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MAMMA CHIMICA (21)

Sara Alberghini, Mamma Chimica

Rubrica a cura di Sara Alberghini, abitante dell'Ecovillaggio Solare di Alcatraz, mamma ed esperta di chimica...
Vuoi conoscere Mamma Chimica? L'abbiamo intervistata

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MAMME ZEN (5)

La rubrica Mamme Zen è a cura di Federica Morrone, giornalista, scrittrice, mamma... Buona lettura!

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Caro Sindaco medico in bicicletta che ho votato con slancio e gioia verso un cambiamento indispensabile. Stupendo credere di poter uscire finalmente dal buio baratro in cui la nostra città era precipitata con un’amministrazione nera nera.
Lei, marziano a Roma, vedeva conclamare l’elezione mentre io tra il 10 e l’11 giugno cercavo di spiegare al personale del Policlinico che ero in travaglio, che una donna può avere monitoraggio piatto, restare calma e silenziosa, ma essere in procinto di partorire. Sono servite 21 ore di mia ostinata determinazione a non muovermi dall’ospedale mentre mi si chiedeva di andare via, per far scoprire ai medici che la macchina a cui mi avevano attaccato era rotta, a quel punto mille scuse, cesareo di urgenza, complicati postumi post operatori risolti nel giro di un mese.
Lei stava festeggiando non poteva intervenire e ovviamente non aveva alcuna responsabilità sul degrado della sanità pubblica. Ma ora sono trascorsi nove mesi (giusto il tempo di una gestazione) e in tutta sincerità non vedo alcun volto nuovo di questa città… neanche un lieve sguardo.
Possibile che anche una domenica a villa Borghese diventi un’esperienza rischiosa? Dopo aver attraversato in bicicletta i pericoli della città, credevo che finalmente in un parco i bambini potessero sentirsi protetti. Invece no. Le insidie si moltiplicano. Macchine che misteriosamente circolano anche lì, Risho, Biga Bike, Go-Kart a pedali, veicoli di ogni genere che hanno come comune denominatore la difficoltà di frenare.
Tutto legittimo? Siamo sicuri? No, sicuri proprio no…
Mia figlia undicenne è stata travolta da signora americana su Biga (siamo in pieno Impero), lei passeggiava in bicicletta e ha avuto la prontezza di cadere bene, altrimenti non sarei qui a scrivere. La signora è stata onesta e disponibile, i carabinieri subito apparsi senza essere stati chiamati gentili, l’affittuario del mezzo invece ha negato fosse suo. La preoccupazione per la salute di mia figlia mi ha fatto soprassedere, comunque un controllo sull’affidabilità e magari anche fiscale su questi Signori Rent perché non lo facciamo?
Possibile che il traffico di villa Borghese sia tutto autorizzato? Se eliminassimo il superfluo pericoloso? Se tornassimo a quei bei pic-nic della domenica sul prato dove al massimo si rischiava una scottatura sulla fronte e non certo un incidente. O siamo vittime anche della lobby delle bighe che ci privano del piacere della vecchia bicicletta?
E fin qui mi sono rivolta al caro sindaco ciclista.
Ora parlo al medico.
Si può definire Paese Civile quello in cui un bambino con codice verde per ricevere una visita e una radiografia trascorre al Pronto Soccorso del Bambin Gesù 5 ore (da cartella clinica: 18.38 – 23.18)? Cuccioli di pochi giorni, un anno, due, quasi adolescenti, tutti insieme in una stanza soffocante, tra febbri alte, tossi, ossa rotte, pianti disperati, poppate, flebo, ambulanze in arrivo che ti fanno raccogliere in preghiera.
Possibile che non si trovino soldi per avere del personale in più? Almeno due radiologi, per esempio, e non uno soltanto che deve correre da Radio a Tac senza sosta.
La Grande Bellezza di questa città non la vedo in feste inutili, in residui annoiati di una dolce vita che non c’è mai stata; ma nell’attenzione, nelle cure, nella costruzione di una Roma prima di tutto a misura dei più deboli.
Caro Sindaco medico ciclista essere umano, abitiamo una città egoista, sporca, la nettezza urbana ti fa ostaggio con Equitalia e poi le strade annegano nell’immondizia.
Abito un centro dove non esiste più la tutela delle categorie merceologiche (eppure lo so che le leggi ci sono, chi deve farle rispettare?), dove con cadenza settimanale ormai assisto alla chiusura di un negozio storico per vederne sorgere uno nuovo con infissi di alluminio che vende gli ennesimi gadget per turisti.
Immagino Lei sappia che le serrande non si abbassano solo per la crisi, ma perché anche qui è arrivato il racket, forme diverse di mafie si sono date appuntamento tra piazza Navona e Campo de’ Fiori, chiedono il pizzo e aprono i loro negozi. Monopolizzano insomma.
Coraggio caro Sindaco. Qui c’è bisogno di coraggio.
E di passione, determinazione, atti decisi e non decisioni a metà.
Vuole le domeniche ecologiche. Bene! Ma che lo siano veramente e non trafficate quanto le altre. Permessi speciali, auto blu, teppisti, sfrecciano più veloci che mai. Chiuda, chiuda completamente, qualcuno strillerà, del resto è impossibile accontentare tutti. Ma vedrà che lentamente le persone cominceranno ad apprezzare il piacere di passeggiare tra le meraviglie di questa città dimenticata. Regaliamo il piacere del bello, facciamolo scoprire a chi non ne conosce l’esistenza.
Caro Sindaco del più grande museo all’aperto del mondo, si svegli! È tempo di agire. Renda accessibile questo museo, lo riempia di fiori, li faccia crescere in un’aria più respirabile sotto ogni punto di vista.
Noi elettori siamo come bambini stanchi di genitori assenti che regalano soltanto promesse ma persistono nel non esserci mai.

