EcoFuturo 2018 Padova 18-22luglio 2018

 

Cacao va in pausa estiva. Torniamo lunedì 3 settembre 2018.
Buona estate, buone vacanze, buona fortuna a tutti!!!

Progetto Tell Me Alfabetizzazione dei migranti attraverso il teatro
A+ A A-

Tutte le notizie di Salute e Benessere pubblicate su Cacao

Children categories

MAMMA CHIMICA (21)

Sara Alberghini, Mamma Chimica

Rubrica a cura di Sara Alberghini, abitante dell'Ecovillaggio Solare di Alcatraz, mamma ed esperta di chimica...
Vuoi conoscere Mamma Chimica? L'abbiamo intervistata

View items...

MAMME ZEN (5)

La rubrica Mamme Zen è a cura di Federica Morrone, giornalista, scrittrice, mamma... Buona lettura!

View items...

Lo scorso ottobre ha aperto i battenti la prima “stanza del buco” di Copenhagen, nel quartiere di Vesterbro, e il Consiglio Comunale già pensa ad aprirne altre tre. I cittadini, spaventati da quello che accadeva nelle strade, la chiedevano da più di vent'anni. In pochi mesi sono state salvate 6 vite e ridotta in modo consistente l'incidentalità connessa alla spaccio. Le esperienze di Svizzera, Canada, Australia, Amsterdam e Madrid dimostrano che, nonostante il parere sfavorevole dell'Onu, le narcosale per salvare i tossicodipendenti dall'overdose e dalle malattie funzionano.
(Fonte: Droghe.aduc.it, segnalata da Davide Calabria)

Published in SALUTE
Written by
Read more...

E' stata creata dal neurologo britannico Jack Lewis per il sito di musica in streaming Rara.com e si compone di 11 canzoni e brani musicali dall'effetto antidepressivo. Tecnicamente, spiega lo studioso, si tratta di pezzi che stimolano il sistema limbico e l'area della ricompensa, due zone cruciali per le emozioni piacevoli.
Questa la playlist: Prince - Sexy Dancer,
BB King - Let The Good Times Roll,
The Beach Boys - Surfing USA,
Bob Marley - Three Little Birds,
Muddy Waters - Got My Mojo Working,
Boney M – Sunny,
The Darkness - I Believe In a Thing called Love,
Scissor Sisters - Take Your Mama,
Outkast - Hey Ya,
M People - Moving on Up,
Tchaikovsky- 1812 Overture.
Manca “Felicità” di Al Bano e Romina Power!!!

Published in SALUTE
Written by
Read more...

L’Ausl di Bologna sarà la prima azienda sanitaria in Italia e al mondo a sperimentare una meditazione tibetana sui pazienti oncologici. Le sedute di pratica meditativa “Tong Len” partiranno a febbraio e coinvolgeranno inizialmente 80 pazienti. L'idea è del dottor Gioacchino Pagliaro, direttore del reparto di Psicologia clinica dell’ospedale Bellaria.
(Fonte: Ecquologia)

Published in SALUTE
Written by
Read more...

