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Finanza Etica

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Breve vademecum su quello che si puo' fare per utilizzare in modo etico i propri risparmi, spiegato in modo eccezionalmente chiaro da Francesco Terreri, uno dei migliori specialisti del settore.

FINANZA ETICA
La finanza etica è uscita definitivamente dal rango di investimento di nicchia anche nel nostro paese, come già accaduto in altri.
Sembra passato un secolo da quando, alla fine degli anni ’80, nascevano le prime, piccole, iniziative di finanza etica con la costituzione delle MAG (mutue auto gestione).
Verso il finire degli anni ’90, poi la costituzione della prima banca etica italiana e l’approdo sul mercato di nuove, per l’Italia, forme di finanzia etica – i fondi etici – con il lancio dei tre fondi del S. Paolo.
Da quel momento l’offerta di prodotti etici, sul mercato italiano, è andata aumentando considerevolmente fino a raggiungere il numero attuale di circa una decina di fondi comuni di investimento cosiddetti “aperti” offerti da S. Paolo IMI, Gestnord, Ducato (Monte Paschi), Unicredito, Banca Intesa, BNL. E si aspetta il lancio di altri prodotti, a cominciare da quelli di Banca Etica, nel corso di quest’anno.
Un altro elemento importante – ironia della globalizzazione finanziaria contro il cui dilagare erano nate le prime iniziative di finanza etica – è che oggi si può tranquillamente investire anche in fondi etici di altri stati.
Cosa peraltro facilitata anche dallo sbarco in Italia di alcuni colossi mondiali della finanza etica – Sam Group, Mellon, Cordius – in questi mesi con alcuni loro prodotti.
Volendo quindi investire su strumenti non italiani la scelta può cadere, oltre che su quelli citati, anche su quelli di Social funds, Citizen, Domini, Pax world.
Come orientarsi in questo ampio panorama?
I criteri possono essere molteplici.
Ci si può indirizzare verso quei prodotti che riescono ad unire l’eticità degli investimenti con la redditività. Ed a tale proposito – tralasciando l’attuale congiuntura sfavorevole di tutte le borse ed anche quindi dei fondi etici – va sottolineato come non si tratti assolutamente di prodotti non redditizi.
Un altro elemento è legato – come per tutti gli altri prodotti di risparmio gestito – alla composizione del portafoglio (azioni, obbligazioni, titoli di stato) e di conseguenza al proprio profilo di rischio.
Oppure si può decidere in base al settore di investimento. Vi sono infatti prodotti specificamente dedicati all’ambiente (investendo in aziende del settore o particolarmente pulite sotto tale aspetto), altri dedicati alla cultura ed altri ancora “normali” sotto il profilo degli investimenti ma che devolvono una parte dei rendimenti a particolari organizzazioni non profit.
Ancora si può individuare il fondo etico in cui investire sulla rigorosità di funzionamento: dalla qualità dei criteri di inclusione ed esclusione nel proprio portafoglio, alla presenza di un comitato etico, alla certificazione di un processo di investimento da parte di certificatori esterni.
Oppure si può discriminare in base al fatto che non si vuole investire in un fondo dedicato alle società quotate nelle borse (cosa normale per la maggior parte dei fondi etici) – per quanto corrette – preferendo investire in quegli strumenti che hanno come obiettivo il far affluire capitali verso quei settori o soggetti che normalmente non hanno accesso al credito o agli investimenti.
E qui entrano in gioco tutte le banche e le finanziarie etiche con i tradizionali prodotti di raccolta del risparmio (conti correnti, certificati e libretti di deposito, obbligazioni). Oppure prodotti di risparmio gestito diversi come fondi chiusi, alcune sicav, ecc.
Naturalmente queste tipologie hanno un connotato etico più sostenuto poiché uniscono la logica di indirizzo degli investimenti verso aziende “pulite” con quella che pone l’obiettivo di raggiungere principalmente i “non bancabili”.
Sotto questo profilo un elemento ancora più interessante è rappresentato da chi si dedica ai poveri del sud del mondo, come le iniziative di finanza etica dedicate al microcredito ed alla microfinanza, vale a dire a quegli strumenti di sostegno delle micro e piccole imprese nei paesi del sud del mondo ed in transizione. In quest’ultimo caso, oltre ad alcune realtà italiane con un portafoglio peraltro limitato, si può fare riferimento ad alcune realtà internazionali come Triodos, Sidi, Okobank, Sos faim, Oikokredit.
Per molti aspetti questa è la nuova frontiera dell'investimento etico, quella che investe in una "borsa" dove le società "quotate" sono la cooperativa di produttori di caffè messicani, la banca dei poveri bengalese, la "microfinanziaria" dei venditori ambulanti di Cotonou.