Federica Morrone

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La Giunta regionale della Valle d'Aosta ha approvato un disegno di legge che vieta la coltivazione di organismi geneticamente modificati su tutto il territorio.
“È stato verificato - ha spiegato il presidente della Regione Augusto Rollandin - che lo spezzettamento dei terreni tipico dell’agricoltura valdostana rende impossibile attuare strategie di protezione. Da qui la decisione di vietare gli Ogm”.
(Fonte: Lastampa.it)

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Torna Mamma Chimica! Per i nuovi iscritti che non la conoscono questa rubrica è gestita da Sara Alberghini, prossima abitante dell'Ecovillaggio Solare, mamma di Emiliano e Claudia, e laureata in Chimica. Da queste pagine è nato il blog www.mammachimica.it che contiene molti interessanti articoli, scritti bene, chiari, e alla portata di tutti. Non parliamo di chimica industriale ma di chimica di tutti i giorni. Buona lettura!
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Diversamente dal passato ci sono molti materiali con cui vengono contenuti e commercializzati beni come alimenti, cosmetici, detersivi.
Non più solo carta, vetro e tessuto, ma anche plastica, tetrapak, alluminio.
È chiaro che non avranno tutti lo stesso impatto sull'ambiente, sia quando viene effettuata la loro produzione, sia quando verranno gettati una volta finito il contenuto.
La carta è certamente biodegradabile e riciclabile, ma dovremmo anche sapere da quali alberi proviene e con cosa viene sbiancata. Il vetro può essere riciclato all'infinito, mentre la plastica no, ma rimettere in circolo il vetro richiede un'enorme quantità di energia. Il tetrapak è sicuramente comodo e ottimo per la protezione dell'alimento e del suo trasporto ma il suo riciclo è complicato: bisogna separare 3 materiali diversi che lo costituiscono (carta, plastica e alluminio) e di certo questa è una procedura piuttosto complicata e probabilmente dalle rese non altissime.
Insomma, per decidere con esattezza quale sia il materiale più “green” quando si acquista un prodotto bisognerebbe conoscere il suo LCA (Life Cycle Assessment) ovvero l'analisi dell'intero ciclo di vita dell'oggetto (“dalla culla alla tomba”).
L'LCA è un metodo oggettivo di valutazione e quantificazione di un prodotto, di un'attività o di un processo, che tiene conto dell'energia consumata per crearlo, delle sostanze immesse nell'ambiente, la CO2 prodotta, gli scarti di lavorazione, il consumo di acqua, ecc. Il tutto a partire dall'acquisizione delle materie prime fino a fine vita. Il calcolo fornisce dati scientifici interessanti ma è piuttosto costoso e complesso (utilizzato per esempio per assegnare il marchio Ecolabel).
Certamente prediligere prodotti senza troppi imballaggi superflui sarebbe già un buon inizio.
Quante volte la crema è contenuta in un vasetto all'interno della scatola, o la frutta è su vassoi avvolti dalla plastica, o le uova sono nella confezione di plastica avvolta dalla carta?
Potremmo anche optare per alimenti o detersivi “alla spina”, cioè sfusi, in pratica come una volta.
Questa operazione garantirebbe ad esempio un risparmio effettivo di plastica e di trasporto, ma soltanto se riutilizziamo lo stesso flacone per almeno 5-6 volte, altrimenti il calcolo LCA porterà ad un bilancio energetico sfavorevole.
Però non troveremo bagnoschiuma o creme alla spina (fortunatamente!).
I cosmetici non possono essere venduti sfusi, per ovvi motivi di igiene. Infatti, l'articolo n.10 delle Norme per l'attuazione delle direttive della CEE sulla produzione e vendita dei cosmetici dice: “La produzione ed il confezionamento dei prodotti cosmetici devono essere effettuati in officine con locali ed attrezzature igienicamente idonei allo scopo e sotto la direzione tecnica di un laureato in chimica, in chimica industriale, in chimica e farmacia, in chimica e tecnologia farmaceutica, in ingegneria chimica, in farmacia, in scienze biologiche, iscritto al relativo albo professionale o in possesso del titolo di equivalente disciplina universitaria di un paese della Comunità economica europea, con cui viga regime di reciprocità”.