La pubblicità e il marketing non risparmiano nessuno, anche per i bambini ci sono in commercio una miriade di prodotti per la detergenza, cambio pannolino e cura quotidiana. Purtroppo, ho verificato più volte, che alcuni tra quelli famosi o acquistabili in farmacia hanno una lista di ingredienti (l'INCI) proprio scadente...
E poi, secondo me, non c'è un gran bisogno di tutti quei cosmetici, i bimbi non puzzano come gli adulti. Certo, quando fanno cacca e pipì sì, accidenti! E anche se rigurgitano o sono particolarmente sbavosi a causa dei dentini, ne so qualcosa! Ma in questi casi basta cambiare pannolino o vestitino.
Mi riferivo al fatto che le ghiandole sudoripare “apocrine”, responsabili delle secrezioni cutanee più puzzose, iniziano la loro attività solo a partire dalla pubertà. Quindi non c'è bisogno di interventi drastici di pulizia!
I neonati passano la maggior parte del tempo in culla o in braccio, quanto si potranno sporcare?
Se sono più grandicelli certamente staranno più tempo per terra (i più fortunati al parco) o a contatto con altri esserini mocciolosi e spesso avranno le mani e viso appiccicosi di pappa e merenda. Che senso avrebbe “sterilizzarli” a fondo, tanto dopo pochi minuti saranno già sozzi...
A parte gli scherzi, basteranno ovviamente poche e semplici regole di igiene, che gli consentiranno di sviluppare normalmente anticorpi.
Certamente il bagnetto è un momento divertente e piacevole, non solo un atto di pulizia. Ma non è indispensabile farlo tutti i giorni e comunque basta usare solo un po' di amido di riso o mais (puro, senza profumi o brutti conservanti) e un cucchiaio di sale integrale (per ripristinare i sali minerali persi durante il bagno). A divertire il bimbo nell'acqua saranno i giochini colorati e galleggianti che ci metteremo dentro, non tanto la schiuma del detergente!
Anche per il cambio di pannolino l'acqua può bastare, magari aiutati da un po' di cotone imbevuto sempre di acqua o olio di oliva o di riso per togliere il grosso della pupù. Oppure ho trovato molto utile sbriciolare il suddetto amido di riso, prenderne un po' con le mani e farne una specie di pappetta con l'acqua da usare tipo sapone, per lavare il sederino in modo delicato ed ecologico.
Non dobbiamo dimenticare che la pelle di un  neonato o di un bambino è delicata e nuova e non ha lo strato idrolipidico come negli adulti (questo strato si formerà solo in pubertà).
Quindi, tutte le sostanze con cui verrà a contatto tramite detergenti o creme penetreranno più facilmente e alcune potrebbero SENSIBILIZZARLI. Infatti, le ultime ricerche evidenziano che alcune allergie si sviluppano da 0 a 3 anni ma poi, improvvisamente, scoppiano in età adulta, intorno ai 20 anni.
Di conseguenza, non solo credo sia meglio RIDURRE il più possibile il numero di molecole da far arrivare alla pelle dei bimbi, ma anche stare attenti a QUALI sostanze sono contenute nei prodotti.
Se ho la necessità di usare un detergente vero e proprio per lavare i bambini o cerco una crema idratante o una pasta protettiva all'ossido di zinco (per gli arrossamenti da pannolino) scelgo prodotti semplici, preferibilmente con INCI corto e molecole chimiche possibilmente “green”.
Innanzitutto devono avere pochi allergeni e quindi essere poco profumati. La comunità europea ha stilato la lista di 26 sostanze chiamate allergeni del profumo, da segnalare obbligatoriamente in coda all'INCI e indicati con un asterisco, es: linalool, geraniol, citral, limonene.
Il profumo non è indispensabile, se ne può fare assolutamente a meno. E poi il neonato trova conforto proprio con gli odori naturali, quello della mamma per esempio, perché confonderlo con i profumi? Eppure vendono pure profumi per bebè, pessima idea!
Gli estratti vegetali tipo calendula e camomilla, possono certamente contribuire a creare un ottimo prodotto per bambini, ma non dovrebbero essere un numero elevato, sempre per problemi di allergie. Gli oli essenziali invece, è meglio che non ci siano proprio, sono molto potenti e attivi, potrebbero essere pericolosi.
Come sempre vale il motto che “non tutto ciò che è naturale è innocuo” (anche la cicuta è una pianta... mortale!).
I conservanti sono invece necessari nei cosmetici ed essendo dei biocidi saranno per forza un po' aggressivi. Ma alcuni sono migliori di altri in termini di dermo-compatibilità ed ecologicità, per esempio il sodium deydroacetate. Sicuramente scarto tutti i conservanti cessori di formaldeide (un cancerogeno accertato!) ovvero: imidazolidinyl urea, diazolidinyl urea, DMDM hydantoin, sodium hydroxymethylglycinate, 2-Br-2 nitropropene-1,3 diol.
Evito accuratamente anche tutte le sostanze che iniziano per Tea, Dea, Mea (che potrebbero formare nitrosoammine cancerogene in alcune condizioni), i PEG e PPG (che aumentano la permeabilità della pelle, ma così passano anche tutte le altre schifezze presenti nel prodotto! e sono derivati petroliferi etossilati (*).
Scarto anche prodotti contenenti BHT e BHA (antiossidanti e disturbatori endocrini, una buona vitamina E risolverebbe il problema senza effetti secondari). Anche i non biodegradabili siliconi (dimethicone, Cyclopentasiloxane) che creano la crema vellutata e maggiormente spalmabile sono facilmente sostituibili da sostanze vegetali e dermocompatibili (come Caprylic/Capric triglyceride) quindi cerco di evitarli.
Faccio attenzione anche la lanolina, estratta dal sebo di pecora, perché potrebbe essere un ingrediente problematico se non è bio. Infatti può essere contaminata da pesticidi, irritanti e allergizzanti, che la pecora non assorbe con l'alimentazione ma pascolando su terreni inquinati e poi si concentrano nella lanolina.
Infine, ma non per importanza, non voglio in un cosmetico per bambini petrolatum, paraffinum liquidum, paraffin e compagnia bella. Sono sostanze che derivano dalla raffinazione del petrolio, molto usate come emollienti perché non irrancidiscono e soprattutto costano poco. Ma sono occlusive, non lasciano respirare la pelle (è come avvolgersi con una busta di plastica) e sono anche inquinanti.
Inoltre il petrolatum (la comune vaselina) è riconosciuta dalla Direttiva delle Sostanze Pericolose (67/548/CEE) come sostanza CMR2, ovvero non ha una diretta causalità nella formazione del cancro, come può essere ad esempio la formaldeide o l'amianto, ma è fortemente sospettata. Viene però ammessa in prodotti cosmetici “se il fornitore garantirà di essere a conoscenza dell'intero processo di raffinazione delle materie prime utilizzate nella produzione della vaselina che escluda eventuali impurezze cancerogene”.
A me questa cosa mi fa veramente arrabbiare: esistono validissimi oli e grassi vegetali altrettanto emollienti e in più biodegradabili per sostituire i petrolati, perché non vietarli e basta?
I petrolati si trovano in grande quantità (perché ai primi posti dell'INCI) nelle creme idratanti, lenitive e nelle paste all'ossido di zinco per il cambio pannolino (e poi ci lamentiamo se il culetto diventa rosso fuoco...) e “spalmati” nei pannolini stessi.
E anche un famosissimo e vecchissimo olio per bimbi è costituito praticamente solo da paraffinum liquidum e profumo.
Già vi sento dire: “siamo stati tutti spalmati con quell'olio e non ci è successo nulla”.
Sicuramente!
E spero non ci succederà mai nulla!
Ma i bambini di adesso sono molto più esposti agli inquinanti, presenti anche nell'aria e negli alimenti che ingeriscono. Tutte queste sostanze si sommano e si accumulano, devo proprio aggiungerci anche il cosmetico schifezza?
Per il massaggio dopo bagnetto posso benissimo usare olio alimentare puro, senza conservanti e magari da agricoltura biologica, come quello di mandorle dolci, di riso o l'ottimo olio di vinaccioli (leggero, assorbibile e tollerabile).
Comunque, la documentazione scientifica sulle “dermatiti da petrolatum” è molto vasta e c'è anche uno studio che definirei “inquietante” che riguarda proprio l'uso dell'unguento al petrolatum. E' di Conner, JM, Soll RF, Edwards WH. “Topical ointment for preventing infection in preterm infants” (Cochrane Review).
Riguarda l'applicazione di unguento sui bimbi nati prematuri che sviluppano spesso infezioni batteriche durante la permanenza in ospedale. La loro pelle non è completamente formata e quindi potrebbe non essere una barriera efficace. L'uso dell'unguento può proteggere la pelle e prevenire il passaggio di germi al sangue con conseguenti infezioni. In realtà dallo studio è emerso che applicando di routine l'unguento, anche sui quei bambini in cui non c'era un evidente lesione sulla pelle, le infezioni batteriche aumentavano! Le ragioni non sono chiare, ma la conclusione è che tale unguento aumenta i rischi di infezione e che quindi non deve essere applicato in modo routinario....
Tutti questi ingredienti problematici menzionati si trovano anche nelle salviette detergenti usa e getta, sia per il cambio pannolino sia quelle per pulire le manine o il ciuccio, che ovviamente i bimbi si mettono in bocca! Certamente oltre a evitarle per la loro composizione chimica, cerco di limitarne l'uso anche perché diventano un rifiuto bello corposo. Comunque a volte sono utili, soprattutto per i cambio fuori casa, così le ho trovate addirittura compostabili, con buoni ingredienti e ottimo prezzo in un discount...
E' chiaro che la preventiva lettura dell'INCI e la consultazione del Biodizionario è d'obbligo nella scelta dei prodotti da acquistare. Scoverete tantissimi buoni prodotti a prezzi contenuti sia sul web sia nella grande distribuzione e addirittura nei discount. Alcuni cosmetici sono anche certificati, cercate quelli con certificazioni serie però, come Cosmos o NaTrue (**). La formulazione che ottiene questi marchi è stata analizzata da una commissione qualificata, vengono escluse molte sostanze consentite dalla cosmesi tradizionale e c'è il controllo del sito di produzione.
Ve ne avevo già parlato in un altro articolo, ma lo ripeto a scanso di equivoci. Nessun prodotto in commercio è tossico o nocivo, perché tutti gli ingredienti sono usati entro i parametri di legge. Però il formulatore non può, ovviamente, tener conto di quanti cosmetici una persona può usare in un giorno e quindi qualcuno, potrebbe venire a contatto più volte con un ingrediente problematico e così la dose supererà la soglia definita innocua per legge.
Cercando con un po' di pazienza avrete un prodotto buono ed ecologico. Tanto ormai è ovvio: tutto ciò che immettiamo nell'ambiente ci si ritorcerà contro prima o poi e comunque il primo “depuratore” di eventuali schifezze nel cosmetico siamo noi...
Buona ricerca e baci ai pupi!

