. Osama si allontana allora dalla casa reale saudita, facendosi promotore degli interessi petroliferi locali.
Privato successivamente della cittadinanza saudita, ripara in Sudan, da dove, grazie alle sue immense risorse finanziarie riesce a mettersi a capo di un vasto movimento islamico antiamericano, cresciuto e fanatizzato nel calderone delle guerre civili afghane. Messo in piedi un vero e proprio impero del terrore, si sposta in Afghanistan, dove nel '96, con la mediazione del Pakistan (qual fatale errore!) conosce il mullah Omar.
Mediante un'abilissima operazione politica, supportata dagli aiuti finanziari e militari che bin Laden era in grado di offrire ai talebani, sfila ai pakistani il controllo di ampi settori del regime talebano, rivolgendoli contro l'America. Nel 1998 si sfiora la guerra: bin Laden fa esplodere le ambasciate americane in Africa e l'America risponde con una pioggia di missili sui campi di al-Queda. L'Unocal abbandona il progetto. I tempi per una guerra però non sono ancora maturi. Sono gli anni in cui l'amministrazione Clinton privilegia i Balcani e il Kossovo. Si tenta una
negoziazione che sembra aprire uno spiraglio; nel 2000 la Unocal rientra nel progetto, ma è solo uno fuoco di paglia. In seguito il cambio della guardia al governo USA: si insedia al potere l'amministrazione più militarista e connessa con gli interessi petroliferi degli ultimi anni. Dal marzo 2001 ad agosto 2001 l'America offre un ultimatum ai talebani: se ci consegnate bin Laden ( e ci lasciate costruire il gasdotto Unocal, ndr) vi copriremo d'oro, altrimenti vi seppelliremo di bombe.

Collettivo di fisica, gruppo "guerra e pace", un. "La Sapienza", Roma
Questo lavoro è in fase costante di aggiornamento. Sarà gradita ogni forma di collaborazione
Per mandare materiale, osservazioni , commenti, critiche : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Chiunque può stamparlo, fotocopiarlo e diffonderlo come crede (anzi, gli autori si augurano che ciò avvenga) con l'unica richiesta di riportare sempre la nota per il lettore iniziale e i contatti web e e-mail con il collettivo di fisica indicati in prima pagina.