Comunque, anche con tutte le buone intenzioni, spesso siamo costretti a comprare prodotti con molti imballaggi... Non c'è sempre la possibilità di fare la spesa al mercato, ma spesso dobbiamo andare nei grandi centri commerciali, oppure è difficile trovare nelle vicinanze rivenditori di prodotti alla spina e si sa il tempo è quello che è! Speriamo almeno di smaltirli nel modo corretto...
A me dispiace così tanto buttare i flaconi dei saponi o creme! Alcuni riesco a riciclarli, utilizzandoli per esempio per i detersivi fai-da-me da regalare ad amici e parenti, ma certo non tutti i contenitori!
La plastica è un materiale di sintesi così affascinante, tanti piccole molecole unite insieme a formare un polimero, un reticolato dalle caratteristiche tecniche e proprietà fisiche diversissime a seconda della molecola da cui si è partiti.
Certo, affascinante dal punto di vista squisitamente chimico!
La plastica deriva dal petrolio e non è biodegradabile (*), ma non si può certo negare che qualche vantaggio lo ha portato alla nostra vita! Penso agli oggetti usa e getta sterili in campo medico, ma anche alla sua leggerezza, utile per diminuire i costi e la fatica del trasporto.
Nel 1963 prese il Nobel per la chimica un italiano, Giulio Natta, proprio per aver messo a punto dei catalizzatori per creare il polipropilene, conosciuto anche con il nome commerciale di Moplen, insomma c'è un “pezzettino” di Nobel nostrano anche in molti oggetti di uso molto comune!
Sicuramente il discorso è diverso se devo scegliere personalmente il materiale con cui avvolgere gli alimenti per congelarli o conservarli in frigorifero. Oltre a tenere presente l'impatto ambientale, mi preoccupa anche che il non rilascino sostanze indesiderate al cibo. In questo caso per me è imbattibile il vetro: non altera le caratteristiche organolettiche degli alimenti, non assorbe gli odori e le sostanze sia dell'alimento contenuto che del detersivo con cui lo laverò e poi posso riutilizzare un sacco di contenitori di prodotti precedentemente acquistati. Anche i biberon dei bimbi li ho in vetro, ma è chiaro che quando sono in giro uso quelli di plastica, per ovvi motivi di sicurezza. Certamente anche per la merenda a scuola di Emiliano sceglierò un pratico contenitore di plastica!
Le plastiche però sono moltissime e non tutte uguali. Sui contenitori è indicato un numero, da 1 a 7, all'interno di un triangolino che indica il tipo di polimero utilizzato. Siamo nel campo della così detta “chimica del carbonio”, perché in pratica sono lunghissime catene di atomi di carbonio. Non sono compresi i siliconi che sono invece l'espressione della chimica del silicio.
Per es. il n.1 indica il PET: polietilenetereftalato, di cui sono fatte per esempio le bottiglie d'acqua e le bevande analcoliche in genere. Ma anche molti contenitori per alimenti.
Il n.2 e il n.4 indica il PE: polietilene, rispettivamente ad alta (densità HDPE) e a bassa densità (LPDE), a seconda del processo di polimerizzazione con cui è stato prodotto e che porterà a caratteristiche meccaniche e termiche diverse (resistenza agli urti, calore, agenti chimici, ecc.). Viene usato per fare i sacchetti per congelare, i contenitori e flaconi per alimenti o cosmetici. E il polimero più semplice.
Il n.5 è il PP: polipropilene, la plastica inventata dall'italiano, usata anch'essa per alimenti, per i flaconi dei detergenti ma anche per creare oggetti per uso alimentare come piattini e posatine per bambini.
Il n.6 è invece il PS: polistirene o anche polistirolo, di solito di questo materiale sono i piatti e bicchieri usa e getta (detti erroneamente di carta) ma se è nella forma espansa è proprio lui, quello bianco a piccole palline che da piccoli usavamo per fare la neve, con disappunto di mamma...
Con il n.3 è indicato il PVC: cloruro di polivinile, utilizzato per creare giocattoli, contenitori, tubi. Sono molto noti gli infissi e serramenti in questo materiale, sicuramente ottimi ed efficienti. Ma questa plastica è molto contestata sia perché il monomero da cui deriva, cioè la molecola base che viene ripetuta per creare il polimero, è il cloruro di vinile, un noto cancerogeno, diventato tristemente famoso dopo l'incidente al petrolchimico di Porto Marghera. Ma anche perché, per rendere il PVC più morbido, flessibile e facilmente lavorabile, viene addizionato con ftalati e anche queste sono sostanze piuttosto discusse per la loro nocività.
