Festival EcoFuturo 2017 Padova

Quadri, tele e bozzetti di Dario Fo in vendita
A+ A A-

Tutto sul G8 di Genova, anno 2001

Rate this item
(0 votes)

G8 Genova 2001Mai più Genova!
(Non possiamo cancellare con un gesto la barbarie ma possiamo segnare un confine invalicabile oltre al quale rifiutiamo tutti di andare)
E' necessario parlare di tutti i manifestanti e gli agenti che sono riusciti a limitare la violenza. Senza il loro straordinario coraggio il bilancio degli scontri sarebbe stato cento volte più terribile. Da questo bisognerebbe partire per formare un argine morale alla barbarie.
Le persone che hanno scelto la pace si devono unire in un grande segnale di civiltà anche se si trovano in opposte fazioni.
(Questo è uno sfogo emotivo alla ricerca di nuove soluzioni per non ripercorrere strade di piombo)
Questa mattina, dopo una settimana di angoscia assoluta, sono finalmente scoppiato a piangere.
Con tutti i mezzi, insieme a tanti compagni, abbiamo tentato di proporre, al posto dell'assedio al G8, una grande festa in un parco lontano da Genova, un'esperienza di incontro che ci permettesse di comunicare i contenuti della nostra opposizione ai progetti dei potenti del mondo. Fino alle ultime ore abbiamo continuato a discutere a cercare una via alternativa a una scelta che, era chiaro, avrebbe portato allo scontro violento. Quanto sarebbe stato meglio se avessimo lasciato Genova in mano a uno schieramento paranoico di forze invece di lasciare che la paranoia sconvolgesse anche noi!!! Poi ci siamo trovati io a recitare a Loano, a 70 chilometri da Genova, mia madre lì in mezzo alle cariche (per fortuna protetta da una stella) e mio padre a fare una regia a Pesaro.
Mia madre ha scelto di andare a Genova, nonostante dissentisse, perché ha ritenuto di dover essere insieme alle migliaia di compagni che confluivano a Genova, sperando di essere in qualche modo utile.
Ho sentito una madre che su Radio Popolare diceva del suo sgomento a seguire le radiocronache sapendo che suo figlio era lì in mezzo. Beh!, anche avere una mamma scapestrata in mezzo alle cariche e ai lacrimogeni è un'esperienza orribile.
Credo che in questi giorni milioni di italiani abbiano sofferto enormemente. Chiunque incontro, di qualunque credo politico, mi parla di quelle ore inchiodati davanti alle scene dell'orrore televisivo, come qualche cosa di veramente brutto.
Penso alle compagne e ai compagni picchiati mentre avevano le mani alzate, o nonostante si fossero arresi. Penso ai gruppi di preghiera, con frati e suore, che stavano in ginocchio, e che sono stati malmenati. Penso ai leader del Movimento che, seppur a mio parere sbagliando, hanno continuato, con dedizione assoluta e coerenza a fare fronte alle proprie drammatiche incombenze, credo soffrendo, una tensione spasmodica, lacerante.
Penso alle donne e agli uomini delle forze dell'ordine che si sono trovati a essere oggetto di aggressioni di una ferocia terribile. Penso ai feriti, molti dei quali giacciono ancora in ospedale. Sono più di 560 (oltre 600 secondo "Il Manifesto") e ancora a lungo continueranno a soffrire.

