Progetto Tell Me Alfabetizzazione dei migranti attraverso il teatro
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Ogni tanto bisogna lasciarsi andare a ragionamenti arditi.
Questi mesi sono stati preda di discorsi seri, discussioni immediate. C’è la crisi, siamo in emergenza, bisogna darsi da fare concretamente. Ma questa notte vorrei scrivervi a proposito di prospettive più ampie. Provare a discutere Grandi Temi. Ad esempio, perché siamo convinti che il mondo migliori costantemente.

Tema di questa disquisizione è il pessimismo scientifico.
Esso trae linfa vitale dall’impianto stesso della scienza ufficiale, dedita ad analizzare i singoli organi degli esseri viventi, descrivendone le funzioni, rinunciando a priori a indagare il mistero del come questi organi formino un insieme capace di vivere. Gli scienziati sono bravissimi a fare a pezzi una creatura vivente e descrivere le parti che la compongono. Poi però non sono capaci di rimontarla.

Questa mancanza di visione complessiva della realtà impedisce di vedere alcuni meccanismi essenziali.
Ad esempio, solo recentemente è diventato argomento di indagine scientifica il fatto che il funzionamento di una fabbrica non è riducibile alla semplice somma di funzioni produttive. Non basta che ogni operaio realizzi il suo pezzo di automobile, è necessario che vi sia lo “spirito di appartenenza”, un elemento volatile e inafferrabile che ha però enormi ricadute economiche: l’operaio Volkswagen produce tre volte di più dell’operaio Fiat. Fenomeno collegato al fatto che è pagato il doppio, è rispettato, i suoi rappresentanti siedono in consiglio di amministrazione. Questa diversa cultura dei rapporti di lavoro porta a una diversa cultura industriale: le auto Volkswagen sono prodotte con migliori standard di tolleranza (cioè si tollerano meno le imperfezioni nella fusione dei componenti dell’auto) e sono quindi di qualità migliore.

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Far l’amore è rivoluzionario!

Ho visto il film “Il matrimonio che vorrei” con Meryl Streep, Tommy Lee Jones e Steve Carell e l’ho trovato geniale oltre che grandemente girato e interpretato.
Affronta senza banalità la storia di una donna che dopo 31 anni di matrimonio si accorge di non essere felice e inizia a desiderare un rapporto vero: vuole parlare con suo marito, vuole avere un contatto emotivo e fisico, e vuole amore.
Non mi aspettavo che il film riuscisse a raccontare in modo onesto e vero le reciproche ragioni che hanno portato questa coppia di amanti ad abbandonare il romanticismo e a cadere nella routine più vuota e meccanica.
Invece si racconta bene quel che a mio parere è l’angolo più nascosto della psicologia maschile: noi viviamo come un’offesa insanabile il rifiuto, il non essere accolti, e siamo capaci di oscura vendetta autistica.
È un concetto che trovo difficile persino esporre… Potrei dire che noi maschi che abbiamo subito un’educazione patriarcale, costruiamo il nucleo centrale della nostra forza/sicurezza sulla sequenza paura-vendetta-solitudine: desidero unirmi con altri esseri umani, non essere solo ma ho paura del mondo; ho grande paura del rifiuto; e quando sperimento il rifiuto (o il presunto rifiuto) reagisco con un atto di forza e di orgoglio: mi chiudo dentro di me, come una città assediata; pratico la resistenza del rifiuto dei contatti con il mondo esterno, dimostro a me stesso e agli altri che posso vivere da solo; occhio per occhio, rifiuto per rifiuto; questa scelta la perseguo con una determinazione cieca e posso andare avanti per decenni; contraggo i miei muscoli, contraggo il respiro, censuro quello stupido del mio corpo e quell’infantile del mio istinto che anelano contatti affettivi e giochi; mi blindo dentro, uso un senso critico esasperato come cemento dell’anima… E il maschio riesce a fare all’ennesima potenza quello che per una donna è difficile: questo processo di cementificazione avviene spesso in modo formalmente pacifico… Ci sono uomini capaci di perpetrare questa vendetta emozionale continuando a portare il caffè a letto alla moglie.