Gli ftalati sono esteri dell'acido ftalico, ce ne sono di vari tipi, indicati con sigle come DHEP: ftalato di bis(2-etilesile), DINP: ftalato di diisononile. Sono “agenti plastificanti”, molto usati nella produzione della plastica perché se integrati al polimero ne migliorano la flessibilità e quindi modellabilità del prodotto da creare.
Nel luglio 2012 è stato diramato un opuscolo del Ministero della Salute “Attenzione agli ftalati: difendiamo i nostri bambini” perché purtroppo circolano sui mercati europei molti giocattoli in plastica morbida come bambole, maschere di carnevale, giochi per il bagnetto, ciambelle, braccioli. Ma anche articoli per la scuola come gomme per cancellare, zainetti. Spesso sono oggetti di origine cinese e contengono concentrazioni molto elevate di ftalati. Queste molecole sono ormai riconosciute come sostanze tossiche per la riproduzione e assoggettate a restrizione europea. Il loro utilizzo non è consentito a concentrazioni superiori allo 0,1% (p/p) né nei giocattoli, né negli articoli destinati all'infanzia.
Il motivo della restrizione è chiarissimo: c'è il pericolo di una grande esposizione a queste sostanze derivata dal fatto che i bimbi possono masticare o succhiare per molto tempo i giocattoli! 
La presenza di giocattoli non conformi e il ritiro dal commercio viene segnalato dal 2005 dal Rapex (European Rapid Alert System for non-food products), il sistema europeo di allerta rapida per i prodotti di consumo pericolosi, che rappresentano cioè un grave rischio per la salute e sicurezza dei consumatori, ad eccezione di alimenti, farmaci o presidi medici (**).
Infine, con il n.7 nel triangolino, siamo in presenza di “altri materiali”, quindi tutte le altre plastiche o di un poliaccoppiato plastico, cioè più tipi di polimeri assieme o accoppiate ad altri materiali.
E qui non siamo in grado di sapere con che cosa sono stati fatti questi oggetti, potrebbero contenere ftalati ma anche il BPA.
Il BPA (bisfenolo-A) è una molecola utilizzata per realizzare un tipo di policarbonato (PC), una plastica rigida e trasparente, che consente di renderlo più resistente, infrangibile e quindi adatto a tutta una serie di oggetti che devono rompersi con difficoltà: giocattoli, bottiglie, biberon, lenti di occhiali, caschi. Il problema è che il BPA ha potenziali effetti tossicologici, in particolare sul sistema endocrino, riproduttivo, ma anche immunitario e neurologico.
Questi effetti possono avere un impatto più forte in un organismo in fase di sviluppo. E infatti nel gennaio del 2011 la Commissione Europea ha adottato una direttiva (2011/8/UE) che proibisce l'impiego del BPA per la produzione di biberon per l'infanzia in policarbonato. Gli studi in merito hanno evidenziato che il BPA può migrare in piccola quantità nei cibi e nelle bevande conservate in materiali che lo contengono.
Però l'uso del BPA è autorizzato in materiali e oggetti destinati a venire a contatto con prodotti alimentari dal regolamento 10/2011/UE...
Insomma, se devo scegliere il contenitore di plastica certamente le mie preferenze saranno per il PP e l'HDPE, che per loro natura non contengono ftalati o BPA, quindi se posso evito il simbolo con il n.3 e con il n.7 (anche se l'indicazione “per alimenti” dovrebbe farci stare tranquilli).
Ultimamente ho anche scoperto una cosa piuttosto interessante, di cui proprio non ne sapevo nulla e che mi farà definitivamente abbandonare l'uso dell'alluminio.
Nella lavorazione per creare i famosi rotoli, vengono utilizzate delle sostanze “scivolanti”, di varia natura, a seconda del tipo di tecnologia usata dalla ditta. Alcuni usano la paraffina (***). Certamente la quantità che potrà eventualmente trasferirsi all'alimento sarà minima, ma possibile che ste' paraffine ce le dobbiamo ritrovare dappertutto? Inoltre bisogna considerare che il tempo di contatto e la temperatura possono aumentare la cessione...
La carta da forno invece, per non far aderire i cibi, è ricoperta da polimeri, non da petrolio “spalmato”. Di solito si tratta di polimeri pesanti difficilmente trasferibili all'alimento e comunque inerti. Quindi è certamente non biodegradabile ma potrebbe essere un buon materiale per avvolgere i cibi da congelare.