Penso a tutti i parenti, gli amici, che hanno tremato per i loro cari. Penso ai genitori di Carlo Giuliani, di 23 anni, ucciso a colpi di pistola. Penso ai genitori del carabiniere che, pare, abbia sparato (ci sono versioni contrastanti, alcuni accusano un altro milite). Penso ai 291 arrestati (secondo "La Repubblica") e soprattutto a quanti tra loro non hanno commesso assolutamente nulla.
Comunque questi eventi tragici lasceranno in tutti noi tracce di un dolore e di un'umiliazione profonda. Tracce che possono offuscare la fiducia di molti nelle possibilità del genere umano di progredire verso una sempre maggiore civiltà.
C'è una cosa che ancora troppo poco è stata detta: moltissimi, in entrambi gli schieramenti, si sono operati allo stremo riuscendo moltissime volte a fermare i più violenti fissando con i loro corpi un limite alla violenza disumana. Poco si è detto su queste persone che hanno toccato l'eroismo impedendo, spesso disarmati, che ci fossero altri morti e che si continuasse a infierire sui feriti.
Gli episodi che mi sono noti, certamente, sono solo una minuscola parte di quanto è accaduto e non è stato raccontato. Vorrei che si sapesse anche di questo, non solo delle violenze fatte ma anche di quelle impedite. Vorrei che si sapesse che almeno in un caso, comprovato da innumerevoli testimoni, i manifestanti hanno agito insieme ai carabinieri riuscendo a fermare alcuni impazziti che avevano circondato un carabiniere isolato e lo stavano massacrando, all'interno di un cellulare. Questo episodio è avvenuto circa un'ora prima la morte di Carlo Giuliani. L'ho appreso in diretta. Il cronista di Radio Popolare urlava disperato:"Lo massacrano!". La gente ha iniziato a urlare:"Basta! Basta!" la morsa sull'uomo bloccato nel cellulare e circondato si è allentata e un altro mezzo dei carabinieri è riuscito a trarre in salvo questo povero carabiniere ferito.
La stessa versione dei fatti è stata data da "Il Manifesto", connotata dalla stessa angoscia del cronista per il rischio corso dal milite. In un altro caso che è stato testimoniato sul Corriere della Sera un gruppo di nonviolenti gandiani è riuscito a bloccare una squadra di "Black Block" inferociti che avevano circondato alcuni carabinieri. Facendo scudo coi propri corpi e con la propria voce i gandiani sono riusciti a bloccare i Black Block, permettendo così ai militari di portarsi in salvo.
Ugualmente abbiamo visto in televisione un agente che interveniva a bloccare un collega che stava infierendo a manganellate su un ragazzo ferito, accasciato per terra.
Un mio amico è legato da una lunga amicizia con un commissario di polizia che era distaccato a Genova. Si sono sentiti al telefono e quest'uomo era distrutto, dopo 48 ore d'inferno senza sosta, e raccontava dello sforzo incredibile che molti poliziotti avevano fatto per bloccare colleghi fuori di testa che volevano scatenarsi in rappresaglie. Quest'uomo piangeva al telefono raccontando la sofferenza indicibile, lo sconforto, di chi come lui ha lottato su due fronti senza sosta. Va fatto onore a questi uomini che hanno arginato, arrivando in alcuni casi allo scontro fisico, gli eccessi più barbari.
La società civile italiana ha il dovere di raccogliere le testimonianze dell'azione stupenda di queste persone che ha enormemente limitato la gravità di ciò che è successo.
Ben altro bilancio di questi giorni leggeremmo sui giornali senza queste persone. Attaccare, difendersi, sono gesti automatici non richiedono nessun esercizio della pietà e dell'intelligenza. Adoperarsi per proteggere i propri avversari è invece qualche cosa che innalza la persona. E onore anche a chi (veramente tanti), non ha reagito davanti alle provocazioni e ha saputo coltivare la propria mansuetudine. Ringraziamo queste persone raccogliendo la storia di questi fatti. E' un gesto dovuto. Essenziale.
Raccontare gli sforzi per arginare la violenza fa crescere la pace.
L'esperienza di questi giorni può essere l'inizio di una malattia collettiva dell'anima. La brutalità se non è lavata da un rivolgimento del pensiero, da una catarsi, imputridisce e genera altra violenza.