(*)La molecola derivante dal petrolio è l'ossido di etilene gassoso, il numero scritto vicino alla sigla PEG o PPG indica le molecole presenti. Durante la sintesi chimica della fabbricazione di queste sostanze, due molecole di ossido possono legarsi insieme e creare del diossano cancerogeno.

(**)Cosmos (Cosmetics Organic Standard) è entrato in vigore nel 2009, appoggiato dagli enti certificatori  Ecocert e Cosmebio (Francia), Bdih (Germania), Soil Association (Regno Unito), Bioforum (Belgio) e Icea (Italia). Lo scopo finale e la sostanziale innovazione, è quello di ottenere una cosmesi sostenibile su tutto il suo ciclo produttivo, che va dall'origine delle materie prime, al packaging, alla comunicazione.
Altri organismi certificatori nazionali, tra i quali CCPB (Italia), Bio.Inspecta (Svizzera), EcoControl (Germania), hanno dato vita ad un altro disciplinare chiamato NaTrue. Lo scopo dichiarato da NaTrue è di offrire un marchio che indirizzi e tuteli il consumatore che vuole scegliere prodotti realmente naturali. I criteri di NaTrue sono molto più restrittivi di quelli di Cosmos, tuttavia non prestano molta attenzione all'intero ciclo di vita del prodotto, sforzo che invece è compiuto da quest'ultimo (fonte: www.skineco.org).

Per approfondire ecco le fonti:
Biodizionario: Cosmetici e prodotti biodegradabili  http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2
I consigli della dermatologa Riccarda Serri:  www.riccardaserri.itwww.skineco.org

Per leggere tutte le puntate di Mamma Chimica clicca qui

Published in MAMMA CHIMICA
Written by
Read more...

Lo dimostra lo studio condotto da Britta Larsen, del Department of Psychology and Philosophy dell’Università della California di San Diego (Stati Uniti). “I nostri dati – spiega la ricercatrice -  dimostrano che pensare a un evento offensivo con un approccio cognitivo di perdono porta a un minor livello di aumento della pressione sanguigna rispetto a quanto avviene quando lo stesso evento è pensato con un approccio cognitivo di rabbia. La semplice distrazione non rappresenta una modalità altrettanto efficace di affrontare l'offesa ricevuta.”
Se nella notizia ci sono errori... scusateci!
(Fonte: Corriere.it)

Published in SALUTE
Written by
Read more...

Succede a Roma. Da oggi per un anno l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma offrirà duemila notti gratuite in albergo per le famiglie dei piccoli pazienti. Tramite l'Associazione Bambino Gesù Onlus verranno selezionate di volta in volta le persone che hanno maggiori difficoltà a sostenere le spese di lunghe degenze.
(Fonte: Tgcom)

Published in SALUTE
Written by
Read more...

Torna questa settimana l'apprezzata rubrica “Mamma Chimica” di Sara Alberghini, che non vediamo l'ora di avere come abitante dell'Ecovillaggio Solare di Alcatraz. Questa settimana si parla di Ecolabel. Buona lettura!

La certificazione Ecolabel è un marchio di qualità ecologica concepita e garantita dalla UE.
Si riconosce dal simbolo del “fiorellino europeo” riportato direttamente in etichetta.
Secondo me è un ottimo compromesso di performance-prezzo-impatto ambientale tra i prodotti ecologici di nicchia e quelli commerciali famosi, più economici ma inquinanti.
Inoltre i prodotti Ecolabel si possono anche trovare nei supermercati e nei discount...

Un prodotto o un servizio ottiene il marchio Ecolabel solo se:

1) è efficace (es. detersivi che lavino!)
2) non contiene sostanze pericolose per la salute
3) abbia un impatto ambientale minimo anche usando sostanze (o parti di molecola) di origine petrolifera. Infatti CALCOLA esattamente l'inquinamento che il prodotto avrà durante “l‘intero ciclo di vita”, dalle materie prime fino all'arrivo nelle acque reflue. Quindi c'è attenzione anche al tipo di confezione o flacone. Non gli interessa invece l'origine della materia prima. In pratica l'obiettivo è che Ecolabel arrivi a coprire il 30% dei prodotti esposti in un negozio. (Ovviamente se fosse imposto di usare "solo" sostanze di origine vegetale, sarebbe un vero e proprio disastro ecologico, perché le piantagioni di cocco e di palma verrebbero devastate!)

L’Ecolabel è uno strumento che consente al consumatore di riconoscere facilmente, al momento dell'acquisto, i prodotti formulati secondo i 3 obiettivi posti dalla UE. Non solo sarà un acquisto ambientalmente consapevole, ma incoraggerà i produttori a progettare sempre più prodotti ecologici.
E' stato introdotto con il Regolamento comunitario n° 880/92, che attesta specifici requisiti ambientali, definiti "criteri", redatti dal Comitato dell’Unione Europea per il Marchio Ecologico (CUEME), su mandato della Commissione Europea. Questi criteri ambientali sono il risultato di validi studi scientifici e sono concordati tra tutti i paesi membri dell‘Unione Europea.
Questo standard è valido e riconosciuto in tutti i Paesi che fanno parte della Comunità Europea.
La richiesta del marchio Ecolabel è "volontaria" da parte dell'azienda che vuole certificare i propri prodotti.
NON È UN‘AUTO-DICHIARAZIONE DEL PRODUTTORE O DEL FORNITORE DI SERVIZI, perché l‘ottemperanza ai criteri ambientali è verificata, certificata e controllata da una "terza parte indipendente", che procederà a rilasciare l’etichetta. Questa è una garanzia per il consumatore, ma è anche indice della serietà dello standard. Una volta aderito all’Ecolabel, l’azienda è tenuta al rispetto dei parametri tecnici fissati dalla UE.
Per verificare quali siano i prodotti che hanno avuto l'autorizzazione del marchio c'è il catalogo on line: http://ec.europa.eu/ecat/

Altre certificazioni (serie) come Ecocert, Natrue, Cosmos, ICEA, badano moltissimo all'origine della materia prima ma poco al “destino” nell'ambiente e comunque non lo calcolano scientificamente. Speriamo che in futuro i due sistemi si integrino e si completino (il Biodizionario, in pratica già lo fa).
Per es. le performance di lavaggio di un detersivo sono uno dei capisaldi della certificazione europea Ecolabel ed anche di ICEA, se “non lava” non otterrà nessuno dei due marchi.
Se un prodotto ecologico non lava, diventerà peggiore di quello sintetico, magari non ecologico, ma efficace! Infatti, nel primo caso dovrò usare molto più detersivo o ripetere i lavaggi...
Le certificazioni come ICEA, ECOCERT ed ECOLABEL certificano solo il prodotto e non la ditta che li produce. EMAS, invece, certifica l'azienda e non i prodotti.
Insomma, non vi resta che cercare e provare i fiorellini!