Proprio per risolvere il problema della biodegradabilità, stanno prendendo sempre più piede le bio-plastiche, ovvero polimeri biodegradabili, perché derivanti da zuccheri e quindi degradati in tempi rapidi nell'ambiente come fossero una pianta.
Non dimentichiamo che la natura i polimeri li sa fare eccome!
Per esempio la cellulosa, l'amido o il caucciù (la gomma naturale appunto), quindi bisogna solo...“copiarla”.
Il cellophane è noto già dalla prima metà del diciannovesimo secolo ed è un tipo di cellulosa rigenerata, ma il prezzo elevato e le minori prestazioni rispetto ai polimeri petroliferi ne ha ridotto l'uso.
Adesso la sfida e l'obiettivo della ricerca è ottenere bioplastiche con caratteristiche tecniche e commerciali paragonabili alla plastica convenzionale. C'è un interessante articolo su questo argomento su Chimicare: “Le nuove frontiere applicative delle bioplastiche: dalla nostra tavola al risanamento dell'ambiente”.
Nell'articolo si parla ad esempio del Mater-Bi, la bio plastica più nota e diffusa, usata per i sacchetti dell'umido, ma lo sono anche i mattoncini colorati di un bellissimo gioco per bambini, tipo costruzioni.
In realtà esistono molti biopolimeri simili al Mater-Bi, con altri nomi commerciali, derivanti sempre da amido soprattutto di mais, ma anche patata o riso.
Questo tipo di bioplastiche hanno caratteristiche meccaniche che si avvicinano al PE ma sono sensibili a degradazione termica e tendono ad assorbire umidità (ovviamente l’amido interagisce con l’acqua...).
Inoltre resistono poco ai solventi ed agli oli.
Per diminuire questo problema vengono miscelati ad altri biopolimeri come quelli derivati dall’Acido Polilattico (PLA). Questo poliestere è sempre a base di mais, il cui amido viene scisso nei suoi monomeri costituenti (glucosio) e poi fatto fermentare in acido lattico. Il biopolimero PLA ha una buona resistenza a grassi ed olii e lo possiamo paragonare al PET per quanto riguarda la trasparenza e rigidità, però degrada velocemente sopra i 60 °C e con umidità elevata. Questo creerebbe problemi anche per l'immagazzinamento dei prodotti. Per questo viene attualmente usato per l’imballaggio di cibi a temperatura ambiente.
Atri biopolimeri presenti sul mercato sono i poli-Idrossialcanoati (PHA), prodotti sempre tramite processi di fermentazione batterica a partire da zuccheri o lipidi.
Molti gruppi di ricerca studiano il modo di creare biopolimeri da particolari rifiuti, magari particolarmente dannosi per l’ambiente. Per esempio la produzione di PHA a partire dagli scarti che si formano durante la produzione dell’olio di palma. Questo tipo di refluo ha un elevato carico organico che non può essere disperso nell’ambiente tal quale ma necessita di accurati e onerosi trattamenti.
L'utilizzo di rifiuti porterebbe anche altri vantaggi: produzione dei biopolimeri in loco, cioè all’interno dell’impianto di smaltimento e/o depurazione (abbattendo così i costi di trasporto e di produzione di CO2) e non ci sarebbe concorrenza con le materie prime utilizzate come fonte di cibo (mais e altre colture alimentari).
Esiste anche il biopolietilene, un ibrido tra biopolimeri e plastiche classiche: è prodotto da fonti rinnovabili quale l’etanolo e ha le stesse proprietà fisico chimiche del polietilene di origine petrolifera, compresa però anche la sua non biodegradabilità...
Ho trovato anche delle interessanti informazioni sui polimeri dell'Acido Succinico.
Pare che in questo campo l'Italia sia la prima per la distribuzione e lo sviluppo nel mercato europeo di questa nuova famiglia di polimeri utilizzati per la sintesi di bioplastiche. In provincia di Alessandria c'è il più grande impianto al mondo per la produzione di acido succinico da risorse rinnovabili (da biofermentazione).
Staremo a vedere!