Ho sentito le telefonate di alcuni compagni che a Genova sono stati picchiati. Dicevano:"Ero lì con le mani alzate e mi hanno picchiato coi manganelli! La prossima volta non li aspetterò con le mani alzate! " E sono certo che anche molti agenti colpiti, molti cittadini ai quali è stata distrutta la macchina, stanno pensando nello stesso modo. E' la sindrome della vittima che si trasforma in carnefice. La via per autoassolversi di qualsiasi brutalità.
Bisogna che gli italiani che amano la pace e credono nella superiorità del dialogo e del confronto anche duro ma civile, riescano a far sentire a queste persone che la società civile italiana, al di là del credo politico o religioso, non è permeabile a questi livelli di brutalità. Come possiamo trasformare questa situazione drammatica in un'occasione per la pace?
Ci piacerebbe poter chiedere che mai più ci siano scontri in piazza o violenze di alcun genere. Ma tutti sappiamo che cambiamenti del genere sono lunghi e laboriosi. In questi decenni la pratica dei peace kipers ha raccolto molti successi.
Gli anglofoni chiamano "acchiappa pace" i mediatori che, nei conflitti militari o sociali, si pongono l'obiettivo di trovare una via d'uscita. Il lavoro di queste persone segue 3 criteri fondamentali: agire per gradi, scoprire su quali elementi gli schieramenti antagonisti sono concordi e partire da questi per passare dall'antagonismo allo scontro produttivo attraverso la comunicazione degli aspetti positivi della situazione.
La chiave di questo modo di agire è l'acquisizione dell'idea che tutti i contendenti fanno parte di un insieme interconnesso e che il radicalizzarsi dello scontro genera comunque un peggioramento globale delle condizioni di tutti i contendenti. Il primo passo di questa strategia graduale è il fissare un confine invalicabile. Ad esempio dispositivi di autolimitazione della violenza come la Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra.
A Genova il confine della civiltà è stato violato ogni volta che si è continuato a infierire fisicamente su un manifestante o un poliziotto ferito e ormai inerme. Io propongo una cosa che potrà sembrare forse sciocca.
Chiedo a tutti gli italiani di firmare una dichiarazione, una Convenzione di Genova sul trattamento dei feriti e dei prigionieri durante gli scontri di piazza. Lo chiedo ai nostri compagni, lo chiedo ai nostri avversari, agli intellettuali della destra: Vespa, Ferrara, Feltri, Fede.
Facciamo un gesto nuovo e inaspettato, apriamo uno spiraglio per il dialogo e il rispetto. Facciamo un gesto collettivo che dica a tutti coloro che sono stati colpiti che esiste qualche cosa d'altro invece della vendetta. Il che non vuol dire cessare lo scontro, sarebbe impossibile, ma regolamentarlo.
E credo che in questo senso alcuni segnali di civiltà siano arrivati.
Il diabolico Fede è arrivato a ripetere più volte che l'operatrice del Tg4 ferita da un individuo in tuta nera è stata soccorsa da un giovane manifestante che l'ha tenuta abbracciata e protetta, sostenendola psicologicamente fino all'arrivo delle autoambulanze.
Ho visto uno spiraglio per fare questo passo nelle parlole di Agnoletto e in quelle di uno dei responsabili della polizia a Genova (disgraziatamente non ho sentito il suo nome). E' arrivato a dire qualche cosa che certamente negli anni '70 era assolutamente inimmaginabile. Ha ammesso che qualcuno durante le cariche potrebbe essere stato picchiato senza motivo da alcuni agenti, e a chiesto scusa a tutti coloro che (tra i cittadini e i manifestanti) sono stati danneggiati senza colpa durante gli scontri. Forse ha usato una formula diplomatica ma non ha detto (come hanno fatto altri) :"Noi siamo tutti perfetti voi siete tutti banditi".
Ovviamente non ha detto proprio quello che vorrebbero sentirsi dire molti manifestanti. Ma lo spirito dei cercatori di pace, l'unico che oggi ci possa aiutare, è quello di accettare piccolissimi passi in avanti guardando a ogni micro progresso come all'inizio di un cammino.
E un'azione particolare la vorrei chiedere a tutti i conduttori televisivi, che portano in televisone le emozioni degli amanti, delle famiglie e dei parenti che si riincontrano dopo decenni. Dovrebbe utilizzare l'occasione che questa campagna di pacificazione rappresenta: far incontrare davanti alle telecamere chi in quei giorni ha "aiutato il nemico" e chi è stato aiutato, farli conoscere, far ascoltare agli italiani la verità positiva che è restata nascosta dietro allo scoop della violenza.
(Jacopo Fo)