Mameli Biasin e Francesco Terreri - Microfinanza srl

SECONDA PARTE
Il 20% più ricco della popolazione mondiale ottiene il 95% del credito erogato nel mondo. La stragrande maggioranza dei poveri non ha semplicemente accesso a questo strumento decisivo per costruire un futuro. Al tempo stesso, il modo con cui noi - il 20% più ricco - utilizziamo tutto quel denaro che abbiamo a disposizione comincia, per fortuna, a far storcere il naso a molti, che vorrebbero vedere un utilizzo più corretto, più "etico" del proprio risparmio.
Se quindi dovessimo dare un suggerimento su qual è la scala di priorità oggi per impiegare qualche gruzzolo che abbiamo da parte, faremmo la seguente classifica:
1) In primo luogo investire nel fondo di credito dei venditori ambulanti di Tangeri (Marocco) o in una cassa popolare dei Sem terra brasiliani. Detto in altri termini, spostare almeno un poco le risorse finanziarie dai paesi ricchi ai paesi poveri sostenendo, in modo particolare, la nuova rete di istituzioni locali di microcredito.
- Se qualcuno vuole provarci in modo un po' più sofisticato, può comprare quote di un fondo di investimento che ha nel portafoglio le banche dei poveri. Non c'è in Italia, ma in Europa sì: è il Dexia Microcredit Fund (Dexia è una grande banca che fa capo ai Crédit Communel francesi e belgi). Tutte le informazioni su www.blueorchard.ch.
- In Europa si trovano altre opportunità di investimento nel microcredito presso alcune banche e finanziarie etiche, come ad esempio la Triodos Bank (Belgio-Olanda) www.triodos.nl, Oikocredit (Olanda) www.oikocredit.org, Shared Interest (Gran Bretagna) www.shared-interest.com.
- Se invece si è disposti a sostenere in modo più tradizionale (per ora) - attraverso donazioni che però consentono di partecipare a comitati di investitori nel microcredito - le istituzioni di microfinanza nascenti, si può partecipare alle iniziative di Microfinanza - www.microfinanza.it, che di questi tempi propone un fondo per la microfinanza in Argentina, uno per gli ambulanti di Tangeri (di cui sopra) e uno per gli agricoltori di Prijedor in Bosnia.
- La società di Milano CreditoSud (e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.) investe soprattutto nei produttori del commercio equo e solidale. Le informazioni su questa esperienza si trovano nelle botteghe del mondo (del commercio equo) e sul sito del Consorzio Ctm-Altromercato www.altromercato.it.
- Il Consorzio Etimos è l'organizzazione vicina a Banca Etica impegnata ad "aprire la strada" all'impegno della banca nel microcredito. Dettagli dei progetti sostenuti in www.etimos.it.
2) In secondo luogo collocare i propri risparmi in banche etiche che finanziano l'economia sociale e i soggetti svantaggiati. Quindi, in primo luogo, la Banca Popolare Etica www.bancaetica.com. Ma anche le Mag, cooperative di mutua autogestione del risparmio: Mag2 Finance di Milano (www.mag2.it), Mag4 Piemonte (www.mag4.it), Mag6 di Reggio Emilia (e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.).
Banche etiche sono ormai diffuse in tutta Europa. Un elenco non esaustivo in www.inaise.org, il sito dell'Associazione internazionale degli investitori nell'economia sociale.
3) In terzo luogo investire nei fondi etici, cioè in quegli strumenti di investimento che si muovono all'interno delle Borse e dei mercati finanziari, ma scelgono di avere criteri di selezione sociale ed etica dei titoli. La gamma di questi strumenti si è molto arricchita anche in Italia, dove ormai si raggiungono i 2 miliardi 900 milioni di euro di risparmio gestito. Siamo però sempre lontani dagli Stati Uniti, dove i fondi di investimento etici gestiscono qualcosa come 2.340 miliardi di dollari.
I criteri di selezione degli investimenti sono più o meno stringenti e orientati in modo diverso. Per scegliere ci si può basare su alcune fonti. In Italia è stato pubblicato, dalla rivista AltrEconomia (www.altreconomia.it), un Manuale del risparmiatore etico e solidale a cura dell'Associazione Finanza Etica (www.finanza-etica.org). Vi sono analizzati, anche dal punto di vista etico, 15 fondi di investimento proposti da banche italiane. È disponibile presso le botteghe del mondo (del commercio equo).
On line, si trovano ampie informazioni su www.eticare.it. Se si vogliono esplorare le possibilità dell'investimento etico su scala internazionale, compresi gli Usa, si può andare su www.socialfunds.com.

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