Progetto Tell Me Alfabetizzazione dei migranti attraverso il teatro
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Tre anni fa, con Michele Dotti davamo alle stampe “Non è vero che tutto va peggio”, edito dalle Edizioni Missionarie Italiane. Editore al quale ci rivolgemmo perché uscire per l’editrice missionaria dava al libro più credibilità, in quanto notoriamente i missionari sono a contatto con i più poveri del mondo. Quindi che loro ci editassero avvalorava la nostra tesi: nonostante tutte le brutture e gli orrori del mondo attuale è utile rendersi conto che stiamo costruendo quotidianamente un mondo un po’ migliore, e lo stiamo facendo da migliaia di anni.
Certo, esistono zone particolarmente povere, in preda alle guerre, dove le condizioni di vita sono oggi peggiori addirittura di quelle dell’età della pietra, ma nel complesso ci sono meno guerre, meno omicidi, meno poveri di duemila anni fa come di 50 anni fa.
Convincere le Edizioni Missionarie a editare il nostro libro richiese una lunga discussione: alcuni sostenevano che se si diceva che la povertà è diminuita allora sarebbe diminuita anche la voglia della gente di fare la carità. Altri erano invece convinti che parlare dei miglioramenti ottenuti con decenni di sforzi collettivi, avrebbe spronato le persone a impegnarsi ancora di più, diffondendo ottimismo.

Molti hanno paura dei piccoli miglioramenti. Tendono a esagerare la parte negativa dei comportamenti umani, convinti in buona fede che così facendo si aumenta la quantità di persone disposte a impegnarsi “per salvare il mondo”. E poi la paura vende.

Ora è uscito un ponderoso studio di Matt Ridley dal titolo “Un ottimista razionale”. Scritto in modo leggero e spiritoso, pieno di racconti ed esempi, questo libro fornisce una mole impressionante di dati. Con metodo scientifico il libro prende in considerazione tutti gli aspetti della vita umana dimostrando che in tutti i campi i progressi sono stati immensi e che negli ultimi 50 anni il ritmo del miglioramento ha avuto una progressiva impennata.

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Mi duole dirlo ma ha ragione Sallusti

Cioè, devo ammettere che sono d’accordo con uno dei più cattivi mastini del Cavaliere.
Cioè, puoi immaginare quanto mi costi dirlo.
Voglio dire… Ognuno ha la sua storia…
Sallusti da Santoro ha detto che tutta questa crisi, il voltavoltafaccia di Berlusconi, la trappola stesa per terra da Letta con la complicità di Alfano, in realtà sia tutto il frutto di un complotto ordito da Obama, la Merkel e Company. Cioè, visto che l’Italia è un’economia essenziale e che se crolliamo noi crolla tutto, han deciso che B. ha rotto le scatole perché è vanesio.
A me sembra un’ottima notizia. Finalmente qualcuno tiene sotto mira la classe politica italiana. Ogni leader ha un drone puntato sulla sua testa.
Forse riusciranno finalmente a fare le riforme… Che ne sento parlare da quando ho 10 anni.

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Cronache altissime

“Ahhhh!” Urlò il barbuto agitando le braccia.
Sembrava un tricheco ubriaco.
“Che ti piglia?” Chiese la donna con le spalle scoperte e la pelle ambrata.
Seguì una sequela di bestemmie irripetibili.
“Vorrei farti notare che se uno è Dio non dovrebbe bestemmiare… Mi sembra un po’ masochista…”
“Dio?” Disse lui afferrandosi la punta della lunga barba bianca. “Ti sembro io Dio? Eh? Secondo te se io ero Dio facevo un mondo così?!? Ma che schifo! 300 umani stanno annegando in mare, passano 3 pescherecci e nessuno si ferma? Ma se io ero Dio li incenerivo lì seduta stante a quei balordi!”
La donna lo guarda, si gratta elegantemente il naso e poi osserva a bassa voce: “Senti, ma l’Universo l’hai creato tu o no?”
“Ma ancora con questa storia? Ma quando la pianterai? Come te lo devo dire che io non l’ho creato come volevo io. Io ho solo realizzato un progetto. Attenendomi al progetto… Quindi Dio non sono io ma Lei!”
“Senti ma io questa Lei non l’ho mai vista e sono duemila anni che sto qua…”

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Ridere ai funerali

La cosa incredibile del mondo è che anche le situazioni più tragiche hanno dentro una vena comica. Vederla fa bene alla salute.

Mi dispiace che mia madre sia morta anche perché si sarebbe divertita a vedere alcune scene…
La prima cosa che direbbe lei è: “Ma quando finiscono le condoglianze?” La vicinanza di tante persone gentili è stata per noi una grandiosa medicina... la solidarietà, l’affetto... Però deve esserci un limite oltre al quale si inizia a coltivare un oblio amoroso. Invece pare proprio che questo lutto debba procrastinarsi a lungo. Girare con mio padre e pensare ad altro è impossibile. Pure in aperta campagna, dove non c’è assolutamente nessuno, sbuca, da un campo di mais alto due metri, un contadino e si mette a gridare: “Ma quanto mi è dispiaciuto!”
Sul molo di Cesenatico c’è il signore in canottiera della Juve che lo abbraccia commosso mormorando: “Mi dispiace, signor Fellini!”.
C’è la signora di una certa età che gli si avvinghia addosso, balzando fuori da un portone, lanciando gemiti gutturali. Poi si stacca da lui, lo guarda e dice: “Fatti coraggio che tanto io e te moriamo alla svelta!” E tutti a toccarsi i coglioni.
E c’è il signore romagnolo bruciato dal sole, che parlando di mio padre come se non ci fosse osserva: “Lui ragiona ancora, alla sua età sono tutti rincoglioniti”.
A volte di eleganza ce n’è da vendere…

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Sono ancora comunista nonostante tutto?
Nonostante Lenin, nonostante Stalin?
Si può dire ancora la parola COMUNISTA?
Interrogativo storico.
Mi consolo pensando che c’è tanta gente che continua a dirsi cristiana, nonostante tutti i crimini commessi nel nome di Gesù.
Perché non potrei io continuare a essere comunista, allora?
Comunista con qualche precisazione. Sono pacifista, è storicamente provato che Marx non ha mai posseduto una pistola.
E sono della corrente comica: una risata vi seppellirà.
Il nostro simbolo è quell’operaio degli inizi del ‘900, che mentre due carabinieri lo portano via, tenendolo per le braccia, sghignazza. Una risata vi seppellirà.
I miei ne fecero un manifesto agli inizi degli anni settanta, con buona pace di chi ancora li calunnia sostenendo che il Soccorso Rosso Militante era un’organizzazione che fiancheggiava il terrorismo.

Chiarito questo, vorrei spiegare perché sono, ancora, comunista.

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