NOTE
(*) Anche se a volte su qualche busta o contenitore scrivono per es. polietilene “biodegradabile”, questo non è totalmente vero. Cioè, vengono addizionati ai polimeri sintetici speciali sostanze (additivi) che non alterino le loro qualità commerciali e li rendano “più disintegrabili” ma non biodegradabili. La ricerca è molto impegnata in questo, ma comunque la loro decomposizione in natura richiede ancora moltissimo tempo! E poi l'aggiunta di altre sostanze al polimero potrebbe invece compromettere il suo riciclo, insomma il problema non è ancora risolto.
(**) Non vi fate ingannare dal nome del PET (polietilenetereftalato), a lui non sono addizionati ftalati, ma “parte” dalla molecola di acido tereftalico che è tutta un'altra cosa. Non ci sono dati in merito al rilascio di sostanze da parte del PET  all'acqua in bottiglia, quindi nessun allarmismo inutile, per carità!
Che poi sia meglio limitare l'uso di acqua in bottiglie di plastica e preferire quella del sindaco, non ci sono dubbi!
(***) La paraffina è quella che spesso ci capita di trovare anche nei cosmetici. Vi ricordo che il petrolatum è riconosciuto dalla Direttiva delle Sostanze Pericolose (67/548/CEE) come sostanza CMR2, ovvero non ha una diretta causalità nella formazione del cancro, come può essere ad esempio la formaldeide o l'amianto, ma è fortemente sospettata.