La guerra la terrorismo: il più feroce gesto di terrorismo non solo internazionale (12 Dicembre 2001)
Se c'erano dubbi si stanno dissipando sempre più. Come diceva un antico proverbio "nessun gallo combatte solo". Così il terrorismo è localizzato in un posto specifico solo dalla propaganda mediatica, in realtà sono le organizzazioni terroristiche (se con terrorismo si intende cercare di ottenere uno scopo politico utilizzando il terrore) che si stanno scontrando seminando il loro enorme carico di atrocità Terrorismo è quello che ha fatto crollare le due torri, è quello che ha ucciso i bambini palestinesi, è quello che l'America sta imponendo ai suoi abitanti. Le leggi speciali "anti-terrorismo" le spiega nel dettaglio Michael Ratner .
"Le conseguenze interne della guerra al terrorismo comportano arresti di massa ed interrogatori degli immigrati, la possibilità di usare la tortura per ottenere informazioni, l'istituzione di uno speciale nuovo ufficio di gabinetto di Sicurezza Nazionale ed il passaggio ad una legislazione più garantista per l'intelligence e a maggiori poteri per le forze dell'ordine affinchè possano introdursi nelle vite degli americani.
Recenti iniziative (l'intercettamento delle conversazioni avvocato cliente; le commissioni militari per giudicare i sospetti terroristi) minano il cuore delle tutele costituzionali e sono reminiscenze delle pratiche inquisitorie.
Sebbene non oggetto di discussione di questo articolo, la guerra al terrorismo significa anche avere un governo invasivo: la censura nei mezzi di comunicazione, l'oppressione del dissenso e la schedatura di profili etnici e religiosi dei musulmani, arabi e asiaticiÖ
Il 13 novembre il Presidente Bush ha firmato un ordine esecutivo per istituire delle commissioni o tribunali militari per giudicare i terroristi sospetti. Vigente tale ordine i non-cittadini, americani o meno, accusati di aiutare il terrorismo internazionale possono, su discrezione del Presidente, essere giudicati immediatamente da una di tali commissioni. Queste non sono corti marziali, che prevedono molte più misure di tutela. Gli strappi dalle tutele costituzionali che tale ordine esecutivo permette lasciano senza fiato. Il Ministro della Giustizia Ashcroft ha esplicitamente affermato che i terroristi non meritano la protezione costituzionale. Questi sono "tribunali" di condanna e non di giustizia. Il Ministro della Difesa nominerà i giudici, in gran parte ufficiali militari, che decideranno sia le questioni di diritto che di fatto. Diversamente dai giudici federali, che sono nominati a vita, questi ufficiali non saranno super partes e avranno tutte le ragioni per giudicare in favore dell'accusa. Le usuali norme sulla prova, che offrono una serie di assicurazioni di certezza, non verranno applicate. Il "sentito dire" ed anche le prove ottenute con la tortura sembrano essere ammesseÖ
L'unanimità tra i giudici non è richiesta neanche per la condanna a morte. I sospettati non avranno la libertà di scegliersi un avvocato. L'unico appello contro una condanna sarà verso il Presidente o il Segretario della Difesa. Sembra inverosimile, l'intero processo, inclusa l'esecuzione, viene celebrato in segreto e in qualsiasi luogo il Segretario di Stato decida. Un processo potrebbe essere organizzato anche su una portaerei ed il corpo della vittima gettato in mare. Il Presidente ha, letteralmente, licenza di uccidereÖ
Le indagini e gli arresti dell'FBI.
L'FBI ha sempre fatto di più che dare la caccia hai criminali; come la CIA, essa si considera la protrettrice dell'ideologia statunitense. Coloro che si opponevano alla politica del governo - attivisti per i diritti umani, manifestanti contro la guerra in Vietnam, i critici alle guerre dell'era-Regan, dissidenti culturali - sono stati continuamente sorvegliati e le loro attività mandate all'aria, da parte dell'FBI. Nei giorni seguenti gli attacchi dell'11 settembre, il Ministro della Giustizia Ashcroft ha focalizzato l'attenzione sugli stranieri senza tener conto che essi fossero residenti, studenti, lavoratori temporanei, o turisti. Normalmente, uno straniero può essere trattenuto solo per 48 ore prima dell'archiviazione delle accuse. Il nuovo regolamento di Ashcroft permette di arrestare stranieri che possono essere trattenuti con qualsiasi accusa "per un tempo ragionevole", presumibilmente un mese o più.
Incredibilmente, l'FBI ed il Dipartimento di Giustizia stanno discudendo metodi per costringerli a parlare, metodi che includono "l'uso di droga o sistemi di convincimento mirati come quelle utilizzate dagli investigatori israeliani". Il termine scintifico per descrivere queste tattiche è: tortura. Il nostro governo vuole torturare persone per farle confessare. Resistenze a tutto ciò vengono anche da ufficiali degli apparati delle forze dell'ordine. Un vecchio agente dell'FBI capo del Counter Terrorism (Dipartimento di antiterrorismo), ha detto, in un numero di ottobre del New York Newsday: "L'uso della tortura è contrario ad ogni mio principio. Ci sono possobilità che tu prenda la persona sbagliata con il rischio di danneggiarla o ammazzarla". D'altra parte la tortura è illegale negli Stati Uniti come lo è per il diritto internazionale, gli ufficiali statunitensi rischiano di andare sotto processo se utilizzano tali pratiche. Per queste ragioni, si è pensato di andare in altre nazioni per fare questo sposrco lavoro; si vuole estradare i sospetti verso quei Paesi alleati dove i servizi di sicurezza minacciano le famiglie dei fermati ed usano la tortura.Sarebbe difficile immaginare un segnale più indicativo che ci testimonia il periodo di repressioni che ci aspetta. L'FBI attualmente sta anche investigando gruppi che dichiara siano legati al terrorismo, tra cui organizzazioni pacifiste come ad esempio il gruppo statunitense delle Donne in Nero che protestano con delle veglie contro le violenze in Israele ed in Palestina. L'FBI ha minacciato con la forza le membre delle Donne in Nero di dire tutto sulla loro organizzazione altrimenti sarebbero state arrestate. Come una membra del gruppo ha detto: "Se l'FBI non riesce o non riuscirà a distinguere tra organizzazioni agiscono nell'odio e nel terrorismo e gli attivisiti pacifisti che lottano alla luce del solecontro tutte le forme del terrorismo, siamo veramente in pericolo". Sfortunatamente, l'FBI non opera tale distinzione. Non stiamo solamente affrontando una retata di migliaia di persone vagamente sospette, ma un'indagine a tutto campo del movimento di contestazione negli Stati UnitiÖ"Organizzazione terrorista" è un termine ampio e indefinito che può accogliere gruppi come l'IRA e l'African National Congress oppure gruppi civili che hanno attuato una qualsiasi attività violenta, come Greenpeace. Uno straniero che fornisce solamente aiuto umanitario o medico ad organizzazioni di tal tipo o semplicemente appoggia politicamente potrebbe essere incarcerato per un tempo indeterminato.
Il terrorismo nazionale.
La legge istituisce una nuova serie di reati. Uno dei più minacciosi per il dissenso e per chi si oppone alle politiche del govenro è il reato di "terrorismo nazionale". Questo reato è vagamente definito come gli atti che sono pericolosi per la vita, violano la legge penale ed "appaiono diretti ad intimidire o coartare la popololazione civile" oppure "ad influenzare la politica governativa con l'intimidazione o la coercizione". Con questa definizione una manifestazione di protesta che blocca la strada ed impedisce ad un'ambulanza di passare potrebbe essere considerata un azione di terrorismi nazionale. Allo stesso modo anche le manifestazione di Seattle contro il WTO potrebbero rientrare nella definizione. Questa è un inutile aggiunta al codice penale; già esistono molte norme che puniscono la disobbedienza civile, ma senza etichettare queste giuste forme di protesta come terroriste imponendogli delle severe pene detentive."
Michael Ratner, Human Rights, tradotto da Emiliano