Per approfondire ecco le fonti:
- Fabrizio Zago: chimico industriale, consulente Ecolabel e per molte catene di distribuzione e fabbricanti di detergenti e cosmetici sensibili all'ecologia. www.biodizionario.it e http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2
- Marchio Ecolabel: www.ecolabel.eu

Published in MAMMA CHIMICA
Written by
Read more...

Nuova puntata della rubrica Mamma Chimica di Sara Alberghini. Sapete cos'è l'INCI? Eppure, probabilmente, ve lo spalmate addosso ogni giorno...
Buona lettura!

INCI

Quando acquistiamo un prodotto cosmetico o un detersivo, credo che non sia importante soffermarsi sulle indicazioni scritte sul fronte del flacone, ma sulla sua composizione chimica, scritta piccola piccola nel retro, l'INCI appunto, che spesso nasconde delle sorprese...

INCI significa “International Nomenclature of Cosmetic Ingredients” ed è la lista di tutti gli ingredienti contenuti nel prodotto, scritti in ordine decrescente fino all'1%, poi si possono mettere a piacimento.
I nomi delle sostanze vengono scritti in latino (es. nomi botanici delle piante) oppure in inglese, se le molecole hanno subito processi chimici o sono prodotte in laboratorio.
Per i cosmetici l'INCI completo sul flacone è obbligatorio, secondo la Direttiva CEE 76/768.
Per i detersivi non è obbligatoria la lista sul contenitore, ma esiste il Regolamento Europeo sui detergenti (n. 648/2004), che impone al fabbricante di avere un sito web (indicato in etichetta) dove si devono trovare tutti i componenti del prodotto in ordine decrescente.
E' importante precisare che i prodotti cosmetici presenti sul mercato NON SONO TOSSICI o FUORILEGGE, perché le sostanze che contengono devono essere in percentuali i cui limiti sono stabiliti per legge.
Il problema è l'accumulo, ovvero la somma delle quantità di una certa sostanze problematica che mi metto addosso in una giornata. Infatti potrebbe essere nel sapone per le mani, nel bagnoschiuma, nel dentifricio, nella crema viso, crema corpo, ecc. e quindi potrei superare di gran lunga la dose consentita e ritenuta non dannosa per l'uomo.
E' chiaro che le sostanze discutibili con cui potremmo venire a contatto si aggiungono anche a quello che respiriamo e a ciò che ingeriamo con il cibo.

Come facciamo a sapere se stiamo acquistando una schifezza?
Ci sono circa 6000 molecole diverse utilizzate per produrre cosmetici, con nomi spesso impronunciabili e, come se non bastasse, spesso i prodotti hanno inci lunghissimi! (quando mi soffermo a lungo a leggere dietro i flaconi, le commesse dei negozi mi guardano con sospetto... mi crederanno un ispettore dei NAS...).

Per questo può essere di aiuto il BIODIZIONARIO, uno strumento utilissimo per valutare l'INCI, creato da Fabrizio Zago, chimico industriale.
E' frutto di un lavoro enorme e disponibile gratuitamente sul web, unico in Italia, a cui si rifanno molte aziende serie sensibili all'eco-bio e alla dermocompatibilità. State tranquilli, non vuole “vendere” nulla!
E' “solo” un elenco pressoché infinito di sostanze valutate in base alle loro caratteristiche chimiche, se sono sintetiche o naturali, se di derivazione petrolifera, vegetale o animale; la loro biodegradabilità; l'impatto sull'ambiente, sull'uomo e sugli organismi acquatici.(*)
La classificazione segue i colori del semaforo: verde è ok, giallo indica attenzione e rosso… lascia perdere!
Il Biodizionario tiene conto sia dell'origine che del destino delle materie prime. Bisogna considerare molti aspetti per valutare una sostanza, non sempre il giudizio può essere netto!
Per es. alcuni estratti totalmente vegetali potrebbero dare allergie e quindi sono considerati “rossi”.
Oppure, molte molecole sono valutate negativamente perché poco sostenibili, necessitano di molta energia per la loro creazione, sono inquinanti e invece potrebbero essere facilmente sostituite dal formulatore con sostanze migliori.
Viceversa, potrebbero avere un pallino “verde” sostanze che sono sintetiche, ma magari molto biodegradabili o attualmente di difficile sostituzione.
Quindi la valutazione subisce dei cambiamenti nel tempo, di pari passo con la ricerca scientifica.
Leggendo l'inci potremo essere CONSAPEVOLI di “cosa” ci spalmeremo addosso, se questa sostanza potrà essere problematica per noi e/o per l'ambiente, e regolarci di conseguenza. Poi ognuno di noi potrà fare la sua personalissima scelta di accettare o meno 1 o 20 o zero pallini rossi!

Per verificare velocemente cosa sto comprando, ecco una breve lista di sostanze che, se trovo in etichetta, mi fanno scartare il prodotto:

imidazolidinyl urea, diazolidinyl urea, DMDM hydantoin, sodium hydroxymethylglycinate, 2-Br-2 nitropropene-1,3 diol: sono dei conservanti, cessori di formaldeide. La formaldeide è un cancerogeno accertato come l'amianto (CMR categoria 1)(**). Questi prodotti rilasciano sempre un po' di formaldeide che uccide i batteri e si consuma. Dopodiché si decompongono per ripristinare l'equilibrio cedendo altra formaldeide (quindi attenzione ai prodotti aperti da molto tempo!)

petrolati (paraffinum liquidum, paraffin, petrolatum, ceresin, vaselina): sono occlusivi (bloccano la traspirazione cutanea), non sono dermocompatibili e sono facilmente sostituibili da sostanze vegetali. Ma sono molto utilizzati perché non irrancidiscono, non danno allergie e sono tra le sostanze meno costose e più stabili in cosmetica. Sono classificati cancerogeni CMR 2 dalla UE (***).

DEA (dietilendiammina), MEA (metiletilendiammina), TEA (trietilendiammina), MIPA: sono emulsionanti, ripristinano il grasso tolto dal tensioattivo SLES, sono aggressivi sulla pelle, potrebbero formare nitrosoammine cancerogene in alcune condizioni.

PEG (emulsionanti, umettanti) PPG (emollienti): aumentano la permeabilità della pelle (ma così passano anche tutte le altre schifezze presenti nel prodotto!) e sono derivati petroliferi “etossilati”. La molecola derivante dal petrolio è l'ossido di etilene gassoso, il numero scritto vicino alla sigla PEG o PPG indica le molecole presenti. Durante la sintesi chimica della fabbricazione di queste sostanze, due molecole di ossido possono legarsi insieme e creare del diossano cancerogeno.