PER APPROFONDIRE ECCO LE FONTI:
BioDizionario: Cosmetici e prodotti Biodegradabili - www.chimicare.org - Rapex

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Lo rivela uno studio pubblicato su Cell Methabolism da un gruppo di ricercatori americani dell'Istituto nazionale del diabete e malattie digestive e renali, negli Stati Uniti.
Rabbrividire a causa del freddo rilascia un ormone che stimola il tessuto grasso a produrre calore, in modo che il corpo possa mantenere la sua temperatura interna. Questo ormone, che si chiama irisina, viene prodotto anche dal muscolo durante l'esercizio fisico. I risultati dimostrano che l'atto di rabbrividire produce calorie, bruciando il grasso bruno e migliorando il metabolismo.
La polmonite è un effetto collaterale trascurabile.
(Fonte: Repubblica)

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Un bambino risponde “grazie” perché ha sentito che è il tuo modo di replicare a una gentilezza, non perché gli insegni a dirlo.
Un bambino si muove sicuro nello spazio quando è consapevole che tu non lo trattieni, ma che sei lì nel caso lui abbia bisogno di te.
Un bambino quando si fa male piange molto di più se percepisce la tua paura.
Un bambino è un essere pensante, pieno di dignità, di orgoglio, di desiderio di autonomia, non sostituirti a lui, ricorda che la sua implicita richiesta è “aiutami a fare da solo”.
Quando un bambino cade correndo e tu gli avevi appena detto di muoversi piano su quel terreno scivoloso, ha comunque bisogno di essere abbracciato e rassicurato; punirlo è un gesto crudele, purtroppo sono molte le madri che infieriscono in quei momenti. Avrai modo più tardi di spiegargli l’importanza del darti ascolto, soprattutto in situazioni che possono diventare pericolose. Lui capirà.
Un bambino non apre un libro perché riceve un’imposizione (quello è il modo più efficace per fargli detestare la lettura), ma perché è spinto dalla curiosità di capire cosa ci sia di tanto meraviglioso nell’oggetto che voi tenete sempre in mano con quell’aria soddisfatta.
Un bambino crede nelle fate se ci credi anche tu.
Un bambino ha fiducia nell’amore quando cresce in un esempio di amore, anche se la coppia con cui vive non è quella dei suoi genitori. L’ipocrisia dello stare insieme per i figli alleva esseri umani terrorizzati dai sentimenti.
“Non sono nervosa, sei tu che mi rendi così” è una frase da non dire mai.
Un bambino sempre attivo è nella maggior parte dei casi un bambino pieno di energia che deve trovare uno sfogo, non è un paziente da curare con dei farmaci; provate a portarlo il più possibile nella natura.
Un bambino troppo pulito non è un bambino felice. La terra, il fango, la sabbia, le pozzanghere, gli animali, la neve, sono tutti elementi con cui lui vuole e deve entrare in contatto.
Un bambino che si veste da solo abbinando il rosso, l’azzurro e il giallo, non è malvestito ma è un bambino che sceglie secondo i propri gusti.
Un bambino pone sempre tante domande, ricorda che le tue parole sono importanti; meglio un “questo non lo so” se davvero non sai rispondere; quando ti arrampichi sugli specchi lui lo capisce e ti trova anche un po’ ridicola.
Inutile indossare un sorriso sul volto per celare la malinconia, il bambino percepisce il dolore, lo legge, attraverso la sua lente sensibile, nella luce velata dei tuoi occhi. Quando gli arrivano segnali contrastanti, resta confuso, spaventato, spiegagli perché sei triste, lui è dalla tua parte.
Un bambino merita sempre la verità, anche quando è difficile, vale la pena trovare il modo giusto per raccontare con delicatezza quello che accade utilizzando un linguaggio che lui possa comprendere.
Quando la vita è complicata, il bambino lo percepisce, e ha un gran bisogno di sentirsi dire che non è colpa sua.
Il bambino adora la confidenza, ma vuole una madre non un’amica. 
Un bambino è il più potente miracolo che possiamo ricevere in dono, onoriamolo con cura.
«Non insegnate ai bambini la vostra morale è così stanca e malata potrebbe far male /…/ Non indicate per loro una via conosciuta ma se proprio volete insegnate soltanto la magia della vita /…/ Non insegnate ai bambini ma coltivate voi stessi il cuore e la mente, stategli sempre vicini, date fiducia all’amore il resto è niente». (Giorgio Gaber “Non insegnate ai bambini” )