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Tre anni fa, con Michele Dotti davamo alle stampe “Non è vero che tutto va peggio”, edito dalle Edizioni Missionarie Italiane. Editore al quale ci rivolgemmo perché uscire per l’editrice missionaria dava al libro più credibilità, in quanto notoriamente i missionari sono a contatto con i più poveri del mondo. Quindi che loro ci editassero avvalorava la nostra tesi: nonostante tutte le brutture e gli orrori del mondo attuale è utile rendersi conto che stiamo costruendo quotidianamente un mondo un po’ migliore, e lo stiamo facendo da migliaia di anni.
Certo, esistono zone particolarmente povere, in preda alle guerre, dove le condizioni di vita sono oggi peggiori addirittura di quelle dell’età della pietra, ma nel complesso ci sono meno guerre, meno omicidi, meno poveri di duemila anni fa come di 50 anni fa.
Convincere le Edizioni Missionarie a editare il nostro libro richiese una lunga discussione: alcuni sostenevano che se si diceva che la povertà è diminuita allora sarebbe diminuita anche la voglia della gente di fare la carità. Altri erano invece convinti che parlare dei miglioramenti ottenuti con decenni di sforzi collettivi, avrebbe spronato le persone a impegnarsi ancora di più, diffondendo ottimismo.

Molti hanno paura dei piccoli miglioramenti. Tendono a esagerare la parte negativa dei comportamenti umani, convinti in buona fede che così facendo si aumenta la quantità di persone disposte a impegnarsi “per salvare il mondo”. E poi la paura vende.

Ora è uscito un ponderoso studio di Matt Ridley dal titolo “Un ottimista razionale”. Scritto in modo leggero e spiritoso, pieno di racconti ed esempi, questo libro fornisce una mole impressionante di dati. Con metodo scientifico il libro prende in considerazione tutti gli aspetti della vita umana dimostrando che in tutti i campi i progressi sono stati immensi e che negli ultimi 50 anni il ritmo del miglioramento ha avuto una progressiva impennata.

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Mi duole dirlo ma ha ragione Sallusti

Cioè, devo ammettere che sono d’accordo con uno dei più cattivi mastini del Cavaliere.
Cioè, puoi immaginare quanto mi costi dirlo.
Voglio dire… Ognuno ha la sua storia…
Sallusti da Santoro ha detto che tutta questa crisi, il voltavoltafaccia di Berlusconi, la trappola stesa per terra da Letta con la complicità di Alfano, in realtà sia tutto il frutto di un complotto ordito da Obama, la Merkel e Company. Cioè, visto che l’Italia è un’economia essenziale e che se crolliamo noi crolla tutto, han deciso che B. ha rotto le scatole perché è vanesio.
A me sembra un’ottima notizia. Finalmente qualcuno tiene sotto mira la classe politica italiana. Ogni leader ha un drone puntato sulla sua testa.
Forse riusciranno finalmente a fare le riforme… Che ne sento parlare da quando ho 10 anni.

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Cronache altissime

“Ahhhh!” Urlò il barbuto agitando le braccia.
Sembrava un tricheco ubriaco.
“Che ti piglia?” Chiese la donna con le spalle scoperte e la pelle ambrata.
Seguì una sequela di bestemmie irripetibili.
“Vorrei farti notare che se uno è Dio non dovrebbe bestemmiare… Mi sembra un po’ masochista…”
“Dio?” Disse lui afferrandosi la punta della lunga barba bianca. “Ti sembro io Dio? Eh? Secondo te se io ero Dio facevo un mondo così?!? Ma che schifo! 300 umani stanno annegando in mare, passano 3 pescherecci e nessuno si ferma? Ma se io ero Dio li incenerivo lì seduta stante a quei balordi!”
La donna lo guarda, si gratta elegantemente il naso e poi osserva a bassa voce: “Senti, ma l’Universo l’hai creato tu o no?”
“Ma ancora con questa storia? Ma quando la pianterai? Come te lo devo dire che io non l’ho creato come volevo io. Io ho solo realizzato un progetto. Attenendomi al progetto… Quindi Dio non sono io ma Lei!”
“Senti ma io questa Lei non l’ho mai vista e sono duemila anni che sto qua…”

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