G8 Genova 2001Tutto quello che la televisione non ha detto su Genova
Siamo ammutoliti dallo sgomento.
Come abbiamo più volte ripetuto eravamo contrari all'assedio al G8 e avevamo tristemente previsto quello che è successo. Era evidente che i potenti del mondo avevano tutta l'intenzione di trascinare il Movimento in uno scontro durissimo allo scopo di screditarlo. Il Genoa Social Forum ha dimostrato una miopia incredibile e ci è cascato.
Ma effettivamente quello che si è consumato a Genova è un crimine che va al di là delle nostre più nere previsioni. Le forze dell'ordine hanno agito troppo spesso in modo assolutamente illegale, a un livello che offende la coscienza democratica di tutti i cittadini italiani.
Il fatto che ora noi si proponga una campagna di pacificazione e che si riconosca che molti, anche nelle forze dell'ordine, hanno agito cercando di limitare la violenza, non vuol dire che intendiamo non denunciare le azioni criminali di alcuni elementi deviati delle forze dell'ordine come quelle dei Black Block e degli "sfasciatutto", i "casseurs", che a loro si sono aggregati. E ci sembra che alcuni punti essenziali di questa illegalità non siano ancora stati spiegati in modo chiaro al grande pubblico.
1) Non si picchiano i prigionieri.
Le reti televisive hanno mostrato parecchie volte scene nelle quali si vedono alcuni agenti infierire su ragazzi, che giacciono per terra, già feriti, o totalmente in stato di resa e inermi, già completamente circondati da decine di agenti. A questi ragazzi si avvicinano uno o più poliziotti che li colpiscono senza alcun motivo con calci e manganellate, continuando a infierire anche in gruppi di 4/5 sui loro corpi. In particolare in un filmato si vedono 2 ragazzi stesi per terra sulla pancia. Intorno a loro ci sono poliziotti ovunque e si capisce chiaramente che i due ragazzi si sono arresi e sono a disposizione delle forze dell'ordine. Un poliziotto si avvicina e invece di ammanettarli o di trasferirli in questura in stato di fermo, colpisce alla testa il ragazzo sulla sinistra dello schermo mandandolo a sbattere violentemente con la faccia contro l'asfalto. In un'altra sequenza agghiacciante un gruppo di operatori di ordine pubblico ha circondato un giovane che giace per terra e invece di ammanettarlo o altro iniziano a colpirlo tutti contemporaneamente con i manganelli. Il ragazzo urla di disperazione e di dolore e i pubblici ufficiali continuano a colpirlo senza pietà e con il chiaro intento di provocargli gravi ferite mettendo a repentaglio la sua stessa sopravvivenza. In un'altra sequenza si vede una ragazza circondata da poliziotti che avrebbero facilmente potuto bloccarla allargando le braccia, invece la massacrano di botte lasciandola al suolo in un lago di sangue.
E' incredibile che queste immagini siano passate decine di volte senza che i commentatori televisivi facessero notare che si trattava di comportamenti criminali, di una totale violazione della legalità e dei diritti umani.
Non esiste legge al mondo che consenta di picchiare persone già in stato di arresto. Neppure in guerra è consentito agire con tale brutalità gratuita sui prigionieri, lo vietano esplicitamente le leggi civili e la Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra.
Se chi deve difendere la legge la viola così pesantemente senza subire conseguenze legali, si è di fronte a una situazione di enorme gravità che mette in stato di illegalità i vertici delle forze dell'ordine e il governo che, non intervenendo in nessun modo contro questi criminali che disonorano le forze dell'ordine, violano la Costituzione italiana e mettono l'Italia al di fuori del consesso delle nazioni civili.
La quantità di documentazione in questo senso è talmente vasta che riteniamo sia possibile organizzare un'azione legale su larga scala denunciando tali fatti alla magistratura nazionale, e a quella dell'Unione Europea.
Il fatto che alcuni manifestanti che avevano perso la testa davanti alle violenze si siano abbandonati a pari scene di brutalità contro agenti isolati, fatto accaduto in almeno due casi, non diminuisce la gravità del comportamento di alcuni elementi delle forze dell'ordine.
2) Non si picchiano manifestanti inermi.
Documentate in maniera certa da un grande numero di video, foto e testimonianze oculari è anche il fatto che le forze dell'ordine hanno più volte attaccato manifestanti pacifici che stavano con le mani alzate o seduti per terra . Sono stati caricati persino gruppi di suore e frati in preghiera. Contro questi gruppi pacifici si sono sparati lacrimogeni ad altezza d'uomo e ci sono stati addirittura caroselli con gipponi lanciati ad alta velocità. Che alcuni elementi delle forze dell'ordine si siano comportati in modo inaccettabile e illegale aggredendo persone non responsabili di nessuna violenza è stato velatamente ammesso anche da un alto funzionario durante un'intervista sul terzo canale. Anche un giornalista del Resto del Carlino ha avuto entrambe le braccia spezzate dagli agenti.
3) Sospettiamo che sia successo anche altro. Lo svilupparsi di un progetto di destabilizzazione a opera sia dei "Black Block" che di elementi deviati delle forze speciali e forse non solo di quelle italiane (e non sarebbe la prima volta che succede).