Ammazziamo!!! (14 Dicembre 2001)
Questa che si sta svolgendo non è soltanto una guerra, è una rivoluzione.
Una rivoluzione del modello di pensiero creatosi negli ultimi anni e una rivoluzione del linguaggio. L'interesse a mantenere il controllo della popolazione civile ha sempre imposto un linguaggio imbonito, ipocrita, ma che permetteva di far rientrare la guerra nel senso morale dei civili occidentali. I nemici morti sono sempre stati segnalati come "perdite nelle fila nemiche", poi si parlava di obiettivi colpiti. Credevamo di avere un senso comune ormai assodato, che ci spingeva a rigettare le stragi di massa, che ci portava a ritenere che gli eserciti nemici vengono amnistiati, che ci faceva sentire le guerre come l'intervento dei buoni contro un nemico invisibile e mai piangente.
Ma l'America ha deciso di cambiare politica e dopo essersi consultata con i suoi esperti di comunicazione ha stabilito che il mondo occidentale civile era ora disponibile a sentire l'odore del sangue tirando fuori istinti sopiti dalla morale. Così hanno preso la morale, l'hanno infilata in una fossa e ci hanno messo parecchi quintali di terra sopra.
Mostrano tranquillamente giovanissimi volontari arabi sanguinanti, morti a terra, disperati, e li sottolineano con parole mai usate prima. Viene sganciata la terribile bomba pesante, che distrugge tutto indiscriminatamente, e dichiarano "l'obiettivo è uccidere quanti più uomini possibili". L'obiettivo è uccidere uomini non era mai stato detto nella società moderna. I volontari arabi si arrendono e l'America ribadisce che non li vuole arresi ma morti. Dichiara apertamente il desiderio di strage.
Ci sono i marines a sud dell'Afghanistan. Ci hanno detto esplicitamente che lo scopo di questi terminators è uccidere chi tenta la disperata fuga. E senza più alcun problema viene mostrata al mondo la loro operazione dichiarata un "successo": l'uccisione di sette ragazzi che non sparano, stanno fuggendo.
In queste ore centinaia, forse migliaia, di giovani a Tora Bora stanno chiedendo disperatamente l'intervento dell'ONU, quella propaggine degli USA che si ostina a chiamarsi Nazioni Unite, ma Rumsfeld risponde "nemmeno per sogno, li ammazziamo tutti". E gli uomini di Washington sorridono, a volte addirittura ridono, quando parlano di uccidere tutti, di non dare possibilità di nessuna bandiera bianca, di non fare prigionieri.
Questa tecnica è stata studiata a tavolino. Lo scopo è sfruttare l'onda emotiva degli attentati in America per aprire un nuovo capitolo sulle guerre e il colonialismo. La gente si abitua, si calmano gli inascoltati sostenitori dei diritti civili e in futuro non ci saranno più processi alle guerre e agli eccidi in paesi lontani. Nessuno reagisce più, l'ONU tace, i morti sono una festa. La tecnica è riuscita.