BHT e BHA: antiossidanti e disturbatori endocrini (una buona vitamina E risolverebbe il problema senza effetti secondari!).

Triclosan: è un antibatterico molto penetrante, è stato trovato anche nel latte materno!

Parabeni: è una famiglia di conservanti ancora sotto studio, quasi certamente propyl e buthylparaben sono cancerogeni.

In generale, tutte le parole che contengono iso- e -eth sono sintetiche. Il -th nasconde un certo numero (normalmente scritto) di molecole di ossido di etilene ovvero di un derivato petrolifero al 100% (ossido di etilene gassoso) e che può formare, durante la sintesi chimica, del diossano cancerogeno.

La cosa che mi irrita di più è che spesso i peggiori inci si trovano (ahimè) proprio nei prodotti per bambini e neonati, anche quelli reperibili solo in farmacia...
Molte volte prodotti famosi e super pubblicizzati, non sono assolutamente diversi da quelli anonimi dei discount (se non peggio...). Ma solitamente i loro costi sono anche più elevati e non hanno nulla al loro interno di quello che magari promettono...quindi scartandoli, RISPARMIEREMO!
Viceversa, proprio “spulciando” nei discount o comunque tra prodotti non di marca, ho notato formulazioni molto buone e “green”. Infatti, può capitare che alcune piccole aziende italiane sensibili all'eco bio producano per terzi, oppure sono prodotti “stranieri” meglio formulati.
Ultimamente va di “moda” l'ecologia (fortunatamente), ma ci sono anche molti eco-furbi. Infatti, può accadere che la stessa marca abbia prodotti ottimi e altri pessimi, in termini di inci.
Insomma, non ci si deve fidare delle parole scritte sul flacone come: bio, eco, naturale, dermatologicamente testato, ecc., bisogna CONTROLLARE l'INCI!!!!

N.B.: se scoprirete di avere in casa prodotti con inci non accettabile, non buttateli, perché inquinerete e basta. Potreste “riciclarli” per altri scopi. Es. il bagnoschiuma come detersivo per capi delicati, il balsamo come ammorbidente, la crema come lucido da scarpe...

(*)BIODEGRADABILITA' E IMPATTO AMBIENTALE
Considerare solo la biodegradabilità di una sostanza non è sufficiente per definire la sua “pericolosità”. Occorre conoscere anche la sua tossicità per gli organismi acquatici.
Non è sempre vero che se è “molto biodegradabile” questo corrisponde a un minor impatto ambientale ossia danneggia meno l'ambiente. Ci sono tensioattivi molto tossici ma anche molto biodegradabili ed anche il contrario cioè poco biodegradabili ma anche poco tossici per gli organismi acquatici.
Inoltre dire “completamente” biodegradabile non è corretto. Si può dire "rapidamente", "velocemente" ma non completamente, non c'è nessun metodo OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) che dia questo risultato.
Infatti, i test che vengono eseguiti per stabilire appunto la biodegradabilità di una sostanza, non sono metodi statici o strumentali ma si basano invece sull'azione di batteri che si “mangiano” la sostanza.
Quindi è molto più appropriato parlare di "tendenza" di biodegradabilità.
I testi ufficiali secondo le linee guida OECD (o OCSE Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) definiscono le varie classi di biodegradabilità come:
BIODEGRADABILITÀ AEROBICA
R = Rapidamente biodegradabile
I = Intrinsecamente biodegradabile
P = Persistente. L’ingrediente non ha superato il testo di biodegradabilità intrinseca
O = L’ingrediente non è stato testato
NA = Non applicabile.
Il termine "Completamente” non viene mai usato. Si potrebbe sostenere la definizione completamente se ci si riferisse, ma deve essere chiaro ed espresso, a una sostanza biodegradabile sia in comparto aerobiotico che anaerobiotico.

Attenzione al naturale: non è detto che tutto ciò che deriva dalla natura è innocuo per l'uomo e non darà problemi: la cicuta è una pianta, ma è un veleno mortale per l'uomo. Il petrolio, l'arsenico, il botulino sono naturali...

Attenzione alle sostanze “solo” dannose per l'ambiente: secondo me, ambiente e uomo sono strettamente collegati, se una cosa “fa male” all'ambiente, prima o poi ci si ritorcerà contro... Es. l'EDTA è una sostanza utilizzata nei bagnoschiuma come sequestrante (significa che elimina i sali di calcio e di magnesio che impedirebbero ai tensioattivi di fare il loro lavoro). Non è particolarmente problematica per la pelle ma è un chelante, cioè si lega ai metalli e li porta in soluzione. Quando viene risciacquato e introdotto nell'ambiente, se in eccesso (cioè se diventa un inquinante) rimuoverà i metalli pesanti dai fondali marini, li porterà nelle acque rendendoli disponibile per i pesci, che poi potremo ritrovare nel nostro piatto, con un contenuti di mercurio, piombo, ecc. elevatissimi.

Non mi maltrattate la chimica!: TUTTO E' CHIMICA, possiamo associare una formula chimica a tutte le sostanze conosciute, i processi all'interno del nostro corpo avvengono tramite reazioni chimiche... ma dobbiamo usarla nel modo giusto e, nel caso dei cosmetici o detergenti, scegliere molecole “amiche”!

(**) I CMR sono divisi in 3 categorie:
categoria 1: sostanze i cui effetti cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione nell'uomo sono accertati
categoria 2: sostanze che si presume essere cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione nell'uomo.
categoria 3: sostanze che possono causare problemi per l'uomo, a causa dei possibili effetti cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione.
C = cancerogeno
M = mutagenico
R = pericoloso per la riproduzione

(***) I petrolati sono CMR 2, significa che non hanno una diretta causalità nella formazione del cancro, come può essere ad esempio la formaldeide o l'amianto, ma sono fortemente sospettati, se non si conosce l'intero ciclo di fabbricazione. Infatti, potrebbe non riuscire ad eliminare del tutto le impurezze contenute e quindi non è possibile escludere la presenza di inquinanti. I petrolati sono nella lista degli ingredienti della maggior parte dei rossetti e dei burro cacao, salviette mani bimbi che mettono in bocca... Questi composti attraversano intatti l'apparato digerente e poi vengono espulsi (il nostro fisico non li assimila, per fortuna) ma siccome non so se sono esenti da impurezze cancerogene non mi sembra una furbata ingerirli! Sicuramente le grandi case produttrici faranno seri controlli, ma siccome esistono oli altrettanto emollienti ma biodegradabili, perché usare e spalmarsi il petrolio?  I motivi sono molti: è idratante, crea un film occlusivo, ripara la pelle lesa molto più di qualsiasi altro grasso naturale, non dà allergie, non irrancidisce, è piacevole da spalmare sulla pelle e costa poco...