Questi episodi di criminalità sono indiscutibilmente accaduti. E sono documentati abbondantemente da fotografie e film e dalle dichiarazioni di migliaia di testimoni oculari.
Questo fatto ci fa sospettare che vi possano essere stati anche altri gravissimi comportamenti illegali sui quali chiediamo venga aperta un'inchiesta dalla magistratura italiana e dagli organi giudiziari dell'Unione Europea. Infatti, centinaia di testimonianze oculari, fotografiche e film ci inducono a sospettare che in più di un caso gruppi di Black Block abbiano ottenuto l'appoggio da parte di alcuni elementi deviati delle forze dell'ordine.
Nella giornata di sabato, per esempio, un gruppo di Black Block, tentava di infiltrarsi nel corteo pacifico. Veniva più volte respinto dal servizio d'ordine ma successivamente veniva fatto passare dallo schieramento delle forze dell'ordine e questo permetteva loro di portarsi alla testa del corteo pacifico, scatenare incendi e vandalismi di ogni sorta giustificando così le cariche contro i manifestanti pacifici. In altri casi testimoni oculari, confermati da foto e film, sostengono che gruppi di Black Block sono stati visti conversare amabilmente con elementi delle forze dell'ordine, all'interno del cortile di una caserma, uscire da un edificio delle forze dell'ordine, scendere da mezzi delle forze dell'ordine. Infine le forze dell'ordine avrebbero assistito ai preparativi di gruppi di Balack Bloc che stavano per entrare in azione senza intervenire in alcun modo contro di loro.
Per quanto i Black Block possano essere pazzi criminali, prima di Genova, hanno sempre dimostrato una certa coerenza, il loro codice criminale li porta a distruggere e attaccare le forze dell'ordine. Non era mai successo che attaccassero un corteo come è successo a Genova in varie occasioni. L'altro fatto assolutamente inedito è che a Genova alcuni gruppi di "Black Block" girassero con cineoperatori al seguito, fatto inconcepibile per un gruppo che ha fatto della segretezza e della distruzione delle cineprese e delle macchine fotografiche uno dei propri punti di forza. Infine è stato alcuni testimoni hanno notato un gruppo di tute nere che parlavano in tedesco e si scambiavano saluti militari mettendosi sull'attenti. Uno di questi è stato punito, in mezzo alla strada, da un suo superiore che gli ha inflitto una ventina di flessioni accompagnate da altrettante bastonate.
Simili comportamenti gerarchici ci sembrano impensabili all'interno di un gruppo di casseur anarchici e più probabili in un gruppo di militari di professione. Altrettanto sospetto, o quantomeno strano, è il fatto che ci sono state svariate perquisizioni agli accampamenti del Genoa Social Forum. Nessun agente ha però pensato di intervenire nel campo dove erano circa 400 tute nere, tutti stranieri, che avevano appeso apertamente cartelli in inglese che annunciavano orari di riniuni di strutture militari e preparativi per i piani d'attacco.
Ma qui dobbiamo ammettere che la capacità del Movimento di prevenire le infiltrazioni dei provocatori è stata tragicamente bassa. Come si è potuto arrivare a lasciare fin dal giorno 16 luglio un'intero accampamento nelle mani dei Black Block senza accorgersene?
4) Resta poi da denunciare il dilettantismo incredibile di alcune scelte dei vertici delle forze dell'ordine.
In particolare: come è stato possibile lasciare il controllo della piazza a contingenti spesso composti da soldati di leva mandati a fronteggiare casseurs a bordo di mezzi sprovvisti di reti di metallo a protezione dei vetri. Una misura considerata indispensabile fin dai tempi dell'uccisione dell'agente Annarumma, negli anni '70, colpito da un tubo innocenti che aveva sfondato il vetro del gippone. Mentre le forze dell'ordine hanno dimostrato un'efficienza del 100% nel difendere la zona rossa non si è vista la benchè minima capacità di difendere il resto della città. Nè i cittadini, nè i dimostranti inermi hanno ricevuto alcuna protezione.
Va invece fatto onore ai molti funzionari di livello intermedio e ai molti agenti che in alcuni punti hanno mantenuto aperto il dialogo con chi protestava pacificamente. Addirittura, in un caso, è stato concesso a un'anziano contestatore e a una ragazza di violare simbolicamente la zona rossa per il tempo di una sigaretta. In altri casi questi agenti sono intervenuti a difesa dei manifestanti pacifici o degli arrestati, scontrandosi, addirittura fisicamente, con colleghi che avevano perso la testa e si abbandonavano a violenze gratuite.
Ugualmente vorremmo ricordare che più volte è accaduto anche che i manifestanti pacifici intervenissero in difesa di agenti restati isolati o feriti e del fatto che siano più volte riusciti a fermare, pur senza usare armi di alcun tipo i violenti del blocco nero permettendo agli agenti circondati di portarsi in salvo ed evitando così il loro linciaggio.
Denunciando le brutalità ci sembra importante affermare che comunque la qualità morale di simili comportamenti supera il peso della banalità dell'orrore. Denunciando le violenze di alcuni elementi delle forze dell'ordine e di alcuni elementi del blocco nero e di altri casseurs, vorremmo anche richiedere che un tributo pubblico vada fatto a questi cercatori di pace che hanno agito nella tempesta di violenza che ha umiliato tutti nella città di Genova.
(Jacopo Fo)