Amici o nemici? (18 Dicembre 2001)
Pare che le alleanze mondiali stiano velocemente cambiando, i paesi si avvicinano, gli accordi si stipulano e tutti sono sorridenti. Ma di queste amicizie i fatti danno motivo di dubitare fortemente.
La Russia ha lasciato fare ed ha contribuito per ottenere la Cecenia e rimettere piede a Kabul. Però si è opposta con una fermezza mai vista prima a ogni altra decisione USA. Ha annunciato intanto la costruzione del nuovo sommergibile atomico strategico con un'innovazione che la rende pericolosissima e ha stretto improvvisamente rapporti stretti con la Cina. La Cina ha lasciato fare per ottenere il silenzio sul Tibet e per poter reprimere i ribelli musulmani sul suo territorio, ma si è affrettata a stringersi alla Russia e all'India escludendo gli USA dagli accordi. L'Europa rappresenta da tanto un potenziale nemico e un forte concorrente per l'America. Quindi l'America l'ha ora legata a filo doppio. L'Europa prende così un duro colpo e non gli è permesso l'avvicinamento né ai paesi dell'est né ai paesi arabi. Per sfuggire alla morsa il processo di europeizzazione è diventato impellente e inderogabile.
Con questi "amici" l'America deve ribadire duramente il suo ruolo di potenza militare, anche perché il PIL americano verrà raggiunto tra poco più di un decennio dalla Cina, evento mai verificatosi prima.
L'America sta per passare un enorme testimone ma deve mantenere un ruolo. Quello
strategico-militare resta il più affidabile.

QUALCUNO IN BORSA SAPEVA! (4 Gennaio 2002)
Prima dell'attentato dell'11 settembre vi sono state operazioni di borsa a dir poco "sospette". SI disse che bin Laden si stesse arricchendo sui morti da lui fatti. Infatti molte operazioni di borsa sembravano orientate "come se" qualcuno sapesse degli attentati. Ma chi pensasse di trovarci operatori di borsa alle dipendenze di Bin Laden rimarrebbe profondamente deluso. Nel notiziario delle ore 16 del 3 ottobre 2001 di Radio Capital veniva riferita di una "svista" di alcuni funzionari grazie alla quale è trapelata un'informazione delicatissima: General Motors e Boeing sono nella lista dei
"sospetti". Riportiamo integralmente quanto pubblicato sul sito web di Radio Capital (http://www.capital.kataweb.it/news/capital_127930.html): "3/10/01 New York, 16:31. Attacco agli Usa: GM e Boeing in lista di titoli sospetti. Sono 28 i titoli su cui le autorità del governo americano stanno indagando per scoprire eventuali manovre speculative operate nei giorni precedenti l'11 settembre da persone a conoscenza dei piani terroristici. Tra questi ci sono anche la General Motors e la Boeing. La lista stilata dalla Securities and exchange commission (Sec), l'equivalente americano della nostra Consob, è divenuta di pubblico dominio dopo essere apparsa per qualche ora sul sito web di un'unione commerciale canadese che non aveva colto l'invito alla massima riservatezza lanciato nei giorni scorsi dalla Sec. Tra le 28 aziende compaiono le compagnie aeree e assicurative che più hanno sofferto alla riapertura dei mercati azionari dopo la più lunga sospensione dal dopoguerra. In certi casi i ribassi sono stati di oltre il 0% del valore, ed evidentemente chi avesse speculato essendo a conoscenza dei piani avrebbe potuto trarne un vantaggio incalcolabile. Ma alcune anomalie nei volumi di transazione, specialmente nelle operazioni di 'short', sarebbero state
notate anche sui titoli di colossi industriali come appunto General Motors, Boeing, Lockheed Martin and Raytheon. Secondo quanto riferisce il Wall Street Journal, gli inquirenti non sarebbero riusciti per il momento a trovare alcuna prova certa di speculazioni "coscienti", cioè legate a una previa conoscenza di quello che sarebbe successo. E per qualcuno sarà del tutto impossibile stabilire qualsiasi legame tra i terroristi e chi ha guadagnato giocando al ribasso. (www.PeaceLink.it)

 

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