Per approfondire ecco tutte le fonti:
- Fabrizio Zago: chimico industriale, consulente Ecolabel e per molte catene di distribuzione e fabbricanti di detergenti e cosmetici sensibili all'ecologia http://www.biodizionario.it/ e http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2
- L'angolo di Lola, cosmetici naturali e fai da te
- Saicosatispalmi forum, i cosmetici l'ambiente e tutto il resto
- Riccarda Serri, dermatologa, presidente di Skineco, professoressa all'Università Tor Vergata di Roma

Published in MAMMA CHIMICA
Written by
Read more...

Continua la rubrica “Mamma Chimica” di Sara Alberghini, ricercatrice, mamma e futura abitante dell'Ecovillaggio Solare. Buona lettura!  

Se una cosa, anche naturale o a basso impatto ambientale, viene utilizzata ma non funziona, allora inquina e basta... figuriamoci se è anche poco biodegradabile! E comunque i rimedi “casalinghi” che non funzionano allontanano dall'ecobio, perché poi non verranno considerati nemmeno quelli efficaci...

1) CON IL BICARBONATO.....
Il bicarbonato di sodio è spesso usato a sproposito o viene consigliato erroneamente attribuendogli proprietà che chimicamente non ha. Il problema è che molti rimedi fasulli sono scritti anche nelle confezioni di bicarbonato dagli stessi produttori!
La cosa certa è che aggiungendo bicarbonato di sodio all'acqua si ha un'idrolisi basica e la soluzione che si ottiene è debolmente alcalina.
Quindi:

Il bicarbonato NON IGIENIZZA: preserva dai batteri solo se in soluzione SATURA, per effetto della sua salinità (infatti la salamoia è un noto metodo di conservazione). Ma non ha questa proprietà se viene usato nel bucato o in lavatrice. Per igienizzare può essere utilizzata l'ACQUA OSSIGENATA o il PERCARBONATO.

Il bicarbonato NON SGRASSA: per sgrassare ci vogliono i tensioattivi e sicuramente l'ambiente alcalino li “potenzierà”. L'alcalinità del bicarbonato è però blanda, se volete un rimedio efficace per pulire lo sporco grasso eccovi una ricettina facile facile:

SPRUZZINO SGRASSANTE:
- 100 g di Carbonato di Sodio (acquistabile nei supermercati come Soda Solvay , NON bicarbonato di sodio.)
- 80/100 g  di detersivo per i piatti concentrato (il tensioattivo appunto)
- portare a 500 g con acqua (sarebbe meglio aggiungere soda all'acqua e non viceversa per non farla diventare un sasso!)
E' molto efficace è mi ha “liberato” dai soliti sgrassatori la cui puzza mi prendeva alla gola e mi dava il voltastomaco!
La dose del detersivo per i piatti potrebbe essere modificata a seconda dell'utilizzo del tipo di prodotto concentrato o non, potrebbe fare troppa schiuma, potreste volere uno sgrassatore più o meno forte, insomma bisogna sperimentare...

Il bicarbonato NON ELIMINA IL CALCARE: questa cosa gira in continuazione e non la capirò mai! Il calcare (carbonato di calcio) viene sciolto in ambiente acido, mentre il bicarbonato è una base debole! E infatti serve proprio per neutralizzare l'acidità dello stomaco!(a)
Per togliere il calcare ci vuole l'ACIDO CITRICO.
Si sostiene che aggiungendo il bicarbonato all'acqua si formi meno calcare, questo è vero ma non è una pratica utile per il lavaggio in lavatrice. Infatti, quando l'acqua nella lavatrice viene riscaldata si forma carbonato di calcio (calcare) che, essendo insolubile, si deposita all'interno della lavatrice stessa formando incrostazioni di calcare.
Aggiungendo bicarbonato è vero che una parte del calcio e del magnesio si "sposta" verso quest'ultimo, si forma bicarbonato di calcio, più solubile del carbonato di calcio, ma il carbonato rimane, quindi il problema non si risolve.
Le alte temperature sono il metodo per eliminare la durezza temporanea dell'acqua, dovuta ai bicarbonati di calcio e magnesio:  Ca(HCO3)2  ? CaCO3 + CO2 + H2O, quindi se laviamo con acqua calda sempre calcare precipita appunto nella lavatrice (e se la temperatura aumenta la reazione si sposta a dx)!
Inoltre, lavando con acqua calda, la temperatura degrada il bicarbonato trasformandolo in carbonato di sodio (soda solvay) e quindi il problema viene accentuato invece che risolto: (2 NaHCO3 ? Na2CO3 + H2O + CO2). La soda solvay non ha una azione anticalcare diretta ma indiretta e fa ancora peggio: scambia il sodio con il calcio e diventa calcare vero e proprio che precipita sulla lavatrice e sugli indumenti!

Il bicarbonato NON HA NESSUNA CAPACITA' AMMORBIDENTE: gli ammorbidenti contengono delle sostanze “antistatiche”, che riducono cioè le cariche elettrostatiche tra le fibre e conferiscono piacevolezza al tatto (un effetto “cosmetico” al bucato). L'altra funzione è dovuta alla sua acidità che neutralizza l'alcalinità del bucato, dovuta al detersivo, ed elimina eventuali tracce di enzimi (potenzialmente allergizzanti)
Il bicarbonato non contiene queste sostanze ed è una base debole...

(a)  Gli antiacidi sono basi deboli che neutralizzano l'acidità dello stomaco e alleviano i dolori e bruciori provocati dalla presenza di acido cloridrico. Sono preparati contenenti bicarbonato e altri sali di Mg, Ca, Al. Sono eliminati dallo stomaco in meno di un'ora. La loro efficacia è maggiore se presi dopo il pasto: il cibo rallenta lo svuotamento dello stomaco e quindi restano efficaci più a lungo.

NaHCO3 + HCl ? NaCl + H2CO3  
H2CO3 ? H2O + CO2
Il bicarbonato trasforma l'acido cloridrico (acido forte) nello stomaco in acido carbonico (più debole) che a sua volta in soluzione si scinde in anidride carbonica (che è un gas, quindi si allontana con la tipica sensazione di digestione). In pratica rimane acqua e sale.

2) CON IL SAPONE.....
Mi riferisco alla saponetta classica o quella di marsiglia. Spesso viene consigliata per alcuni usi assolutamente non idonei o addirittura controproducenti.
A prescindere dai gusti di ognuno su come e con cosa lavarsi o lavare, ci sono delle proprietà oggettive del sapone da considerare.
Qualsiasi sapone, anche quello fatto in casa, bio o esotico, ha un pH basico intorno a 9, anche 10 a volte. Inoltre, sciolto in acqua, il sapone si lega al calcio e magnesio e forma dei sali insolubili (la riga molliccia e grigia che si ritrova sul lavello o sulla vasca). Più l'acqua è dura e maggiore sarà questo fenomeno.
Per questi motivi:

Il sapone non va bene per lavare i capelli! si rovinano, diventano stopposi e fragili! Bisognerebbe vederli al microscopio....
Se ci pensate il sapone si usa spesso per radersi, per far scivolare meglio la lama, ma questa  funzione si otterrebbe anche con un lavapiatti che di schiuma ne fa moltissima! In realtà è l'alcalinità peculiare del sapone o della schiuma da barba che apre il pelo (gonfiandolo) e ne riduce la consistenza, così viene tagliato meglio e più facilmente. La stessa cosa succederà ai capelli!