CONTINUA CLICCA QUI

Last modified on

 Ads

Iscriviti alle newsletter di CACAO

E' gratis! Inserisci il tuo indirizzo e-mail nei box qui sotto
 
Iscriviti a Cacao Il Quotidiano delle buone notizie comiche

Iscriviti - cancella



Iscriviti a Cacao della domenica


Iscriviti - cancella

 

 

Leggi la Privacy

Vacanze benessere!

I Video di Alcatraz Channel

Tutti i video della Libera Università di Alcatraz

Comitato Nobel per i disabili Onlus

Nuovo Comitato Il Nobel per i Disabili Onlus
FAI UNA DONAZIONE AL COMITATO

Bonifico Bancario - Vaglia Postale

Ecovillaggio Solare di Alcatraz

 Ecovillaggio Solare di Alcatraz
Vicino ad Alcatraz, in Umbria, stiamo costruendo un ecovillaggio immerso in una valle meravigliosa, silenziosa e incontaminata. Scopri qui il progetto

SITI AFFILIATI AL NOSTRO CIRCUITO

Cacao - Quotidiano di buone notizie comiche:
www.cacaonline.it

Merci Dolci srl:
www.commercioetico.it
www.mercidolci.it
www.energiaarcobaleno.com

Eleonora Albanese:
www.eleonoraalbanese.it

Cacao è una testata giornalistica regolarmente registrata presso il Trib. di Perugia Aut. n° 634 del 21/06/1982
Redazione:
Jacopo Fo, Simone Canova, Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco
E-Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Domain Register: Associazione Cacao Libera Università di Alcatraz, S. Cristina di Gubbio 53, 06020 (PG) - PI: 00729540542