Federica Morrone (http://www.anyoga.it/)

Per leggere gli altri articoli di Federica per la rubrica Mamme Zen clicca qui

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Fino a cinque anni fa l’India vantava il triste primato di essere il Paese con circa la metà dei casi di poliomielite al mondo. Oggi, grazie alle campagne di vaccinazione, la situazione è cambiata e non si registrano nuovi casi dal 13 gennaio 2011.
"Il caso dell'India - sottolinea Alberto Cecchini, rappresentante di Rotary Italia - è emblematico perché testimonia come in una situazione sanitaria difficile e complessa da gestire, l'impegno costante e l'attenzione continua al problema possano sconfiggere la polio ovunque".
(Fonte: Repubblica)

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Fa vedere solo i cibi a basso contenuto di zuccheri.
(Fonte: Repubblica)

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Per ridurre le liste di attesa all'ospedale San Giovanni Bosco di Torino, il reparto di Radiologia rimarrà aperto fino a mezzanotte e anche il sabato mattina. Si tratta di un progetto pilota che durerà sei mesi, da gennaio a giugno. Chi è già in lista d’attesa nel 2014 può chiedere da subito di anticipare l’appuntamento nelle nuove fasce orarie.
Con la nuova programmazione è stato calcolato che sarà possibile garantire circa 160 esami in più al mese.
(Fonte: LaStampa)

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Alcuni medici delle Midlands, che hanno pubblicato il loro studio sul British Medical Journal, hanno analizzato tutti i 14 romanzi di Ian Fleming, segnandosi ogni drink buttato giù da James Bond. Risultato: Bond beve una media di 92 unità alcoliche alla settimana, quattro volte la dose raccomandata dal National Health Service. Ha un serio problema di alcolismo e difficilmente riuscirebbe ad avere performance sessuali come quelle che si narrano. Anzi, gli tremerebbero le mani, sarebbe perennemente in uno stato di “torpore alcolico” e sicuramente non sarebbe in grado di guidare la sua Aston Martin senza schiantarsi contro un albero.
Lo studio, ironico ma molto serio, servirà a sensibilizzare sul problema alcolismo e incidenti stradali per guida in stato di ebrezza.
Per James Bond invece solo una bella cirrosi epatica.
(Fonte: Focus)

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Al Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ravenna) è stato impiantato per la prima volta in Italia e tra i primi al mondo un pacemaker wireless, senza fili. E' lungo 4 centimetri e pesa solo 2 grammi.
MAI avvicinarlo a un cordless, si eccita!

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