Il sapone (o saponata liquida o lisciva) da solo lava poco e ingrigisce la biancheria: il sapone di marsiglia è certamente ottimo per pretrattare le macchie sui tessuti da mettere in lavatrice. Però poi il detersivo, oltre al tensioattivo, contiene anche dei “sequestranti”, sostanze che appunto “sequestrano” (tolgono) gli ioni calcio e magnesio riducendo la durezza dell'acqua e facendo si che non precipitino sali insolubili sui vestiti.
Quindi lavare i panni con detersivi autoprodotti a base solo di sapone di marsiglia, o scaglie sciolte in acqua oltre a lavare pochino, con il tempo li ingrigisce e li rende appesantiti ed incrostati (perché appunto pieni di depositi insolubili che si fissano alle fibre).
Sicuramente tutti penseranno alla nonna che aveva “splendide lenzuola bianche stese al sole”, allora dobbiamo tenere presente un po' di cosette:

Le nonne usavano sapone puro direttamente sui tessuti ed esercitavano un'azione meccanica vigorosa chiamata ”olio di gomito”. Non si possono avere risultati soddisfacenti unendo rimedi antichi con le lavatrici moderne. il solo sapone diluito in tutta l'acqua della lavatrice, circa 15 litri, non può fare miracoli...
Il bucato si lavava molto più di rado, quindi era davvero sporco e così si notava molto la differenza dopo il lavaggio, non come noi che cambiamo i vestiti giornalmente e sono pressoché puliti quando vanno in lavatrice, magari puzzolenti e sudati ma non impataccati e infatti per le macchie pretrattiamo.
Il lavaggio con lisciva consisteva nel far bollire la biancheria per ore con cenere e sapone. Quindi già la sola acqua bollente dava una bella botta allo sporco. E poi l'alcalinità della cenere aiutava il sapone. (Non saremo mica pazzi a fare lavatrici a temperature cosi!?!?)
Le nonne stendevano al sole che igienizza e sbianca. Per esempio. le macchie di pupù o di pomodoro che dopo lavaggio sono rimaste sui vestiti, stendendoli al sole vanno via o si attenuano notevolmente perché le sostanze responsabili del colore sono fotolabili (invece spesso in città non abbiamo posti per far asciugare i panni all'aperto oppure lo smog sporca e puzza tutto il bucato...)
In ogni caso il bucato lavato con sapone si ingrigiva a causa dei sali che si depositavano sui tessuti, magari ci voleva più tempo per accorgersene perché non lavavano così spesso e non avevano paragoni con altro detersivo! Adesso i formulatori di detergenti inseriscono i tensioattivi, i sequestranti e gli sbiancanti....

3) CON L'ACETO...
L'aceto contiene acido acetico e quindi potrebbe essere utile in tutti quei casi in cui serve acidità per ottenere dei risultati. Esempi: sciogliere il calcare, decalcificare la lavatrice, rendere i capelli più lucenti e morbidi, togliere l'alcalinità al bucato.
L'aceto lo abbiamo tutti a casa, è naturale e commestibile...
Comunque, se il nostro interesse è diminuire l'impatto ambientale delle nostre pratiche quotidiane, eliminando prodotti tradizionali di sintesi, allora dobbiamo essere “precisini” e dire come stanno le cose rigorosamente.
Gli studi di biodegradabilità(*) fanno emergere che è molto meglio usare l'acido citrico piuttosto che l'aceto: infatti l'acido acetico a parità di concentrazione è 53 volte più inquinante del citrico.
Inoltre in un litro aceto c'è solo il 6% di acido acetico, quindi per avere la stessa efficacia anticalcare del citrico c'è bisogno di una quantità superiore di aceto e di conseguenza ci sarà un maggiore smaltimento di bottiglie di vetro (il cui trasporto e riciclaggio è costoso).
L' aceto è anche più aggressivo verso le superfici metalliche, può portare in soluzione il nikel contenuto per esempio nell'acciaio del lavello e quindi potrebbe causare delle irritazioni o dermatiti.
E' stato fatto il paragone tra i metalli ritrovati analizzando l'acqua di scarico di 2 lavatrici identiche ma trattate una con aceto e l'altra con citrico. Nel caso del citrico i valori dei metalli sono al disotto della soglia rilevabile, mentre con l'aceto si trovano decine di milligrammi!
Infine l'aceto puzza... insomma meglio lasciarlo per le insalate...

(*) IMPATTO AMBIENTALE TRA ACIDO CITRICO E ACIDO ACETICO
E' stato realizzato conformemente ai criteri Ecolabel (marchio ecologico di qualità).
Sul sito della UE si trovano i vari parametri della DID List (detergent ingriedients database) usata per ottenere questi numeri.
C'è una DID list parte A con i valori e la parte B con la formula da applicare.

160   Acetic acid             1666,66
115   Citrate and citric acid 31,25

Sono entrambi considerati acidi anidri (puri).
In pratica: per "neutralizzare" un 1% di acido acetico mi servono 1667 litri di acqua, dopo questa diluizione gli organismi acquatici non avranno nessun problema né di natura acuta né cronica. Con l'acido citrico, la quantità di acqua necessaria è pari a 31,3 litri cioè 53 volte meno impattante.
Inoltre il potere corrosivo nei confronti dei metalli dell'acido acetico è superiore rispetto al citrico. Infatti, i test ufficiali per stabilire la qualità o meno di un acciaio inox prevedono proprio l'utilizzo di acido acetico. Pensa a quanto corrosivo è!

4) CON IL PERBORATO....

Questo si che lo usavano le nonne, ma sta fortunatamente scomparendo dal mercato a causa della sua pericolosità.
Il borace ed in generale i sali di boro sono assolutamente da evitare, ma siccome ancora circolano ricette su internet e, ancora più inquietante, qualcuno ancora lo vende, mi sembra il caso di parlarne.
Recentemente sono stati ampiamente studiati e oltre a essere classificati come “tossici” sono anche “pericolosi per la riproduzione degli organismi acquatici”, cioè provocano malformazioni in alcune specie.
Ora, magari non ci importa del pescetto, ma dato che viviamo sullo stesso pianeta, non vorrei che tra poco esca qualche studio pure sugli umani...
Quindi, è per esempio illegale vendere il perborato con la sola croce di Sant'Andrea (simbolo di irritante).
Il perborato era utilizzato come sbiancante/igienizzante nei detersivi perché sviluppa ossigeno durante il lavaggio, ma è stato sostituito dal PERCARBONATO e dall'ACQUA OSSIGENATA, che svolgono efficacemente la stessa funzione ma sono di gran lunga meno impattanti per l'ambiente (l'acqua ossigenata è completamente eco-compatibile, non lascia alcun residuo, infatti si decompone in acqua e ossigeno...)

Per approfondire ecco la fonte:
- Fabrizio Zago: chimico industriale, consulente Ecolabel e per molte catene di distribuzione e fabbricanti di detergenti e cosmetici sensibili all'ecologia http://www.biodizionario.it/ e http://forum.promiseland.it/viewforum.php?f=2

 

Published in MAMMA CHIMICA
Written by
Read more...

L'idrogeno carbonato di sodio (NaHCO3), detto comunemente bicarbonato, è un sale estremamente solubile in acqua (96 g/l). E' un additivo alimentare (E500) utilizzato come antiacido dello stomaco(a), per preparare lieviti “chimici”(b), per rendere meno igroscopico il sale da cucina(c) e  l'acqua che si beve lo contiene.
Ha il grande vantaggio di essere economico (1 €/kg circa) e facilmente reperibile (nei reparti alimentari di tutti i supermercati).
Inoltre è ottimo come DEODORANTE, DENTIFRICIO E COLLUTORIO, DETERGENTE INTIMO, COLLIRIO.
Ecco come usarlo, basandosi su alcuni preziosi suggerimenti di Fabrizio Zago, chimico industriale,  consulente Ecolabel e ideatore del Biodizionario, (uno strumento indispensabile e completamente gratuito per determinare la pericolosità/biodegradabilità di una sostanza).

DEODORANTE
La “puzza” del sudore è causata dalle molecole organiche maleodoranti che, pur non essendo contenute direttamente nel sudore, possono essere prodotte in seguito al metabolismo dei batteri che vivono naturalmente sulla nostra pelle.
Il bicarbonato sciolto in acqua (o nel sudore) dà una soluzione debolmente alcalina, pochissimo superiore al valore di neutralità (pH 7). L'azione batteriostatica e quindi da “deodorante” NON è dovuta alla sua estrema acidità o alcalinità ma semplicemente alla sua salinità.

Si può usare in più modi:
1) PURO: passare la polvere direttamente sull'ascella lavata! e ancora un po' umidina, la polvere si attaccherà meglio...Può essere utile un vecchio piumino della cipria. E' la soluzione più semplice e quella che personalmente preferisco.
2) SOLUZIONE SATURA: aggiungere il bicarbonato all'acqua distillata fino a che non si scioglie più e rimane sul fondo. Travasare in uno spruzzino di deodorante liquido esaurito. Una soluzione satura di bicarbonato dura molto tempo senza inquinarsi di microrganismi. Ottima anche per i cattivi odori delle scarpe della ginnastica...
3) IN GLICERINA: aggiungere bicarbonato alla glicerina vegetale (acquistabile in farmacia) fino alla consistenza desiderata.
4) CON AMIDO DI MAIS:  bicarbonato mischiato a dell'amido di mais (maizena). Si possono anche frullare in modo da ottenere la consistenza dello zucchero a velo. (Non aggiungere acqua altrimenti la funzione assorbente viene a mancare e l'amido fermenta).
5) CREMINO: aggiungere al bicarbonato l'amido di mais, in parti uguali, e il  burro di karitè (si trova facilmente anche nei supermercati) sciolto a bagnomaria con un goccino di olio di mandorle dolci.

I deodoranti in commercio per “funzionare” si basano sulle proprietà di alcune sostanze e alcune sono piuttosto discutibili. Spesso vengono aggiunti profumi che servono solo a coprire l'odore...
Per esempio ci sono:
ANTITRASPIRANTI (alluminio cloroidrato, allume di potassio o allume di rocca): sono quelli solitamente più efficaci perché astringenti, esercitano cioè un' interazione con i muscoli involontari dei canalicoli sudoripari e questo impedisce al sudore di uscire naturalmente.
Quindi hanno un'azione non fisiologica e tutto rimane dentro al corpo... (a me questa cosa mette un po' di agitazione...anche il naturalissimo cristallo allume di rocca funziona in questo modo, forse sarebbe meglio lasciarlo per le ferite da rasatura più che come deodorante).
MICROBICIDI (alcool, triclosan): distruggono la flora batterica, responsabile della degradazione di alcune componenti del sudore con conseguente formazione di composti odorosi/puzzosi volatili caratteristici.
Ma il triclosan è stato ritrovato nel latte materno...
Buoni deodoranti commerciali potrebbero essere per esempio a base di trietile citrato. Questa sostanza viene attaccata per prima dai batteri, che la trasformano in acido citrico. In pratica, c'è un abbassamento del pH che inibisce la crescita batterica e quindi la produzione di odori sgradevoli.
(Fonte: http://lola.mondoweb.net/viewtopic.php?f=22&t=2734)

Secondo me l'efficacia di un deodorante è assolutamente soggettiva.
Comunque il bicarbonato come deodorante FUNZIONA e provarlo non costa nulla, in tutti i sensi....

Published in MAMMA CHIMICA
Written by
Read more...

 Ads

Iscriviti alle newsletter di CACAO

E' gratis! Inserisci il tuo indirizzo e-mail nei box qui sotto
 
Iscriviti a Cacao Il Quotidiano delle buone notizie comiche

Iscriviti - cancella



Iscriviti a Cacao della domenica


Iscriviti - cancella

 

 

Leggi la Privacy

People For Planet

Vacanze benessere!

I Video di Alcatraz Channel

Tutti i video della Libera Università di Alcatraz

Comitato Nobel per i disabili Onlus

Nuovo Comitato Il Nobel per i Disabili Onlus
FAI UNA DONAZIONE AL COMITATO

Bonifico Bancario - Vaglia Postale

Ecovillaggio Solare di Alcatraz

 Ecovillaggio Solare di Alcatraz
Vicino ad Alcatraz, in Umbria, stiamo costruendo un ecovillaggio immerso in una valle meravigliosa, silenziosa e incontaminata. Scopri qui il progetto

SITI AFFILIATI AL NOSTRO CIRCUITO

Cacao - Quotidiano di buone notizie comiche:
www.cacaonline.it

Merci Dolci srl:
www.commercioetico.it
www.mercidolci.it
www.energiaarcobaleno.com

Eleonora Albanese:
www.eleonoraalbanese.it

Cacao è una testata giornalistica regolarmente registrata presso il Trib. di Perugia Aut. n° 634 del 21/06/1982
Redazione:
Jacopo Fo, Simone Canova, Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco
E-Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Domain Register: Associazione Cacao Libera Università di Alcatraz, S. Cristina di Gubbio 53, 06020 (PG) - PI: 00729540542